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Convegno Diocesano a Roma, 18/19 giugno 2017

Lettera del Cardinal Vicario per il Convegno Diocesano

Cari Confratelli,

vi scrivo per comunicarvi due appuntamenti che vivremo in questo ultimo periodo dell’anno pastorale: il Convegno diocesano annuale e la Solennità del Corpus Domini, che per la prima volta anche nella nostra Diocesi sarà celebrata di domenica.

Il Convegno diocesano lo celebreremo secondo le modalità organizzative già sperimentate con successo in questi ultimi anni. Il Consiglio dei Prefetti ha proposto di rimanere sul tema della famiglia, con lo sguardo rivolto al compito educativo dei genitori con figli adolescenti.
Tratteremo il tema: “Rafforzare le famiglie nell’educazione dei figli adolescenti (A.L., cap. 7). Avrà inizio il 19 giugno, alle ore 19.00, nella Basilica di San Giovanni, con il Discorso introduttivo del Santo Padre. Seguirà la presentazione dei Laboratori che si svolgeranno nelle Prefetture il giorno dopo, martedì 20 giugno, alla stessa ora. La giornata conclusiva sarà lunedì, 18 settembre 2017, nella Basilica di San Giovanni, al mattino per i sacerdoti, la sera per gli operatori pastorali laici. La Segreteria organizzativa invierà, a breve, le indicazioni per la partecipazione.

Domenica, 18 giugno, alle ore 19.00, celebreremo la Solennità del SS. Corpo e Sangue del Signore e avrà luogo, a livello diocesano, la Processione Eucaristica da San Giovanni a San Maria Maggiore presieduta dal Santo Padre. L’aver uniformato la celebrazione al calendario di tutte le altre Chiese particolari è l’occasione per potenziare la partecipazione dei fedeli a questo solenne atto pubblico di adorazione della SS. Eucarestia di tutta la Chiesa di Roma.
Vi invito a partecipare voi stessi con i fedeli delle vostre comunità alla Santa Messa e alla Processione diocesana, anticipando o posticipando le processioni locali. I Parroci del Settore Centro sono vivamente pregati di non celebrare la Messa vespertina domenica 18 giugno, avvisando preventivamente i fedeli.

Cari Confratelli, vi ringrazio tanto e vi auguro di vivere questo tempo pasquale nella gioia del Signore Risorto. Vi abbraccio fraternamente

Dal Vicariato, 1 maggio 2017

Agostino Card. Vallini

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Nuovo Vicario Generale per la Diocesi di Roma

Rinuncia del Vicario Generale per la Diocesi di Roma

e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano e nomina del successore

Il Santo Padre Francesco ha accolto la rinuncia presentata dall’Em.mo Card. Agostino Vallini quale Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico S.E. Mons. Angelo De Donatis, Vescovo titolare di Mottola, finora Ausiliare di Roma, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile.

S.E. Mons. Angelo De Donatis

E’ nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò‑Gallipoli.

Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Morale.

E’ stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò‑Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma.

Nel suo ministero ha svolto i seguenti incarichi: dal 1980 al 1983, Collaboratore nella parrocchia di San Saturnino e insegnante di Religione; dal 1983 al 1988, Vicario parrocchiale della medesima parrocchia; dal 1988 al 1990, Addetto alla Segreteria Generale del Vicariato e Vicario parrocchiale nella parrocchia della SS. Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, Archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, Direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, Direttore Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 2003, Parroco in San Marco Evangelista al Campidoglio e Assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero.

E’ stato membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere.

Nella Quaresima del 2014 ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia Romana.

E’ stato nominato Vescovo Ausiliare di Roma, con la sede titolare di Mottola, il 14 settembre 2015.

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La XXVI Festa dei Popoli domenica 21 maggio a San Giovanni in Laterano

Vicariato di Roma

Ufficio stampa e comunicazioni sociali

comunicato stampa

La XXVI Festa dei Popoli domenica 21 maggio a San Giovanni in Laterano

La Festa dei Popoli quest’anno trae il proprio titolo dalla frase di Papa Francesco “Costruiamo ponti non muri”, ed è organizzata dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli provinciali e le Api-Colf. Prenderà il via alle 10 nel Seminario Maggiore con il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Proseguirà alle 12.30 con la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano presieduta dal vescovo Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma e presidente della Commissione regionale per le migrazioni del Lazio. Alle 13.30 la festa in piazza San Giovanni in Laterano con canti, balli e la degustazione di prodotti gastronomici tipici delle comunità etniche partecipanti

Domenica 21 maggio, a San Giovanni in Laterano, si svolgerà la XXVI edizione della Festa dei Popoli. Intitolata “Costruiamo ponti non muri”, è organizzata dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli provinciali e le Api-Colf (Associazione professionale italiana dei collaboratori familiari). «Quest’anno -spiega monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni - la festa porterà un titolo tratto da una frase molto nota di Papa Francesco, “Costruiamo ponti e non muri”, per sottolineare l’importanza del dialogo che anche una semplice festa può far nascere tra le comunità etniche e la città che le ospita. Ma anche per ricordare a Roma che dietro a un evento come questo, espressione di una quotidianità serena in un momento storico in cui le migrazioni sono analizzate sempre e solo nei loro aspetti più problematici, ci sono significati universali che stanno interpellando l’intero Occidente nella sfida possibile del dialogo tra i popoli e della pacifica condivisione del creato».

La Festa prenderà il via alle 10 nel Pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano 4). Qui si svolgerà il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Sarà un convegno tutto al femminile che esporrà gli esiti di una ricerca promossa dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni di Roma e condotta da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza all’interno delle comunità immigrate, attorno a tre domande chiave: Cosa può fare la mia comunità per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Città di Roma per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Chiesa di Roma per migliorare dialogo e condivisione? La riflessione avrà da un lato l’ambizione di proporre una chiave di lettura moderna e aggiornata sul tema della coabitazione, dall’altra di avviare un processo che conduca a un concreto impegno per divenire operatori di pace e di dialogo. Esito finale di questo lavoro sarà un documento che può essere intitolato “Le 3 C del dialogo tra i popoli”. Una dichiarazione di impegno delle Comunità, un appello alla Città e una richiesta rivolta alla Chiesa per promuovere un autentico spirito di fratellanza. Dopo i saluti di benvenuto e la presentazione dei lavori da parte di monsignor Felicolo, interverranno la missionaria scalabriniana Ana Paula Ferreira da RochaElena Tonko, per l’Ucraina, Zenaida Villanos Baro, per le Filippine, Patricia Bovadin, per il Perú, e Cecilia Agyeman Anane, per il Ghana. Quindi sarà la volta di Francesca De Martino, addetta dell’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni della diocesi di Roma, e dell’europarlamentare Silvia Costa. Modererà la giornalista Maria de Lourdes Jesus.

Alle 12.30 è prevista la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano: sarà presieduta dal vescovo Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma e presidente della Commissione regionale per le migrazioni del Lazio, sarà concelebrata da 60 sacerdoti cappellani delle comunità straniere di Roma, vi prenderanno parte attiva 40 diverse comunità e sarà animata musicalmente da 10 cori che si alterneranno durante la liturgia, coordinati da padre Farid Saab, della comunità libanese maronita. La giornata proseguirà con un momento conviviale che prevede la degustazione di prodotti gastronomici tipici di 14 comunità partecipanti, tra loro: quella siriana con una cuoca di Aleppo e una rappresentanza della comunità rom e sinta di Roma; al pomeriggio, verso le 15, prenderà il via lo spettacolo folkloristico multietnico con esibizioni di una ventina di gruppi provenienti dal mondo intero presentati dal conduttore e attore Manuel Mascolo.

I giornalisti e gli operatori media che intendono partecipare all’incontro nel Pontificio Seminario Romano Maggiore e alla Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano devono inviare richiesta di accreditamento temporaneo attraverso il modulo disponibile online nella sezione accrediti del sito della Sala Stampa della Santa Sede: press.vatican.va/accreditamenti. Coloro che già dispongono di accredito ordinario valido devono inviare una richiesta di partecipazione secondo le consuete modalità. Salvo eccezioni comunicate tramite la pagina web dedicata agli accrediti, tutte le richieste dovranno pervenire entro 48 ore dall’evento. Per ulteriori informazioni contattare la Sala Stampa della Santa Sede: Tel. ( 39) 06698921, Email accreditamenti@salastampa.va

16 maggio 2017

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Claudio Tanturri, Ufficio stampa Vicariato di Roma

tel. 0669886349, cell. 3928434370, fax 0669886491

e-mail: stampa@vicariatusurbis.org, claudio.tanturri@gmail.com

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7 SABATI DI FUOCO

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NOTTE SACRA a ROMA

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Concerto Gen Verde e Gen Rosso

Un evento unico: a Roma al Parco della Musica, il 7 aprile 2017 il concerto del GEN ROSSO e GEN VERDE insieme!!!

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Veglia ecumenica

In occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma sono in programma nella Capitale diverse iniziative, tra cui due veglie di preghiera per l’Europa. La prima giovedì 23 marzo alle ore 19, nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. L’altra all’indomani, venerdì 24 marzo alle ore 19.30, nella basilica dei Santi Apostolidi carattere ecumenico, promossa dalla rete Insieme per l’Europa e presieduta dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. A questa Veglia fa riferimento il comunicato stampa.

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Comunicato stampa – 21 marzo 2017

Cristiani e cittadini d’Europa

Il 24 marzo 2017, alla vigilia del 60º anniversario dei Trattati di Roma, una Veglia di preghiera promossa dalla rete di Comunità e Movimenti cristiani “Insieme per l’Europa”

La commemorazione dei sessant’anni della firma dei Trattati di Roma, inizio dell’avventura europea di integrazione che raggruppa oggi più della metà degli Stati che compongono il continente, porta la capitale italiana al centro dell’attualità. Il percorso fatto dal progetto europeo negli ultimi anni suscita dubbi e insicurezze, con il conseguente rafforzamento di intolleranze e chiusure.

In questo contesto convergono a Roma i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea. Il 24 marzo, vigilia della ricorrenza, vengono ricevuti da papa Francesco. La sera dello stesso giorno, alle 19:30, tra le molte iniziative in programma per quelle giornate, “Insieme per l’Europa” promuove una Veglia di preghiera ecumenica presso la basilica dei Santi Apostoli, nei pressi del Campidoglio.

Intervengono il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Gerhard Pross, attuale moderatore di “Insieme per l’Europa”. La celebrazione è animata da un coro ortodosso e da un altro composto per l’occasione dai Movimenti e Comunità di “Insieme per l’Europa” presenti a Roma. Una Veglia replicata, con identici obiettivi, in altre 34 città europee, da Lisbona a Szeged, da Bruxelles a Matera.

Scopo dell’iniziativa è quello di testimoniare che comunione, riconciliazione e unità sono possibili tra i popoli del continente. Lo dimostra il cammino compiuto dal dopoguerra ad oggi, con le molte realtà sorte a livello europeo, impensabili per secoli e apportatrici di pace, di visione di un destino comune e di prosperità. Ne è testimonianza anche “Insieme per l’Europa”, rete di Comunità e Movimenti cristiani di varie Chiese – oltre 300 diffusi in tutto il continente – che, variegati come lo sono le culture, le lingue e le regioni dell’Europa, si rapportano nel rispetto delle diversità e agiscono per scopi condivisi, apportando il contributo del proprio carisma. Tra questi il Movimento dei Focolari, che assieme ad altri ne è promotore fin dagli inizi.

Una testimonianza che è contemporaneamente cristiana e civile, e che vuole essere anche un contributo al dibattito in corso sul futuro dell’intero continente. In una tavola rotonda organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Movimento dei Focolari, Pasquale Ferrara, ambasciatore d’Italia in Algeria, ha sostenuto come oggi in Europa, più che parlare di riferimenti alle proprie radici cristiane, occorra produrre insieme «frutti cristiani». E presentare come parte della soluzione «la “regola d’oro”, che ci invita a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi». Tale regola – ha affermato Ferrara – «non è solo un valore etico, ma assume una dimensione politica, in quanto si tratta di ripensare la natura ed il carattere della comunità politica».

“Insieme per l’Europa” appare uno dei soggetti capaci di interpretare questa dimensione, ispirando e motivando persone di diverse generazioni e comunità, appartenenti in maniera trasversale ai popoli dell’Europa, ad incarnare nel quotidiano i valori di giustizia, accoglienza, pace. Un tassello per mettere in piedi quella «Europa famiglia di popoli» che, nelle parole di papa Francesco al conferimento del Premio Carlo Magno, è «capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare».

Victoria Gómez (+39) 335 7003675 – Benjamim Ferreira (+39) 348 4754063


«Europa, quale identità, quali valori» Ginevra, 21 aprile 2016.

Città del Vaticano, 6 maggio 2016.

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Settimana della FAMIGLIA

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Omicidio Collatino: card. Vallini chiede “sussulto di responsabilità, un di più da mettere in gioco nell’educazione”

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Via Crucis “Per le Donne Crocifisse”

A Roma Via Crucis Vivente di solidarietà per le donne vittime della tratta, prostituzione coatta e violenza.

Partirà dalla Chiesa di Santo Spirito in Sassia, alle 19​.30 di venerdì 26 febbraio

Roma nell’anno del Giubileo si trasforma nel Golgota dell’anno 33. Attori in costume faranno rivivere i momenti salienti della Via Crucis confrontando il calvario di Cristo con quello delle donne schiavizzate a causa della prostituzione coatta. Il tutto sarà accompagnato dalle suggestive atmosfere dei luoghi storici della capitale, - come i giardini di Castel Sant’Angelo - dove passerà il corte, illuminato da numerose fiaccole.

Per la prima volta il centro di Roma sarà protagonista di una singolare Via Crucis Vivente animata da numerosi artisti professionisti: vedremo in scena attori come Beatrice Fazi, Giusy Buscemi, Giovanni Scifoni, Simone Bobini, Cristina Odasso, Claudio Morici, Caterina Silva, Giovanni Galati, Matteo Pelle, Fabio Chi e tanti altri.

A sottolineare le scene più suggestive ci sarà l’interpretazione della soprano Sarah Biacchi e il maestro di violino Marco Santini, insieme al corpo di ballo della Holydance di Suor Anna e della Star Rose Academy di Claudia Koll.

Anche la musica ed il canto aiuteranno ad entrare nei momenti di preghiera grazie all’accompagnamento dei cori della Pastorale Vocazionale della Diocesi di Roma e degli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

L’evento è coordinato da don Aldo Buonaiuto, sacerdote dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi.

Questo importante evento, sostenuto all’Angelus di domenica da Papa Francesco e con la partecipazione del Suo Vicario Card. Agostino Vallini, ha uno scopo ben preciso. La Comunità Papa Giovanni XXIII si impegna da oltre 30 anni a “dare voce a chi non ne ha” e per questo vogliamo scendere in strada con le donne che ogni giorno subiscono la violenza di sfruttatori e clienti per elevare con loro un grido rivolto a Dio ma anche alle coscienze di tutti e in particolare di chi ha incarichi istituzionali, perché questo mercato di esseri umani venga fermato.

Altre informazioni sono ​reperibili sul sito dell’evento www.donnecrocifisse.it

C.S.: Donne-crocifisse

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“Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli”

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SALUTO DEL RABBINO CAPO DI ROMA, Riccardo Di Segni

Benvenuto, papa Francesco,

nel Tempio Maggiore di Roma; nel luogo che fu edificato a segno della libertà ottenuta dopo secoli di restrizioni e di umiliazioni; nel luogo visitato da re, presidenti, ministri; offeso dai nazisti e insanguinato dal terrorismo palestinese; ma soprattutto nella casa di preghiera in cui gli ebrei romani hanno celebrato e continuano a celebrare i momenti più importanti della loro vita privata e collettiva. Oggi il Tempio accoglie con gratitudine questa terza visita di un papa e vescovo di Roma. Secondo la tradizione giuridica rabbinica, un atto ripetuto tre volte diventa chazaqà, consuetudine fissa. È decisamente il segno concreto di una nuova era dopo tutto quanto è successo nel passato. La svolta sancita dal Concilio Vaticano cinquanta anni fa è stata confermata da numerosi e fondamentali atti e dichiarazioni, l’ultima di un mese fa, che hanno prima aperto e poi consolidato un percorso di conoscenza, di rispetto reciproco e di collaborazione.

A ricevere papa Francesco è la Comunità ebraica di Roma. Lo accogliamo nella consapevolezza di essere una comunità di fede con una vocazione antica e sacra, che, come fu promesso ad Abramo, invoca la benedizione su chi ci benedice. Nel nostro pubblico è qui presente la memoria storica della comunità, gli ormai purtroppo pochi sopravvissuti agli orrori dei campi di sterminio, i feriti degli attentati terroristici, ma anche i testimoni e i protagonisti dell’intensa vita organizzativa e religiosa di questa nostra comunità, che non solo resiste alle seduzioni del tempo, ma investe le sue energie in una crescita spirituale e sociale fedele agli antichi insegnamenti. Una dimostrazione bella e costruttiva di testimonianza di valori in una società che stenta a trovare la sua strada.

Insieme agli ebrei romani sono qui i rappresentanti dell’ebraismo italiano e dell’ebraismo mondiale, rabbini italiani, delegazioni rabbiniche israeliane e europee e rappresentanti del governo e dello Stato d’Israele. E anche tante persone che lavorano attivamente per consolidare un rapporto di amicizia tra le persone delle due fedi. Questo evento non è evidentemente limitato alla comunità ebraica geograficamente più vicina al cuore del cattolicesimo. È un evento la cui portata si irradia in tutto il mondo con un messaggio benefico.

La visita di papa Francesco avviene all’inizio di un anno speciale per i cristiani, da Lui indetto. La Bibbia ha istituito il Giubileo, che il popolo ebraico non ha potuto più celebrare nelle forme prescritte perché legate a particolari condizioni storiche e politiche; ma l’idea originale della Torà rimane comunque valida in quanto rappresenta un modello di rifondazione della società sulla base della dignità, dell’uguaglianza e della libertà. In ogni caso il popolo ebraico mantiene il conto degli anni sabbatici che moltiplicati per sette sono la base del Giubileo; nell’anno sabbatico – l’ultimo è appena trascorso – la terra d’Israele deve riposare e i debiti vengono rimessi. Tra pochi giorni festeggeremo il Capodanno degli alberi, anch’esso collegato al ciclo agricolo della terra d’Israele. Tanti segni che ribadiscono il rapporto essenziale e religioso che abbiamo con la terra che ci è stata promessa. Comprendere questo legame non dovrebbe essere una difficoltà per chi rispetta la Bibbia, ma lo è ancora.

In questi giorni in cui i cristiani celebrano con antichi riferimenti e nuovi significati un anno speciale centrato sul tema della misericordia, non ci è sfuggito il momento iniziale in cui all’apertura della Porta è stata recitata la formula liturgica “aprite le porte della giustizia”. Per un

ebreo che ascolta, è qualche cosa di noto e familiare, è la citazione del verso dei Salmi (118:19) pitchú Il sha’arè tzèdeq, che noi citiamo nella nostra liturgia festiva. È un confronto interessante. L’evento della cristianità centrato sulla misericordia mantiene un rapporto con le origini bibliche, usa i versi dei Salmi, da cui riprende il tema della giustizia che è indissociabile dalla misericordia. È un segno di come le strade divise e molto diverse dei due mondi religiosi condividono comunque una parte di patrimonio comune che entrambe considerano sacro. Questa divisione è un dato storico antico. Nelle diverse visioni può essere considerata un dramma, un enigma o un evento provvidenziale. Certo è che la divisione ha garantito la crescita di grandi patrimoni spirituali autonomi, ma ha portato anche ostilità, persecuzioni e sofferenze. Tutti attendiamo un momento chissà quanto lontano nella storia in cui le divisioni si risolveranno. In che modo, ognuno ha la sua visione. Ma nel frattempo ciascuno, rimanendo fedele alla propria tradizione, deve trovare un modo di rapportarsi all’altro. In pace e con rispetto.

Alla luce di questo, credo che siano due i segnali principali da mettere in evidenza in questo incontro di oggi. Il primo è quello della continuità. Il terzo papa a visitare la nostra Sinagoga conferma la validità e l’intenzione del gesto del primo papa che voleva significare la rottura con un passato di disprezzo nei confronti dell’ebraismo; l’intuizione di Giovanni Paolo Il fu quella di tradurre in gesti concreti e messaggi essenziali e comprensibili a tutti le difficili elaborazioni dottrinali del Concilio. La sua visita alla Sinagoga ebbe questo ruolo e a sua volta aprì la strada per il riconoscimento dello Stato d’Israele. II papa successivo, Benedetto, ha voluto confermare questa linea; ora la scelta di Francesco stabilisce una consuetudine. Interpretiamo tutto questo nel senso che la Chiesa Cattolica non intende tornare indietro nel percorso di riconciliazione. L’impegno personale di papa Francesco lo conferma, nei molti segni di attenzione che ha dimostrato nei confronti dell’ebraismo, da Buenos Aires come arcivescovo a Roma come papa. Ora è qui con noi.

Il secondo segnale di questa visita è dettato dall’urgenza dei tempi. II Vicino Oriente, l’Europa e tante altre parti del mondo sono travagliate da guerre e terrorismo. La triste novità dei nostri giorni è che dopo i due secoli di disastri prodotti da nazionalismi e ideologie la violenza torna a scatenarsi alimentata e giustificata da visioni fanatiche ispirate dalla religione. E di nuovo si scatenano persecuzioni religiose. L’impulso distruttivo, in assenza di altri riferimenti e scuse, trova nella religione il sostegno e l’alimento. Al contrario, un incontro di pace tra comunità religiose differenti, come quello che avviene ora a Roma, è un segnale molto forte che si oppone all’invasione e alla sopraffazione delle violenze religiose.

Non accogliamo il papa per discutere di teologia. Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio e di trattativa politica. Accogliamo il papa per ribadire che le differenze religiose, da mantenere e rispettare, non devono però essere giustificazione all’odio e alla violenza, ma ci deve essere invece amicizia e collaborazione e che le esperienze, i valori, le tradizioni, le grandi idee che ci identificano devono essere messe al servizio della collettività. Dobbiamo insieme far sentire la nostra voce contro ogni attentato di matrice religiosa, in difesa delle vittime. Ma non dobbiamo essere insieme solo per denunciare gli orrori; dobbiamo lavorare e collaborare nel quotidiano. La nostra comunità investe tutte le sue risorse per garantire il suo futuro ebraico, ma vive questo impegno in un rapporto armonico con la società, in favore di tutti.

Ieri in tutte le Sinagoghe dei mondo abbiamo letto i capitoli dei libro dell’Esodo che parlano dello scontro finale tra Mosè, che chiede al Faraone di liberare gli ebrei dalla schiavitù, e il Faraone, che gli si oppone con tutti i suoi mezzi. Non abbiamo un Mosè che ci guida, né, per fortuna, un Faraone da contrastare, anche se proprio la storia di questa Sinagoga dimostra che un re benevolo può trasformarsi in persecutore. Ma questa storia biblica, base delle nostre fedi, dimostra come la forza dello spirito riesce a trionfare e piegare anche i sistemi e i regimi più duri. Dobbiamo avere la consapevolezza della nostra forza e la fiducia nella bontà dei nostri valori. E procedere insieme per affermarli, in pace.

Abbiamo parlato di porte che si aprono. Vorrei citare, e condividere, per concludere, le parole dell’invocazione che recitiamo ogni giorno alla fine della preghiera della ‘amidà, secondo il rito italiano: “Che ci siano aperte le porte della Torà, della sapienza, dell’intelligenza e della

conoscenza, le porte dei nutrimento e del sostentamento, le porte della vita, della grazia, dell’amore e della misericordia e del gradimento davanti a Te”. “Che Ti siano gradite, o Signore, mia forza e mio redentore, le mie parole e l’espressione del mio cuore”.

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SALUTO DI PAPA FRANCESCO

Cari fratelli e sorelle,sono felice di trovarmi oggi con voi in questo Tempio Maggiore. Ringrazio per le loro cortesi parole il Dottor Di Segni, la Dottoressa Dureghello e l’Avvocato Gattegna; e ringrazio voi tutti per la calorosa accoglienza. Todà rabbà!

Nella mia prima visita a questa Sinagoga come Vescovo di Roma, desidero esprimere a voi, estendendolo a tutte le comunità ebraiche, il saluto fraterno di pace di questa Chiesa e dell’intera Chiesa cattolica.

Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore. Già a Buenos Aires ero solito andare nelle sinagoghe e incontrare le comunità là riunite, seguire da vicino le feste e le commemorazioni ebraiche e rendere grazie al Signore, che ci dona la vita e che ci accompagna nel cammino della storia. Nel corso del tempo, si è creato un legame spirituale, che ha favorito la nascita di autentici rapporti di amicizia e anche ispirato un impegno comune.

Nel dialogo interreligioso è fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare.

E nel dialogo ebraico-cristiano c’è un legame unico e peculiare, in virtù delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune (cfr Dich. Nostra aetate, 4), sul quale basarsi e continuare a costruire il futuro.

Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori. Papa Giovanni Paolo II venne qui trent’anni fa, il 13 aprile 1986; e Papa Benedetto XVI è stato tra voi sei anni or sono. Giovanni Paolo II, in quella occasione, coniò la bella espressione “fratelli maggiori”, e infatti voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo. Insieme, come ebrei e come cattolici, siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità per questa città, apportando il nostro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali.

Mi auguro che crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunità di fede. Per questo è significativo che io sia venuto tra voi proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale Italiana celebra la “Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei”.

Abbiamo da poco commemorato il 50º anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, che ha reso possibile il dialogo sistematico tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Il 28 ottobre scorso, in Piazza San Pietro, ho potuto salutare anche un gran numero di rappresentanti ebraici, e mi sono così espresso: «Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi cinquant’anni il rapporto tra cristiani ed ebrei.

Indifferenza e opposizione si sono mutate in collaborazione e benevolenza. Da nemici ed estranei, siamo diventati amici e fratelli.

Il Concilio, con la Dichiarazione Nostra Aetate, ha tracciato la via: “sì” alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; “no” ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano». Nostra Aetate ha definito teologicamente per la prima volta, in maniera esplicita, le relazioni della Chiesa cattolica con l’ebraismo. Essa naturalmente non ha risolto tutte le questioni teologiche che ci riguardano, ma vi ha fatto riferimento in maniera incoraggiante, fornendo un importantissimo stimolo per ulteriori, necessarie riflessioni. A questo proposito, il 10 dicembre 2015, la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo ha pubblicato un nuovo documento, che affronta le questioni teologiche emerse negli ultimi decenni trascorsi dalla promulgazione di Nostra Aetate. Infatti, la dimensione teologica del dialogo ebraico-cattolico merita di essere sempre più approfondita, e desidero incoraggiare tutti coloro che sono impegnati in questo dialogo a continuare in tal senso, con discernimento e perseveranza. Proprio da un punto di vista teologico, appare chiaramente l’inscindibile legame che unisce cristiani ed ebrei.

I cristiani, per comprendere sé stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele.

Insieme con le questioni teologiche, non dobbiamo perdere di vista le grandi sfide che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Quella di una ecologia integrale è ormai prioritaria, e come cristiani ed ebrei possiamo e dobbiamo offrire all’umanità intera il messaggio della Bibbia circa la cura del creato.

Conflitti, guerre, violenze ed ingiustizie aprono ferite profonde nell’umanità e ci chiamano a rafforzare l’impegno per la pace e la giustizia. La violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche. La vita è sacra, quale dono di Dio. Il quinto comandamento del Decalogo dice: «Non uccidere» (Es 20,13). Dio è il Dio della vita, e vuole sempre promuoverla e difenderla; e noi, creati a sua immagine e somiglianza, siamo tenuti a fare lo stesso. Ogni essere umano, in quanto creatura di Dio, è nostro fratello, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua appartenenza religiosa.

Ogni persona va guardata con benevolenza, come fa Dio, che porge la sua mano misericordiosa a tutti, indipendentemente dalla loro fede e dalla loro provenienza, e che si prende cura di quanti hanno più bisogno di Lui: i poveri, i malati, gli emarginati, gli indifesi. Là dove la vita è in pericolo, siamo chiamati ancora di più a proteggerla.

Né la violenza né la morte avranno mai l’ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell’amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita.

Il popolo ebraico, nella sua storia, ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di un’ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli col cuore, in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate.

E il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro. La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace. Vorrei esprimere la mia vicinanza ad ogni testimone della Shoah ancora vivente; e rivolgo il mio saluto particolare a voi, che siete qui presenti.

Cari fratelli maggiori, dobbiamo davvero essere grati per tutto ciò che è stato possibile realizzare negli ultimi cinquant’anni, perché tra noi sono cresciute e si sono approfondite la comprensione reciproca, la mutua fiducia e l’amicizia.

Preghiamo insieme il Signore, affinché conduca il nostro cammino verso un futuro buono, migliore. Dio ha per noi progetti di salvezza, come dice il profeta Geremia: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – oracolo del Signore –, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11). Che il Signore ci benedica e ci protegga. Faccia splendere il suo volto su di noi e ci doni la sua grazia. Rivolga su di noi il suo volto e ci conceda la pace (cfr Nm 6,24-26).

Shalom alechem!

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Potenziato il “Piano Freddo”, aperte 4 stazioni della metroplitana per senzatetto

Roma, 19 gennaio dal Comune di Roma – Per far fronte alle temperature particolarmente rigide di questi giorni, il Commissario Straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, ha chiesto l’immediato potenziamento del “Piano Inverno” con l’apertura notturna di locali all’interno di 4 stazioni della metropolitana per il ricovero dei senzatetto, nonché il reperimento e la conseguente distribuzione di 1000 coperte. Ha inoltre disposto un’operatività straordinaria delle squadre di assistenza e controllo di Polizia Locale e Protezione Civile Comunale.

Le stazioni della metropolitana interessate sono Ostiense - Piramide, Piazza Vittorio, Flaminio e Ponte Mammolo, che permetteranno il ricovero dalle 23,30 fino alle 5,30 del mattino.

Al piano collaborano Polizia Locale, Protezione Civile Comunale, Sala Operativa Sociale (SOS), Atac, Ama, e volontari della Croce Rossa Italiana e del Sovrano Militare Ordine di Malta che, attraverso presidi mobili, distribuiranno bevande calde e prima assistenza.

Le misure, immediatamente operative , si aggiungono al “Piano Inverno” ordinario – in vigore dal 27 Novembre scorso - che garantisce oltre 370 posti di prima accoglienza sotto il coordinamento della Sala Operativa Sociale (SOS) del Campidoglio. Con il piano si offre a chi ne ha bisogno “una prima accoglienza notturna, diurna e di sollievo”. Ad essere accolte sono persone segnalate dalla Sala Operativa Sociale. Ricevono ospitalità di giorno e di notte, servizi di segretariato sociale, cibo a colazione e agli altri pasti, la possibilità di fare una doccia, coperte per chi non ha un posto dove dormire. E ancora: attività e intrattenimento, cambio abiti e lavanderia, sostegno individuale (in collaborazione con i servizi sociali dei Municipi e con chi svolge lavoro sociale sul territorio). Oltre all’emergenza immediata, infatti, il piano punta ad avviare percorsi di recupero e ripresa dell’autonomia.

Per segnalare casi bisognosi d’assistenza, o per riceverla, basta chiamare la Sala Operativa Sociale (SOS)al numero verde 800440022, attivo 24 ore su 24.

Per saperne di più, vedi la scheda nelle pagine del Dipartimento Politiche Sociali.

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PAPA FRANCESCO IN VISITA ALLA SINAGOGA DI ROMA. DIRETTA TV2000

papa-francesco_1447762691Il 17 gennaio Papa Francesco renderà visita alla sinagoga di Roma nel giorno in cui si celebra la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. La visita al Tempio Maggiore avverrà esattamente sei anni dopo quella di Benedetto XVI. Dopo Wojtyla e Ratzinger, Bergoglio sarà il terzo pontefice a entrare nel Tempio Maggiore di lungotevere de’ Cenci. Tv2000 trasmetterà tutto in diretta a partire dalle 15.45, in collaborazione con il Ctv.

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CHI ARMA IL MEDIO ORIENTE?

armicon Carlo Cefaloni, giornalista di Città Nuova. Martedì 19 gennaio 2016 alle ore 18.30 presso la Cittadella della Carità Via Casilina Vecchia 19

Culla della civiltà umana e delle principali religioni monoteiste, la regione del Medio Oriente è da sempre toccata da conflitti profondi e complessi.

Per orientarci nella loro complessità vogliamo proporre un focus medio oriente, un ciclo di incontri che nel corso di questo anno pastorale ci aiutino a comprenderne alcuni aspetti.

Il secondo incontro è dedicato al commercio delle armi ed al ruolo dei loro principali produttori, tra cui l’Italia

PER MAGGIORI INFO VISITA IL SITO CARITAS ROMA


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L’invito di Papa Francesco ai romani

Celebrazione dei primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

e “Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

31.12.2015

Omelia del Santo Padre

te-deum-papaQuanto è colmo di significato il nostro essere radunati insieme per dare lode al Signore al termine di questo anno!

La Chiesa in tante occasioni sente la gioia e il dovere di innalzare il suo canto a Dio con queste parole di lode, che fin dal quarto secolo accompagnano la preghiera nei momenti importanti del suo pellegrinaggio terreno. E’ la gioia del ringraziamento che quasi spontaneamente promana dalla nostra preghiera, per riconoscere la presenza amorevole di Dio negli avvenimenti della nostra storia. Come spesso succede, però, sentiamo che nella preghiera non basta solo la nostra voce. Essa ha bisogno di rinforzarsi con la compagnia di tutto il popolo di Dio, che all’unisono fa sentire il suo canto di ringraziamento. Per questo, nel Te Deum chiediamo l’aiuto agli Angeli, ai Profeti e a tutta la creazione per dare lode al Signore. Con questo inno ripercorriamo la storia della salvezza dove, per un misterioso disegno di Dio, trovano posto e sintesi anche le varie vicende della nostra vita di quest’anno trascorso.

In questo Anno giubilare assumono una speciale risonanza le parole finali dell’inno della Chiesa: «Sia sempre con noi, o Signore, la tua misericordia: in te abbiamo sperato». La compagnia della misericordia è luce per comprendere meglio quanto abbiamo vissuto, e speranza che ci accompagna all’inizio di un nuovo anno.

Ripercorrere i giorni dell’anno trascorso può avvenire o come un ricordo di fatti e avvenimenti che riportano a momenti di gioia e di dolore, oppure cercando di comprendere se abbiamo percepito la presenza di Dio che tutto rinnova e sostiene con il suo aiuto. Siamo interpellati a verificare se le vicende del mondo si sono realizzate secondo la volontà di Dio, oppure se abbiamo dato ascolto prevalentemente ai progetti degli uomini, spesso carichi di interessi privati, di insaziabile sete di potere e di violenza gratuita.

E, tuttavia, oggi i nostri occhi hanno bisogno di focalizzare in modo particolare i segni che Dio ci ha concesso, per toccare con mano la forza del suo amore misericordioso. Non possiamo dimenticare che tante giornate sono state segnate da violenza, da morte, da sofferenze indicibili di tanti innocenti, di profughi costretti a lasciare la loro patria, di uomini, donne e bambini senza dimora stabile, cibo e sostentamento. Eppure, quanti grandi gesti di bontà, di amore e di solidarietà hanno riempito le giornate di quest’anno, anche se non sono diventate notizie dei telegiornali. Le cose buone non fanno notizia. Questi segni di amore non possono e non devono essere oscurati dalla prepotenza del male. Il bene vince sempre, anche se in qualche momento può apparire più debole e nascosto.

La nostra città di Roma non è estranea a questa condizione del mondo intero. Vorrei che giungesse a tutti i suoi abitanti l’invito sincero per andare oltre le difficoltà del momento presente. L’impegno per recuperare i valori fondamentali di servizio, onestà e solidarietà permetta di superare le gravi incertezze che hanno dominato la scena di quest’anno, e che sono sintomi di scarso senso di dedizione al bene comune. Non manchi mai l’apporto positivo della testimonianza cristiana per consentire a Roma, secondo la sua storia, e con la materna intercessione di Maria Salus Populi Romani, di essere interprete privilegiata di fede, di accoglienza, di fraternità e di pace.

«Noi ti lodiamo, o Dio. […] Tu sei la nostra speranza. Non saremo confusi in eterno».

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IL RITORNO ALL’ESSENZIALE: LE VIRTÙ NECESSARIE

IL SALUTO ALLA CURIA ROMANA

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Dalle «malattie curiali» alle «virtù necessarie». Nel tradizionale discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, Papa Francesco, che nel dicembre del 2014 aveva descritto il “catalogo delle malattie curiali”, quest’anno ha offerto il quadro delle virtù necessarie per chi lavora in Curia e presta servizio alla Chiesa


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Stefania Falasca per Avvenire - Il Papa nel suo discorso ha ricordato come alcune delle 15 malattie elencate «si sono manifestate nel corso di questo anno, causando non poco dolore a tutto il corpo e ferendo tante anime anche con lo scandalo». Ma ha anche espresso gratitudine e incoraggiamento «a tutte le persone sane e oneste» che nella Curia «lavorano con dedizione, devozione, fedeltà e professionalità». Ha affermato che «la riforma andrà avanti con determinazione, lucidità e risolutezza, perché Ecclesia semper reformanda» e ha sottolineato che «le resistenze, le fatiche e le cadute delle persone e dei ministri» sono anche «lezioni» e «occasioni di crescita e mai di scoraggiamento».
Il Papa propone quindi «un sussidio pratico», un «catalogo delle virtù necessarie» per chi «presta servizio in Curia» e per tutti quelli che vogliono «rendere fertile il loro servizio alla Chiesa».

Con un’analisi acrostica della parola MISERICORDIA, «come faceva Matteo Ricci in Cina». Il «catalogo delle virtù» si articola così sulle dodici lettere che la compongono:

1. Missionarietà e pastoralità

La missionarietà «è ciò che rende, e mostra, la curia fertile e feconda». «La pastoralità sana è una virtù indispensabile specialmente per ogni sacerdote». È «la misura della nostra attività curiale e sacerdotale» e «senza queste due ali – dice il Papa – non potremo mai volare, nemmeno raggiungere la beatitudine del “servo fedele”».

2. Idoneità e sagacia

La prima «richiede lo sforzo personale di acquistare i requisiti» per «esercitare al meglio i propri compiti e attività, con l’intelletto e l’intuizione» ed «è contro le raccomandazioni e le tangenti». La sagacia è «la prontezza di mente per affrontare le situazioni con saggezza e creatività». Idoneità e sagacia rappresentano «il comportamento del discepolo che si rivolge al Signore tutti i giorni».

3. Spiritualità e umanità

La spiritualità è «la colonna dorsale di qualsiasi servizio nella Chiesa e nella vita cristiana». L’umanità è «ciò che incarna la veridicità della nostra fede», ciò «che ci rende diversi dalle macchine e dai robot che non sentono e non si commuovono. Quando ci risulta difficile piangere seriamente o ridere appassionatamente allora è iniziato il nostro declino e il nostro processo di trasformazione da “uomini” a qualcos’altro». Spiritualità e umanità sono da realizzare interamente, continuamente, quotidianamente.
4. Esemplarità e fedeltà

Esemplarità «per evitare gli scandali che feriscono le anime e minacciano la credibilità della nostra testimonianza». L’esemplarità va di pari passo con la fedeltà alla «nostra consacrazione, alla nostra vocazione» afferma Francesco, ricordando sempre le parole di Cristo: «Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto (Lc 16, 10)» e «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina di un mulino e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18, 6-7)».

5. Razionalità e amabilità

La prima «serve per evitare gli eccessi emotivi», la seconda «per evitare gli eccessi della burocrazia e delle programmazioni e pianificazioni». Ogni eccesso, osserva Francesco «è indice di qualche squilibrio».

6. Innocuità e determinazione

L’innocuità «è il fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te». Fa «agire con attenzione e comprensione» rendendo «cauti nel giudizio, capaci di astenerci da azioni impulsive e affrettate». La determinazione è «l’agire con volontà risoluta, con visione chiara e con obbedienza a Dio e solo per la legge suprema della salus animarum».

7. Carità e Verità

Sono le «due virtù indissolubili dell’esistenza cristiana»… «Al punto che la carità senza verità diventa ideologia del buonismo distruttivo e la verità senza carità diventa giudiziarismo cieco».

8. Onestà e maturità

L’onestà è «la rettitudine, la coerenza e l’agire con sincerità assoluta con noi stessi e con Dio». Chi è onesto agisce rettamente anche quando non ci sono sorveglianti o superiori, «l’onesto non teme di essere sorpreso, perché non inganna mai colui che si fida di lui». E «non spadroneggia mai sulle persone o sulle cose che gli sono state affidate». Mentre la maturità è «la ricerca di raggiungere l’armonia tra le nostre capacità fisiche, psichiche e spirituali».

9. Rispettosità e umiltà

La prima è la dote delle anime nobili che «cercano sempre di dimostrare rispetto autentico agli altri, al proprio ruolo, ai superiori e ai subordinati, alle pratiche, alle carte, al segreto e alla riservatezza» e «sanno ascoltare attentamente e parlare educatamente». L’umiltà è la virtù «delle persone piene di Dio che più crescono nell’importanza più cresce in loro la consapevolezza di essere nulla e di non poter fare nulla senza la grazia di Dio».

10. Doviziosità e attenzione

Più si ha fiducia in Dio e nella Sua provvidenza più «siamo doviziosi di anima e aperti nel dare». È inutile dice il Papa, «aprire tutte le porte sante di tutte le basiliche del mondo se la porta del nostro cuore è chiusa all’amore, se le nostre mani sono chiuse al donare, se le nostre case sono chiuse all’ospitare e se le nostre chiese sono chiuse all’accogliere. L’attenzione è il curare i dettagli e l’offrire il meglio di noi e il non abbassare mai la guardia sui nostri vizi e mancanze».

11. Impavidità e prontezza

Essere impavido significa «non lasciarsi impaurire di fronte alle difficoltà» e «agire con audacia e determinazione e senza tiepidezza». La prontezza è «il saper agire con libertà e agilità senza attaccarsi alle cose materiali che passano», senza mai «farsi appesantire accumulando cose inutili e chiudendosi nei propri progetti e senza farsi dominare dall’ambizione».
12. Affidabilità e sobrietà

Affidabile è «colui che sa mantenere gli impegni con serietà e attendibilità quando è osservato ma soprattutto quando si trova solo» e «non tradisce mai la fiducia che gli è stata accordata». La sobrietà è «prudenza, semplicità, essenzialità, equilibrio e temperanza». È «la capacità di rinunciare al superfluo e di resistere alla logica consumistica dominante». È «guardare il mondo con gli occhi di Dio e con lo sguardo dei poveri e dalla parte dei poveri». Chi è sobrio «è una persona essenziale in tutto, perché sa ridurre, recuperare, riciclare, riparare, e vivere con il senso della misura».

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«La città è stata umiliata, si riparte dall’impegno»

04-10-2015  di Maddalena Maltese
fonte: Città Nuova

Matteo Zuppi è vescovo di Roma centro da tre anni. Parroco a santa Maria in Trastevere e nella periferia romana di Torre Angela manifesta il suo sdegno per le tante speculazioni sui poveri e chiede a cristiani e istituzioni di disinquinare la capitale

zuppiDopo Mafia capitale, la città ha ancora anticorpi?

Io credo di sì e credo siano anche molti. C’è una nuova volontà di affrontare i problemi emersi nella città e che per troppo tempo sono stati lasciati senza soluzioni. Lo abbiamo visto in alcuni momenti, ad esempio con la solidarietà verso i rifugiati che ha coinvolto persone molto diverse per età, storie, esigenze e convinzioni le più diverse. C’è un desiderio di riscatto della città che va aiutato e deve trovare una traduzione più generale: è da questo che bisogna ripartire per evitare che la città continui in una condizione di smarrimento e di orfananza, come ha detto il papa al convegno diocesano di Roma. La città è orfana.

Che tipo di esperienza la chiesa e le famiglie cristiane possono offrire alla città. Sono silenti nell’agire o non suscitano l’interesse dei media?

Sono vere entrambe le cose. A volte siamo troppo silenziosi e viviamo in maniera tutta interna pensando che sia un modo per essere più seri, mentre il problema è vivere comunicando e aiutando tanti a vedere la luce. Non possiamo vivere tenendo la luce sotto il moggio. Serve dare segnali positivi che coinvolgano la comunità, la espongano di più e la impegnino. Qualche volta c’è un modo serio, impaurito, interno di vivere l’impegno per il prossimo, pur essendo persone belle, e invece serve disinquinare l’ambiente con decisione. Facciamo troppo poco e l’inquinamento ha narcotizzato le nostre comunità, le ha rese più fragili, meno appassionate e più deboli per trasformare la città e il mondo attorno.

Mafia capitale, il lucrare sui poveri cosa ha suscitato nel suo animo di vescovo?

Sdegno profondissimo perché lucrare in maniera disonesta è grave, ma lucrare sui poveri è offensivo. Ho capito perché certe situazioni non venivano cambiate, perché conveniva mantenere l’emergenza e questa è una responsabilità enorme: causare la sofferenza di persone già colpite da sventure è ignobile. Non posso dimenticare come ad arte venivano aizzati gli animi contro gli zingari e gli stranieri per tenere alta l’emergenza e il finanziamento. L’inquinamento del malaffare ha raggiunto la politica ma anche le strutture stesse del vivere comune, cioè le istituzioni e quindi c’è una riforma e un cambiamento imprescindibile e urgente da compiere.

Suggerisca due priorità per la Chiesa di Roma e dia due consigli alla società civile

La chiesa deve percorrere le indicazioni di papa Francesco e rendere la solidarietà progettuale. C’è un passaggio intelligente nell’Evangeli gaudium, dove si indica la solidarietà come il passaggio successivo al piangere, per creare una rete positiva che migliori le condizioni della città. Accoglienza e solidarietà sono le due priorità.

Consiglierei a tutta la classe politica e a chi ha un ruolo di governo di non umiliare ulteriormente la città tradendola e di avere al contempo molta umiltà e molta visione. Se ho la visione ma non ho l’umiltà del lavoro finisco per perdermi e mi concentro nel piccolo interesse, ma anche l’umiltà deve avere la visione e cioè uno sguardo avanti per capire il senso del proprio lavoro.

La città si prepara al giubileo con un’anima ferita, quanta misericordia serve a Roma?

La misericordia verso Roma può essere esplicitata sia dal lato spirituale che da quello dell’impegno. Abbiamo tutti permesso che la città venisse umiliata e in tanti atteggiamenti siamo stati spettatori, guardando come se quanto accadeva non ci riguardasse, perché catturati nella logica dell’io. Questo anno della misericordia deve liberare energie positive e non solo nell’organizzazione stessa, ma nel viverlo come una grande opportunità di rinascita, di piena riconciliazione e di impegno rinnovato, perché la città ritrovi se stessa e il mondo degli invisibili abbia risposte. Serve uscire da una certa ipocrisia, di cose dette e non fatte, di cose sempre impossibili da fare e di fingere che i problemi non esistano o si possano sempre rinviare La misericordia ci fa ritrovare noi stessi magari malconci, ma veri e vivi.

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Il Papa ordina vescovo monsignor De Donatis

don-angelo-2013_1442226334Lunedì 9 novembre, festa della Dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, Papa FRANCESCO presiederà l’ordinazione episcopale di monsignor ANGELO DE DONATIS. La solenne celebrazione eucaristica inizierà alle ore 17. Conconsacranti saranno il cardinale vicario AGOSTINO VALLINI e il cardinale BENIAMINO STELLA, prefetto della Congregazione per il clero. Tra i concelebranti è prevista la presenza di cardinali e vescovi, tra cui il vicegerente della diocesi arcivescovo FILIPPO IANNONE, i cinque vescovi ausiliari di Roma, e monsignor MATTEO ZUPPI, nuovo arcivescovo di Bologna. Presbiteri assistenti saranno monsignor LUCIANO PASCUCCI, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato, e don ANTONIO SCHITO, parroco della comunità di origine del nuovo vescovo. La celebrazione sarà animata dal Coro della cappella Sistina e dal Coro della Diocesi di Roma. Le letture saranno quelle della solennità della Dedicazione della basilica lateranense. La prima solenne celebrazione eucaristica del nuovo vescovo sarà domenica 15 novembre alle 19 nella basilica parrocchiale di San Marco Evangelista al Campidoglio, la parrocchia che ha guidato dal 2003.

Le parole scelte da monsignor ANGELO DE DONATIS per il proprio motto episcopale sono “Nihil caritate dulcius” (“Nulla è più dolce dell’amore”), tratto dal De officiis ministrorum di Sant’Ambrogio, laddove dice “Sit inter vos pax, quae superat omnem sensum. Amate vos invicem. Nihil caritate dulcius, nihil pace gratius…” (“Sia tra di voi la pace che supera ogni sentimento. Amatevi gli uni gli altri. Nulla è più dolce dell’amore, nulla più gradevole della pace…”). Mentre simboli araldici che campeggiano sul suo stemma episcopale sono il leone di San Marco Evangelista (a cui è dedicata la parrocchia che don Angelo ha guidato dal 2003 ad oggi) su fondo rosso, colore dell’amore e del sangue, e una melagrana, frutto citato più volte nella Bibbia simbolo del sangue versato da Cristo e dai martiri, su fondo argento, segno della trasparenza e della purezza di Maria a cui monsignor DE DONATIS affida il suo nuovo ministero pastorale.

Nato il 4 gennaio 1954 a Casarano (Lecce), nella diocesi di Nardò-Gallipoli, monsignor DE DONATIS è stato alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Compiuti gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Morale, è stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò-Gallipoli. Dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma. Dal 1980 al 1983 è stato collaboratore nella parrocchia di San Saturnino e insegnante di religione; dal 1983 al 1988, vicario parrocchiale della medesima parrocchia; dal 1988 al 1990, addetto alla Segreteria Generale del Vicariato come collaboratore del vicegerente GIOVANNI MARRA e vicario parrocchiale nella parrocchia della Santissima Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 2003, parroco in San Marco Evangelista al Campidoglio, incaricato del Servizio diocesano per la formazione permanente del clero e assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero. Dal 2007 è anche assistente spirituale dell’associazione “Don Andrea Santoro”. È membro del Consiglio presbiterale diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere; è Cappellano di Sua Santità dal 10 aprile 1990. Nella Quaresima del 2014 Papa FRANCESCO lo ha chiamato a tenere le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia Romana

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“Lettera alla città“ del Cardinal Vicario e del Consiglio Pastorale

letteraallacittaDIOCESI DI ROMA

Alle donne e agli uomini che vivono a Roma
La Chiesa di Roma nella città

I cristiani, nella città, sono chiamati a brillare come “luce del mondo” e “lampada che illumina tutti quelli che sono nella casa” (cfr. Mt 5,14ss). Così testimoniano la vita nuova e gioiosa dei figli di Dio. Questa è la prima e fondamentale missione della Chiesa di Roma, che “presiede nella carità” 1.
Con questa lettera desideriamo chiederci: siamo davvero all’altezza di questa testimonianza nella nostra città di Roma? Cosa possiamo fare per rispondere meglio alla chiamata del Signore, che ci vuole “luce del mondo” (Mt 5,13)?
Papa Francesco, rivolgendosi a noi cittadini romani, ha detto: Domandiamoci: in questa città, in questa comunità ecclesiale, siamo liberi o siamo schiavi, siamo sale e luce? Siamo lievito? Oppure siamo spenti, insipidi, ostili, sfiduciati, irrilevanti e stanchi? Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli, gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli! […] Quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a “mafiarsi”, quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà […] e cessa di essere cristiana»2.
Le luci e le ombre del momento presente ci sollecitano, come Chiesa, ad impegnarci in una nuova stagione di rinnovamento spirituale, di evangelizzazione, di responsabilità culturale e di impegno sociale, sostenuti dalla forza della fede, per raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali della nostra città.

1 Cfr. S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, I,1.
2 Omelia del Te Deum, 31 dicembre 2014.

Non abbiamo alcuna smania di protagonismo o di visibilità politica: ci accompagna solo la lucida consapevolezza di non poterci estraniare dalla vita degli uomini e la certezza che per noi annunciare il Vangelo “non è un vanto, ma una necessità che ci si impone” (cfr. 1Cor 9,16). Il Giubileo della Misericordia, ormai imminente, è un dono che la Chiesa di Roma intende condividere con le donne e gli uomini che vivono in città. Vorremmo che sia soprattutto un tempo consacrato a Dio per restituire «pace agli uomini che Dio ama» (cfr. Lc 2,14). Un tempo in cui rimettere in ordine tutte le relazioni umane (questo è il senso originario del giubileo biblico: cfr. Lv 25) ed imprimere nuovo slancio e passione alla rigenerazione della vita sociale. Ci sembra un’urgenza non più differibile.

cardinale-vallini1Condividere gli affanni della nostra città

La nostra città vive un momento di transizione e di crisi. La corruzione, l’impoverimento urbanistico e ambientale, la crisi economica hanno investito pesantemente lo spazio fisico, l’identità collettiva e la coesione sociale. Aumentano le povertà, non solo materiali, che alimentano nuovi e profondi squilibri. La sfiducia nelle istituzioni civili e la perdita del senso di appartenenza sociale producono stili di vita sempre più individualistici . Ne conseguono forti tensioni sociali, in particolare di fronte alla sfida dell’immigrazione. L’assetto urbanistico, oggi ulteriormente polverizzato, non ha aiutato l’integrazione. Il centro storico si sta progressivamente svuotando di abitanti residenti e si trasforma in centro della politica e in distretto turistico. Roma sta diventando la sua periferia. Il 23% della popolazione vive oggi al di fuori del Grande Raccordo Anulare e in queste aree l’incremento degli abitanti negli ultimi 10 anni è stato del 26%.
Uno dei fenomeni più importanti caratterizzanti lo sviluppo insediativo del Comune di Roma negli ultimi quindici-venti anni è, ad esempio, lo sviluppo delle grandi polarità commerciali e dell’intrattenimento. Sono presenti più di 28 grandi centri commerciali nel territorio cittadino (e altri sono in costruzione). Inoltre sotto la pressione del mercato immobiliare in crescita, la popolazione va a vivere fuori Roma, alla ricerca di una casa a più buon mer 5 cato (soprattutto le giovani coppie) o anche di una migliore qualità della vita e dell’ambiente. La periferia ha assunto così una dimensione metropolitana.
Nuove sofferenze sono emerse dalla disoccupazione, soprattutto giovanile, mentre sono aumentati i costi strutturali tipici delle grandi città come i trasporti, la mobilità in genere e i servizi, e per alcune voci di base, come il costo degli affitti, il livello appare del tutto insostenibile. La crisi ha alimentato le disuguaglianze, accentuato le differenze tra i quartieri centrali e le periferie, allargato la fascia dei poveri e degli ‘invisibili’. Il ceto medio ne è uscito indebolito, si sono alzati steccati tra ambienti sociali diversi, scoraggiando quella ‘mescolanza’ virtuosa necessaria per far crescere la coesione di una città e la pratica quotidiana del dialogo e del riconoscimento reciproco. Va anche ristabilito un nuovo “patto generazionale” tra adulti e giovani, che spesso soffrono retribuzioni ingiuste.
Il malessere purtroppo si respira nell’aria: la stessa gestione ordinaria del territorio, come ad esempio la manutenzione delle strade, la cura dell’illuminazione, le procedure di raccolta e smaltimento dei rifiuti, hanno assunto, in diversi quartieri, aspetti di un degrado urbano complessivo da cui, talvolta, sembra difficile liberarsi. A tutto ciò si sono aggiunti acuti problemi di sicurezza e l’incremento di atti di violenza.
Più che accusare o condannare le istituzioni civili o la società nel suo insieme, come troppo spesso superficialmente avviene, desideriamo condividere gli affanni della nostra città, fare la nostra parte, essere compagni di strada di tutti gli uomini di buona volontà, e dire a tutti, concittadini e istituzioni di Roma, di non perdersi d’animo dinanzi alle sfide che abbiamo davanti.
Il problema non è di natura esclusivamente organizzativa. Alla radice – vogliamo sottolinearlo – c’è unaprofonda crisi antropologica ed etica. In tanti sembra smarrito l’orizzonte comune dell’esperienza umana, il senso condiviso dell’inviolabile dignità della persona, il tessuto delle genuine relazioni interpersonali che si esprimono nella responsabilità verso gli altri e che danno senso all’agire umano. Troppe persone si incrociano per strada e si guardano con diffidenza, quasi siano alieni provenienti da pianeti diversi.
Questa sfida vogliamo raccogliere come Chiesa di Roma, offrendo a tutti i nostri fratelli romani anzitutto il tesoro più prezioso che abbiamo: il santo Vangelo. Che, per noi, non è un libro, ma una persona viva, Cristo Signore, che riempie il cuore e la vita di quelli che lo incontrano e si lasciano amare e salvare.
Questa lettera è dunque un appello affinché tutti gli uomini di buona volontà collaborino per edificare il bene comune; ma più ancora è una promessa: in questo Anno Santo della Misericordia desideriamo agire concretamente affinché Roma diventi sempre più abitabile e felice e tutti possiamo «“sentirci a casa” all’interno della città che ci contiene e ci unisce» 3.

Ripartire dalle molte risorse civili e religiose della città

Nonostante gli accennati segni di crisi, Roma conserva, anche per l’infaticabile impegno di molti, credenti e non credenti, meravigliosi talenti per svilupparsi come luogo di incontro, di riconciliazione, di dialogo, di promozione della crescita integrale della persona e della reciprocità sociale. Tra queste risorse ricordiamo il suo straordinario patrimonio archeologico, artistico e culturale, cui si connettono le imprese e i servizi legati alla vocazione turistica della città; la diffusa presenza di università e centri di ricerca; un tessuto commerciale e industriale che riguarda anche l’agroalimentare, la tradizione dell’artigianato, la moda e altri settori del “made in Italy”; la rete di imprese e servizi nel campo della comunicazione e dell’informazione multimediale pubblica e privata; l’emergere di imprese giovani dedicate all’innovazione tecnologica accanto ad un robusto polo di servizi terziari. E ancora, l’offerta di servizi sanitari, che – certamente migliorabili – possono dare una risposta umanizzata al bisogno della tutela della salute; la capacità di promuovere grandi eventi e di poter attrarre milioni di persone di tutto il mondo; l’opportunità di essere città del cinema, dello spettacolo, della cultura, dell’arte, della musica, dello sport. Senza dimenticare la sua collocazione geo-politica di capitale, al centro d’Italia e di grandi vie di comunicazione.
Dobbiamo e vogliamo menzionare anche il ruolo della Chiesa. In primo luogo, evidentemente, la persona del Papa, che quotidianamente parla alla città e al mondo, e con la sua presenza raccoglie folle di pellegrini e di turisti, di fedeli e di non credenti, attorno alla sua parola. Ma non vanno dimenticate le numerose realtà ecclesiali presenti e operanti sul territorio: parrocchie, comunità religiose, movimenti e associazioni ecclesiali, scuole cattoliche e università, ospedali e case di cura, strutture caritative, ecc.

3 Papa Francesco, Enciclica Laudato sì, n. 151.

La città ha una ricchezza immensa, non adeguatamente conosciuta né valorizzata, che può essere fatta crescere, e che riveste, in ogni caso e oggettivamente, un grande rilievo anche a livello di sistema urbano e territoriale. La Chiesa di Roma, insieme con le donne e gli uomini di buona volontà, desidera rendere “reciproca” la città: più attiva, più partecipe e più unita. Una città aperta a tutti, giovani, adulti e anziani, donne e bambini, che sappia andare incontro ai bisogni di relazione fra generazioni, alle insicurezze e alle solitudini, ai problemi connessi all’invecchiamento della popolazione e alle richieste, spesso del tutto nuove, che vengono da adolescenti, giovani e famiglie. Focalizziamo il nostro impegno su cinque sfide o “cantieri” che ci sembrano urgenti e decisivi.

Le sfide

1 – Vecchie e nuove povertà

Spinti dalla carità di Cristo e, nello stesso tempo, consapevoli che non si può offrire come carità quello che è dovuto per giustizia, dobbiamo affrontare con determinazione gli squilibri profondi, economici, sociali, culturali. Il 31 dicembre 2013 Papa Francesco ha detto ai romani: «Roma è una città di una bellezza unica, il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario. Eppure, anche a Roma ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino. A Roma forse sentiamo più forte questo contrasto tra l’ambiente maestoso e carico di bellezza artistica, e il disagio sociale di chi fa più fatica. Roma è una città piena di turisti, ma anche piena di rifugiati. Roma è piena di gente che lavora, ma anche di persone che non trovano lavoro o svolgono lavori sottopagati e a volte indegni; e tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza e di equità, perché ognuno è portatore di dignità umana».
Nella vita sociale di Roma cresce la realtà drammatica delle povertà delle famiglie, che negli ultimi anni si è estesa anche a settori del ceto medio. Si pensi inoltre alla preoccupante condizione di tanti anziani che vivono in solitudine. In molte famiglie oggi il lavoro è l’assillo maggiore e il sollievo offerto attraverso sussidi non è risolutivo, perché «aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro»4.
Alla grave mancanza di lavoro si aggiunge, fra l’altro, la pericolosa e invasiva diffusione del gioco d’azzardoche coinvolge in maniera crescente le giovani generazioni e non risparmia neppure gli adulti e gli anziani. Spesso le famiglie in cui c’è un giocatore ne sono devastate. Un fenomeno che richiede interventi rapidi e decisi a livello culturale e normativo.
Quotidianamente Caritas diocesana, parrocchie e organizzazioni caritative sono investite direttamente dai problemi che richiedono risposte a favore di chi non ha una casa o ha perso il lavoro, dei padri e madri separati, degli anziani, degli immigrati o dei senza fissa dimora. A tutto ciò esse rispondono come è a loro possibile. Ma è urgente intervenire con politiche che attivino processi concreti atti a realizzare gradualmente soluzioni di equità sociale e di solidarietà.
Inoltre auspichiamo, nei diversi quartieri della città, la promozione di luoghi dove cittadini volontari, sensibili al bene comune, mettano a servizio di quanti vivono in condizioni precarie e di disagio la loro esperienza umana e professionale per indirizzarli ed accompagnarli nella soluzione dei loro problemi quotidiani (ad es. il disbrigo delle pratiche amministrative, le visite mediche, l’educazione scolastica dei figli, l’uso attento del denaro), così da sostenerli e rendere la loro vita meno amara, infondendo fiducia dove a volte c’è solo sconforto.

2 – L’accoglienza e l’integrazione

Gli immigrati – non solo i rifugiati, ma tutti gli stranieri stabilitisi a Roma – devono essere accolti come persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, a integrarsi nella città e nella vita sociale. Purtroppo, non esistono formule certe per raggiungere al meglio questo obiettivo; ma possono e devono essere ricercate strategie efficaci e condivise. La comunità cristiana è impegnata a promuovere la cultura dell’incontro. Cittadini e immigrati, con le associazioni e i rappresentanti delle istituzioni, possono incontrarsi anche nelle parrocchie per dialogare, ascoltarsi, progettare insieme, e in questo modo superare il sospetto e il pregiudizio e costruire una convivenza più sicura, pacifica ed inclusiva, nel rispetto di tutte le minoranze.

4 Enciclica Laudato sì, n. 128.

In concreto, ciò significa: mettere in comune quello che si ha per i nuovi bisogni dei molti, vivere la reciprocità e la condivisione in strutture fisiche di ospitalità per l’incontro, per l’educazione civile, per ogni azione sociale che incoraggi nella pratica quotidiana l’integrazione, attraverso corsi di lingua italiana, di educazione civica e democratica, di storia e di diritto, di usi e tradizioni, di educazione alla salute e al benessere, anche mediante momenti di socialità relazionale e di conoscenza reciproca. Per implementare il dialogo, sarebbe utile organizzare eventi comuni contro la violenza e contro le stragi commesse in nome di Dio. Il dialogo con credenti di altre fedi religiose è una vocazione naturale del cristiano, nella certezza dell’unicità di Cristo Salvatore e dell’universale offerta di salvezza.
All’appello lanciato da Papa Francesco a che «…ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia [di profughi], incominciando dalla mia diocesi di Roma…» 5, un piano di azione è stato elaborato dalla Caritas diocesana in stretta collaborazione con la Prefettura e le altre Istituzioni civili, perché tutto si svolga ordinatamente. La generosità delle comunità cristiane – anche singole famiglie, che hanno aperto la loro casa a questi fratelli bisognosi – ci lascia ammirati e ci conforta.
La Chiesa si impegna a combattere con rinnovata energia ogni forma di sfruttamento prodotto dalla «cultura dello scarto»: dallo sfruttamento economico- abitativo degli studenti fuori sede e degli stranieri, a quello della prostituzione, della manodopera italiana e straniera spesso non adeguatamente tutelata.

Angelus, 6 settembre 2015.

3 – L’educazione

La cosiddetta ‘società liquida’ della non-durata, precaria e frammentata, orfana di spiritualità, e ancora confusa dal fallimento delle grandi ideologie, rischia di provocare – nell’era di Internet – un determinismo tecnologico per cui si spostano verso la ‘rete’ compiti che sono propri dei soggetti educativi, come ad esempio quelli di promuovere alla libertà e alla democrazia. Accanto alle indiscusse potenzialità delle nuove tecnologie, c’è il rischio di smarrire l’evidenza che esse sono soltanto uno strumento che non può espropriare la persona della libertà all’autodeterminazione.
Un altro rischio molto serio nei processi educativi è quello di emarginare l’educazione al pensiero critico a favore di una mitologia dello sviluppo economico, di cui non vogliamo disconoscere l’importanza. Non si può insegnare, però, alle nuove generazioni che l’unica cosa che conta è la crescita della quantità di denaro.
Il primo compito di una comunità che si preoccupa del futuro è l’impegno all’educazione culturale e morale. Non a caso la Chiesa Italiana ha scelto come obiettivo pastorale del decennio corrente l’impegno per “Educare alla vita buona del Vangelo”. Tutti siamo chiamati in causa: singoli, famiglie, istituzioni.
La scuola, l’università e i centri di formazione professionale, così numerosi a Roma, e tutti quelli che vi lavorano – educatori, insegnanti, docenti, personale dirigente o ausiliario – sono invitati a metter al centro del processo educativo delle nuove generazioni romane la crescita integrale della persona. Non fare sconti sull’impegno necessario per costruire una cultura di spessore, tutelare e includere gli alunni fragili e in difficoltà, promuovere il senso etico e civico, educare alla legalità, al rispetto reciproco e all’accoglienza di ciascuno: questo deve essere considerato un contributo prezioso e decisivo per edificare una città migliore.
Questa responsabilità educativa deve interessare anche l’uso competente e consapevole dei mezzi di comunicazione ormai insofferenti ad ogni tentativo di vera regolamentazione. Un impegno da intensificare soprattutto negli ambiti in cui la relazione educativa non è surrogabile dagli strumenti tecnologici: Internet non può bastare per diventare uomini e donne. In questa prospettiva è decisivo tornare ad appassionare i ragazzi e i giovani anche alla bellezza dei tesori di arte inestimabili che Roma custodisce come in uno scrigno unico al mondo. Lungo i secoli gli artisti hanno insegnato che la vita ha senso se vi è armonia, bellezza e verità. La bellezza dà respiro alla vita.
Sollecitiamo le autorità preposte a curare la formazione di educatori preparati e appassionati per favorire l’educazione alla relazione con gli altri, sia nella cerchia ristretta degli affetti prossimi che in quella più ampia degli ambienti di vita, l’educazione al rispetto delle differenze, l’educazione all’affettività e ad un esercizio responsabile della sessualità, l’educazione al servizio e al volontariato, l’educazione alla responsabilità ambientale. In questi delicati ambiti della crescita personale, genitori, insegnanti, educatori, formatori, siano figure adulte solide, affidabili e competenti.

4 – La comunicazione

Negli ultimi trent’anni il nuovo mercato dei mezzi di comunicazione di massa, soprattutto attraverso le televisioni, ha proposto immaginari sociali e modelli di vita spesso irreali, suscitando aspettative di successo e di benessere, e non di rado legittimando nell’opinione comune l’uso di mezzi moralmente censurabili per raggiungere tali obiettivi. Certo, non sono mancate le esperienze positive, che hanno unito molti professionisti laici e cattolici impegnati ad aprire vie nuove sui contenuti etici, umani, sociali, religiosi, nello sforzo di promuovere una comunicazione e una informazione attenta alla verità e allo sviluppo integrale della persona. Ma la realtà prevalente, purtroppo, è stata un’altra. Il mondo che presentano è troppo spesso un brutto posto dove non verrebbe voglia di vivere. Si è diffusa, ad esempio, una strumentalizzazione degradante dell’immagine della donna; si è fatto scempio della conflittualità familiare e di coppia, fingendo di volerla sedare; si è sdoganato un turpiloquio continuo che ha fatto saltare stili e modalità di relazioni; si è prodotta, e si produce ancora, una volgarità invadente; si sono legittimati comportamenti e atteggiamenti violenti e di prevaricazione; si è diffuso il gusto per l’orrore che ha finito col desensibilizzare, cioè rendere indifferenti rispetto al dolore degli altri, le coscienze più giovani; si è dato spazio ad un’ondata trasbordante e morbosa di cronaca nera, a cui non corrisponde il Paese reale; si è data voce ad una visione banale dell’esistenza.
L’attenzione ai grandi temi della vita – nascere, morire, sapere, saper essere, saper vivere insieme, credere, condividere… – è rimasta confinata ad esperienze di nicchia.
Si impone quindi l’urgenza di ricostruire una cultura collettiva più umana e più veraPiù attraente. L’attuale complessità del mondo dell’informazione e della comunicazione esige un impegno condiviso ed organico da parte delle migliori risorse laiche e ecclesiali della città. La Chiesa a Roma intende essere presente nell’agorà dei media, offrendo la sua voce ed il suo punto di vista. Tutti i cristiani che operano, a diverso livello, nel mondo dell’informazione e della comunicazione sono sollecitati ad impegnarsi per promuovere contenuti che investano il rapporto media-famiglia-cultura-solidarietà-giovani, attraverso scelte coraggiose di libertà, anche in questo ambiente, spesso pesantemente condizionato da interessi economici e di parte.

5 – Formare pazientemente la classe dirigente di domani

La complessità dei problemi che una metropoli come Roma deve affrontare richiede una classe dirigente competente e dedita al bene comune. Oggi si tende troppo spesso ad accomunare tutti i rappresentanti delle istituzioni in una condanna generalizzata e senza appello. Noi non vogliamo farlo: non dimentichiamo esempi di eccellente dedizione istituzionale e non puntiamo il dito su presunte responsabilità individuali. Però non si può negare che una delle cause dell’attuale situazione di crisi debba essere individuata anche nella debolezza di parte della classe dirigente. Troppo spesso persone di valore non hanno la forza di esprimere la propria vocazione al servizio del bene comune e di incidere beneficamente sulla società, mentre altri per brama di potere e desiderio smodato di arricchimento occupano posti nella direzione e gestione delle istituzioni senza le doti, la motivazione e la competenza necessarie per promuovere programmi e politiche di equità sociale a favore di tutti i cittadini.
Ne derivano nella vita della città vistosi squilibri tra chi è garantito in posizioni di sicurezza e tranquillità e quanti, deboli, meno provveduti o meno capaci, sono condannati ad una vita difficile, pesante, se non addirittura ad essere esclusi.
La comunità civile di Roma deve adoperarsi concretamente per procurare ad ogni cittadino e ad ogni famiglia lo sviluppo e il pieno esercizio della dignità umana, in una equilibrata relazione tra tutti gli ambienti nei quali si esercita la vita sociale. La classe dirigente è chiamata a fare il possibile per garantire a tutti dignità piena e il necessario per formare e mantenere una famiglia. Assicurare ad ogni famiglia la casa, il lavoro, l’assistenza sanitaria e il diritto primario ad educare, è l’impegno inderogabile a cui deve tendere la classe dirigente nell’esercizio dei suoi poteri e delle sue responsabilità pubbliche.
Occorre sviluppare la consapevolezza diffusa che una buona società non può esistere senza un impegno civile e politico svolto con competenza, dedizione e nobiltà di spirito.
Riteniamo che con coraggio si debba avviare il “cantiere” per costruire adeguati cammini di formazione pre-politica aperti a tutti, particolarmente alle migliori energie giovanili, portatrici di nuove idee e prospettive di speranza, per rimotivare anzitutto i credenti all’impegno politico come servizio verso la società ed esercizio supremo della “carità sociale”. E’ urgente riattivare le politiche dal basso, quelle sussidiarie, che permettono ai cittadini di ritrovarsi e elaborare soluzioni condivise intorno a temi e a problemi concreti del loro territorio.
La Diocesi di Roma ha cominciato a lavorare già da qualche anno in questa direzione: nel Convegno delle aggregazioni laicali ecclesiali e di ispirazione cristiana, del 7-8 marzo 2014, su “La missione dei laici cristiani nella città”, ha dato vita ad un “Osservatorio sulla città”, che ha il compito di “fare rete” tra le associazioni, le aggregazioni laicali e i laici presenti sul territorio e di promuovere iniziative di formazione e di confronto pubblico nei vari ambienti, anche per coinvolgere quanti, pur non riconoscendosi nella fede cristiana e nella Dottrina sociale della Chiesa, desiderano conoscerne meglio i contenuti e convergere sul terreno del bene comune. Tale impegno sarà intensificato, affinché il contributo dei cristiani alla vita sociale e politica possa essere lievito che fa crescere tutta la collettività.

Conclusione

In questo momento di grandi cambiamenti epocali, il Giubileo della Misericordia è una grazia per la Chiesa e per ogni cristiano. Tutti siamo chiamati – ha affermato il Papa – «ad offrire più fortemente i segni dellapresenza e della vicinanza di Dio. Questo non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale. È il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia delPadre (cfr. Gv 20,21-23)»6.
Desideriamo con tutto il cuore contribuire alla rinascita della nostra città per un motivo semplice: la città è la nostra casa comune. È in questo spazio che noi sviluppiamo e condividiamo la nostra umanità e fraternità. Lo facciamo con speranza ed entusiasmo, fiduciosi nel cambiamento auspicato da tutti, per costruire una città più giusta, più solidale. Ma lo facciamo anche praticando le opere di misericordia. Perché la misericordia, vogliamo sottolinearlo, è la perfezione della giustizia in un mondo fragile e imperfetto.
La Chiesa di Roma vuole fermarsi, inginocchiarsi e offrire il proprio aiuto davanti alle sofferenze degli uomini. Roma ha urgente bisogno di questo “supplemento d’anima” per essere all’altezza della sua vocazione e delle nostre attese di speranza.

6 Omelia ai Vespri, 11 aprile 2015.

Dal Vicariato, 9 novembre 2015
Dedicazione della Basilica Lateranense

Il Cardinale Vicario Agostino Vallini
e il Consiglio Pastorale Diocesano

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Firenze 2015: le dirette, gli speciali e gli approfondimenti di TV 2000

TV2000 al 5° Convegno Ecclesiale nazionale di Firenze da lunedì 9 novembre in diretta a partire dalle 15.20 quando si aprirà questo importante appuntamento della Chiesa italiana con le processioni che dalle quattro basiliche (Santa Croce, Santa Maria Novella, Santo Spirito, Santissima Annunziata) faranno ingresso nel Battistero e nella Cattedrale.

Seguirà il saluto del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, del sindaco di Firenze Dario Nardella e poi la prolusione di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Presidente del Comitato preparatorio.

Martedì 10 novembre alle ore 7.30 Speciale “Il Diario di Papa Francesco” dedicato a Firenze 2015 per raccontare la visita di Papa Francesco a Prato e il suo incontro con i fedeli.

Poi il collegamento in diretta con Firenze dove si terrà l’incontro di Papa Francesco con i partecipanti al Convegno ecclesiale. Dopo il saluto del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, trasmetteremo il discorso di Papa Francesco.

Sempre il 10 novembre, nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, “Il Diario di Papa Francesco” tornerà a collegarsi con Firenze per la celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre. Una diretta che si protrarrà fino alle 18.00.

Sempre martedì 10 novembre alle 21.05 il film del viaggio di Papa Francesco a Firenze.

Venerdì 13 novembre alle 10.20 trasmetteremo la sintesi dei lavori e le cinque proposte prima dell’intervento conclusivo del card. Angelo Bagnasco.

(Il programma ufficiale del 5° Convegno Ecclesiale nazionale è disponibile nel sito www.firenze2015.it).

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GIORNATA DIOCESANA PER LA CUSTODIA DEL CREATO

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La Diocesi di Roma testimonia solidarietà al messaggio di Papa Francesco Laudato si’

Ispirata all’ecologia integrale in difesa dei Fragili e del Clima, sabato 7 e domenica 8 novembre il Vicariato di Roma celebra la Giornata per la Custodia del Creato. Alla vigilia della grande conferenza sul clima di Parigi - COP21 - guardando alla quale il Sommo Pontefice ha promulgato la lettera enciclica Laudato si’. Sulla cura della casa comune, la Diocesi di Papa Francesco vuole così testimoniare solidarietà al messaggio di responsabilità lanciato dal suo Vescovo all’umanità intera in difesa delle persone più fragili e dell’ambiente. Il programma della duegiorni è particolarmente intenso e denso di significati:

Sabato 7 novembre

- La comunità cristiana e la cura della casa comune. Una riflessione della Diocesi di Roma sull’enciclica Laudato si’ dalle 9:00 nella Sala della Conciliazione in Vicariato

- Impegno delle Comunità Parrocchiali. Un momento di preghiera e un impegno concreto per la raccolta differenziata nelle Parrocchie della Diocesi in collaborazione con l’AMA

Domenica 8 novembre

- Marcia per la Terra - con Papa Francesco in difesa dei fragili e dell’ecosistema. Centinaia di organizzazioni nazionali ed internazionali insieme a Papa Francesco verso COP 21 adunata alle 9:00 - dal Colosseo a Piazza Santi Apostoli e poi verso l’Angelus di Piazza San Pietro

- Messa del Cardinal Vallini. Il Vicario di Roma celebra con la Diocesi una Messa per la Custodia del Creato alle 10:45nella Basilica dei SS Apostoli

- Villaggio Laudato si’. Un villaggio per promuovere “nuovi stili di vita rispettosi del Creato” e chiedere “cibo per tutti” dalle 10:30 in Piazza Santi Apostoli

- Concerto per la Terra. The Reggae Circus di Adriano Bono -Musica e Circo per uno spettacolo denso di emozioni dalle 17:00 in Piazza Santi Apostoli

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PDF Comunicato vicariato

PDF locandina marcia

PDF Programma volontari marcia per la terra

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IL PROGRAMMA IN DETTAGLIO:

Sabato 7 novembre

Una riflessione della diocesi di Roma sull’enciclica Laudato si’

dalle 9:00 nella Sala della Conciliazione in Vicariato - Piazza San Giovanni in Laterano 6/A

Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord, modera una riflessione sull’Enciclica Laudato si’ dal titolo: La comunità cristiana e la cura della casa comune. Ad introdurre la giornata S.E. Mons. Matteo Zuppi, neoeletto Arcivescovo di Bologna, il quale in qualità di Vescovo Ausiliare del settore centro ha coordinato l’organizzazione delle celebrazioni.

Interventi:

Una lettura biblico - pastorale

Don Fabio Rosini, Direttore servizio per le vocazioni

Cambiamenti climatici, conversione ecologica e stili di vita

Andrea Masullo, Università di Camerino

a seguire tavola rotonda dal titolo: Linee d’azione per la Chiesa e la società

modera Isabella Di Chio, Giornalista TG Lazio

Interventi:

Sfide per l’economia e il lavoro

Stefano Zamagni, Pontificia Accademia delle Scienze

Scienza e tecnologia per l’ambiente e la salute

Carmela Marino, Dipartimento Tutela Salute - ENEA

Educazione e cura della vita

Lucetta Scaraffia, Università La Sapienza di Roma

L’esperienza di una parrocchia romana

Don Antonio Lauri, Parroco di San Gabriele dell’Addolorata in Roma

Concluderà i lavori Mons. Andrea Manto, Direttore della Pastorale Sanitaria

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Impegno delle comunità parrocchiali

Un momento di preghiera e un impegno concreto per la raccolta differenziata. Nelle 337 Parrocchie di Roma si pregherà per sorella madre Terra e per le persone più fragili vittime dei cambiamenti climatici e di logiche spesso disumane che governano l’economia globale. Un momento di sensibilizzazione che vuole partire da Papa Francesco per arrivare al cuore di ogni fedele attraverso le comunità parrocchiali. Un momento di comunione della Diocesi di Roma, ispirato all’ecologia integrale, che vuole diventare esempio per le Diocesi di tutto il mondo. Grazie ad un protocollo d’intesa tra Vicariato di Roma e AMA, i Parroci che vorranno aderire all’iniziativa potranno ospitare contenitori per la raccolta di rifiuti speciali con il duplice scopo di aiutare il Creato e di creare sensibilità ambientale nelle comunità parrocchiali della Capitale.

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Domenica 8 novembre

Marcia per la Terra con Papa Francesco in difesa dei fragili e dell’ecosistema

Centinaia di organizzazioni nazionali ed internazionali insieme a Papa Francesco verso COP 21 adunata alle 9:00 - dal Colosseo a Piazza Santi Apostoli e quindi verso l’Angelus di Piazza San Pietro Earth Day Italia e Connect4Climate sostengono il Vicariato di Roma attraverso l’organizzazione di una Marcia per la Terra che partirà dal Colosseo e percorrerà via dei Fori Imperiali fino a Piazza Santi Apostoli. Momento conclusivo della Marcia sarà l’Angelus di Piazza San Pietro per il saluto di Papa Francesco. Molte organizzazioni nazionali ed internazionali stanno offrendo la loro adesione a quella che vuole essere innanzitutto una Marcia in difesa dei fragili e dell’ecosistema in vista della Cop21 a Parigi, guardando alla quale Papa Francesco ha promulgato la prima storica enciclica sul Creato. Perché comespiega la Dottrina Sociale della Chiesa: la differenza tra l’interesse generale e il bene comune - oggi si potrebbe dire tra l’ecologia tradizionale e l’ecologia integrale - è rappresentata proprio dagli ultimi, dagli emarginati, da coloro cioè che non avendo parte all’interesse di qualcuno finiscono per essere nell’interesse di nessuno.

Questo il programma della Marcia:

- 9.00 Adunata al Colosseo Eventi ed iniziative e testimonianze al microfono dei portavoce delle organizzazioni aderenti

- 9:30 - 10:00 Partenza della Marcia Si percorrerà via dei Fori Imperiali con un corteo organizzato e animato da numerosi gruppi

- 10:30 - 11:00 Arrivo in Piazza SS Apostoli e scioglimento del corteo la marcia continua in ordine liberofino a Piazza San Pietro per il saluto di Papa Francesco

- 12:00 Angelus e saluto di Papa Francesco per chi resta a Piazza Santi Apostoli l’Angelus sarà trasmesso su grande schermo

Premi, Concorsi e informazioni su: www.marciaperlaterra.org

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S.E. il Cardinale Agostino Vallini celebrerà insieme alla Sua Diocesi una Messa per la Custodia del Creato alle 10:45 nella Basilica dei SS Apostoli

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Villaggio Laudato si’

Un villaggio per promuovere “nuovi stili di vita rispettosi del Creato” e chiedere “cibo per tutti” dalle 10:30 in Piazza Santi Apostoli.

All’arrivo dal Colosseo la Marcia per la Terra sosterà al Villaggio Laudato si’ di Piazza Santi Apostoli, dove i Francescani dell’omonima Basilica hanno organizzato con il Vicariato di Roma una giornata di festa in onore del Creato. Qui saranno promossi:

1. NUOVI STILI DI VITA che devono diventare più rispettosi del Creato attraverso un migliore rapporto: con l’uomo, con la mondialità, con la natura e con i beni di cui l’uomo dispone

2. CIBO PER TUTTI perché il diritto al cibo è la priorità che tutti gli uomini devono condividere in questa e in tutte le future generazioni

Sarà una giornata di grande festa:

- Mercatini solidali e a km zero

- Stand enogastronomici con i prodotti del territorio selezionati dall’Enoteca Provincia Romana, in collaborazione con l’Azienda Romana Mercati della Camera di Commercio di Roma

- Laboratori didattici per grandi e bambini tra i quali il Planetario Gonfiabile dell’Istituto Nazionale di Astrofisica dove esperti tutor ci guideranno alla conoscenza della Terra e del Cielo

- Musica dal vivo e danze in costume dei gruppi etnici della Migrantes

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Concerto per la Terra The Reggae Circus di Adriano Bono dalle 17:00 in Piazza Santi Apostoli. Adriano Bono è il protagonista del Concerto offerto da Earth Day Italia e Connect4Climate come evento conclusivo della Marcia per la Terra e dellaFesta del Creato organizzata dai Francescani di Santi Apostoli. The Reggae Circus è il nome dello spettacolo itinerante ideato e diretto dall’ex-cantante di Radici Nel Cemento che unisce alla musica dal vivo uno spettacolo circense per un mix artistico denso di emozioni.

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IL DONO DI UN LIBRO AI 4.000 GIOVANI RELIGIOSI E RELIGIOSE

COMUNICATO STAMPA

IL DONO DI UN LIBRO

AI 4.000 GIOVANI RELIGIOSI E RELIGIOSE

in occasione dell’udienza generale di papa Francesco

Mercoledì 16 settembre 2015 a piazza San Pietro in Roma

il volume

AMARE È DARE TUTTO

70 testimonianze di uomini e donne

che hanno speso la propria vita per Dio

edito in nove lingue - in italiano da Città Nuova -, verrà donato ai 4.000 giovani consacrati e consacrate provenienti da tutto il mondo per partecipare dal 15 al 19 settembre all’Incontro Mondiale dei Giovani Consacrati e Consacrate, dal titolo ‘Svegliate il mondo – Vangelo, Profezia, Speranza’, organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nell’ambito dell’Anno della Vita Consacrata.

Il volume, edito dall’Association la Vie Consacrée e in italiano da Città Nuova, è stato presentato al Santo Padre che ha avuto parole di grande apprezzamento per la visione nuova, fresca e attraente della consacrazione e ne ha incoraggiato la più ampia diffusione possibile.

L’EDIZIONE ITALIANA

AMARE È DARE TUTTO

Testimonianze

Postfazione di João Braz de Aviz

Prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e la società di vita apostolica

(Città Nuova, pp. 224 - € 10,00 – illustrato)

amare-e-dare-tutto_cn_2015

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ANGELUS PAPA FRANCESCO, Piazza San Pietro Domenica, 6 settembre 2015

papa_francesco_angelusCari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi (Mc 7,31-37) racconta la guarigione di un sordomuto da parte di Gesù, un evento prodigioso che mostra come Gesù ristabilisca la piena comunicazione dell’uomo con Dio e con gli altri uomini. Il miracolo è ambientato nella zona della Decapoli, cioè in pieno territorio pagano; pertanto quel sordomuto che viene portato da Gesù diventa simbolo del non-credente che compie un cammino verso la fede. Infatti la sua sordità esprime l’incapacità di ascoltare e di comprendere non solo le parole degli uomini, ma anche la Parola di Dio. E san Paolo ci ricorda che «la fede nasce dall’ascolto della predicazione» (Rm 10,17).

La prima cosa che Gesù fa è portare quell’uomo lontano dalla folla: non vuole dare pubblicità al gesto che sta per compiere, ma non vuole nemmeno che la sua parola sia coperta dal frastuono delle voci e delle chiacchiere dell’ambiente. La Parola di Dio che il Cristo ci trasmette ha bisogno di silenzio per essere accolta come Parola che risana, che riconcilia e ristabilisce la comunicazione.

Vengono poi evidenziati due gesti di Gesù. Egli tocca le orecchie e la lingua del sordomuto. Per ripristinare la relazione con quell’uomo “bloccato” nella comunicazione, cerca prima di ristabilire il contatto. Ma il miracolo è un dono dall’alto, che Gesù implora dal Padre; per questo alza gli occhi al cielo e comanda: “Apriti!”. E le orecchie del sordo si aprono, si scioglie il nodo della sua lingua e si mette a parlare correttamente (cfr v. 35).

L’insegnamento che traiamo da questo episodio è che Dio non è chiuso in sé stesso, ma si apre e si mette in comunicazione con l’umanità. Nella sua immensa misericordia, supera l’abisso dell’infinita differenza tra Lui e noi, e ci viene incontro. Per realizzare questa comunicazione con l’uomo, Dio si fa uomo: non gli basta parlarci mediante la legge e i profeti, ma si rende presente nella persona del suo Figlio, la Parola fatta carne. Gesù è il grande “costruttore di ponti”, che costruisce in sé stesso il grande ponte della comunione piena con il Padre.

Ma questo Vangelo ci parla anche di noi: spesso noi siamo ripiegati e chiusi in noi stessi, e creiamo tante isole inaccessibili e inospitali. Persino i rapporti umani più elementari a volte creano delle realtà incapaci di apertura reciproca: la coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa… E questo non è di Dio! Questo è nostro, è il nostro peccato.

Eppure all’origine della nostra vita cristiana, nel Battesimo, ci sono proprio quel gesto e quella parola di Gesù: “Effatà! - Apriti!”. E il miracolo si è compiuto: siamo stati guariti dalla sordità dell’egoismo e dal mutismo della chiusura e del peccato, e siamo stati inseriti nella grande famiglia della Chiesa; possiamo ascoltare Dio che ci parla e comunicare la sua Parola a quanti non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo.

Chiediamo alla Vergine Santa, donna dell’ascolto e della testimonianza gioiosa, di sostenerci nell’impegno di professare la nostra fede e di comunicare le meraviglie del Signore a quanti incontriamo sul nostro cammino.


APPELLO

Cari fratelli e sorelle,

la Misericordia di Dio viene riconosciuta attraverso le nostre opere, come ci ha testimoniato la vita della beata Madre Teresa di Calcutta, di cui ieri abbiamo ricordato l’anniversario della morte.

Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi”, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura.

Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia.

Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma.

Mi rivolgo ai miei fratelli Vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi.


Dopo l’Angelus:

Ora dirò una parola in spagnolo sulla situazione tra Venezuela e Colombia. En estos días, los Obispos de Venezuela y Colombia se han reunido para examinar juntos la dolorosa situación que se ha creado en la frontera entre ambos Países. Veo en este encuentro un claro signo de esperanza. Invito a todos, en particular a los amados pueblos venezolano y colombiano, a rezar para que, con un espíritu de solidaridad y fraternidad, se puedan superar las actuales dificultades.

Ieri, a Gerona in Spagna, sono state proclamate Beate Fidelia Oller, Giuseppa Monrabal e Faconda Margenat, religiose dell’Istituto delle Suore di San Giuseppe di Gerona, uccise per la fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Malgrado le minacce e le intimidazioni, queste donne rimasero coraggiosamente al loro posto per assistere i malati, confidando in Dio. La loro eroica testimonianza, fino all’effusione del sangue, dia forza e speranza a quanti oggi sono perseguitati a motivo della fede cristiana. E noi sappiamo che sono tanti.

Due giorni fa sono stati inaugurati a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, gli undecimi Giochi Africani, a cui partecipano migliaia di atleti da tutto il Continente. Auspico che questa grande festa dello sport contribuisca alla pace, alla fraternità e allo sviluppo di tutti i Paesi dell’Africa. Salutiamo gli africani che stanno facendo questi undecimi Giochi.

Saluto cordialmente tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi; in particolare, la corale “Harmonia Nova” di Molvena, le Suore Figlie della Croce, i fedeli di San Martino Buon Albergo e Caldogno, e i giovani della diocesi di Ivrea, giunti a Roma a piedi sulla via Francigena.

A tutti auguro una buona domenica. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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E…state in famiglia

Il Forum delle Associazioni Familiari del Lazio presenta

E…STATE IN FAMIGLIA!

“Desiderio di famiglia”

3° Meeting delle famiglie del Lazio

dal 2 al 5 luglio 2015

Via Umbertide 11 – Roma (zona Piazza S. Maria Ausiliatrice-Tuscolana – bus 85 – 16 – metro A Furio  Camillo o Colli Albani). Ingresso gratuito.

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Parte tra poco la terza edizione del Meeting della famiglie del Lazio “E…state in famiglia”. Il Meeting di quest’anno significa tanti eventi e ospiti con famiglie a servizio di altre famiglie. In programma: Incontri - Dibattiti - Cultura - Stand espositivi - Laboratori - Mostre - Giovani - Giochi – Gonfiabili - Sport – Concorso fotografico – Caffè letterario - Servizio bar e Ristomeeting a prezzi family - Musica - Spettacolo – Preghiera. Tutto a misura di famiglia. INGRESSO GRATUITO.

Non mancate a questo appuntamento che gli anni scorsi ha riscosso un grande successo tra migliaia di famiglie di Roma e dintorni.

Scoprite le info e le attività in programma ogni giorno. Scaricate il volantino: fronte retro

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Convegno Pastorale Diocesano 2015

14 - 16 Giugno / 14 Settembre 2015

PDF Locandina convegno-diocesano-2015

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Apertura del Convegno Ecclesiale 2015 della diocesi di Roma con Papa Francesco in Piazza San Pietro

che quest’anno ha per tema: « ‘Vi trasmettiamo quello che abbiamo ricevuto’ (cfr. 1 Cor 15,3) – Noi genitori testimoni della bellezza della vita. »

Buonasera!

Le previsioni ieri, a tarda sera, dicevano per oggi, per questo pomeriggio e questa sera: pioggia! Sì è vero, pioggia di famiglie in Piazza San Pietro! Grazie!

E’ bello incontrarvi all’inizio del Convegno pastorale della nostra Diocesi di Roma. Ringrazio tanto voi genitori, di aver accettato l’invito a partecipare così numerosi a questo incontro, che è importante per il cammino della nostra comunità ecclesiale.

Come sapete, da alcuni anni stiamo riflettendo e ci interroghiamo su come trasmettere la fede alle nuove generazioni della città che, anche a seguito di alcune ben note vicende, ha bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale. E questo è un compito molto forte. La nostra città deve rinascere moralmente e spiritualmente, perché sembra che tutto sia lo stesso, che tutto sia relativo; che il Vangelo è sì una bella storia di cose belle, che è bello leggerlo, ma rimane lì, un’idea. Non tocca il cuore! La nostra città ha bisogno di questa rinascita. E questo impegno è tanto importante quando parliamo di educazione dei ragazzi e dei giovani, per la quale i primi responsabili siete voi genitori. I nostri ragazzi, ragazzini, che incominciano a sentire queste idee strane, queste colonizzazioni ideologiche che avvelenano l’anima e la famiglia: si deve agire contro questo. Mi diceva, due settimane fa, una persona, un uomo molto cattolico, bravo, giovane, che i suoi ragazzini andavano in prima e seconda elementare e che la sera, lui e sua moglie tante volte dovevano “ri-catechizzare” i bambini, i ragazzi, per quello che riportavano da alcuni professori della scuola o per quello che dicevano i libri che davano lì. Queste colonizzazioni ideologiche, che fanno tanto male e distruggono una società, un Paese, una famiglia. E per questo abbiamo bisogno di una vera e propria rinascita morale e spirituale.

A ottobre celebreremo un Sinodo sulla famiglia, per aiutare le famiglie a riscoprire la bellezza della loro vocazione e a esserle fedeli. Nella famiglia si vivono le parole di Gesù: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (cfr Gv15,13). Con il vostro rapporto coniugale, esercitando la paternità e la maternità voi donate la vostra vita e siete la prova che vivere il Vangelo è possibile: vivere il Vangelo è possibile e rende felici. E questa è la prova, ma si fa nella famiglia. Questa sera vorrei soffermarmi con voi su alcune semplici parole che esprimono il mistero del vostro essere genitori. Non so se riuscirò a dire tutto quello che voglio dire, ma almeno vorrei parlare di vocazione, comunione, missione.

La prima parola è vocazione. San Paolo ha scritto che da Dio deriva ogni paternità (cfr Ef 3,15) e possiamo aggiungere anche ogni maternità. Tutti siamo figli, ma diventare papà e mamma è una chiamata di Dio! E’ una chiamata di Dio, è una vocazione. Dio è l’amore eterno, che si dona incessantemente e ci chiama all’esistenza. È un mistero che, però, la Provvidenza ha voluto affidare in particolare all’uomo e alla donna, chiamati ad amarsi totalmente e senza riserve, cooperando con Dio in questo amore e nel trasmettere la vita ai figli. Il Signore vi ha scelti per amarvi e trasmettere la vita. Queste due cose sono la vocazione dei genitori. Questa è una chiamata bellissima perché ci fa essere, in modo del tutto speciale ad immagine e somiglianza di Dio. Diventare papà e mamma significa davvero realizzarsi pienamente, perché è diventare simili a Dio. Questo non si dice sui giornali, non appare, ma è la verità dell’amore. Diventare papà e mamma ci fa molto più simili a Dio.

Come genitori voi siete chiamati a ricordare a tutti i battezzati che ciascuno, anche se in modo diverso, è chiamato a essere papà o mamma. Anche un sacerdote, una suora, un catechista sono chiamati alla paternità e alla maternità spirituale. Infatti un uomo e una donna scelgono di costruire una famiglia perché Dio li chiama dopo aver fatto sperimentare loro la bellezza dell’amore. Non la bellezza della passione, non bellezza di un entusiasmo forse passeggero: la bellezza dell’amore! E questo si deve scoprire tutti i giorni, tutti i giorni. Dio chiama a diventare genitori – uomini e donne – che credono nell’amore, che credono nella sua bellezza. Io vorrei domandarvi, ma non rispondete, per favore: voi credete nella bellezza dell’amore? Voi credete nella grandezza dell’amore? Avete fede in questo? Avete fede? Questa è una fede quotidiana. L’amore è bello anche quando i genitori litigano; è bello, perché alla fine fanno la pace. E’ tanto bello fare la pace dopo una guerra! E’ tanto bello! Una bellezza è quella dell’amore coniugale, che neanche le più grandi difficoltà della vita sono in grado di oscurare.

Una volta un bambino mi ha detto: “Che bello, i miei genitori si sono dati un bacio!”. E’ bello quando il bambino vede che papà e mamma si baciano. Bella testimonianza.

I vostri figli, cari genitori, hanno bisogno di scoprire, guardando la vostra vita, che è bello amarsi. Non vi dimenticate mai che i vostri figli vi guardano sempre. Voi ricordate quel film di una ventina di anni fa che si chiamava “I bambini ci guardano”? I bambini guardano. Guardano tanto, e quando vedono che papà e mamma si amano, i bambini crescono in quel clima di amore, di felicità e anche di sicurezza, perché non hanno paura: sanno che sono sicuri nell’amore del papà e della mamma. Mi permetto di dire una cosa brutta, ma pensiamo a quanto soffrono i bambini quando vedono papà e mamma, tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni sgridarsi, insultarsi, persino picchiarsi… Ma papà e mamma, quando voi cadete in questi peccati, pensate che le prime vittime sono proprio i vostri bambini, la vostra stessa carne? E’ brutto pensare a questo, ma è la realtà… I bambini ci guardano. Non vi guardano solo quando voi insegnate loro qualcosa. Vi guardano quando voi vi parlate l’un l’altro, quando tornate dal lavoro, quando invitate i vostri amici, quando vi riposate. Cercano di cogliere nel vostro sguardo, nelle vostre parole, nei vostri gesti, se siete felici di essere diventati genitori, se siete felici di essere marito e moglie, se credete che esiste la bontà nel mondo. Vi scrutano - non solo vi guardano, vi scrutano - per vedere se è possibile essere buoni e se è vero che con l’amore reciproco si supera ogni difficoltà.

Per un figlio non c’è insegnamento e testimonianza più grande che vedere i propri genitori che si amano con tenerezza, si rispettano, sono gentili tra di loro, si perdonano a vicenda; questo riempie di gioia e di felicità vera il cuore dei figli. I figli, prima di abitare una casa fatta di mattoni, abitano un’altra casa, ancora più essenziale: abitano l’amore reciproco dei genitori. Vi domando, ognuno risponda nel suo cuore: i vostri figli abitano nel vostro amore reciproco? I genitori hanno la vocazione di amarsi. Dio ha seminato nel loro cuore la vocazione all’amore, perché Dio è amore. E questa è la vocazione vostra, dei genitori: l’amore. Ma pensate sempre ai bambini, pensate sempre ai bambini!

La seconda parola che mi viene, il secondo pensiero su cui riflettere è comunione. Noi sappiamo che Dio è comunione nella diversità delle tre Persone della Santissima Trinità. L’essere genitori si fonda nella diversità di essere, come ricorda la Bibbia, maschio e femmina. Questa è la “prima” e più fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano. E’ una ricchezza. Le differenze sono ricchezze. C’è tanta gente che ha paura delle differenze, ma sono ricchezze. E questa differenza è la “prima” e la fondamentale differenza, costitutiva dell’essere umano. Quando i fidanzati vengono a sposarsi, a me piace dire a lui, dopo aver parlato del Vangelo: “Ma non dimenticarti che la tua vocazione è rendere la tua sposa più donna!”; e a lei dico: “la tua vocazione è rendere tuo marito più uomo!”. E così si amano, ma si amano nelle differenze, più uomo e più donna. E questo è il lavoro artigianale del matrimonio, della famiglia, ogni giorno; far crescere l’altro, pensare all’altro: il marito alla moglie, la moglie al marito. Questa è comunione. Io vi dico che tante volte vengono qui alla Messa a Santa Marta coppie che fanno il 50°, persino il 60° anniversario di matrimonio. E sono felici, sorridono. Alcune volte ho visto – più di una volta – che il marito accarezzava la moglie. Dopo 50 anni! Io faccio la domanda: “Dimmi, chi ha sopportato chi?”. E loro rispondono sempre: “Ma, tutti e due”. L’amore ci porta a questo: avere pazienza. E in questi vecchi matrimoni, che sono come il buon vino, che diventa più buono quando è più vecchio, si vede questo lavoro quotidiano dell’uomo per fare più donna la moglie e della moglie per fare più uomo il marito. Non hanno paura delle differenze! Questa sfida di portare avanti le differenze, questa sfida li arricchisce, li matura, li fa grandi e hanno gli occhi brillanti di gioia, di tanti anni vissuti così nell’amore. Che grande ricchezza è questa diversità, una diversità che diventa complementarietà, ma anche reciprocità. E’ un nodo lì, l’uno all’altro. E questa reciprocità e complementarietà nella differenza è tanto importante per i figli. I figli maturano vedendo papà e mamma così; maturano la propria identità nel confronto con l’amore che hanno papà e mamma, nel confronto con questa differenza. Noi uomini impariamo a riconoscere, attraverso le figure femminili che incontriamo nella vita, la straordinaria bellezza di cui è portatrice la donna. E le donne fanno un percorso simile, imparando dalle figure maschili che l’uomo è diverso e ha un suo modo di sentire, capire, vivere. E questa comunione nella diversità è molto importante anche per l’educazione dei figli, perché le mamme hanno una maggiore sensibilità per alcuni aspetti della loro vita, mentre i papà l’hanno per altro. E’ bella questa intesa educativa, che mette a servizio della crescita dei figli i talenti diversi dei genitori. E’ una qualità importante, da coltivare e custodire.

E’ molto doloroso quando una famiglia vive una tensione che non si può risolvere, una frattura che non si riesce a sanare. E’ doloroso! Quando ci sono le prime avvisaglie di questo, un papà e una mamma hanno il dovere per sé e per i loro figli di chiedere aiuto, di farsi sostenere. Chiedete aiuto innanzitutto a Dio. Ricordate il racconto di Gesù, lo conoscete bene: è quel Padre che sa fare il primo passo verso i suoi due figli, uno che ha lasciato la casa e ha speso tutto, l’altro che è rimasto in casa… Il Signore vi darà la forza per capire che si può superare il male, che l’unità è più grande del conflitto, che si possono curare le ferite che ci siamo fatti l’un l’altro, in nome di un amore più grande, di quell’amore che Egli vi ha chiamato a vivere con il sacramento del matrimonio.

E anche quando ormai la separazione – dobbiamo parlare anche di questo - sembra inevitabile, sappiate che la Chiesa vi porta nel cuore. E che il vostro compito educativo non si interrompe: voi siete e sarete sempre papà e mamma, che non possono vivere insieme per ferite, per problemi. Per favore cercate sempre un’intesa, una collaborazione, un’armonia per il bene e la felicità dei vostri figli. Per favore non usare i figlio come ostaggi! Non usare i figli come ostaggi! Quanto male fanno i genitori che si sono separati, o almeno nel loro cuore sono separati, quando il papà parla male al figlio della mamma e la mamma gli parla male del papà. Questo è terribile, perché quel bambino, quel ragazzo, quella ragazza cresce con una tensione che non sa risolvere e impara il brutto cammino dell’ipocrisia, di dire quello che piace a ciascuno per approfittarne. Questo è un male terribile! Mai, mai parlare ai figli male dell’altro! Mai! Perché loro sono le prime vittime di questa lotta e – permettetemi la parola – anche di questo odio tante volte fra i due. I figli sono sacri. Non ferirli! “Guarda, papà e mamma non si capiscono, è meglio separarsi. Ma sai – dice la mamma – tuo papà è un buon uomo”; “Sai – dice il papà – tua mamma è una brava donna”. Tengono i problemi per sé, ma non li portano ai figli.

Ma c’è anche la strada del perdono. Perdonarvi e accogliere reciprocamente i vostri limiti vi aiuterà anche a comprendere e accettare le fragilità e le debolezze dei vostri figli. Esse sono un’occasione per amarli ancora di più e farli crescere. Solo così anche loro potranno non spaventarsi di fronte ai propri limiti, non avvilirsi, ma andare avanti. Un papà e una mamma che si amano sanno come parlare al figlio o alla figlia che è su una strada difficile; anche come parlare senza parole. Mi diceva un dirigente che sua mamma era rimasta vedova e lui era l’unico figlio; a 20 anni si dava all’alcol e la mamma lavorava come domestica; erano molto poveri; e quando la mamma usciva per andare al lavoro, lo guardava dormire – ma lui non dormiva, vedeva - e senza dire una parola, se ne andava. Questo sguardo della mamma ha salvato il figlio, perché lui ha detto: “Non può essere che la mia mamma vada a lavorare e io viva per ubriacarmi!”. Così quest’uomo è cambiato. Lo sguardo, senza parole, può anche salvare i figli. I figli se ne accorgono di questo.

E il dono del matrimonio, che è tanto bello, ha anche una missione. Una missione che è molto importante.

Voi siete collaboratori dello Spirito Santo che ci sussurra le parole di Gesù! Siatelo anche per i vostri figli! Siate missionari dei vostri figli. Essi impareranno dalle vostre labbra e dalla vostra vita che seguire il Signore dona entusiasmo, voglia di spendersi per altri, dona speranza sempre, anche di fronte alle difficoltà e al dolore, perché non si è mai soli, ma sempre con il Signore e con i fratelli. E questo è importante soprattutto nell’età della preadolescenza, quando la ricerca di Dio si fa più consapevole e le domande esigono risposte ben fondate.

E non vorrei finire senza dire una parola ai nonni, ai nostri nonni. Voi sapete che a Roma gli anziani sono il 21,5 per cento della popolazione? Un quarto della popolazione romana sono i nonni. In questa città ci sono 617.635 nonni. Quanti anziani!… Una domanda soltanto: i nonni, nella famiglia, hanno posto di dignità? Adesso sono sicuro di sì, perché con la mancanza di lavoro vanno dai nonni a prendere la pensione… Questo sì, si fa… Ma i nonni, che sono la saggezza di un popolo, che sono la memoria di un popolo, che sono la saggezza della famiglia, hanno un posto degno? I nonni che hanno salvato la fede in tanti Paesi dove era proibito praticare la religione e portavano di nascosto i bambini a farli battezzare; e i nonni che insegnavano le preghiere. Oggi i nonni sono dentro la famiglia… I nonni sono noiosi, parlano sempre della stessa cosa, mettiamoli in casa di riposo… Quante volte pensiamo così. Sono sicuro che ho già raccontato questa storia, una storia che io ho sentito da bambino, a casa mia. Si racconta che in una famiglia il nonno abitava lì, col figlio, la nuora, i nipotini. Ma il nonno era invecchiato, aveva avuto un piccolo ictus, era anziano e quando era a tavola e mangiava, si sporcava un po’. Il papà aveva vergogna di suo padre, e diceva: “Non possiamo invitare gente a casa…”. E ha deciso di fare un tavolino, in cucina, perché il nonno prendesse il pasto da solo in cucina. La cosa è andata così… Alcuni giorni dopo, arriva a casa dopo il lavoro e trova suo figlio – 6-7 anni – che giocava con legni, col martello, con i chiodi… “Ma cosa fai, ragazzo?” - “Sto facendo un tavolino…” - “E perché?” - “Perché quando tu sarai vecchio, potrai mangiare da solo come mangia il nonno!”. Non vergognatevi del nonno. Non vergognatevi degli anziani. Loro ci danno saggezza, prudenza; ci aiutano tanto. E quando si ammalano ci chiedono tanti sacrifici, è vero. Alcune volte non c’è un’altra soluzione che portarli in una casa di riposo… Ma che sia l’ultima, l’ultima cosa che si fa. I nonni a casa sono una ricchezza.

Grazie tante di questo. Ricordatevi: amore, amore. Seminate amore. Ricordatevi di quello che ha detto quel bambino: “Oggi ho visto papà e mamma baciarsi!”. Che bello!

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Pubblica Amministrazione e legalità

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LEGALITÀ,

CON LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

Roma, sabato 6 giugno 2015 – ore 9.30-13.30

Sala “Protomoteca”, Campidoglio

Amministratori locali, dirigenti, funzionari, impiegati nella Pubblica Amministrazione, reti di cittadini.

Un impegno comune per una cultura della legalità.

Testimonianze di buone prassi da tutto il territorio italiano.

Al convegno intervengono, tra gli altri, Alfonso Sabella, assessore alla legalità Comune di Roma, Angelo Rughetti, sottosegretario al Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Luigino Bruni, ordinario di Economia politica alla LUMSA, Giorgio Orano, magistrato. Testimonianze di buone prassi da diverse Regioni d’Italia.

Moderano Gianni Bianco, giornalista Rai, e Maddalena Maltese, giornalista di Città Nuova.

L’evento è promosso dal Movimento dei Focolari (attraverso il Movimento politico per l’unitàUmanità Nuova, Cantiere legalità, Gruppo editoriale Città NuovaAssociazione Città per la fraternità), Libera,LegautonomieRoma Capitale-Città Metropolitana, in collaborazione con Economia di Comunione-AIPEC, ANCI, Associazione Comuni virtuosi, LabsusAvviso PubblicoRinascimento Roma.

PDF COMUNICATO STAMPA

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Incontro delle giovani coppie

giovani-coppieIncontro delle Giovani Coppie proposto dal Centro per la Pastorale Familiare, domenica 7 giugno 2015.

L’invito è rivolto a tutte le giovani coppie di sposi e di fidanzati. La giornata si svolgerà nello splendido parco di Nomadelfia di Roma in via del Casale di San Michele 46.

S.E. mons. Matteo Zuppi, Vescovo Ausiliare di Roma, aprirà la giornata in cui potremo condividere le gioie e le speranze della vita delle giovani famiglie.

La partecipazione è gratuita, tutte le info sono pdf allegato.

Una giornata da trascorrere insieme!

Poco più di un anno fa, Papa Francesco, nel giorno di San Valentino, ha incontrato i fidanzati che si preparavano al matrimonio. La maggior parte di quelle coppie ora si è unita in matrimonio, facendo nascere una nuova famiglia. La magia di una nuova vita insieme e la condivisione dell’impegno per costruirla sono le caratteristiche della storia di ogni coppia appena sposata. Alcuni bimbi sono nati, altri sono in arrivo, altri sono desiderati. La vita è più bella quando si ha la consapevolezza della Grazia di Dio effusa su ogni coppia di sposi unita dal sacramento del matrimonio. La giornata vuole sottolineare tutto questo - per chi era presente all’udienza con il Papa e per chi non c’era o è sposato da più anni - condividendo gioie e speranze, alla luce del Vangelo.

Programma della giornata:

9:30 Accoglienza e formazione dei gruppi. 10:00 Introduzione di S.E. mons. Matteo Zuppi. 10:30 Lavori di gruppo. * 13:00 Pranzo nel parco. Gli amici di Nomadelfia offrono insalata di riso, bevande, frutta e caffè. Per il resto ciascuno provvede per sé. E’ utile portare un telo da poggiare sul prato. 14:30 Momento di fraternità. 15:30 Incontro comune con testimonianze. 16:30 Pausa e preparazione della S. Messa (animazione dei canti degli amici di Nomadelfia). 17:00 Celebrazione della S. MESSA. 18:00 Conclusione.

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Convegno: il Servo del Signore e l’umanità degli uomini

Verso il V Convegno nazionale della Chiesa italiana

Roma, 15-16 maggio 2015

Auditorium della Conciliazione

PDF programma convegno

convA Firenze, dal 9 al 13 novembre 2015, poco dopo la conclusione del Sinodo dei vescovi sulla famiglia e alla vigilia del grande Giubileo straordinario sulla misericordia, si celebrerà il V Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa in Italia. Si tratta di un appuntamento decennale che la Chiesa italiana celebra fin dal 1976. L’appuntamento è particolarmente importante. I diversi convegni (Roma 1976; Loreto 1985; Palermo 1995; Verona 2006) hanno come ritmato le stagioni della Chiesa italiana sia in riferimento alle sue scelte pastorali (anche in relazione ai diversi pontificati), sia in riferimento al ruolo e alla presenza pubblica della Chiesa e del cattolicesimo nel nostro paese.

Il tema scelto per questo quinto appuntamento è: «In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo». Come i precedenti convegni, vuole essere un incontro che raduna i delegati delle Chiese locali italiane per un confronto sulla realtà, la presenza e il ruolo del cattolicesimo in Italia. Il convegno si svolge nel contesto del nuovo pontificato di papa Francesco, che ha già segnato profondamente lo stile, la comunicazione e il magistero della Chiesa.

In tale contesto, e alla luce di queste premesse, emerge l’opportunità che alcune realtà del mondo cattolico, aperte al dialogo con tutta la società e la cultura italiane, si ritrovino a riflettere su come la presenza della Chiesa in Italia, nelle sue varie sfaccettature, possa evolvere confrontandosi da un lato con le indicazioni del nuovo pontificato e dall’altro con la realtà sociale, economica e civile del nostro paese, oramai inserita inscindibilmente nel contesto europeo. Sapere cos’è l’Italia di oggi nella quale siamo responsabilmente inseriti; sapere quali sono le sfide sia sul piano delle nuove povertà, sia sul piano delle sfide economiche e sociali che (non solo motivate dalla crisi finanziaria, ma anche dalle profonde trasformazioni tecniche) modificano la vita delle persone e dell’insieme della società non è senza conseguenze per la costruzione di un nuovo e inedito rapporto tra la Chiesa e il paese.

L’incontro – Servo del Signore nell’umanità degli uomini. Verso il V Convegno nazionale della Chiesa italiana (Roma, 15-16 maggio 2015, Auditorium della Conciliazione) – presenta un intreccio tematico che va dai richiami alla spiritualità di papa Francesco all’analisi economica, sociale, antropologica del nostro paese in un orizzonte europeo e internazionale. Gli ospiti invitati a parlare e il pubblico che sarà convocato, a diverso titolo, sono pienamente inseriti in questa duplice dimensione: quella della realtà del nostro paese; quella delle Chiese locali in Italia.

Il Gruppo Abele e la rivista Il Regno sono i firmatari primi dell’incontro. Ma esso avviene in collaborazione con altre realtà del mondo cattolico e dell’associazionismo culturale, tra cui: Azione cattolica italiana, Caritas italiana, CNCA, Reti della carità, Movimento dei Focolari.

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Incontro consacrati con il Papa

Invito per Consacrati e Consacrate della Diocesi di Roma

In allegato il modulo per la richiesta biglietti relativi all’incontro con il Papa del 16 maggio prossimo.

Per prenotare i biglietti rivolgersi a: ufficiovitaconsacrata@vicariatusurbis.org fax 06.69886546

I biglietti si ritirano il 12 -13 -14 maggio dalle ore 9.00 alle ore 12.00 in Vicariato presso l’Ufficio Vita Consacrata (2° Piano)

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RACCONTIAMOLA GIUSTA!

C’è un’economia diversa da quella di Mafia Capitale

Raccontiamola giusta. L’economia solidale in festa, è l’incontro dell’economia sociale e solidale del Lazio, promosso da più di 130 realtà che si terrà a

Roma sabato 11 e domenica 12 aprile 2015 in Via Appia Antica 42 (spazio dell’Ex Cartiera, Parco Regionale dell’Appia Antica)

La due giorni di “fiera, laboratori, racconti e officine per costruire la Rete di economia solidale di Roma e del Lazio” è pensata come uno spazio aperto alle persone e alle realtà che vogliano incontrarsi e collaborare.

Ci sarà

·        un’area espositori con più settanta realtà produttive rappresentate;

·        oltre 30 Racconti (momenti di presentazione e racconto di progetti, imprese e realtà dell’economia solidale)

·        26 Laboratori per le attività pratiche (inventive e creative, per piccoli e adulti)

·        6 Officine (momenti di discussione e confronto su temi e progetti per la futura Res Lazio).

·        La presentazione di una mappatura open data delle realtà di economia sociale e solidale nel Lazio

.        La presentazione dei primi dati  del rapporto sull’agricoltura sociale nella regione.

La crisi assume ovunque, ogni giorno di più, caratteristiche “permanenti”: non possiamo più parlare di una recessione temporanea di sistema, ma di uno stato di instabilità duraturo, che riguarda non soltanto la dimensione economico-finanziaria, ma anche quella ambientale, sociale, culturale ed etica. Ciò deteriora giorno dopo giorno la convivenza tra le persone, portando povertà, violenza ed esclusione.

L‘intento è costruire un’occasione di racconto e confronto tra i Gruppi di acquisto solidale, i produttori di agricoltura biologica, le botteghe del commercio equo e solidale, chi opera nel consumo responsabile, negli orti urbani, nella finanza etica, le realtà che lavorano per il riciclo e il riuso dei materiali, per il risparmio energetico e le energie rinnovabili, e ancora le esperienze di turismo responsabile e sostenibile, gli artigiani dell’ecocompatibilità, chi propone mobilità sostenibile, i sistemi di informazione aperta come il software libero oppure giornali tv e radio che operano dal basso, chi fa formazione e ricerca per un’economia alternativa e chi fa consumo critico e responsabile. Insomma tutto quello che in diverso modo si muove nei territori per una conversione ecologica e sociale.

Il programma è stato costruito dal basso, attraverso le proposte che sono arrivate nelle ultime settimane tramite il sito web dell’incontro e nelle riunione organizzative. Siamo convinti che è necessario in questo momentoattivare percorsi collettivi e cercare risposte capaci di costruire un buon futuro per le comunità.

Per informazioni

Aiutateci a diffondere evento su Fb invitandoi vostri contatti a partecipare e condividere a questo link

https://www.facebook.com/events/951565051523168

Email: lazio@economiasolidale.net,

Sito: http://reslazio.economiasolidale.net/,

Tel: Riccardo Troisi 3355769531, Soana Tortora 3483361685

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Ufficio Stampa

Paola Springhetti e Isadora Casadonte

Area Comunicazione Cesv- Centro di Servizio per il Volontariato

tel. 06/491340 – 3484723037

e mail comunicazione@cesv.org

Cesv - Area Comunicazione
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Tel. 06/491340
Sito: www. volontariato.lazio.it
Facebook: Cesv

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

papa_francesco_sala_clementinaSala Clementina Sabato, 7 febbraio 2015

Cari fratelli e sorelle, Con gioia accolgo il Pontificio Consiglio per i Laici riunito in Assemblea Plenaria. Ringrazio il Cardinale Presidente per le parole che mi ha rivolto.

Il tempo trascorso dall’ultima vostra Plenaria è stato per voi un periodo di attività e di realizzazione di iniziative apostoliche. In esse avete adottato l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium come testo programmatico e come bussola per orientare la vostra riflessione e la vostra azione. L’anno da poco iniziato segnerà un importante ricorrenza: il 50° anniversario della chiusura delConcilio Vaticano II. A tale proposito so che state opportunamente preparando un atto commemorativo della pubblicazione del Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam actuositatem. Incoraggio questa iniziativa, che non guarda solo al passato, ma al presente e al futuro della Chiesa.

Il tema che avete scelto per questa Assemblea Plenaria,Incontrare Dio nel cuore della città, si colloca nel solco dell’invito dellaEvangelii gaudium ad entrare nelle «sfide delle culture urbane» (nn. 71-75). Il fenomeno dell’urbanesimo ha assunto oramai dimensioni globali: più della metà degli uomini del pianeta vive nelle città. E il contesto urbano ha un forte impatto sulla mentalità, la cultura, gli stili di vita, le relazioni interpersonali, la religiosità delle persone. In tale contesto, così vario e complesso, la Chiesa non è più l’unica “promotrice di senso” e i cristiani si trovano ad assorbire «linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo» (ibid., 73). Le città presentano grandi opportunità e grandi rischi: possono essere magnifici spazi di libertà e di realizzazione umana, ma anche terribili spazi di disumanizzazione e di infelicità. Sembra proprio che ogni città, anche quella che appare più florida e ordinata, abbia la capacità di generare dentro di sé una oscura “anti-città”. Sembra che insieme ai cittadini esistano anche i non-cittadini: persone invisibili, povere di mezzi e di calore umano, che abitano “non-luoghi”, che vivono delle “non-relazioni”. Si tratta di individui a cui nessuno rivolge uno sguardo, un’attenzione, un interesse. Non sono solo gli “anonimi”; sono gli “anti-uomini”. E questo è terribile.

Ma di fronte a questi tristi scenari dobbiamo sempre ricordarci che Dio non ha abbandonato la città; Lui abita nella città. Il titolo della vostra Plenaria vuole proprio sottolineare che è possibile incontrare Dio nel cuore della città. Questo è molto bello. Sì, Dio continua ad essere presente anche nelle nostre città così frenetiche e distratte! È perciò necessario non abbandonarsi mai al pessimismo e al disfattismo, ma avere uno sguardo di fede sulla città, uno sguardo contemplativo «che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze» (ibid., 71). E Dio non è mai assente dalla città perché non è mai assente dal cuore dell’uomo! Infatti, «la presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita» (ibid.). La Chiesa vuole essere al servizio di questa ricerca sincera che c’è in tanti cuori e che li rende aperti a Dio. I fedeli laici, soprattutto, sono chiamati ad uscire senza timore per andare incontro agli uomini delle città: nelle attività quotidiane, nel lavoro, come singoli o come famiglie, insieme alla parrocchia o nei movimenti ecclesiali di cui fanno parte, possono infrangere il muro di anonimato e di indifferenza che spesso regna sovrano nelle città. Si tratta di trovare il coraggio di fare il primo passo di avvicinamento agli altri, per essere apostoli del quartiere.

Diventando gioiosi annunciatori del Vangelo ai loro concittadini, i fedeli laici scoprono che ci sono molti cuori che lo Spirito Santo ha già preparato ad accogliere la loro testimonianza, la loro vicinanza, la loro attenzione. Nella città c’è spesso un terreno di apostolato molto più fertile di quello che tanti immaginano. È importante perciò curare la formazione dei laici: educarli ad avere quello sguardo di fede, pieno di speranza, che sappia vedere la città con gli occhi di Dio. Vedere la città con gli occhi di Dio. Incoraggiarli a vivere il Vangelo, sapendo che ogni vita cristianamente vissuta ha sempre un forte impatto sociale. Al tempo stesso, è necessario alimentare in loro il desiderio della testimonianza, affinché possano donare agli altri con amore il dono della fede che hanno ricevuto, accompagnando con affetto quei loro fratelli che muovono i primi passi nella vita di fede. In una parola: i laici sono chiamati a vivere un umile protagonismo nella Chiesa e diventare fermento di vita cristiana per tutta la città.

È importante inoltre che, in questo rinnovato slancio missionario verso la città, i fedeli laici, in comunione con i loro Pastori, sappiano proporre il cuore del Vangelo, non le sue “appendici”. Anche l’allora arcivescovo Montini, alle persone coinvolte nella grande missione cittadina di Milano, parlava della «ricerca dell’essenziale», e invitava ad essere prima di tutto noi stessi “essenziali”, cioè veri, genuini, e a vivere di ciò che conta veramente (cfr Discorsi e scritti milanesi 1954-1963, Istituto Paolo VI, Brescia-Roma, 1997-1998, p. 1483). Solo così si può proporre nella sua forza, nella sua bellezza, nella sua semplicità, l’annuncio liberante dell’amore di Dio e della salvezza che Cristo ci offre. Solo così si va con quell’atteggiamento di rispetto verso le persone; si offre l’essenziale del Vangelo.

Affido il vostro lavoro e i vostri progetti alla materna protezione della Vergine Maria, pellegrina insieme con il suo Figlio nell’annuncio del Vangelo, di villaggio in villaggio, di città in città, e imparto di cuore a tutti voi e ai vostri cari la mia Benedizione. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

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Il Giubileo, la Caritas e l’aiuto alle famiglie morose

24-03-2015  di Giustino Di Domenico
fonte: Città Nuova

La Caritas capitolina sta lavorando ad un progetto per condonare i debiti delle famiglie morose verso le grandi aziende municipalizzate (Acea e Ama). Segnali di un percorso di liberazione che afferra il cuore della crisi.

image001L’annuncio del Giubileo straordinario al tempo di Francesco sta generando un movimento capace di riservare grandi sorprese prima dell’apertura della “porta santa” che avverrà il prossimo 8 dicembre. Oltre le consuete compiaciute dichiarazioni degli albergatori e ristoratori romani e il collegamento con l’evento milanese di Expo 2015, destinato a consumarsi in fretta dal primo maggio al 31 ottobre 2015, sono ancora un sussurro le parole del direttore della Caritas di Roma che ha, invece, offerto una prospettiva del tutto diversa e scomoda. Secondo monsignor Enrico Feroci esiste la necessità non solo di costituire fondi per contrastare gli effetti della povertà crescente, ma anche di annullare i debiti che le famiglie non riescono a coprire nei confronti delle aziende municipalizzate Acea e Ama: «Solo se si tolgono questi debiti le famiglie possono ricominciare a risorgere e a camminare con le proprie gambe».

L’Acea è una vera e propria multinazionale specializzata nel servizio idrico, luce e gas, Doveva essere privatizzata completamente prima dei risultati del referendum del 2011 sull’acqua pubblica. Ancora oggi è di proprietà del comune di Roma per una quota del 51 per cento, anche se è significativa la parte controllata dal gruppo Caltagirone e dalla compagnia francese Suez. L’Ama, invece, ha come socio unico il comune di Roma ed è la più grande società italiana nel campo dei servizi ambientali con quasi 8 mila dipendenti.

Su questi numeri e con tali interlocutori economici, si misurerà la capacità di arrivare a declinare la questione del debito che, solo pochi anni addietro, nel Giubileo del 2000, riguardava i Paesi in via di sviluppo. Una sfida che non può lasciare indifferente quella parte della cittadinanza ormai lontana da una pratica religiosa, ma che sa intendere le parole del responsabile della Caritas quando afferma che «Non vogliamo che il Giubileo diventi un’occasione di business o che si riveli un fatto solo devozionale. Deve, invece, diventare davvero un fatto di misericordia».

La percezione personale, come di intere società umane, di vivere con il carico di un debito inestinguibile, fino a provocare stati di vera e propria schiavitù, è la condizione che fa comprendere l’attesa diffusa di una liberazione reale attesa invano.

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Il cammino e le sfide di Francesco

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Veglia ecumenica il 22 gennaio a San Policarpo

Nella settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, i rappresentanti delle diverse confessioni presenti in Roma si incontreranno per la Veglia ecumenica diocesana di preghiera, che si terrà giovedì 22 gennaio alle 18.30 nella parrocchia San Policarpo. Per informazioni ci si può rivolgere all’Ufficio ecumenismo e dialogo telefonando al numero 0669886517 o inviando una mail al seguente indirizzo: ufficioecumenismo@vicariatusurbis.org

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Veglia di preghiera per la pace in Siria e in Iraq

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Giovani: Amore Affettività Sessualità edizione 2015

Programma del Corso di formazione Giovani: Amore Affettività Sessualità proposto dal Centro per la Pastorale familiare in collaborazione con la Fondazione Ut Vitam Habeant. Il corso è per i genitori, per gli animatori di pastorale giovanile, per i sacerdoti, per i religiosi e le religiose, per le persone in formazione sacerdotale e religiosa, per i catechisti, per gli educatori e responsabili di gruppi giovanili, per gli insegnanti. La Pontificia Università Lateranense, tramite l’istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater”, offrirà i crediti formativi ai partecipanti. Saranno 9 incontri, da martedì 20 gennaio al 17 marzo 2015.

Programma giovani-amore-affettivita-sessualita-2015

VICARIATO DI ROMA – Centro per la Pastorale Familiare

Piazza San Giovanni in Laterano 6 – 00184 Roma

Tel. +39 06 6988 6211 - fax +39 06 6988 6528

luca.pasquale@vicariatusurbis.org

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Giornata di riflessione Ebraico-Cristiana

Giovedì 15 gennaio alle 17.30 presso la Pontificia Università Lateranense si terrà la Giornata di Riflessione Ebraico-Cristiana, organizzata dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo della diocesi di Roma. Tema dell’incontro sarà la Nona Parola: “Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo”.
Dopo il saluto del Rettore, il vescovo Enrico Dal Covolo, interverranno il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, e il professor Innocenzo Gargano, docente di patrologia al Pontificio Istituto Orientale. Per informazioni si può contattare l’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo al numero 0669886517 o via mail all’indirizzo ufficioecumenismo@vicariatusurbis.org

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Papa Francesco alla “Salus Populi Romani” a S.M.Maggiore e all’Immacolata a Pizza di Spagna

Visita alla “Salus Populi Romani” nella Basilica di Santa Maria Maggiore

e Atto di venerazione all’Immacolata a Piazza di Spagna

(08.12.2014)

Poco prima delle ore 16 dell’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Francesco si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore, soffermandosi in preghiera davanti all’immagine della Salus Populi Romani. Quindi, verso le ore 16.15, il Papa ha raggiunto Piazza di Spagna per il tradizionale Atto di venerazione all’Immacolata. Pubblichiamo di seguito la preghiera che il Santo Padre ha appositamente composto e recitato quest’anno nel corso dell’Atto di venerazione all’Immacolata a Piazza di Spagna:

Preghiera del Santo Padre

O Maria, Madre nostra,

oggi il popolo di Dio in festa

ti venera Immacolata,

preservata da sempre dal contagio del peccato.

Accogli l’omaggio che ti offro

a nome della Chiesa che è in Roma

e nel mondo intero.

Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato

ci dà grande conforto.

Sapere che su di te il male non ha potere,

ci riempie di speranza e di fortezza

nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere

contro le minacce del maligno.

Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, perché Gesù, prima di morire sulla croce,

ci ha dato Te come Madre.

Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata,

chiamati a quella santità che in Te risplende

per grazia di Dio fin dall’inizio.

Animati da questa speranza,

noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie,

per questa Città, per il mondo intero.

La potenza dell’amore di Dio,

che ti ha preservata dal peccato originale,

per tua intercessione liberi l’umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale,

e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, i1 disegno di salvezza di Dio.

Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio

e possiamo diventare misericordiosi

come è misericordioso il nostro Padre celeste.

In questo tempo che ci conduce

alla festa del Natale di Gesù,

insegnaci ad andare controcorrente:

a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio,

a decentrarci da noi stessi,

per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia.

O Madre nostra Immacolata, prega per noi!

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PREGHIERA PER ROMA

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Agli operatori e agli animatori della carità

nella Diocesi di Roma

Carissimi,
il Cardinale Vicario, S. Em. Agostino Vallini, e il Consiglio Episcopale della Diocesi di Roma, propongono un «preghiera per Roma» in questo momento difficile per la città, davanti all’icona cara ai romani e a Papa Francesco, la Salus Populi Romani.

Un invito che estendo a tutti voi per lunedì 22 dicembre, con inizio alle ore 19, nella Cappella Paolina della basilica di Santa Maria Maggiore, dove il cardinale Vallini presiederà la Liturgia della Parola.

In un contesto così particolare, dove gli “ultimi” della nostra città – rom, rifugiati, minori non accompagnati ed ex detenuti – sono le prime vittime di una crisi etica e morale le cui ripercussioni sono ben lungi dall’essere note, ritengo importante che si elevi alla Vergine Maria la preghiera di tutti i romani e soprattutto di coloro che operano a favore dei fratelli poveri.

Una preghiera di supplica e di speranza, affinché la straordinaria opera di carità della Chiesa di Roma sia sempre più patrimonio condiviso per il bene comune della nostra città.

Mons. Enrico Feroci

Direttore Caritas di Roma

Il messaggio di invito del cardinale Agostino Vallini

«Carissimi fratelli e sorelle,
in questi giorni la nostra città vive pagine amare della sua storia per le gravi vicende di corruzione. La sofferenza presente nel cuore di tanti cittadini, che credono nella legalità e nell’onestà, accentua il clima di sfiducia e di pessimismo, già presente a motivo della grave crisi economica che non risparmia dolori e preoccupazioni.

La nostra Chiesa diocesana, partecipe di tutte queste vicende sente più che mai l’urgenza della conversione dei cuori e di annunciare la speranza per una nuova stagione di legalità e di serenità. Per questo motivo vi invito, insieme con il Consiglio Episcopale, a partecipare alla ‘Preghiera per Roma’, che avrà luogo lunedì 22 dicembre, alle ore 19, nella basilica di Santa Maria Maggiore davanti all’icona della Salus Populi Romani, tanto venerata e amata da tutti noi.

Affideremo alla Vergine Maria la nostra preghiera, affinché il Signore tocchi i cuori di tutti, susciti un rinnovato impegno per costruire una città dal volto umano, dove la dignità inviolabile di ogni persona, la giustizia e la solidarietà siano valori condivisi e praticati. È urgente una rinascita spirituale. Mentre vi attendo numerosi a Santa Maria Maggiore, vi porgo il mio più cordiale saluto, con il ricordo nella preghiera».

S. Em. Agostino Vallini

Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma

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Giornata per la custodia del creato

Il 9 novembre a piazza SS.Apostoli, Roma celebrerà la sua prima giornata della custodia del creato. musica, stand e laboratori sui nuovi stili di vita.

logokPROGRAMMA 1α GIORNATA DIOCESANA
PER LA CUSTODIA DEL CREATO


Ore 9:30 apertura stand espositivi e laboratoriali per riflettere su nuove modalità di rapporto con (clicca e scopri tutte le realtà pesenti!)
le cose: Alterequo, Equosì, Q.B. Spesa alla Spina ed Equoevento
le persone: Libera, Caritas Diocesana, La collina del Barbagianni
la natura: Federtrek, Campagna Amica, Eco Life Italia, Arp e Roma Natura, AMA
la mondialità: Caritas-Area Pace e Mondialità, Goccia Viola, Mo.Fra, Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita, Centro Missionario Francescano onlus, Edizioni Paoline

Ore 10:30 celebrazione eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. Matteo Zuppi nella Basilica Santi XII Apostoli
Ore 11:45 apertura piazza con performance teatrale “Dove sei Adamo?” di Alessio De Caprio, attrice Francesca Giorgini
accompagnata dalle musiche popolari del sud Italia dei Damadakà

Ore12:15 Presentazione dell’evento e saluti istituzionali
Aperturastand gastronomici

prodotti eco-sostenibili di Q.B catering
prodotti  equosolidali di Equosì coop. sociale onlus
e a KM 0 con  l’Azienda agricola F.lli Nesta
Dalle12:00 alle 16:00 attività laboratoriali per bambini e adulti

Musica dal vivo
e spettacolo folklorico multietnico… scopri chi sarà presente!
Presenta Antonella Mattei (Festa dei Popoli)
Ore 16:00 interventi di

prof. Leonardo Becchetti (Università Tor Vergata) su “Il Voto nel portafoglio: cambiare consumo e risparmio per cambiare l’economia”
S.E. Mons. Mario Toso S.D.B., segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
- p. Adriano Sella (Coordinatore della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita)
Ore 17:00 preghiera Ecumenica per il creato
e a seguire proiezione  del video «Il Cantico delle Creature» di padre Giuseppe OFMConv.
Modera l’evento la conduttrice RAI Lorena Bianchetti.
Nel Chiostro della basilica sarà inoltre visibile la mostra “il Cantico delle creature” a cura di Angela Nasone
A tutti i partecipanti IN REGALO un vasetto in plastica riciclata, con biocompost e un seme di Moringa gentilmente offerti dalla Eco-Resolution srl

Ti aspettiamo!!!!

Visita il sito web

Giornata del creato su Facebook

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Papa Francesco incontra gli anziani e i nonni del mondo

La benedizione della lunga vita

Una giornata dedicata ad anziani e nonni, tutti riuniti per incontrare Papa Francesco. E’ quella ideata e organizzata dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, che si svolgerà a piazza San Pietro domenica 28 settembre.

Il programma definitivo dell’Incontro prevede: 8.30 riflessioni e testimonianze, 9.30 l’incontro e il dialogo con Papa Francesco, 10.30 la S.Messa presieduta dal Santo Padre e alle 12.00 l’Angelus.

Lo spirito che anima l’iniziativa l’ha poi tratteggiato il suo primo promotore, il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Monsignor Vincenzo Paglia, che l’ha sintetizzato così: «La giornata parte dal presupposto che l’anzianità non è un naufragio ma una vocazione. Grazie a Dio si sono allungati gli anni di vita – la società lo permette – ma, d’altro canto, su questo tema, non è stata sviluppata una riflessione adeguata. Non esiste né nella politica né nell’economia, né tantomeno nella cultura.

A mio avviso quindi noi dovremmo, attraverso questa giornata, richiamare l’attenzione di tutti sull’importanza di questo tempo dell’esistenza umana. Sottolineando che gli anziani non sono solo oggetto di attenzione o di cura, ma che essi stessi sono anche soggetto di una nuova prospettiva di vita. Questo è il punto. Quindi va ripensata la loro vecchiaia, va ripensato il loro impegno nel mondo e nella Chiesa. E anche della Chiesa nei loro confronti. Faccio un esempio: a parte i compiti tradizionali di trasmettere la fede e di aiutare i genitori ce ne sono altri ugualmente importanti da approfondire, come quello di pregare – hanno più tempo a disposizione – e di comunicare il Vangelo – riecheggiando in questo Anna, la profetessa.

Sempre legata alla vecchiaia c’è poi, oltre a tutti gli aspetti civili, una cultura che gli anziani possono trasmettere, particolarmente attenta a non concepire l’indebolimento della vita come la tragedia finale ma come una testimonianza di speranza nell’aldilà».

Per informazioni ed iscrizioni:

www.famiglia.va

e-mail : events@family.va

tel. +39 0669879841

fax. +39 0669887272


L’evento

40.000 anziani e nonni in piazza san Pietro, provenienti da 20 paesi incontrano dialogano e pregano con Papa Francesco.

Centinaia di migliaia di spettatori seguiranno, spesso in gruppi organizzati in parrocchie e associazioni l’evento trasmesso in mondovisione e in streaming sul sito del CTV .

Il programma

8.30 - 9.30

un percorso sull’anzianità in 5 episodi biblici, 10 verbi e una storia da raccontare

9.30 – 10.15

Dialogo tra anziani e nonni, accompagnati dalle loro famiglie e il Santo Padre

10.30 – 12.00

S. Messa presieduta da papa Francesco e concelebrata da cento preti anziani provenienti da vari paesi del mondo

12.00

Angelus e consegna agli anziani del Vangelo di Marco scritto in caratteri grandi

Anche dall’Iraq

Una coppia di anziani profughi iracheni provenienti da Qaraqosh (Diocesi di Mosul) saluterà il Papa e farà risuonare la voce dei tanti anziani che soffrono particolarmente nelle zone di conflitto. Un video realizzato per l’occasione accompagnerà le loro parole.

Un grande artista

L’apertura musicale, all’arrivo del Papa, offerta in diretta da Andrea Bocelli.

Un’iniziativa che inizia oggi: Auguri, nonni!

In alcuni momenti dell’incontro saranno rilanciati i messaggi di augurio ai nonni e agli anziani che da oggi raccogliamo da tutto il mondo. È possibile inviare il proprio augurio via mail (events@family.va) e sulla bacheca della pagina Facebook del dicastero.

Iscrizioni e informazioni sul sito www.familia.va events@family.va

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In diocesi: Le nomine di direttori, parroci e vice parroci

collareROMASETTE.it: Dal 1° settembre novità in diocesi: cambiano i direttori di tre Uffici del Vicariato, il vicario di un Tribunale, e in ben diciassette parrocchie arrivano nuovi parroci, mentre in altre sei comunità sono stati nominati nuovi amministratori parrocchiali appartenenti al clero religioso. Don Antonio Magnotta, parroco di San Corbiniano all’Infernetto, sarà il nuovo direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile. Un ruolo ricoperto finora da don Maurizio Mirilli, che invece andrà a guidare la parrocchia del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi. Mentre nella comunità dell’Infernetto - nella chiesa fortemente voluta dal Papa emerito Benedetto XVI e intitolata al santo tedesco patrono dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga - arriverà don Luigi Lani, per dieci anni parroco a San Giuliano. Monsignor Bruno Pirolli lascerà la guida dell’Ufficio clero del Vicariato; ne prenderà il posto monsignor Luciano Pascucci, finora incaricato della formazione permanente del clero nella diocesi, al quale succede in questo servizio monsignor Angelo De Donatis, parroco di San Marco Evangelista al Campidoglio. Don Luca Sansalone sarà il nuovo vicario giudiziale del Tribunale regionale di prima istanza per le cause di nullità del matrimonio.
Le nomine nelle parrocchie riguardano tutti i settori della diocesi. A cominciare dal Centro, per la precisione con la parrocchia di San Lorenzo in Damaso, dove arriva don Ivan Grigis, già vicario parrocchiale a Santa Croce in Gerusalemme. Succede a don Carlo Purgatorio, che ha guidato la comunità di piazza della Cancelleria dal 2011 e adesso è atteso in quella di Santa Emerenziana, al Quartiere Africano, dove sarà parroco da settembre, prendendo il posto di monsignor Michele Baudena. Quest’ultimo approderà a Casal Bertone, nella parrocchia di Santa Maria Consolatrice. Nel settore Est, a San Giuda Taddeo Apostolo, monsignor Marco Ceccarelli, cappellano alla Lumsa e consigliere ecclesiastico dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, prenderà il posto di don Attilio Nostro, che andrà a guidare i fedeli di San Mattia, a Monte Sacro Alto. E ancora, sempre nel settore Est, cambiamento nella comunità della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Giardinetti: il nuovo parroco sarà don Dario Gervasi, dal 2008 vice rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Al Maggiore, dove arriva come assistente don Renzo Del Vecchio, lo sostituirà don Daniele Salera.

È stato direttore spirituale della struttura formativa di piazza San Giovanni in Laterano, invece, don Augusto Paolo Lojudice, che andrà a guidare la parrocchia di San Luca Evangelista, al quartiere Prenestino. A Santa Barbara, a Capannelle, arriva don Francesco Del Moro; poco lontano, allo Statuario, la comunità di Sant’Ignazio d’Antiochia darà il benvenuto a don Jesús Marquiña Maraño, filippino. Passando al settore Nord, il nuovo parroco di Sant’Innocenzo I Papa e San Guido vescovo sarà don Massimiliano Testi, che ha già servito questa comunità come amministratore parrocchiale lo scorso anno. A Gesù di Nazareth (Verderocca) arriva don Giuseppe Russo e a San Benedetto Giuseppe Labre, a Torraccia, giungerà don Cesar Gustavo Fonseca Avila, originario dell’Honduras. Novità anche nella parrocchia di San Giuliano: don Luigi Lani, come detto, andrà a San Corbiniano e della comunità della Cassia si prenderà cura don Massimo De Propris. Per quanto riguarda il settore Ovest, a Sant’Ambrogio l’amministratore parrocchiale don Marco Vianello viene confermato come parroco, mentre a Nostra Signora di Fatima il nuovo parroco sarà don Byron Penman Wills, nato in Honduras, cappellano dell’ospedale San Filippo Neri.

Si annunciano cambiamenti anche in altre sei parrocchie dell’Urbe, per le quali sono stati nominati degli amministratori parrocchiali. È il caso di San Remigio, a Colleverde, affidata ai Missionari della Sacra Famiglia: padre Miroslaw Komorowski, polacco, sarà l’amministratore dal primo settembre. Ai Santi Biagio e Carlo ai Catinari, invece, questo ruolo sarà affidato al barnabita padre Giovanni Villa. Nella comunità di San Gabriele Arcangelo, ecco don Armando Palmieri, vocazionista; e ai Santi Urbano e Lorenzo a Prima Porta padre Zbigniew Golebiewski, dei Monaci di san Paolo Primo eremita. Alla guida dei Santi Francesco e Caterina patroni d’Italia arriverà padre Andrés Rodriguez de Bella, dell’Istituto dei Padri di Schönstatt; al Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, al Tuscolano, infine, don Romano Sacchetti, dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Novità in vista anche per i vicari parrocchiali. Don Zdenek Gibiec passa dalla parrocchia di San Giuda Taddeo Apostolo a Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury, da dove invece parte don Rajesh Ruzar Fernandes, destinato alla parrocchia di Sant’Andrea Corsini. Don Pierangelo Pedretti lascia San Benedetto Giuseppe Labre per divenire vice parroco a Santa Maria Consolatrice. Nella parrocchia di Torraccia arriva invece don Tommaso Mazzucchi, finora vicario parrocchiale a San Pio da Pietrelcina, dove è stato nominato invece don Meletito Baniga Abella, proveniente da San Gerardo Maiella. Ancora un avvicendamento, fra settore Sud e settore Est, con don Francesco Annesi, che lascia la parrocchia di Santa Maria Stella dell’Evangelizzazione per approdare a Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela. Al suo posto, don Damiano Fiume, già vicario parrocchiale a San Tarcisio. Dalla parrocchia di Torre Angela invece va via don Diego Conforzi, che assume il nuovo incarico a Santi Aquila e Priscilla. Ancora, don Vasile Alexandru Muresan, finora vice parroco a Sant’Alfonso de’ Liguori, si sposta a Santo Stefano Protomartire, mentre al suo posto arriva don Nelson Osvaldo Zubieta Vega. Lascia la parrocchia di Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo don Simone Vendola, destinato a San Luca Evangelista, mentre don Patrice Nehin Terra passa da Santa Giovanna Antida Thouret a Santa Francesca Romana. A San Mauro Abate arriva anche don Gerardo Alfredo Rodriguez Hernandez; a Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto don José Gregorio Alvarez Yepes. Don Simone Caleffi, destinato a San Crispino da Viterbo, lascia Sant’Enrico, dove arriva don Ismark Alexandre, proveniente da San Tommaso d’Aquino. Arriva direttamente dal Seminario Minore, invece, dove era vice rettore, il nuovo vice parroco di San Roberto Bellarmino don Simone Carosi; per don Francesco Rondinelli invece il passaggio è da San Vincenzo de’ Paoli a San Ponziano. ; don Samuele Depedri infine passa da San Corbiniano a Sant’Alberto Magno.

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Calendario Diocesano 2014-15

Si anticipa la pubblicazione del Calendario Diocesano, prima della edizione a stampa del Piano Pastorale per favorire la programmazione annuale delle attività parrocchiali per l’anno pastorale 2014-15

EXCEL: calendario2014-2015

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Catechisti, a settembre lo stage di formazione

Primo stage di formazione per nuovi catechisti con la prima parte dell’itinerario diocesano per il nuovo anno pastorale: lo annuncia l’Ufficio catechistico del Vicariato. L’appuntamento è dal 12 al 14 settembre alla Fraterna Domus di Sacrofano (via Sacrofanese, 25). Si comincia venerdì 12 con la relazione di apertura del direttore, monsignor Andrea Lonardo, dal titolo «Si sentirono trafiggere il cuore». Sabato è previsto l’intervento di don Giulio Maspero, docente alla Pontificia Università della Santa Croce, su «Le dimensioni della catechesi ed i suoi contenuti più affascinanti: una fede professata, celebrata, vissuta, pregata»; nel pomeriggio la parola a Stefano Tedeschi e Ana Prades, con un laboratorio su «L’annunzio della fede e l’accompagnamento delle famiglie dei bambini».

Domenica 14 toccherà a don Davide Lees, vicario parrocchiale di San Giovanni Maria Vianney, guidare un laboratorio su «Itinerari della tappa della Confermazione»; nel pomeriggio spazio a padre Maurizio Botta, viceparroco di Santa Maria in Vallicella e addetto dell’Ufficio catechistico, con una relazione sul tema «Una presentazione della storia della salvezza narrata dalla Bibbia e condensata nel Credo: la fede è semplice». Nelle due serate, è prevista l’animazione per riflettere sull’importanza del canto, della poesia e del gioco in catechesi. Iscrizioni presso l’Ufficio Catechistico: telefono 06.698.86301/86521.

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Fori Imperiali, pedonalizzazione prorogata al 26 ottobre

fori_pedonalizzazione_totale_d0Fino al prossimo 25 ottobre, ultimo giorno di vigenza dell’ora legale, via dei Fori Imperiali rimarrà interamente chiusa al traffico, dunque completamente pedonale da piazza Venezia al Colosseo, nelle giornate di sabato e domenica. Viene quindi prorogata la disciplina della viabilità, introdotta in via sperimentale lo scorso 28 giugno dalla Giunta capitolina, che in questa prima fase ha dato esiti positivi.
Alla tradizionale pedonalizzazionedomenicale e festiva, quindi, si aggiunge la giornata di sabato, con la conferma della pedonalizzazione integrale dalle ore 9 alle 19 dell’intero asse storico di via dei Fori Imperiali.
Tra lunedì e venerdì il transito tra piazza Venezia e largo Corrado Ricci è consentito esclusivamente al trasporto pubblico ATAC, ai taxi e agli Ncc, con un limite di velocità di 30 Km/h. Nel tratto tra largo Corradi Ricci e il Colosseo, invece, potranno circolare solo i mezzi ATAC.

Nello stesso periodo, l’orario della Ztl centrale (centro storico) viene esteso di un’ora, mantenendo i varchi attivi fino alle ore 19.
Già lo scorso 28 giugno la Giunta Capitolina aveva messo in atto i provvedimenti riguardanti l’area dei Fori Imperiali. La conferma delle disposizioni dell’amministrazione prende atto del riscontro e del successo incontrato durante questa prima parte di sperimentazione.
“Con questa ulteriore misura – spiega il sindaco di Roma Ignazio Marino – abbiamo voluto venire incontro alle tantissime testimonianze di adesione alla pedonalizzazione dell’area archeologica dei Fori, manifestate da romane e romani oltre che da turisti, tutti entusiasti di passeggiare nella storia senza il rumore delle auto. Il crescente consenso che registriamo intorno a queste misure ci rafforza nell’intento di lavorare per realizzare quanto prima il parco archeologico urbano più grande del pianeta”.

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Dal meccanico all’idraulico, 700 imprese aperte ad agosto in tutta la città

Roma - Questo agosto a Roma rimarranno aperte oltre 700 imprese, il 14% in più rispetto al 2013. Numerose attività commerciali in grado di garantire un servizio alla città e ai romani che trascorreranno agosto nella Capitale.
Sono centinaia le imprese che hanno aderito all’iniziativa “AAA: Artigiani, commercianti e servizi aperti ad agosto”, promossa, per il sesto anno consecutivo, da Cna di Roma e da Roma Capitale.
Un ventaglio di attività commerciali che coprono tutte le esigenze e le categorie merceologiche: dal fabbro all’idraulico, dal parrucchiere al panettiere, dalla farmacia al ristorante fino al veterinario.
Le adesioni alla campagna per gli esercizi commerciali resteranno aperte ancora una settimana. I settori più rappresentati sono l’autoriparazione (15%), il commercio e i servizi (13%), l’impiantistica (idraulica ed elettricisti, 12%) e l’acconciatura e l’estetica (10%). Un servizio capillare che copre tutto il territorio di Roma e provincia, zona per zona, per fornire ai romani tutto quello di cui hanno bisogno, velocemente e vicino casa.

Infatti sono sempre più numerosi i cittadini che non partiranno per le tradizionali ferie, secondo i dati di Federconsumatori Lazio il 37,4% (32% lo scorso anno) contro una media nazionale del 31%.
Cresce l’interesse delle imprese verso l’iniziativa. Tanto che quest’anno l’elenco si è arricchito di una nuova categoria, quella delle imprese di pronto intervento che resteranno aperte anche il giorno di Ferragosto: cento in totale tra ascensoristi, fabbri, idraulici, autoriparatori, odontotecnici.

L’iniziativa è stata presentata oggi nella bottega di un fabbro di via dei Leutari che, ovviamente, resterà aperto per tutto il mese.
“Un ottimo strumento di trasparenza e servizio - ha detto l’assessore alla Roma produttiva, Marta Leonori, durante la presentazione - garantiremo massima diffusione con la newsletter di Roma Capitale e il link con l’elenco degli artigiani aderenti. Agosto è un mese che negli anni si è trasformato come le abitudini e le necessità dei romani. La città resta viva e commercianti e artigiani si adeguano alle nuove abitudini, e non solo in centro”.

“Quest’anno abbiamo registrato un’adesione del 14% in più rispetto allo scorso anno. Il motivo è sicuramente il senso civico degli artigiani, ma molto ha fatto anche la crisi. È stato un anno difficile per le imprese che quindi riducono le ferie e trasformano agosto in un mese di attività” ha sottolineato il direttore Cna Roma Lorenzo Tagliavanti, direttore Cna Roma. “Il piccolo imprenditore che normalmente sarebbe rimasto aperto a lavorare, qui fa una cosa in più: comunica il suo essere a disposizione della città”. Ha concluso il presidente Cna Roma Erino Colombi.
http://www.cnapmi.org/News/Cna-Roma-presenta-AAA-artigiani-commercianti-e-servizi-aperti-ad-agosto

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In città con i più fragili: assistenza ad anziani e clochard

Roma  – Partiti a inizio estate, i “piani caldo” del Campidoglio per i romani più fragili toccano il culmine in questi giorni, con la colonnina di mercurio sui 30 gradi o sopra, l’elevata umidità che accentua il caldo e con il rischio solitudine che si fa concreto per anziani e senza fissa dimora. Per stare con loro e con le altre persone in difficoltà come i detenuti, per affiancare gli operatori sociali e per verificare come va l’attuazione dei programmi e quanta rispondenza trovano, l’assessore al Sostegno Sociale Rita Cutini la settimana di Ferragosto rimane a Roma.

“Dai riscontri che riceviamo possiamo dirci soddisfatti”, afferma Cutini, “il primo dato che emerge mostra che i cittadini sentono la presenza dell’amministrazione”. Finora, riferisce l’Assessore, oltre 3.500 anziani (più della metà sopra i 75 anni e soli in casa) hanno frequentato le “oasi”, i centri vacanza in città e fuori, 900 la sola oasi marina di Maccarese. L’assessore sottolinea il carattere innovativo dei progetti: per gli over 65 i momenti di socializzazione che quest’anno coinvolgono anche chi di solito non esce di casa; per i clochard, la prima volta di un piano che si occupa di loro anche in estate, offrendo docce e kit di pulizia personale.

Fondamentali, per avere assistenza in questi giorni, due numeri di telefono che fanno da snodo delle richieste verso la rete di sostegno che intreccia operatori pubblici e del volontariato. Li ricorda sempre l’assessore Cutini: l’800021617 (numero unico del “polo cittadino” messo in piedi dal Campidoglio) e l’800440022 (numero della Sala Operativa Sociale, attivo 24 ore su 24). A questi va aggiunto, per le emergenze sanitarie, il “classico” 118.

Il sistema è in piedi e risultati ci sono ma, sottolinea Cutini, non devono far abbassare la guardia: “Proprio ora dobbiamo essere più presenti”, anche per testare il piano e “capire come migliorarlo in futuro”.

Per i dettagli, vedi le nostre notizie: piano estate anzianipiano per i senza fissa dimora.

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La benedizione della lunga vita. Papa Francesco incontra anziani e nonni

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia organizza una giornata speciale, dedicata agli anziani e ai nonni, tutti riuniti per incontrare Papa Francesco e pregare con lui.

La giornata si svolgerà in piazza San Pietro a Roma domenica 28 settembre 2014.

Il programma prevede:

ore 7,30 apertura della piazza, ore 9,00 inizio della giornata di festa che culminerà alle 10,30 con la Santa Messa presieduta dal Papa.

Iscrizioni e informazioni: per partecipare alla giornata (nonni e familiari) è necessario iscriversi attraverso il sito del Pontificio Consiglio per la Famiglia www.family.va Si possono trovare tutte le informazioni e le schede da compilare per partecipare, la procedura di iscrizione è molto semplice

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E…state in Famiglia 2014

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Famiglia, una ricchezza da condividere

Roma, 2 – 6 luglio 2014

Istituto PIO XI , Via Umbertide 11, Roma

PDF programma

Perché il Meeting

Siamo convinti che la famiglia sia un aspetto primario della vita degli italiani. Siamo convinti, perché lo

sperimentiamo ogni giorno, che essere famiglia sia un’esperienza positiva, bella, arricchente, fonte di benessere per i

singoli che ne fanno parte e per tutti coloro che ne vengono a contatto.

Una famiglia che “funziona” è una scuola insostituibile di umanità e di relazionalità, ed è anche elemento

importante per il buon funzionamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, economiche ed educative.

Se adeguatamente sostenuta, la famiglia può attivare molte risorse positive, per sé e per la società: purtroppo

però raramente oggi è messa nelle condizioni di farlo.

Spiace infatti constatare che in Italia manca una vera e propria cultura della famiglia, una condivisione politica e

culturale della sua importanza, per i membri che la compongono e per la stessa società.

La famiglia è stata invece relegata, ormai da troppi anni, ad un luogo di godimento privato e personale, e in

particolare negli ultimi anni, quelli della crisi economica e sociale, è stata utilizzata come vero e proprio ammortizzatore

sociale, offuscandone tutta la sua valenza ed il suo potenziale.

Proprio per la sua naturale capacità di resilienza, la famiglia italiana si trova a sopportare pesi che vanno oltre le

sue reali possibilità e disponibilità di risorse, e si trova a reggere in questo momento storico un Paese che fatica a

progettare e a produrre politiche di sviluppo, lasciando poche possibilità di realizzazione ai giovani. La famiglia però non è

un mero affare privato dei singoli individui, bensì un fatto indispensabile nell’architettura della civitas.

Questo progetto nasce dal desiderio delle associazioni appartenenti al Forum delle Associazioni familiari del

Lazio di promuovere e sviluppare una cultura del familiare. In un quadro così complesso e problematico, il Meeting delle

Famiglie ha l’ambizione di far emergere – come un abile pittore - tutta la bellezza della famiglia, portando alla luce le sue

risorse e il patrimonio di umanità, di relazioni e di vita che essa trasuda.

Dare un affresco vivente a questa bellezza, indispensabile per la vita di ogni persona, non è un impresa facile, ma

siamo forti del fatto che a Roma, da molti anni, le associazioni aderenti al Forum lavorano costantemente per

promuovere tale cultura e prestare servizi di altra professionalità alla persona.

La prima edizione del Meeting nel 2013 ha avuto risultati lusinghieri ed incoraggianti: 3000 presenze in 5 giorni

di eventi. Ottimo è stato il gradimento sia in termini di partecipazione sia in termini di apprezzamento della qualità della

proposta.

Forti del successo della scorsa edizione, quest’anno ci riproponiamo con un ambizione in più: fare del Meeting

delle Famiglie a Roma un punto propulsivo della cultura del familiare che, dal confronto con tutti gli attori sociali

economici e culturali, suggerisca anche proposte di armonizzazione. Cinque i temi che fungeranno da trama trasversale

per tutti gli eventi, temi che ricorreranno in momenti diversi nelle attività proposte.

1. Vivere green in famiglia

2. La polis: politica e società.

3. Lavoro, casa ed economia

4. Giovani, scuola, formazione e futuro

5. Relazioni, famiglia e spiritualità

Tante le sezioni in cui questi temi verranno proposti e tante le attività per le famiglie:

 Semi di futuro, incontri con persone autentiche e competenti, che ci aiuteranno a vedere dove investire i nostri sforzi;

 Vivere la vita, un luogo dove le associazioni del Forum possano condividere le proprie esperienze familiari;

 Caffè letterario, un ritrovo sotto le stelle per ascoltare le novità editoriali per la famiglia;

 Politikamente, uno spazio per i giovani, che si confronteranno con politici e esponenti della società civile;

 E io pago… di più!, un talk-show per discutere dell’equità fiscale e di misure concrete per le famiglie;

 Laboratori per famiglie e per bambini, dove poter condividere momenti di vita familiare;

 Spettacolo Meeting, per divertirsi, ballare, cantare e ridere insieme.

Ed ancora per i bambini e ragazzi Animazione bambini, Incontri sportivi junior, Baby Dance e Letture… con gusto; per gli

adulti Nel nome del Padre, Campagna Amica, Ascoltando la Famiglia e Sportello Famiglia; per tutti quanti Ristomeeting,

Bar, Famiglia… Mondiale! e Buonanotte Meeting. A ciascuno la libertà di seguire ciò che più lo ispira.

Vi aspettiamo!

Emma Ciccarelli

Presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio

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Papa Francesco apre il Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma

papa-francesco-convegno-diocesanoLunedì 16 giugno 2014 alle ore 19.00 il Santo Padre Francesco ha inaugurato nell’Aula Paolo VI in Vaticano il Convegno ecclesiale che conclude l’anno pastorale della Diocesi di Roma e che ha per tema: Un popolo che genera i suoi figli. Comunità e famiglia nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana. Dopo il saluto del Cardinale Vicario, Agostino Vallini e gli interventi introduttivi del Parroco e di due catechisti della parrocchia di san Frumenzio, il Papa ha pronunciato il seguente discorso:

Prima di tutto, buonasera a tutti!
Sono contento di essere tra voi.

Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole di affetto e di fiducia che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Grazie anche a Don Gianpiero Palmieri e ai due catechisti Ada e Pierpaolo, che hanno illustrato la situazione. Io ho detto loro: “Avete detto tutto voi! Io do la benedizione e me ne vado”. Sono bravi.

Vorrei dire una cosa, senza dubbio: mi è piaciuto tanto che tu, don Gianpiero, abbia menzionato l’Evangelii nuntiandi. Anche oggi è il documento pastorale più importante, che non è stato superato, del post-Concilio. Dobbiamo andare sempre lì. E’ un cantiere di ispirazione quell’Esortazione Apostolica. E l’ha fatta il grande Paolo VI, di suo pugno. Perché dopo quel Sinodo non si mettevano d’accordo se fare una Esortazione, se non farla…; e alla fine il relatore - era san Giovanni Paolo II - ha preso tutti i fogli e li ha consegnati al Papa, come dicendo: “Arrangiati tu, fratello!”. Paolo VI ha letto tutto e, con quella pazienza che aveva, cominciò a scrivere. E’ proprio, per me, il testamento pastorale del grande Paolo VI. E non è stata superata. E’ un cantiere di cose per la pastorale. Grazie per averla menzionata, e che sia sempre un riferimento!

In questo anno, visitando alcune parrocchie, ho avuto modo di incontrare tante persone, che spesso fugacemente ma con grande fiducia mi hanno espresso le loro speranze, le loro attese, insieme alle loro pene e ai loro problemi. Anche nelle tante lettere che ricevo ogni giorno leggo di uomini e donne che si sentono disorientati, perché la vita è spesso faticosa e non si riesce a trovarne il senso e il valore. E’ troppo accelerata! Immagino quanto sia convulsa la giornata di un papà o di una mamma, che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola, poi vanno a lavorare, spesso in luoghi dove sono presenti tensioni e conflitti, anche in luoghi lontani. Prima di venire qui, sono andato in cucina a prendere un caffè, c’era il cuoco e gli ho detto: “Tu per andare a casa tua di quanto tempo hai bisogno?”; “Di un’ora e mezza…”. Un’ora e mezza! E torna a casa, ci sono i figli, la moglie…. E devono attraversare Roma nel traffico. Spesso capita a tutti noi di sentirci soli così. Di sentirci addosso un peso che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa è vita? Sorge nel nostro cuore la domanda: come facciamo perché i nostri figli, i nostri ragazzi, possano dare un senso alla loro vita? Perché anche loro avvertono che questo nostro modo di vivere a volte è disumano, e non sanno quale direzione prendere affinché la vita sia bella, e la mattina siano contenti di alzarsi.

Quando io confesso i giovani sposi e mi parlano dei figli, faccio sempre una domanda: “E tu hai tempo per giocare con i tuoi figli?”. E tante volte sento dal papà: “Ma, Padre, io quando vado a lavorare alla mattina, loro dormono, e quanto torno, alla sera, sono a letto, dormono”. Questa non è vita! E’ una croce difficile. Non è umano. Quando ero Arcivescovo nell’altra diocesi avevo modo di parlare più frequentemente di oggi con i ragazzi e i giovani e mi ero reso conto che soffrivano di orfandad, cioè di orfanezza. I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. E quando pensiamo che il Signore si è rivelato a noi nella gratuità, cioè come Grazia, la cosa è molto più importante. Quel bisogno di gratuità umana, che è come aprire il cuore alla grazia di Dio. Tutto è gratis: Lui viene e ci dà la sua grazia. Ma se noi non abbiamo il senso della gratuità nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile capire cosa è la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che è un regalo, un dono di Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità.

Gesù ci ha fatto una grande promessa: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18), perché Lui è la via da percorrere, il maestro da ascoltare, la speranza che non delude. Come non sentire ardere il cuore e dire a tutti, in particolare ai giovani: “Non sei orfano! Gesù Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre e vuole aiutarti, perché ti ama”. Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani. Perché anche la società rinnega i suoi figli! Per esempio a quasi un 40% dei giovani italiani non dà lavoro. Cosa significa? “Tu non mi importi! Tu sei materiale di scarto. Mi spiace, ma la vita è così”. Anche la società rende orfani i giovani. Pensate cosa significa che 75 milioni di giovani in questa civiltà Europea, giovani dai 25 anni in giù, non abbiano lavoro… Questa civiltà li lascia orfani. Noi siamo un popolo che vuole far crescere i suoi figli con questa certezza di avere un padre, di avere una famiglia, di avere una madre. La nostra società tecnologica — lo diceva già Paolo VI — moltiplica all’infinito le occasioni di piacere, di distrazione, di curiosità, ma non è capace di portare l’uomo alla vera gioia. Tante comodità, tante cose belle, ma la gioia dov’è? Per amare la vita non abbiamo bisogno di riempirla di cose, che poi diventano idoli; abbiamo bisogno che Gesù ci guardi. È il suo sguardo che ci dice: è bello che tu viva, la tua vita non è inutile, perché a te è affidato un grande compito. Questa è la vera sapienza: uno sguardo nuovo sulla vita che nasce dall’incontro di Gesù.

Il Cardinale Vallini ha parlato di questo cammino di conversione pastorale missionaria. E’ un cammino che si fa e si deve fare e noi abbiamo la grazia ancora di poterlo fare. Conversione non è facile, perché è cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose, anche cambiare l’anima. Ma questo cammino di conversione ci darà l’identità di un popolo che sa generare i figli, non un popolo sterile! Se noi come Chiesa non sappiamo generare figli, qualcosa non funziona! La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello non è l’essenziale, quello è un aiuto. A che cosa? Alla maternità della Chiesa. Se la Chiesa non è madre, è brutto dire che diventa una zitella, ma diventa una zitella! E’ così: non è feconda. Non solo fa figli la Chiesa, la sua identità è fare figli, cioè evangelizzare, come dice Paolo Vi nell’Evangelii nuntiandi. L’identità della Chiesa è questa: evangelizzare, cioè fare figli. Penso a nostra madre Sara, che era invecchiata senza figli; penso ad Elisabetta, la moglie di Zaccaria, invecchiata senza figli; penso a Noemi, un’altra donna invecchiata senza discendenza… E queste donne sterili hanno avuto figli, hanno avuto discendenza: il Signore è capace di farlo! Ma per questo la Chiesa deve fare qualcosa, deve cambiare, deve convertirsi per diventare madre. Deve essere feconda! La fecondità è la grazia che noi oggi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, perché possiamo andare avanti nella nostra conversione pastorale e missionaria. Non si tratta, non è questione di andare a cercare proseliti, no, no! Andare a suonare al citofono: “Lei vuol venire a questa associazione che si chiama Chiesa cattolica?…”. Bisogna fare la scheda, un socio di più… La Chiesa - ci ha detto Benedetto XVI - non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per attrazione materna, per questo offrire maternità; cresce per tenerezza, per la maternità, per la testimonianza che genera sempre più figli. E’ un po’ invecchiata la nostra Madre Chiesa… Non dobbiamo parlare della “nonna” Chiesa, ma è un po’ invecchiata…. Dobbiamo ringiovanirla! Dobbiamo ringiovanirla, ma non portandola dal medico che fa la cosmetica, no! Questo non è il vero ringiovanimento della Chiesa, questo non va. La Chiesa diventa più giovane quando è capace di generare più figli; diventa più giovane quanto più diventa madre. Questa è la nostra madre, la Chiesa; e il nostro amore di figli. Essere nella Chiesa è essere a casa, con mamma; a casa di mamma. Questa è la grandezza della rivelazione.

E’ un invecchiamento che… credo… - non so se Don Gianpiero o il Cardinale - ha parlato di fuga dalla vita comunitaria, questo è vero: l’individualismo ci porta alla fuga dalla vita comunitaria, e questo fa invecchiare la Chiesa. Andiamo a visitare un’istituzione che non è più madre, ci dà una certa identità, come la squadra di calcio: “Sono di questa squadra, sono tifoso della cattolica!”. E questo avviene quando c’è la fuga dalla vita comunitaria, la fuga dalla famiglia. Dobbiamo recuperare la memoria, la memoria della Chiesa che è popolo di Dio. A noi oggi manca il senso della storia. Abbiamo paura del tempo: niente tempo, niente percorsi, niente, niente! Tutto adesso! Siamo nel regno del presente, della situazione. Soltanto questo spazio, questo spazio, questo spazio, e niente tempo. Anche nella comunicazione: luci, il momento, telefonino, il messaggio… Il linguaggio più abbreviato, più ridotto. Tutto si fa di fretta, perché siamo schiavi della situazione. Recuperare la memoria nella pazienza di Dio, che non ha avuto fretta nella sua storia di salvezza, che ci ha accompagnato lungo la storia, che ha preferito la storia lunga per noi, di tanti anni, camminando con noi.

Nel presente - ne parlerò dopo, se ho tempo - una sola parola dirò: accoglienza. Ecco, l’accoglienza. E un’altra che avete detto voi: tenerezza. Una madre è tenera, sa accarezzare. Ma quando noi vediamo la povera gente che va alla parrocchia con questo, con quell’altro e non sa come muoversi in questo ambiente, perché non va spesso in parrocchia, e trova una segretaria che sgrida, che chiude la porta: “No, Lei per fare questo deve pagare questo, questo e questo! E deve fare questo e questo… Prenda questa carta e deve fare…”. Questa gente non si sente a casa di mamma! Forse si sente nell’amministrazione, ma non a casa della madre. E le segretarie, le nuove “ostiarie” della Chiesa! Ma segretaria parrocchiale vuol dire aprire la porta della casa della madre, non chiuderla! E si può chiudere la porta in tante maniere. A Buenos Aires era famosa una segretaria parrocchiale: tutti la chiamavano la “tarantola”… non dico di più! Saper aprire la porta nel presente: accoglienza e tenerezza.

Anche i preti, i parroci e i viceparroci hanno tanto lavoro e io capisco che a volte sono un po’ stanchi; ma un parroco che è troppo impaziente non fa bene! A volte io capisco, capisco… Una volta ho dovuto sentire una signora, umile, molto umile, che aveva lasciato la Chiesa da giovane; adesso era madre di famiglia, è tornata alla Chiesa, e dice: “Padre, io ho lasciato la Chiesa perché in parrocchia, da ragazzina - non so se andava alla Cresima, non sono sicuro… - è venuta una donna con un bambino e ha chiesto al parroco di fare il Battesimo… - questo tanto tempo fa e non qui a Roma, da un’altra parte -, e il parroco ha detto di sì, ma che doveva pagare… «Ma non ho i soldi!». «Vai a casa tua, prendi quello che hai, portamelo e io ti battezzo il figlio»”. E quella donna mi parlava in presenza di Dio! Questo succede… Questo non significa accogliere, questo è chiudere la porta! Nel presente: tenerezza e accoglienza.

E per il futuro, speranza e pazienza. Dare testimonianza di speranza, andiamo avanti. E la famiglia? E’ pazienza. Quella che san Paolo ci dice: sopportarvi a vicenda, l’un l’altro. Sopportarci. E’ così.

Ma torniamo al testo. La gente che viene sa, per l’unzione dello Spirito Santo, che la Chiesa custodisce il tesoro dello sguardo di Gesù. E noi dobbiamo offrirlo a tutti. Quando arrivano in parrocchia - forse mi ripeto, perché ho fatto una strada diversa e mi sono allontanato dal testo -, quale atteggiamento dobbiamo avere? Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore grande, come in famiglia, chiedendo al Signore di farci capace di partecipare alle difficoltà e ai problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita.

Dobbiamo avere il cuore di Gesù, il quale «vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (Mt 9,36). Vedendo le folle, ne sentì compassione. A me piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Gesù. Compassione è “patire con”, sentire quello che sentono gli altri, accompagnare nei sentimenti. E’ la Chiesa madre, come una madre che carezza i suoi figli con la compassione. Una Chiesa che abbia un cuore senza confini, ma non solo il cuore: anche lo sguardo, la dolcezza dello sguardo di Gesù, che spesso è molto più eloquente di tante parole. Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Gesù, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo sereno, felice che entra nel cuore. Ma — come hanno detto i vostri rappresentanti – deve essere tutta la parrocchia ad essere una comunità accogliente, non solo i sacerdoti e i catechisti. Tutta la parrocchia! Accogliere…

Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono accoglienti, se gli orari delle attività favoriscono la partecipazione dei giovani, se siamo capaci di parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti (come ad esempio nello sport, nelle nuove tecnologie) le possibilità per annunciare il Vangelo. Diventiamo audaci nell’esplorare nuove modalità con cui le nostre comunità siano delle case dove la porta è sempre aperta. La porta aperta! Ma è importante che all’accoglienza segua una chiara proposta di fede; una proposta di fede tante volte non esplicita, ma con l’atteggiamento, con la testimonianza: in questa istituzione che si chiama Chiesa, in questa istituzione che si chiama parrocchia si respira un’aria di fede, perché si crede nel Signore Gesù.

Io chiederò a voi di studiare bene queste cose che ho detto: questa orfanezza, e studiare come far recuperare la memoria di famiglia; come fare affinché nelle parrocchie ci sia l’affetto, ci sia la gratuità, che la parrocchia non sia una istituzione legata solo alle situazioni del momento. No, che sia storica, che sia un cammino di conversione pastorale. Che nel presente sappia accogliere con tenerezza, e sappia mandare avanti i suoi figli con la speranza e la pazienza.

Io voglio tanto bene ai sacerdoti, perché fare il parroco non è facile. E’ più facile fare il vescovo che il parroco! Perché noi vescovi sempre abbiamo la possibilità di prendere le distanze, o nasconderci dietro il “Sua Eccellenza”, e quello ci difende! Ma fare il parroco, quando ti bussano alla porta: “Padre, questo, padre qua e padre là…”. Non è facile! Quando ti viene uno a dire i problemi della famiglia, o quel morto, o quando vengono a chiacchierare le cosiddette “ragazze della caritas” contro le cosiddette “ragazze delle catechesi”… Non è facile, fare il parroco!

Ma voglio dire una cosa, l’ho detta un’altra volta: la Chiesa italiana è tanto forte grazie ai parroci! Questi parroci che - adesso avranno un altro sistema - dormivano col telefono sopra il comodino e si alzavano a qualsiasi ora per andare a trovare un ammalato… Nessuno moriva senza i Sacramenti… Vicini! Parroci vicini! E poi? Hanno lasciato questa memoria di evangelizzazione…

Pensiamo alla Chiesa madre e diciamo alla nostra madre Chiesa quello che Elisabetta ha detto a Maria quando era diventata madre, in attesa del figlio: “Tu sei felice, perché hai creduto!”.

Vogliamo una Chiesa di fede, che creda che il Signore è capace di farla madre, di darle tanti figli. La nostra Santa Madre Chiesa. Grazie!

16 giugno 2014

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FIRMA l’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA!

io-firmoCarissimi, certamente sapete che lo Stato destina l’8xmille del gettito Irpef a vari soggetti, fra cui la Chiesa Cattolica, in proporzione alle firme di scelta dei contribuenti. È una parte delle vostre tasse già pagate, quindi firmare l’8×1000 non costa nulla.

La vostra scelta però consente di indirizzare queste risorse alla Chiesa Cattolica.

La Chiesa utilizza questi fondi per il bene comune! Dal 2008 ha effettuato nella sola Roma 87 grandi interventi: costruite 17 Chiese, ristrutturate 35 parrocchie, avviati 29 nuovi servizi di carità ed assistenza per donne, poveri, immigrati, minori e molto altro. I fondi sono destinati a:

¨ interventi di carattere umanitario/sociale. Mense e dormitori della Caritas. Volontariato sociale. Centri recupero tossicodipendenti/disadattati. Interventi nel terzo mondo.

¨ iniziative di pastorale, di aiuto alle famiglie e di supporto alla generazione di nuovi posti di lavoro

¨ conservazione del grande patrimonio di arte e storia costituito dalle nostre Chiese e costruzione di nuove Chiese nelle periferie.

¨ contributo parziale al sostentamento dei nostri sacerdoti (che non prendono lo stipendio dallo Stato – un tempo c’era la congrua – e tanto meno dal Vaticano)

Molti di voi forse stanno pensando: non è la mia firma che cambia le cose! Papa Francesco ci ricorda che si è sviluppata “una globalizzazione dell’indifferenza”, e noi ci siamo dentro fino al collo, mentre “l’uomo è legato agli altri dalla solidarietà” e c’è “una moltitudine affamata” di fame materiale, psicologica e spirituale, che aspetta il nostro amore. Hai un’opportunità per dire ”io ci sono!”, attraverso una firma che non ti costa nulla!!!

Ora fate attenzione! Voi potete essere in uno di questi tre gruppi:

1. Se fai la dichiarazione presso un CAF o un commercialista, ricordati di comunicargli di inserire la tua preferenza sulla destinazione 8xmille alla Chiesa Cattolica.

2. Se invece non fai la dichiarazione e sei un lavoratore dipendente, consegna il foglio 8×1000 del tuo CUD, compilato e firmato, all’ufficio parrocchiale che provvederà a farlo avere in Vicariato.

3. Se sei pensionato, saprai che l’Inps dall’anno scorso ha fatto uno scherzetto: non arriva più il CUD a casa. Nessun problema: troverai in parrocchia il foglio per l’8×1000. Vai, porta un documento insieme al tuo codice fiscale e apponi la tua firma per la destinazione dell’8×1000.

Ricordate anche ai vostri parenti e amici di firmare l’8xmille alla Chiesa Cattolica: pensate che oltre la metà dei contribuenti “dimentica” di firmare!!!

Grazie del vostro amore alla Chiesa!

PDF Vedi esempio foglio firma cud 2014

Pierluigi Proietti

Responsabile Servizio Sovvenire – “Un cammino di fratellanza”

Diocesi di Roma

P.zza S. Giovanni in Laterano 6

00186 Roma

pierluigi.proietti@vicariatusurbis.org

www.sovvenirediocesidiroma.it

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Jesus Christ Superstar al Sistina di Roma

Il capolavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, ormai passato alla storia come uno dei musical più famosi e amati di tutti i tempi, torna in scena per la prima volta in Europa con un interprete d’eccezione nel ruolo del titolo: Ted Neeley, il Gesù “originale” del celebre film di Norman Jewison, del 1973.Firma la regia, a vent’anni dalla rielaborazione italiana, Massimo Romeo Piparo.Altra novità assoluta la musica dal vivo con la rock-band dei Negrita, che sarà sul palco insieme all’orchestra di 12 elementi diretta dal Maestro Emanuele Friello, mentre il frontman Pau presterà voce e corpo al controverso personaggio diPonzio Pilato. Il ruolo di Maria Maddalena è affidato a Simona Molinari, il “cattivo” Caifa saràShel Shapiro, e nel ruolo di Giuda l’esordiente Feysal Bonciani. “Jesus Christ Superstar”, direzione musicale Emanuele Friello, scene Giancarlo Muselli e Teresa Caruso, costumi Cecilia Betona, luci Umile Vainieri, suono Luca Finotti, coreografie Roberto Croce, regia Massimo Romeo Piparo. Al teatro Sistina di Roma dal 18/4 a fine maggio.

Giuseppe Distefano, Città Nuova, 15.04.2014

superstar

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Corso di Formazione per genitori “Progetto Crisalide”

VICARIATO DI ROMA – CENTRO PER LA PASTORALE FAMILIARE

APOSTOLATO ACCADEMICO SALVATORIANO

PONTIFICIA UNIVERSITA’ LATERANENSE - ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE “ECCLESIA MATER”

Corso di formazione per genitori ed educatori Progetto Crisalide“.

Come crescere serenamente insieme, genitori e figli, superando le difficoltà che si incontrano oggi nell’educazione.

Da martedì 25 marzo 2014 alle ore 19.00 fino al 27 maggio, per un totale di 9 incontri, sempre il martedì, con una pausa a Pasqua.

L’invito è rivolto ai genitori che hanno figli di ogni età (gli incontri vanno bene sia per chi ha figli piccoli, sia per chi ha adolescenti)

ma è esteso anche agli altri educatori: insegnanti, catechisti e animatori.

La sede degli incontri è la sala della Pinacoteca presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore in piazza san Giovanni in Laterano 4.

Programma completo, con date, tematiche e informazioni per iscriversi nell’allegato


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Tutti in piazza per la scuola

scuola1Sabato 10 maggio grande manifestazione in piazza San Pietro per l’educazione. Sono attese più di 150 mila persone. Papa Francesco incontrerà le scolaresche, le famiglie, i docenti di tutta Italia a partire dalle 16 e si potrà seguire il programma in diretta su Raiuno dalle 16 e 45 alle 18 e 45. Le riflessioni di don Domenico Pompili, sottosegretario, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e portavoce della Conferenza episcopale italiana


Cosa non è e cosa è la manifestazione di sabato 10 maggio? Lei ha scritto che è «l’inizio di un ampio percorso»?

«Non è una gita a Roma approfittando della bella stagione. È la presa di coscienza che la scuola, pur attraversando obiettive difficoltà, anche di ordine strutturale, è comunque una grande avventura posta ogni mattina nelle mani dei docenti, degli alunni, delle famiglie. È un atto di fiducia nella scuola che non può essere ridotta ad un problema di edilizia scolastica, ma piuttosto alla volontà di riappropriarsi dell’atto educativo per far crescere le nuove generazioni. Questo richiede un coinvolgimento a più livelli, tra la scuola e la famiglia, tra i docenti e gli alunni, tra i genitori e i docenti».

Quali sono gli obiettivi concreti del futuro?

«L’obiettivo è quello di accompagnare la quotidianità della scuola, facendo in modo che la pastorale scolastica, per quanto riguarda la Chiesa, non sia limitata soltanto ad alcuni momenti durante l’anno, ma sia sempre più percepita dalla comunità cristiana come qualcosa che ci riguarda perché storicamente la Chiesa ha sempre gestito in prima persona le scuole. E, soprattutto oggi, in cui ci sono una pluralità di presenze, statali e paritarie, non deve sfuggire alla comunità cristiana che sostenere la scuola, con una vicinanza che può tradursi in mille forme, è assolutamente necessario. Altrimenti mancheremmo ad una obiettiva responsabilità perché la scuola non può essere circoscritta solo alla formazione in aula. La scuola deve essere sostenuta dal mondo circostante, dalle famiglie e dalla Chiesa. In concreto sarà compito delle singole diocesi stabilire come proseguire, ma il coinvolgimento alla manifestazione darà vita a delle iniziative locali».

«Solo se cambiamo dentro possiamo essere in grado di cambiare davvero», scrive Roberto Presilla. In che senso il cambiamento dell’opinione pubblica sulla scuola può partire anche da noi cattolici?

«I problemi della scuola sono certamente di ordine strutturale, sono legati a croniche situazioni di inadeguatezza, pensiamo a quanto sia carente l’edilizia scolastica, a come siano disadorne e inadeguate le aule che ospitano i nostri ragazzi. La vera ragione di questo deficit, a mio avviso, è la sensazione che educare non sia una questione importante. Sono altre le urgenze da dover affrontare. La crisi di investimento nella scuola è solo il riflesso condizionato di una crisi più generale che valuta investire nell’ambito educativo come poco produttivo. Mentre sappiamo bene che solo se si formano delle persone culturalmente attrezzate si può pensare ad una società veramente libera e capace di innovare. Il rischio è che venendo meno la qualità culturale dei cittadini, anche la società possa impoverirsi».

Quali valori la Chiesa può portare a tutta la scuola?

«La parola d’ordine, come dice papa Francesco, è ritrovare nella scuola un momento in cui il desiderio rende il cuore dell’uomo inquieto e lo fa un essere non stanziale, ma in movimento, in ricerca. La scuola, come dice il significato originario della parola, skholé, che inizialmente indicava l’occupare piacevolmente il tempo libero, è in opposizione al lavoro che imbriglia, obbliga la persona a dover essere produttivo. Oggi, lo dicono anche le statistiche del Nord Est, molti studenti abbandonano la scuola per entrare nel ciclo produttivo, ma è una scelta non lungimirante, perché le persone producono, ma non sono attrezzate e non danno pieno compimento alle proprie possibilità. La scuola, invece, affina la persone, è il luogo nel quale emergono le qualità più profonde dell’uomo e il desiderio che rende le persone veramente sé stesse e compiute. Nei Paesi del benessere facciamo fatica a comprenderlo. Lo capiamo quando vediamo il recente film Vado a scuola, in cui un papà cinese -porta ogni giorno il bambino disabile sulle spalle percorrendo decine di chilometri a piedi perché sa che la scuola è una grande opportunità. Noi che abbiamo la scuola sotto casa abbiamo perso un po’ il valore della scuola come forma di liberazione da tutte le nostre povertà culturali».

Aurelio Molè, Città Nuova, 09.05.2014

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Papa Francesco alla parrocchia romana San Gregorio Magno

Domenica 6 aprile 2014 alle ore 16 il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia “San Gregorio Magno” alla Magliana, nel settore ovest della diocesi di Roma.
Al suo arrivo il Papa ha salutato i fedeli nel piazzale antistante la chiesa, ha incontrato i bambini e i ragazzi nel campo sportivo, poi gli ammalati e gli anziani, quindi i fidanzati e le coppie che hanno battezzato recentemente i figli. Successivamente il Santo Padre ha incontrato diverse realtà sociali presenti nel territorio della parrocchia. Quindi ha confessato alcuni penitenti. Infine il Papa ha presieduto la celebrazione della Santa Messa, al termine della quale ha salutato i familiari dei sacerdoti. Di seguito la trascrizione dell’omelia che il Papa ha tenuto nel corso della Santa Messa:

Le tre Letture di oggi ci parlano di Risurrezione, ci parlano di vita. Quella bella promessa del Signore: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe” (Ez 37,12), è la promessa del Signore che ha la vita e ha la forza di dare vita, perché quelli che sono morti possano riprendere la vita. La seconda Lettura ci dice che noi siamo sotto lo Spirito Santo e Cristo in noi, il suo Spirito, ci risusciterà. E la terza Lettura, il Vangelo, abbiamo visto come Gesù ha dato la vita a Lazzaro. Lazzaro, che era morto, è tornato alla vita.
Semplicemente voglio dire una cosa piccola piccola. Tutti noi abbiamo dentro alcune zone, alcune parti del nostro cuore che non sono vive, che sono un po’ morte; e alcuni hanno tante parti del cuore morte, una vera necrosi spirituale! E noi quando abbiamo questa situazione ce ne accorgiamo, abbiamo voglia di uscirne, ma non possiamo. Soltanto il potere di Gesù, il potere di Gesù è capace di aiutarci ad uscire da queste zone morte del cuore, queste tombe di peccato, che tutti noi abbiamo. Tutti siamo peccatori! Ma se noi siamo molto attaccati a questi sepolcri e li custodiamo dentro di noi e non vogliamo che tutto il nostro cuore risorga alla vita, diventiamo corrotti e la nostra anima incomincia a dare, come dice Marta, “cattivo odore” (Gv 11,39), l’odore di quella persona che è attaccata al peccato. E la Quaresima è un po’ per questo. Perché tutti noi, che siamo peccatori, non finiamo attaccati al peccato, ma possiamo sentire quello che Gesù ha detto a Lazzaro: «Gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”» (Gv 11,43).
Oggi vi invito a pensare un attimo, in silenzio, qui: dove è la mia necrosi dentro? Dove è la parte morta della mia anima? Dove è la mia tomba? Pensate, un minutino, tutti in silenzio. Pensiamo: qual è quella parte del cuore che si può corrompere, perché sono attaccato ai peccati o al peccato o a qualche peccato? E togliere la pietra, togliere la pietra della vergogna e lasciare che il Signore ci dica, come ha detto a Lazzaro: «Vieni fuori!». Perché tutta la nostra anima sia guarita, sia risorta per l’amore di Gesù, per la forza di Gesù. Lui è capace di perdonarci. Tutti ne abbiamo bisogno! Tutti. Tutti siamo peccatori, ma dobbiamo stare attenti a non diventare corrotti! Peccatori lo siamo, ma Lui ci perdona. Sentiamo quella voce di Gesù che, con la potenza di Dio, ci dice: “Vieni fuori! Esci da quella tomba che hai dentro. Esci. Io ti do la vita, io ti faccio felice, io ti benedico, io ti voglio per me”.
Il Signore oggi, in questa domenica, nella quale si parla tanto della Risurrezione, dia a tutti noi la grazia di risorgere dai nostri peccati, di uscire dalle nostre tombe; con la voce di Gesù che ci chiama, andare fuori, andare da Lui.
E un’altra cosa: nella quinta domenica di Quaresima, quelli che si preparavano al Battesimo nella Chiesa, ricevevano la Parola di Dio. Anche questa comunità oggi, farà lo stesso gesto. Ed io vorrei darvi il Vangelo; che voi portiate il Vangelo a casa. Questo Vangelo è un Vangelo tascabile da portare sempre con noi, per leggere un pochino un brano; aprirlo così e leggere qualcosa del Vangelo, quando devo fare una coda o quando sono sul bus; ma quando sono comodo nel bus, perché se non sono comodo, devo stare attento alle tasche! Leggere sempre un pezzettino del Vangelo. Ci farà tanto bene, ci farà tanto bene! Un po’ tutti i giorni. E’ un regalo, che vi ho portato per tutta la vostra comunità, perché così, oggi, quinta domenica di Pasqua, riceviate la Parola di Dio ed anche, così, possiate sentire la voce di Gesù che vi dice: “Esci fuori! Vieni! Vieni fuori!”, e prepararvi alla notte di Pasqua.

papa-magliana

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Notte bianca di preghiera 26 aprile

Sabato 26 aprile 2014, a partire dalle ore 21: Notte bianca di preghiera

alla vigilia della Canonizzazione dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Le Chiese del centro di Roma saranno aperte e sarà possibile pregare e confessarsi.

Verrà proposto uno schema, elaborato dall’Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma,

per la Veglia con brani biblici e testi tratti dagli scritti dei due Papi che offrano spunti per la meditazione e la preghiera.

Nelle undici Chiese indicate nella tabella sottostante, l’animazione liturgica sarà garantita in diverse lingue.

CHIESA

INDIRIZZO

LINGUA

S. Agnese in Agone a Piazza Navona

Via di Santa Maria dell’Anima, 30/a

Polacco

S. Marco al Campidoglio

Piazza San Marco, 48

Italiano, Inglese

S. Anastasia

Piazza di Sant’Anastasia,

Portoghese

Santissimo Nome di Gesù all’Argentina

Piazza del Gesù

Italiano, Spagnolo

S. Maria in Vallicella

Via del Governo Vecchio, 134

Italiano

S. Giovanni dei Fiorentini

Via Acciaioli, 2

Italiano

S. Andrea della Valle

Piazza Vidoni, 6

Francese

S. Bartolomeo all’Isola Tiberina

Isola Tiberina, 22

Italiano, Arabo

S. Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Via del Caravita, 8/a

Italiano

Chiesa delle SS. Stimmate

Largo delle Stimmate, 1

Italiano

Chiesa dei XII Apostoli

Piazza Santi Apostoli, 51

Italiano

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Il giorno del perdono

Sarà papa Francesco ad aprire oggi pomeriggio alle 17 la giornata “24 ore per il Signore”, un’iniziativa voluta dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione per valorizzare il sacramento della riconciliazione. Si inizierà con celebrazione penitenziale a san Pietro, durante la quale Bergoglio confesserà alcuni fedeli. Tre chiese del centro di Roma, Sant’Agnese in Agone, Santa Maria in Trastevere e Santissime Stimmate, resteranno aperte per accogliere quanti vogliono fare esperienza di questo sacramento. Sabato l’iniziativa si concluderà a Santo Spirito in Sassia.

perdono

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Servizio volontario alle Mense per i poveri

Desideri offrire servizio volontario alle mense per i poveri della nostra città ? Vieni… Domenica 30 marzo dalle ore 16.30 servizio alla Mensa della Caritas in Via Casilina Vecchia, 19 Info e contatti: Silvia Di Noi cell. 3453397170, Donatella Ionata cell. 3204414917 Ogni lunedì sera dalle ore 20.15 a Piazzale Ostiense, ”Mensa di Dino” Info e contatti: Francesca Romana Nuzzo cell. 3803489596 Ti aspettiamo !!! I giovani per un mondo unito di Roma

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A Roma “Ritratti di Santi”

Giovanni XXIII, Lucia di Fatima e Igino Giordani: questi tre “grandi” della fede sono i protagonisti dell’edizione 2014 di “Ritratti di Santi”, le letture quaresimali delle agiografie scritte dal padre carmelitano Antonio Maria Sicari

e intrepretate da attori professionisti nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma. I tre appuntamenti, alle ore 21.00, il 24 marzo (Giovanni XXIII), il 2 aprile (Lucia di Fatima), il 7 aprile (Igino Giordani).

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L’attore Vincenzo Bocciarelli legge a Roma la vita di Igino Giordani

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bocciarelliLa vita dell’intellettuale e politico cattolico, il Servo di Dio Igino Giordani, ha concluso ieri sera la serie di letture quaresimali dedicate ai “Ritratti di Santi” nella chiesa romana di Santa Maria della Vittoria. Le biografie scritte dal padre carmelitano Antonio Maria Sicari sono state recitate anche quest’anno da diversi attori professionisti. Ieri, è stata la volta di Vincenzo Bocciarelli, volto storico di questa iniziativa. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

R. – Questo è l’ottavo anno, mi sembra, che mi trovo a vivere questa bellissima esperienza nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Per me, da attore, poter dare voce a queste parole, a queste rievocazioni di ritratti, di figure così importanti che hanno lasciato un segno, è un grande privilegio. Per questo invito anche i giovani a venire ad ascoltare, a scoprire la vita di un personaggio come Igino Giordani perché è un esempio di costanza, di senso di sacrificio, di generosità. C’è un momento particolare che racconterò questa sera, che è la triste occasione della guerra: di fronte all’avversario egli non se la sentì di sparare e uccidere il nemico. E’ da lì che in seguito, in futuro, si batterà molto per l’abolizione della recluta del militare.

D. – Un uomo veramente libero, diceva: “La libertà non sta nel fare quello che si vuole ma sta nel fare il bene, è libertà dal male…”

R. – Eh sì. Questo è il dono della fede che ci rende liberi da tutti gli orpelli, dall’inutilità, da tutte le pesantezze che, invece, spesso ci rattristano, ci deprimono. In un’epoca in cui si tende facilmente anche alla depressione, la fede è un grande balsamo per l’anima.

D. – E questo Igino Giordani lo ha testimoniato davvero con la sua vita. Lui diceva la crisi del nostro tempo si deve a tanti motivi ma si riassumono tutti in uno solo: la penuria d’amore. Questo da un po’ l’idea di quella che era la sua fiducia nell’umanità, nella possibilità di costruire un mondo migliore a partire dai rapporti interpersonali…

R. – Sì, perché il rapporto interpersonale è una cellula che poi si riflette in tutta l’umanità, nei rapporti internazionali, interraziali. L’importanza che ci dà l’esempio della vita di Igino Giordani è questo dare, dare senza pensare di ricevere. Il più grande esempio di capacità di donarsi che ci ha dato nostro Signore con il sacrificio della propria vita sulla croce è un esempio che ci deve ricordare continuamente che piuttosto che adagiarci sui pessimismi, dobbiamo cercare di vivere la donazione con ottimismo.

D. – Ma che cosa vuol dire la fede per un attore come lei?

R. – Bella domanda! Questo spesso me lo chiedo! Soprattutto la mattina quando mi sveglio e la sera quando si chiude una giornata. Cerco innanzitutto di poter umilmente essere utile al prossimo, attraverso il mio lavoro e, soprattutto, un altro elemento importante è il senso di aggregazione, perché da soli, come dice Papa Francesco, non si va da nessuna parte.

D. – Parlando della sua vita di attore dopo Ritratti di Santi ci sono progetti particolari?

R. – Sì, ci sono belle cose in cantiere, mi auguro che con l’aiuto di nostro Signore possa affrontare nuovi ruoli. Mi piace tantissimo affrontare la poliedricità degli aspetti dell’essere umano. Dovrei affrontare una nuova fiction verso giugno, un ritorno anche al cinema, dopo la mia esperienza in India a Bollywood come primo attore europeo protagonista di un film indiano, e poi tanto teatro.

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PAPA FRANCESCO ALLA VEGLIA DI PREGHIERA PROMOSSA DALLA FONDAZIONE “LIBERA”

papa-ciottiVEGLIA NELLA PARROCCHIA SAN GREGORIO VII IN ROMA

21.03.2014

Nella chiesa di San Gregorio VII in Roma, il Santo Padre Francesco ha incontrato i partecipanti alla Veglia di preghiera promossa dalla Fondazione “Libera” nella ricorrenza della XIX “Giornata della memoria e dell’impegno” in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a cui hanno partecipato oltre 700 familiari. L’incontro si è aperto con il saluto di don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera” e la lettura dei nomi di 842 vittime delle mafie. Dopo la proclamazione del Vangelo delle Beatitudini, Papa Francesco ha rivolto ai presenti queste parole:

Cari fratelli e sorelle,

grazie di avere fatto questa tappa a Roma, che mi dà la possibilità di incontrarvi, prima della veglia e della “Giornata della memoria e dell’impegno” che vivrete stasera e domani a Latina. Ringrazio Don Luigi Ciotti e i suoi collaboratori, e anche i Padri Francescani di questa parrocchia. Saluto anche il vescovo di Latina, Mons. Crociata, qui presente. Grazie, Eccellenza.

Il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza, ed è questa: che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione, in ogni parte del mondo… E questo deve partire da dentro, dalle coscienze, e da lì risanare, risanare i comportamenti, le relazioni, le scelte, il tessuto sociale, così che la giustizia guadagni spazio, si allarghi, si radichi, e prenda il posto dell’inequità.

So che voi sentite fortemente questa speranza, e voglio condividerla con voi, dirvi che vi sarò vicino anche questa notte e domani, a Latina – pur se non potrò venire fisicamente, ma sarò con voi in questo cammino, che richiede tenacia, perseveranza.

In particolare, voglio esprimere la mia solidarietà a quanti tra voi hanno perso una persona cara, vittima della violenza mafiosa. Grazie per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza. Questo è tanto importante, specialmente per i giovani!

Vorrei pregare con voi – e lo faccio di cuore – per tutte le vittime delle mafie. Anche pochi giorni fa, vicino a Taranto, c’è stato un delitto che non ha avuto pietà nemmeno di un bambino. Ma nello stesso tempo preghiamo insieme, tutti quanti, per chiedere la forza di andare avanti, di non scoraggiarci, ma di continuare a lottare contro la corruzione.

E sento che non posso finire senza dire una parola ai grandi assenti, oggi, ai protagonisti assenti: agli uomini e alle donne mafiosi. Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi, smettete di fare il male! E noi preghiamo per voi. Convertitevi, lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene. Questa vita che vivete adesso, non vi darà piacere, non vi darà gioia, non vi darà felicità. Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita. Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno. E’ quello che vi aspetta se continuate su questa strada. Voi avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro. Piangete un po’ e convertitevi.

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Alcune iniziative che riguardano la famiglia

Giovedì e venerdì 20-21 marzo - Pontificio Istituto Giovanni Paolo II - Piazza san Giovanni in Laterano 4.

Convegno Internazionale “Giovanni Paolo II: il Papa della famiglia”

In vista della canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II e del cammino sinodale voluto da Papa Francesco, il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, in collaborazione con i Knights of Columbus, mette in evidenza la fecondità che nell’ambito della pastorale familiare hanno le intuizioni e gli insegnamenti del “Papa della famiglia e della vita”.

Info: convegnogiovannipaolo2@istitutogp2.it tel. 06.6989.5542 DEPLIANT dell’EVENTO

Sabato 22 marzo, dalle 16,00 alle 18,00 - Seminario Maggiore, piazza san Giovanni in Laterano 4.

Conversazioni del sabato Matrimonio e Famiglia:  natura, indissolubilità, separazione, nullità, divorzio e relazione con i figli

“Nullità del Matrimonio: condizioni che la determinano e possibilità di prevenzione”

Relatore: Paolo De Luigi, Avvocato Rotale e docente presso la Pontificia Università Antonianum

Ambra Filippelli, Psicologa Clinica e di Comunità, Psicologa forense e Psicodiagnosta

Possono partecipare le persone sensibili alla realtà delle famiglie separate o divorziate. In particolare sono invitate a partecipare le persone che vivono la separazione e il divorzio, qualunque sia la loro situazione dopo la separazione. Sono invitati a partecipare i collaboratori parrocchiali (catechisti, animatori di gruppi, ecc.), nonché sacerdoti e religiose/i. La partecipazione è libera e gratuita, è gradito un cenno di adesione. Info: Mons. Davide Maccarri tel. 338.7569875 dmaccarri@gmail.com Renato Galeri tel. 06.2301925 - 328.6111455 r.galeri@alice.it

Domenica 23 marzo, dalle 15,30 alle 18,30 - Casa Betania, via delle Calasanziane 12.

“Un tempo fuori casa per crescere meglio”. (v. allegato)

Per genitori e figli (questo incontro è pensato per i figli). Verranno presentate, dai ragazzi che le hanno fatte, esperienze di volontariato, formazione e studio svoltesi “uscendo di casa”. Sarà un incontro molto interessante per ragazzi tra i 17 e 22 anni e che possa incuriosirli nonché invogliarli a fare esperienze formative importanti per il loro futuro. Parlerà Oliviero Bettinelli, responsabile del settore di educazione alla pace e mondialità della Caritas di Roma. che da 30 si occupa dei giovani che svolgono servizio civile e volontariato in Caritas. Un’esperienza tutta da ascoltare!

Info: tel. 06.6145596 www.coopaccoglienza.it

volantino

Lunedì 24 marzo ore 18,30 - parrocchia san Roberto Bellarmino, via Panama 13.

Presentazione del libro “L’eclissi della differenza” di Claudio e Laura Gentili sull’esperienza di pastorale familiare del Centro Betania, al servizio della Diocesi di Roma.

relatori: Lucetta Scaraffia, storica - Tonino Cantelmi, psichiatra - Rev. Prof. Antonio Malo, prof. di Antropologia all’Università S. Croce - Gianfranco Marcelli, capo redazione romana di Avvenire

Info: www.centroformazionebetania.it

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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA MARIA DELL’ORAZIONE

SETTEVILLE DI GUIDONIA

16.03.2014

Questo pomeriggio, il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia di Santa Maria dell’Orazione a Setteville di Guidonia, nel settore nord della diocesi di Roma. Al suo arrivo, alle ore 16, il Papa ha salutato i fedeli che non hanno trovano posto in chiesa, nel piazzale antistante. Quindi ha incontrato le diverse realtà della parrocchia, in particolare gli ammalati e i disabili, poi i bambini e i ragazzi della catechesi di Prima Comunione, Cresima e post Cresima. Successivamente ha incontrato le Comunità Neocatecumenali e le famiglie con bambini battezzati negli ultimi mesi. Infine ha confessato alcuni penitenti.
Alle ore 17.40 il Santo Padre ha presieduto nella chiesa di Santa Maria dell’Orazione la Celebrazione Eucaristica al termine della quale si è intrattenuto brevemente con i familiari dei sacerdoti della parrocchia, prima di raggiungere il terrazzo della parrocchia per un ultimo saluto ai fedeli. Di seguito la trascrizione dell’omelia che il Papa ha tenuto nel corso della Santa Messa:

Nell’orazione all’inizio della Messa abbiamo chiesto al Signore due grazie: “ascoltare il tuo amato Figlio“, perché la nostra fede sia nutrita dalla Parola di Dio, e – l’altra grazia – “purificare gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere un giorno la visione della gloria“. Ascoltare, la grazia di ascoltare, e la grazia di purificare gli occhi. Questo è proprio in relazione col Vangelo che abbiamo sentito. Quando il Signore si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, questi sentono la voce di Dio Padre, che dice: “Questo è mio Figlio! Ascoltatelo!”. La grazia di ascoltare Gesù. Perché? Per nutrire la nostra fede con la Parola di Dio. E questo è un compito del cristiano. Quali sono i compiti del cristiano? Forse mi direte: andare a Messa le domeniche; fare digiuno e astinenza nella Settimana Santa; fare questo… Ma il primo compito del cristiano è ascoltare la Parola di Dio, ascoltare Gesù, perché Lui ci parla e Lui ci salva con la sua Parola. E Lui fa anche più robusta, più forte la nostra fede, con questa Parola. Ascoltare Gesù! “Ma, Padre, io ascolto Gesù, lo ascolto tanto!”. “Sì? Cosa ascolti?”. “Ascolto la radio, ascolto la televisione, ascolto le chiacchiere delle persone…”. Tante cose ascoltiamo noi durante la giornata, tante cose… Ma vi faccio una domanda: prendiamo un po’ di tempo, ogni giorno, per ascoltare Gesù, per ascoltare la Parola di Gesù? A casa, noi abbiamo il Vangelo? E ogni giorno ascoltiamo Gesù nel Vangelo, leggiamo un brano del Vangelo? O abbiamo paura di questo, o non siamo abituati? Ascoltare la Parola di Gesù, per nutrirci! Questo significa che la Parola di Gesù è il pasto più forte per l’anima: ci nutre l’anima, ci nutre la fede! Io vi suggerisco, ogni giorno, di prendere alcuni minuti e leggere un bel brano del Vangelo e sentire cosa succede lì. Sentire Gesù, e quella Parola di Gesù ogni giorno entra nel nostro cuore e ci fa più forti nella fede. Vi suggerisco anche di avere un piccolo Vangelo, piccolino, da portare in tasca, nella borsa e quando abbiamo un po’ di tempo, forse nel bus… quando si può nel bus, perché tante volte nel bus siamo un po’ costretti a mantenere l’equilibrio e anche a difendere le tasche, no?… Ma quando tu sei seduto, qui o là, puoi leggere, anche durante la giornata, prendere il Vangelo e leggere due paroline. Il Vangelo sempre con noi! Di alcuni martiri dei primi tempi si diceva – per esempio santa Cecilia – che portavano sempre il Vangelo con loro: loro portavano il Vangelo; lei, Cecilia portava il Vangelo. Perché è proprio il primo pasto nostro, è la Parola di Gesù, quello che nutre la nostra fede.

E poi la seconda grazia che abbiamo chiesto è la grazia della purificazione degli occhi, degli occhi del nostro spirito, per preparare gli occhi dello spirito alla vita eterna. Purificare gli occhi! Io sono invitato ad ascoltare Gesù e Gesù si manifesta e con la sua Trasfigurazione ci invita a guardarlo. E guardare Gesù purifica i nostri occhi e li prepara alla vita eterna, alla visione del Cielo. Forse i nostri occhi sono un po’ ammalati perché vediamo tante cose che non sono di Gesù, anche sono contro Gesù: cose mondane, cose che non fanno bene alla luce dell’anima. E così questa luce si spegne lentamente e senza saperlo finiamo nel buio interiore, nel buio spirituale, nel buio della fede: un buio perché non siamo abituati a guardare, a immaginare le cose di Gesù.

Questo è quello che noi oggi abbiamo chiesto al Padre, che ci insegni ad ascoltare Gesù e a guardare Gesù. Ascoltare la sua Parola, e pensate a quello che vi dicevo del Vangelo: è molto importante! E guardare: quando leggo il Vangelo immaginare e guardare come era Gesù, come faceva le cose. E così la nostra intelligenza, il nostro cuore vanno avanti nel cammino della speranza, nel quale il Signore ci mette, come abbiamo sentito che ha fatto con il nostro padre Abramo. Ricordate sempre: ascoltare Gesù, per rendere più forte la nostra fede; guardare Gesù, per preparare i nostri occhi alla bella visione del suo volto, dove noi tutti - il Signore ci dia la grazia – ci troveremo in una Messa senza fine. Così sia.

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16 marzo Domenica ecologica

dom-ecologicaRoma, 10 marzo – La quarta e ultima “domenica ecologica” programmata inizialmente per il 23 marzo, sarà anticipata al 16 marzo 2014. Con Ordinanza Sindacale n.39 del 9 marzo 2014 si dispone pertanto nella giornata di domenica 16 marzo 2014 la ‘limitazione della circolazione veicolare a tutti i veicoli a motore nella zona “Fascia Verde” del P.G.T.U.’, nell’orario 7.30-12.30 e 16.30-20.30, anche se forniti di permesso di accesso e circolazione nelle zone a traffico limitato’. Dal suddetto divieto sono derogate/esentate alcune categorie di veicoli.
Deroghe

Perimetro vie fascia verde

La variazione del calendario per l’attuazione del blocco domenicale della circolazione all’interno della “Fascia Verde”, approvato dalla Giunta Capitolina nella seduta del 13 novembre scorso in ottemperanza al Piano di risanamento della Qualità dell’aria della Regione Lazio, è stata dettata dalla concomitanza, in data 23 marzo, di eventi che interesseranno la città, in particolare lo svolgimento della “XX Maratona di Roma”, evento sportivo di rilevanza internazionale.

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PAPA FRANCESCO INCONTRA I PARROCI E I SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA

DISCORSO DEL SANTO PADRE

NELL’INCONTRO CON I PARROCI E I SACERDOTI

DELLA DIOCESI DI ROMA

06.03.2014

Quando insieme al Cardinale Vicario abbiamo pensato a questo incontro, gli ho detto che avrei potuto fare per voi una meditazione sul tema della misericordia. All’inizio della Quaresima riflettere insieme, come preti, sulla misericordia ci fa bene. Tutti noi ne abbiamo bisogno. E anche i fedeli, perché come pastori dobbiamo dare tanta misericordia, tanta!

Il brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato ci fa rivolgere lo sguardo a Gesù che cammina per le città e i villaggi. E questo è curioso. Qual è il posto dove Gesù era più spesso, dove lo si poteva trovare con più facilità? Sulle strade. Poteva sembrare che fosse un senzatetto, perché era sempre sulla strada. La vita di Gesù era nella strada. Soprattutto ci invita a cogliere la profondità del suo cuore, ciò che Lui prova per le folle, per la gente che incontra: quell’atteggiamento interiore di “compassione”, vedendo le folle, ne sentì compassione. Perché vede le persone “stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Abbiamo sentito tante volte queste parole che forse non entrano con forza. Ma sono forti! Un po’ come tante persone che voi incontrate oggi per le strade dei vostri quartieri… Poi l’orizzonte si allarga, e vediamo che queste città e questi villaggi sono non solo Roma e l’Italia, ma sono il mondo… e quelle folle sfinite sono popolazioni di tanti Paesi che stanno soffrendo situazioni ancora più difficili…

Allora comprendiamo che noi non siamo qui per fare un bell’esercizio spirituale all’inizio della Quaresima, ma per ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo nostro tempo, che è proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro. Non è solo la Quaresima; noi stiamo vivendo in tempo di misericordia, da trent’anni o più, fino adesso.

1. Nella Chiesa tutta è il tempo della misericordia.

Questa è stata un’intuizione del beato Giovanni Paolo II. Lui ha avuto il “fiuto” che questo era il tempo della misericordia. Pensiamo alla beatificazione e canonizzazione di Suor Faustina Kowalska; poi ha introdotto la festa della Divina Misericordia. Piano piano è avanzato, è andato avanti su questo.

Nell’Omelia per la Canonizzazione, che avvenne nel 2000, Giovanni Paolo II sottolineò che il messaggio di Gesù Cristo a Suor Faustina si colloca temporalmente tra le due guerre mondiali ed è molto legato alla storia del ventesimo secolo. E guardando al futuro disse: «Che cosa ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? Come sarà l’avvenire dell’uomo sulla terra? A noi non è dato di saperlo. E’ certo tuttavia che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose. Ma la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio». E’ chiaro. Qui è esplicito, nel 2000, ma è una cosa che nel suo cuore maturava da tempo. Nella sua preghiera ha avuto questa intuizione.

Oggi dimentichiamo tutto troppo in fretta, anche il Magistero della Chiesa! In parte è inevitabile, ma i grandi contenuti, le grandi intuizioni e le consegne lasciate al Popolo di Dio non possiamo dimenticarle. E quella della divina misericordia è una di queste. E’ una consegna che lui ci ha dato, ma che viene dall’alto. Sta a noi, come ministri della Chiesa, tenere vivo questo messaggio soprattutto nella predicazione e nei gesti, nei segni, nelle scelte pastorali, ad esempio la scelta di restituire priorità al sacramento della Riconciliazione, e al tempo stesso alle opere di misericordia. Riconciliare, fare pace mediante il Sacramento, e anche con le parole, e con le opere di misericordia.

2. Che cosa significa misericordia per i preti?

Mi viene in mente che alcuni di voi mi hanno telefonato, scritto una lettera, poi ho parlato al telefono… “Ma Padre, perché Lei ce l’ha con i preti?”. Perché dicevano che io bastono i preti! Non voglio bastonare qui…

Domandiamoci che cosa significa misericordia per un prete, permettetemi di dire per noi preti. Per noi, per tutti noi! I preti si commuovono davanti alle pecore, come Gesù, quando vedeva la gente stanca e sfinita come pecore senza pastore. Gesù ha le “viscere” di Dio, Isaia ne parla tanto: è pieno di tenerezza verso la gente, specialmente verso le persone escluse, cioè verso i peccatori, verso i malati di cui nessuno si prende cura… Così a immagine del Buon Pastore, il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti. Questo è un criterio pastorale che vorrei sottolineare tanto: la vicinanza. La prossimità e il servizio, ma la prossimità, la vicinanza!… Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto… In particolare il prete dimostra viscere di misericordia nell’amministrare il sacramento della Riconciliazione; lo dimostra in tutto il suo atteggiamento, nel modo di accogliere, di ascoltare, di consigliare, di assolvere… Ma questo deriva da come lui stesso vive il sacramento in prima persona, da come si lascia abbracciare da Dio Padre nella Confessione, e rimane dentro questo abbraccio… Se uno vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri nel ministero. E vi lascio la domanda: Come mi confesso? Mi lascio abbracciare? Mi viene alla mente un grande sacerdote di Buenos Aires, ha meno anni di me, ne avrà 72… Una volta è venuto da me. E’ un grande confessore: c’è sempre la coda lì da lui… I preti, la maggioranza, vanno da lui a confessarsi… E’ un grande confessore. E una volta è venuto da me: “Ma Padre…”, “Dimmi”, “Io ho un po’ di scrupolo, perché io so che perdono troppo!”; “Prega… se tu perdoni troppo…”. E abbiamo parlato della misericordia. A un certo punto mi ha detto: “Sai, quando io sento che è forte questo scrupolo, vado in cappella, davanti al Tabernacolo, e Gli dico: Scusami, Tu hai la colpa, perché mi hai dato il cattivo esempio! E me ne vado tranquillo…”. E’ una bella preghiera di misericordia! Se uno nella Confessione vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri.

Il prete è chiamato a imparare questo, ad avere un cuore che si commuove. I preti - mi permetto la parola - “asettici” quelli “di laboratorio”, tutto pulito, tutto bello, non aiutano la Chiesa. La Chiesa oggi possiamo pensarla come un “ospedale da campo”. Questo scusatemi lo ripeto, perché lo vedo così, lo sento così: un “ospedale da campo”. C’è bisogno di curare le ferite, tante ferite! Tante ferite! C’è tanta gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa… Gente ferita dalle illusioni del mondo… Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente. Misericordia significa prima di tutto curare le ferite. Quando uno è ferito, ha bisogno subito di questo, non delle analisi, come i valori del colesterolo, della glicemia… Ma c’è la ferita, cura la ferita, e poi vediamo le analisi. Poi si faranno le cure specialistiche, ma prima si devono curare le ferite aperte. Per me questo, in questo momento, è più importante. E ci sono anche ferite nascoste, perché c’è gente che si allontana per non far vedere le ferite… Mi viene in mente l’abitudine, per la legge mosaica, dei lebbrosi al tempo di Gesù, che sempre erano allontanati, per non contagiare… C’è gente che si allontana per la vergogna, per quella vergogna di non far vedere le ferite… E si allontanano forse un po’ con la faccia storta, contro la Chiesa, ma nel fondo, dentro c’è la ferita… Vogliono una carezza! E voi, cari confratelli - vi domando - conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Le intuite? Siete vicini a loro? E’ la sola domanda…

3. Misericordia significa né manica larga né rigidità.

Ritorniamo al sacramento della Riconciliazione. Capita spesso, a noi preti, di sentire l’esperienza dei nostri fedeli che ci raccontano di aver incontrato nella Confessione un sacerdote molto “stretto”, oppure molto “largo”, rigorista o lassista. E questo non va bene. Che tra i confessori ci siano differenze di stile è normale, ma queste differenze non possono riguardare la sostanza, cioè la sana dottrina morale e la misericordia. Né il lassista né il rigorista rende testimonianza a Gesù Cristo, perché né l’uno né l’altro si fa carico della persona che incontra. Il rigorista si lava le mani: infatti la inchioda alla legge intesa in modo freddo e rigido; il lassista invece si lava le mani: solo apparentemente è misericordioso, ma in realtà non prende sul serio il problema di quella coscienza, minimizzando il peccato. La vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione, e la accompagna nel cammino della riconciliazione. E questo è faticoso, sì, certamente. Il sacerdote veramente misericordioso si comporta come il Buon Samaritano… ma perché lo fa? Perché il suo cuore è capace di compassione, è il cuore di Cristo!

Sappiamo bene che né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità. Forse alcuni rigoristi sembrano santi, santi… Ma pensate a Pelagio e poi parliamo… Non santificano il prete, e non santificano il fedele, né il lassismo né il rigorismo! La misericordia invece accompagna il cammino della santità, la accompagna e la fa crescere… Troppo lavoro per un parroco? E’ vero, troppo lavoro! E in che modo accompagna e fa crescere il cammino della santità? Attraverso la sofferenza pastorale, che è una forma della misericordia. Che cosa significa sofferenza pastorale? Vuol dire soffrire per e con le persone. E questo non è facile! Soffrire come un padre e una madre soffrono per i figli; mi permetto di dire, anche con ansia…

Per spiegarmi faccio anche a voi alcune domande che mi aiutano quando un sacerdote viene da me. Mi aiutano anche quando sono solo davanti al Signore!

Dimmi: Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime? Ricordo che nei Messali antichi, quelli di un altro tempo, c’è una preghiera bellissima per chiedere il dono delle lacrime. Incominciava così, la preghiera: “Signore, Tu che hai dato a Mosè il mandato di colpire la pietra perché venisse l’acqua, colpisci la pietra del mio cuore perché le lacrime…”: era così, più o meno, la preghiera. Era bellissima. Ma, quanti di noi piangiamo davanti alla sofferenza di un bambino, davanti alla distruzione di una famiglia, davanti a tanta gente che non trova il cammino?… Il pianto del prete… Tu piangi? O in questo presbiterio abbiamo perso le lacrime?

Piangi per il tuo popolo? Dimmi, tu fai la preghiera di intercessione davanti al Tabernacolo?

Tu lotti con il Signore per il tuo popolo, come Abramo ha lottato: “E se fossero meno? E se fossero 25? E se fossero 20?…” (cfr Gen 18,22-33). Quella preghiera coraggiosa di intercessione… Noi parliamo di parresia, di coraggio apostolico, e pensiamo ai piani pastorali, questo va bene, ma la stessaparresia è necessaria anche nella preghiera. Lotti con il Signore? Discuti con il Signore come ha fatto Mosè? Quando il Signore era stufo, stanco del suo popolo e gli disse: “Tu stai tranquillo… distruggerò tutti, e ti farò capo di un altro popolo”. “No, no! Se tu distruggi il popolo, distruggi anche a me!”. Ma questi avevano i pantaloni! E io faccio la domanda: Noi abbiamo i pantaloni per lottare con Dio per il nostro popolo?

Un’altra domanda che faccio: la sera, come concludi la tua giornata? Con il Signore o con la televisione?

Com’è il tuo rapporto con quelli che aiutano ad essere più misericordiosi? Cioè, com’è il tuo rapporto con i bambini, con gli anziani, con i malati? Sai accarezzarli, o ti vergogni di accarezzare un anziano?

Non avere vergogna della carne del tuo fratello (cfr Reflexiones en esperanza, I cap.). Alla fine, saremo giudicati su come avremo saputo avvicinarci ad “ogni carne” – questo è Isaia. Non vergognarti della carne di tuo fratello. “Farci prossimo”: la prossimità, la vicinanza, farci prossimo alla carne del fratello. Il sacerdote e il levita che passarono prima del buon samaritano non seppero avvicinarsi a quella persona malmenata dai banditi. Il loro cuore era chiuso. Forse il prete ha guardato l’orologio e ha detto: “Devo andare alla Messa, non posso arrivare in ritardo alla Messa”, e se n’è andato. Giustificazioni! Quante volte prendiamo giustificazioni, per girare intorno al problema, alla persona. L’altro, il levita, o il dottore della legge, l’avvocato, disse: “No, non posso perché se io faccio questo domani dovrò andare come testimone, perderò tempo…”. Le scuse!… Avevano il cuore chiuso. Ma il cuore chiuso si giustifica sempre per quello che non fa. Invece quel samaritano apre il suo cuore, si lascia commuovere nelle viscere, e questo movimento interiore si traduce in azione pratica, in un intervento concreto ed efficace per aiutare quella persona.

Alla fine dei tempi, sarà ammesso a contemplare la carne glorificata di Cristo solo chi non avrà avuto vergogna della carne del suo fratello ferito ed escluso.

Io vi confesso, a me fa bene, alcune volte, leggere l’elenco sul quale sarò giudicato, mi fa bene: è in Matteo 25.

Queste sono le cose che mi sono venute in mente, per condividerle con voi. Sono un po’ alla buona, come sono venute… [Il cardinale Vallini: "Un bell’esame di coscienza"] Ci farà bene. [applausi]

A Buenos Aires – parlo di un altro prete – c’era un confessore famoso: questo era Sacramentino. Quasi tutto il clero si confessava da lui. Quando, una delle due volte che è venuto, Giovanni Paolo II ha chiesto un confessore in Nunziatura, è andato lui. E’ anziano, molto anziano… Ha fatto il Provinciale nel suo Ordine, il professore… ma sempre confessore, sempre. E sempre aveva la coda, lì, nella chiesa del Santissimo Sacramento. In quel tempo, io ero Vicario generale e abitavo nella Curia, e ogni mattina, presto, scendevo al fax per guardare se c’era qualcosa. E la mattina di Pasqua ho letto un fax del superiore della comunità: “Ieri, mezz’ora prima della Veglia Pasquale, è mancato il padre Aristi, a 94 – o 96? – anni. Il funerale sarà il tal giorno…”. E la mattina di Pasqua io dovevo andare a fare il pranzo con i preti della casa di riposo - lo facevo di solito a Pasqua -, e poi – mi sono detto - dopo pranzo andrò alla chiesa. Era una chiesa grande, molto grande, con una cripta bellissima. Sono sceso nella cripta e c’era la bara, solo due vecchiette lì che pregavano, ma nessun fiore. Io ho pensato: ma quest’uomo, che ha perdonato i peccati a tutto il clero di Buenos Aires, anche a me, nemmeno un fiore… Sono salito e sono andato in una fioreria – perché a Buenos Aires agli incroci delle vie ci sono le fiorerie, sulle strade, nei posti dove c’è gente – e ho comprato fiori, rose… E sono tornato e ho incominciato a preparare bene la bara, con fiori… E ho guardato il Rosario che avevo in mano… E subito mi è venuto in mente - quel ladro che tutti noi abbiamo dentro, no? -, e mentre sistemavo i fiori ho preso la croce del Rosario, e con un po’ di forza l’ho staccata. E in quel momento l’ho guardato e ho detto: “Dammi la metà della tua misericordia”. Ho sentito una cosa forte che mi ha dato il coraggio di fare questo e di fare questa preghiera! E poi, quella croce l’ho messa qui, in tasca. Le camicie del Papa non hanno tasche, ma io sempre porto qui una busta di stoffa piccola, e da quel giorno fino ad oggi, quella croce è con me. E quando mi viene un cattivo pensiero contro qualche persona, la mano mi viene qui, sempre. E sento la grazia! Sento che mi fa bene. Quanto bene fa l’esempio di un prete misericordioso, di un prete che si avvicina alle ferite…

Se pensate, voi sicuramente ne avete conosciuti tanti, tanti, perché i preti dell’Italia sono bravi! Sono bravi. Io credo che se l’Italia ancora è tanto forte, non è tanto per noi Vescovi, ma per i parroci, per i preti! E’ vero, questo è vero! Non è un po’ d’incenso per confortarvi, lo sento così.

La misericordia. Pensate a tanti preti che sono in cielo e chiedete questa grazia! Che vi diano quella misericordia che hanno avuto con i loro fedeli. E questo fa bene.

Grazie tante dell’ascolto e di essere venuti qui.

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La missione dei laici cristiani nella città

DIOCESI DI ROMA - Convegno dei responsabili delle aggregazioni laicali ecclesiali e di ispirazione cristiana. Roma, 7-8 marzo 2014 Pontificia Università Lateranense. Piazza San Giovanni in Laterano, 4

Nel mondo da cristiani

Il 7 e l’8 marzo si è svolto nell’aula magna della Pontificia Università Lateranense il convegno su “La missione dei laici cristiani nella città”.

Inizia con un messaggio di Papa Francesco il convegno della diocesi di Roma su “La missione dei laici cristiani nella città”. In un’aula magna gremita, quella della Pontificia Università Lateranense, i responsabili delle aggregazioni laicali ecclesiali (160 quelle rappresentate) presenti accolgono l’invito del loro Vescovo – letto dal card. Vallini, vicario di Sua Santità – ad essere “protagonisti nell’opera di evangelizzazione e promozione umana” e a “non contrapporre tra loro le parrocchie e le aggregazioni ecclesiali laicali”. Papa Francesco riconosce queste ultime come “una risorsa per la Chiesa, con la loro proiezione nei diversi ambienti e settori della vita sociale” e le invita a mantenere “un legame vitale con la pastorale organica della diocesi e delle parrocchie”.

L’uditorio presente nell’aula magna e in un’altra sala che si è reso necessario collegare, ascolta quindi con attenzione la corposa relazione del card. Vallini che presenta un’attenta analisi sulla missione dei laici alla luce del Concilio Vaticano II. Tre sono i motivi che hanno indotto il vicario del Papa a convocare i responsabili delle aggregazioni di ispirazione cristiana che operano in città: “il bisogno di portare avanti la riflessione sulla responsabilità dei battezzati”; “la crisi morale, economica e sociale che attraversiamo”; “l’invito della Cei a prepararci al Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 sul tema In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

Il cardinale rileva che a cinquant’anni dal Concilio il suo “messaggio rinnovatore non è stato ancora assimilato pienamente nella coscienza popolare della Chiesa”. E se “in questi decenni tanti cristiani laici hanno preso coscienza con entusiasmo e fiducia della loro vocazione e l’hanno sviluppata”, se “le associazioni e i movimenti, caratterizzati da forte identità, hanno prodotto e producono un grande bene alla comunità cristiana con la loro carica spirituale”, rimane molto da fare sul fronte esterno. “La coscienza e il conseguente impegno che fa del laico cristiano la ‘Chiesa nel mondo’ mi sembrano deboli” sottolinea il card. Vallini.

Dopo un’analisi generale del contesto sociale, economico e culturale nel quale viviamo, il vicario del Papa punta l’attenzione sulla nostra città, Roma ed evidenzia alcune criticità: la perdita di una identità collettiva; l’aumento del disagio sociale, lo sfilacciamento della coesione sociale, lo svilupparsi di un assetto urbanistico che non favorisce le relazioni umane. Non manca di sottolineare ai presenti, comunque, le “straordinarie opportunità e potenzialità” dei cittadini e dei cristiani romani. Da qui un richiamo: “Vi è chiesta un’apertura di cuore, uno sguardo lungo rivolto al futuro costruttivo, uno sguardo umile e coraggioso che si fa carico della realtà”, dice Vallini. E propone alcune parole chiave: “In dialogo con tutti per interpretare il cambiamento”; “Dove si vive, esserci da cristiani”; “Essere vicini a chi soffre”; “Adoperarsi per una città inclusiva”. In ultimo un invito: “Faccio appello a voi responsabili di associazioni, gruppi e movimenti cristiani di riprendere tra gli obiettivi formativi dei vostri membri quello di prepararli ad essere presenti da cristiani responsabili negli ambienti di vita”.

L’impegno di essere “protagonisti di un nuovo umanesimo” emerge sotto varie sfaccettature dalla relazione del prof. Giuseppe Dalla Torre, rettore della Libera Università Maria SS. Assunta – Lumsa, di Roma. Trasmettitori di speranza,promotori di una cultura della gratuità, animatori di un sentire etico, testimoni di professionalità: quattro modalità per recuperare fra gli appartenenti alle aggregazioni laicali “la nostalgia dell’invito evangelico: ‘Voi siete il sale della terra; […] Voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13-14). Costoro devono uscire dalle sacrestie ed immergersi nelle realtà mondane da cristiani; devono recuperare e rielaborare – per usare una bella espressione di von Balthasar – stili laicali di presenza nella città dell’uomo”.

Un laboratorio, dunque, quello aperto il 7 marzo, che ha visto il giorno dopo gruppi di lavoro per aree tematiche relativi ad otto ambiti della società. Ma è solo l’inizio di un percorso che vuole coinvolgere il numero più ampio di persone possibile.

Aurora Nicosia, 09.03.2104

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Matrimonio e famiglia UP: ARTE AMORE BELLEZZA

Corso di formazione Matrimonio e famiglia UP: ARTE AMORE BELLEZZA, promosso dal Centro per la Pastorale Familiare e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense. E’ un corso che chiamiamo UP, ovvero di approfondimento.

ARTE AMORE E BELLEZZA è la novità di quest’anno: un originale percorso che offre la possibilità di elevare la propria formazione sull’amore, sul matrimonio e sulla famiglia.

1. Inizieremo contemplando la bellezza che ci hanno offerto i più grandi artisti italiani e del mondo. Un percorso da vedere e da ascoltare, attraverso il quale le arti ci guideranno alla ricerca del vero amore. La pittura, la scultura, l’architettura, la musica, il cinema, la letteratura: verrà offerta una serie di spunti di riflessione e meravigliosi orizzonti, per amare di più chi abbiamo accanto.

2. Seguirà una lettura commentata e arricchita dell’altissimo poema d’amore che Dio stesso ci ha donato tra i libri della Sacra Scrittura: il Cantico dei Cantici.

3. Potremo poi conoscere quanti hanno messo in pratica il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia attraverso il racconto della vita di Tobia e Sara nell’Antico Testamento; dei beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi nel secolo scorso; e di Chiara Corbella ai giorni nostri.

Ogni lunedì, dal 10 marzo al 7 aprile 2014 dalle 20,15 alle 22,15 presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore (Piazza S. Giovanni in Laterano 4).

Iscrizioni: La prima sera del corso, dando previa comunicazione del proprio nome tel. 06.6988.6211 -luca.pasquale@vicariatusurbis.org

IN ALLEGATO IL PROGRAMMA

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Info dal Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma

Giovedì 6 marzo ore 17,00 – la Fondazione Ut Vitam Habeant vi attende presso il Salone dei Piceni - Piazza S. Salvatore in Lauro 15 – Roma. Conferenza su La procreazione di fronte alla riflessione teologica. Introduce S. Em. il Cardinale Elio Sgreccia Presidente della Fondazione. Interviene Mons. Livio Melina Preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. L’incontro è aperto a tutti. Al termine sarà offerto un rinfresco.

Per partecipare: dare il proprio nome fondazioneuvh@gmail.com

Tel. 335.700.3833 www.ildonodellavita.it

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Sabato 8 marzo dalle ore 15,45 alle 17,30 mons. Davide Maccarri vi attende presso la parrocchia Sant’Angela Merici (piazza Sant’Angela Merici 57) per il primo incontro di spiritualità coniugale e familiare aperto alle coppie sposate oppure conviventi, alle coppie in crisi e alle persone separate, divorziate o single. Per acquisire una maggiore consapevolezza della propria appartenenza alla famiglia di Dio che accoglie e si prende cura di tutti i suoi figli. L’incontro prosegue, per chi vuole, con la recita del Santo Rosario e la Santa Messa.

Info e calendario: PDF

mons. David Maccarri - 338.756.9875 dmaccarri@gmail.com

Renato Galeri tel. 06.230.1925 - 328.611.1455 r.galeri@alice.it

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Domenica 9 marzo - vi proponiamo l’incontro della Scuola di preghiera per coppie di sposi proseguendo sul tema “Sposarsi nello Spirito di Cristo”.

Programma: ore 16,00 accoglienza e presentazione del tema “Sorgente di vita e grazia sanante” da parte di P. Carlo D’Andrea ofm; ore 17,30 divisione in gruppi di confronto; ore 19,00 Santa Messa. L’incontro si terrà presso il Seminario Minore/Casa Bonus Pastor in via Aurelia 208.

Si partecipa liberamente. E’ necessaria la prenotazione solo per chi porta i bambini, per i quali è previsto un servizio di baby sitting.

Info: tel. 06.6988.6211 centropastoralefamiliare@vicariatusurbis.org (fino a venerdì mattina) – tel. 339.3267107 mulanga@tin.it (da venerdì pomeriggio a domenica).


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SAVE THE DATE: 2-6 luglio 2014 2° Meeting della famiglia presso l’Istituto Salesiano Pio XI – via Umbertide 11 Roma - promosso dal Forum delle Associazioni familiari del Lazio www.forumfamiglielazio.it

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Visita Papa Francesco alla Parrocchia romana “S. Tommaso Apostolo” all’Infernetto

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Domenica, 16 febbraio 2014

Video

Una volta, i discepoli di Gesù mangiavano grano, perché avevano fame; ma era sabato, e il sabato non si poteva mangiare il grano. E lo prendevano, facevano così [strofina le mani] e mangiavano il grano. E [i farisei] hanno detto: “Ma guarda cosa fanno! Chi fa questo, va contro la legge e sporca l’anima, perché non compie la legge!”. E Gesù rispose: “Non sporca l’anima quello che noi prendiamo da fuori. Sporca l’anima quello che viene da dentro, dal tuo cuore”. E credo che ci farà bene, oggi, pensare non se la mia anima è pulita o sporca, ma pensare cosa c’è nel mio cuore, cosa ho dentro, che io so di avere e nessuno lo sa. Dire la verità a noi stessi: e questo non è facile! Perché noi sempre cerchiamo di coprirci quando vediamo qualcosa che non va bene dentro di noi, no? Che non venga fuori, no? Cosa c’è nel nostro cuore: c’è amore? Pensiamo: io amo i miei genitori, i miei figli, mia moglie, mio marito, la gente del quartiere, gli ammalati?… amo? C’è odio? Io odio qualcuno? Perché tante volte noi troviamo che c’è odio, no? “Io amo tutti tranne questo, questo e questa!”. Questo è odio, no? Che cosa c’è nel mio cuore, perdono? C’è un atteggiamento di perdono per quelli che mi hanno offeso, o c’è un atteggiamento di vendetta – “me la pagherai!”. Dobbiamo domandarci cosa c’è dentro, perché questo che è dentro viene fuori e fa il male, se è male; e se è buono, viene fuori e fa il bene. Ed è tanto bello dire la verità a noi stessi, e vergognarci quando ci troviamo in una situazione che non è come Dio la vuole, non è buona; quando il mio cuore è in una situazione di odio, di vendetta, tante situazioni peccaminose. Come è il mio cuore?…

Gesù diceva oggi, per esempio – darò soltanto un esempio: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”. Ma io vi dico, chiunque si adira con il proprio fratello, lo ha ucciso, nel suo cuore». E chiunque insulta suo fratello, lo uccide nel suo cuore, chiunque odia suo fratello, uccide suo fratello nel suo cuore; chiunque chiacchiera contro suo fratello, lo uccide nel suo cuore. Noi forse non ci accorgiamo di questo, e poi parliamo, “spediamo” all’uno e all’altro, sparliamo di questo e di quello… E questo è uccidere il fratello. Per questo è importante conoscere cosa c’è dentro di me, cosa succede nel mio cuore. Se uno capisce suo fratello, le persone, ama, perché perdona: capisce, perdona, è paziente… E’ amore o è odio? Dobbiamo, questo, conoscerlo bene. E chiedere al Signore due grazie. La prima: conoscere cosa c’è nel mio cuore, per non ingannarci, per non vivere ingannati. La seconda grazia: fare quel bene che è nel nostro cuore, e non fare il male che è nel nostro cuore. E su questo di “uccidere”, ricordare che le parole uccidono. Anche i cattivi desideri contro l’altro uccidono. Tante volte, quando sentiamo parlare le persone, parlare male di altri, sembra che il peccato di calunnia, il peccato della diffamazione siano stati tolti dal decalogo, e parlare male di una persona è peccato. E perché parlo male di una persona? Perché ho nel mio cuore odio, antipatia, non amore. Chiedere sempre questa grazia: conoscere cosa succede nel mio cuore, per fare sempre la scelta giusta, la scelta del bene. E che il Signore ci aiuti a volerci bene. E se io non posso volere bene a una persona, perché non posso? Pregare per questa persona, perché il Signore mi faccia volerle bene. E così andare avanti, ricordando che quello che sporca la nostra vita è ciò che di cattivo esce dal nostro cuore. E che il Signore ci aiuti.

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Il Comune di Roma concede la Carta acquisti

family

Il Comune di Roma ha varato la Carta acquisti sperimentale per un anno per i nuclei familiari in difficoltà. Agli aventi diritto verrà erogato un contributo mensile dai 231 ai 404 euro mensili. La carta può essere richiesta:
- dalle famiglie con almeno un minore a carico e un Isee inferiore o uguale a 3 mila euro in cui i componenti adulti siano senza lavoro e almeno uno lo abbia perso negli ultimi 3 anni;

- oppure famiglie il cui reddito familiare da lavoro dipendente degli ultimi 6 mesi sia inferiore a 4 mila euro


Requisiti del richiedente:

· cittadino italiano o comunitario; cittadino straniero con permesso di soggiorno di lungo periodo; familiare di cittadino italiano o comunitario non avente la cittadinanza di uno Stato membro che sia titolare del diritto di soggiorno; rifugiato politico o titolare di protezione sussidiaria

· residente a Roma da almeno un anno

Requisiti del nucleo familiare

- condizione economica

· dichiarazione Isee in corso di validità fino a 3 mila euro

· patrimonio mobiliare come definito ai fini Isee inferiore a 8 mila euro

· eventuali trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria o assistenziale inferiori ai 600 euro mensili

· nessun autoveicolo immatricolato nei 12 mesi precedenti

· nessun autoveicolo superiore a 1300cc o motoveicolo superiore a 250cc immatricolati negli ultimi 36 mesi

· se il nucleo ha un’abitazione di proprietà: valore dell’abitazione ai fini Ici inferiore a 30.000 euro

- condizione lavorativa (A e B ipotesi alternative)

componenti del nucleo in età attiva (15-66 anni) senza lavoro

A) e almeno un componente che abbia perso l’occupazione negli ultimi 36 mesi

B) e uno o più componenti con reddito da lavoro dipendente o da tipologie contrattuali flessibili. Il valore complessivo per il nucleo familiare di tali redditi, effettivamente percepiti negli ultimi 6 mesi, deve essere inferiore ai 4.000 euro

- caratteristiche familiari

· almeno un minore fiscalmente a carico

- condizioni di precedenza a parità di requisiti

· disagio abitativo accertato dai competenti uffici del Comune

· nucleo familiare costituito da un solo genitore con figli minori

· nucleo familiare con tre o più figli minori (o 2+1 in attesa)

· nucleo familiare con uno o più figli minori con disabilità superiore al 66 per cento.

La carta acquisti potrà essere richiesta fino al 28 febbraio 2014. La richiesta deve essere effettuata presentando la modulistica  firmata e compilata in tutte le sue parti. Esistono tre modalità per richiedere la carta acquisti: domanda online sul sito www.socialcard.roma.it e spedizione della documentazione via fax; domanda online sul sito www.socialcard.roma.it e spedizione della documentazione via raccomandata A/R; consegna a mano della domanda presso gli sportelli attivati nei Municipi e negli uffici del Dipartimento delle Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute.

Clicca qui per leggere il bando completo dell’iniziativa. Per ulteriori informazioni: Tel: 06/67.10.5257 - 800021617
E-mail: info@socialcard.roma.it

Miriam Iovino, Città Nuova, 10.02.2014

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Maltempo a Roma. Il punto sugli interventi in città

Prosegue il monitoraggio del Tevere e dell’Aniene. Secondo i dati del CFR (Centro Funzionale Regionale), i livelli idrometrici dei due fiumi risultano in diminuzione. Il Tevere alle 10.30 di oggi lunedì 3 febbraio, alla stazione Ripetta, misurava 11,53 metri. Alla stessa ora il livello dell’Aniene, a Ponte Salario, era di 7,86 metri. Tevere, Aniene e affluenti continuano intanto a venir presidiati: tutti gli accessi alle banchine rimangono chiusi fino a cessate esigenze.

Venendo alla situazione su tutto il territorio romano, restano attivi il Centro Operativo Comunale e le Unità di Crisi Locali in tutti i Municipi, sotto il coordinamento della Protezione Civile di Roma Capitale. Le operazioni interessano le aree maggiormente colpite da allagamenti e smottamenti: Piana del Sole, Stagni di Ostia, Ostia Antica e, a nord, via Frassineto a Prima Porta.

23 gli interventi effettuati solo nelle prime ore di questa mattina, 150 quelli del Servizio Giardini per mettere in sicurezza o abbattere alberi e arbusti. In campo oltre al personale della Protezione Civile, anche i tecnici del Servizio Giardini, del Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde, del Dipartimento Lavori Pubblici (SIMU) dell’Ama e della Polizia Locale di Roma Capitale. A supporto, autocarri con motopompe, autobotti e “canaljet” per disotruire fognature e tombini.

Le squadre di volontari e operatori della Protezione Civile sono impegnate anche nell’assistenza ai cittadini colpiti dal maltempo. Dal 31 gennaio al 2 febbraio sono stati distribuiti circa seimila pasti ed è stata offerta ospitalità, in strutture ricettive o attrezzate per l’emergenza, a circa 300 persone. Distribuite 900 coperte. Il tutto, in aggiunta all’assistenza già garantita dai Dipartimetnti di Roma Capitale.


Per segnalazioni e richieste di intervento, chiamare la sala operativa h24 della Protezione Civile di Roma Capitale al numero 06-67109200 o al numero verde 800.854854.

Per informazioni sulla viabilità, contattare invece la sala operativa della Polizia Locale al numero 06-67691,

mentre per informazioni sui mezzi pubblici chiamare l’Agenzia per la Mobilità al numero 06-57003.

Intano il sindaco Ignazio Marino ha scritto una lettera al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per invitarlo a “valutare il ricorre dei presupposti previsti dalla normativa vigente, finalizzati alla richiesta di interventi straordinari da parte dello Stato, e intraprendere le procedure volte alla richiesta di deliberazione dello stato di emergenza”. Nella sua missiva al governatore il sindaco riferisce come “gli eventi atmosferici che hanno investito la città di Roma nella notte tra il 30 e il 31 gennaio 2014, proseguiti sino alla mattinata odierna, abbiano procurato danni la cui consistenza va manifestandosi in queste ore nella sua effettiva entità”. La lettera prosegue spiegando la gravità della situazione, “mano a mano che le zone emerse dai residui alluvionali sono in condizioni di mostrare gli effetti della forza distruttiva delle acque”, mentre “le infrastrutture civili evidenziano, al vaglio tecnico, il proprio stato di danneggiamento per molti versi irreversibile”. Per queste ragioni Marino riferisce al governatore del Lazio una “situazione assolutamente critica e bisognosa di interventi rapidi e strutturali”. Il sindaco di Roma ricorda come a fare le spese dell’ondata di maltempo siano state le “zone site a Nord e a Ovest della città”, facendo riferimento alle frane e gli smottamenti, alle strade rese impercorribili e alle infrastrutture civili non utilizzabili. Oltre agli insediamenti sommersi dalle acque e alla “evacuazione di 150 nuclei familiari” e alle “migliaia di persone rimaste nelle proprie abitazioni rese oggettivamente impraticabili”. Marino sottolinea anche i danni agli insediamenti commerciali e produttivi “ridotti nella impossibilità di operare” e alle “strutture sportive e ricreative sul Tevere gravemente danneggiate”. Nel ringraziare Zingaretti e la sua giunta per la dichiarazione di stato di calamità regionale decretata sabato 1 febbraio, a seguito anche dei continui colloqui con il Campidoglio sulle condizioni del territorio cittadino, Marino annuncia una più puntuale definizione dei danni sofferti e la loro quantificazione economica”.

03.02.2104 www.comune.roma.it

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Convegno Caritas Roma sulla salute dei Rom

“La salute dei rom: disuguaglianze vissute, equità rivendicata”

Promossa dalla Caritas di Roma, il 28 gennaio si è tenuta una giornata di riflessione sulla salute dei gruppi rom che vivono in condizione di disagio socio-abitativo.

Da ormai alcuni decenni intorno alla galassia Rom, a partire dal lavoro di alcuni “pionieri” come il dottor Salvatore Geraci (che girava con un Camper “sanitario” nelle periferie di Roma), si sono create sinergie e percorsi comuni tra tutti coloro che hanno a cuore il destino e la dignità di questo popolo.

Perché tale è il mondo romanì, una Nazione, una vera etnia che – tra luci ed ombre e a cavallo tra un nomadismo dell’anima e una stanzialità di fatto- stenta ancora a trovare una sua dimensione dignitosa e integrata. A causa di pregiudizi antichi a cui si sono aggiunte politiche di offerte abitative costose quanto ghettizzanti – i famigerati “Campi”, i Centri di Raccolta Rom - la loro integrazione in Italia è ancora tutta da trovare.

E come sanitari – lo scrivente è parte in causa in quanto pediatra che lavora anche con minori Rom - siamo spesso i primi a doverci confrontare con tutte le contraddizioni che questo limbo socio-storico-esistenziale ha creato e mantiene. Anche se a fronte dell’emergenza di un bambino Rom che necessita di un ricovero o di una madre “zingara” che deve partorire d’urgenza, tutte le strade si aprono. Ma con che fatica, e con quante contraddizioni!

Ecco il senso di questo Convegno degli Stati Generali della “salute Rom”: scambiarsi esperienze, fare rete, trovare sinergie ulteriori, capire dalle esperienze passate come rendere “ordinari” quei percorsi di buona sanità ancora troppo parziali, frutto di azioni legate alla sensibilità di singoli sanitari o di ASL particolarmente attente. In una parola, appunto, “straordinari”. Che a Roma non mancano, per fortuna.

Insomma, ne è stata fatta di strada, dai quei primi esperimenti di integrazione sanitaria nati dall’azione del volontariato -laico e cattolico, ancora una volta legato da rapporti di assoluta stima reciproca- che ha il volto di realtà molto varie, dalle Onlus all’Arci, dalle Parrocchie al mondo dell’associazionismo.

E questa strada, declinata con parole e percorsi sanitari, è sintetizzata nel bel testo che è stato presentato al Convegno: “Salute Rom. Itinerari possibili”, introdotto dagli stessi autori, Alice Ricordy, Fulvia Motta e Salvatore Geraci. Un testo che “non è un manuale, né contiene parole definitive” – come diceva la Ricordy - ma proprio per questo è ancora più prezioso perché libero, concreto, capace di fornire idee e metodologie d’intervento e di promozione sanitaria che nascono dall’ esperienza sul Campo. Utilissimo perciò, parola di chi da analoghi testi degli stessi autori ha trovato spunti utilissimi per imparare a fare il medico con i Rom.

La parola conclusiva è stata quella di Geraci che ha ricordato la figura di don Luigi Di Liegro, mitico e battagliero Presidente della Caritas e ha chiesto poi di chiudere a Mons. Enrico Feroci, il presidente attuale. Il Convegno è stato arricchito da due tavole rotonde con la presenza di alcuni relatori Rom come Giorgio Bezzecchi e Nazzareno Guarnieri- con esperienze di sanitari di varie parti d’Italia e con la supervisione di esponenti della SIMM, la Società Italiana Medicina Migrazioni che proprio a Roma ha mosso i suoi primi passi.

Per ogni informazione o richiesta del libro -10 euro- potete telefonare alla Caritas di Roma -06.4454791 - o inviare mail a area.sanitaria@caritasroma.it

Riccardo Bosi, 29.01.2014

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Corso di formazione Matrimonio e Famiglia START

start14Matrimonio e famiglia START è un corso di pastorale familiare promosso dal Centro per la Pastorale familiare del Vicariato che offre le necessarie competenze per chi vuole impegnarsi in parrocchia a favore di altre famiglie. Dal gruppo delle coppie di sposi, che si incontrano per approfondire la loro realtà umana e spirituale, fino al gruppo di solidarietà familiare che organizza dei servizi di qualità utili alle famiglie che vivono nel territorio della parrocchia in cui si vive. Altre informazioni sono nell’allegato.

Guideranno i sei incontri previsti: mons. Gianfranco Basti, Simonetta Fioravanti e Ferdinando Perretti.

CALENDARIO: 3-10-17 febbraio - 24-3 marzo  + 1 incontro da concordare con i partecipanti

Le lezioni si svolgono il lunedì dalle ore 20,00 alle 22,15 presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore (Piazza S. Giovanni in Laterano 4).

Con possibilità di parcheggio interno.

VEDI IL PROGRAMMA START 2014

Ci si iscrive direttamente la prima sera del corso, dando previa comunicazione del proprio nome luca.pasquale@vicariatusurbis.org

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Crediti ECTS: 4

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Corso di Formazione “In famiglia” per un sostegno agli adolescenti

In allegato il programma del Corso/progetto In Famiglia una nuova iniziativa proposta dal Vicariato come Ufficio Famiglia e come Associazione “Fuori Della Porta”, che da anni lavora nell’ambito del disagio giovanile. L’iniziativa è rivolta ai nuclei familiari che desiderano conoscere percorsi di accompagnamento ad adolescenti romani, minori non accompagnati, giovani immigrati di seconda generazione, ragazze che escono dal circuito della prostituzione, che urgono di un famiglia – o più semplicemente di una prossimità adulta - che per varie ragioni non hanno più. Una famiglia si mette accanto e accompagna un adolescente del proprio territorio, con o senza realtà familiare alle spalle. Il Progetto fornisce una formazione operativa per conoscere i percorsi metodologici, svolta da formatori esperti nel lavoro sociale e nella relazione d’aiuto. Ci si rivolge a coloro che intendano gradualmente e di persona coinvolgersi in un impegno educativo e pastorale. Gli incontri, 4 in tutto, si terranno presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore in piazza san Giovanni in Laterano 4 il venerdì dalle ore 15,30 alle ore 18,30 nelle seguenti date: 31 gennaio 2014 - 7/14/21 febbraio.

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Eleonora Abbagnato al Parco della Musica di Roma

abbagnatoDanzerà per la prima volta all’Auditorium di Roma, il 26 gennaio, la première danseuse de l’Opéra di Parigi. Un programma ricchissimo con la partecipazione di importanti artisti di livello internazionale, come Aurélie Dupont, Nicolas Le Riche, Clairemarie Osta, Benjamin Pech e Jérémie Bélingar, Oleksandr Ryabko, Silvia Azzoni, Roman Lazik e Alessandra Amato

Una serata di grande danza. Dove c’è lei, lapremière danseuse de l’Opéra di Parigi, star internazionale a tutto campo, bellissima e carismatica, che riempie la scena e la domina, il successo è assicurato. Parliamo di Eleonora Abbagnato, che danzerà il 26 gennaio per la prima volta all’Auditorium Parco della Musica di Roma accanto a interpreti prestigiosi radunati sotto il titolo Eleonora Abbagnato e les étoiles de l’Opéra de Paris (a cura di Daniele Ciprianientertainment).

Il debutto sulle punte della celebre ballerina palermitana avvenne a otto anni. Ma ballava già da quattro. A dodici lasciò Palermo per andare a studiare a Montecarlo, poi a Cannes, infine all’Opéra di Parigi, dove è rimasta diventandopremière danseuse. La passione per l’arte di Tersicore ne ha forgiato il talento. Pina Bausch la volle per Le sacre du printemps allestita per la compagnia de l’Opéra, e altri coreografi come Forsythe e Preljocaj per interpretare i loro balletti.

Nel Gala che la vede protagonista, la ballerina ha scelto un programma molto ricco, con la presenza dei suoi colleghi de l’Opéra: danzatori del calibro di Aurélie Dupont, Nicolas Le Riche, Clairemarie Osta,Benjamin Pech e Jérémie Bélingard (che firma anche la coreografia Not Alone, in prima assoluta), ma anche di un’altra grande compagnia, l’Hamburg Ballett di John Neumeier da dove arriva una coppia straordinaria, Oleksandr Ryabko e Silvia Azzoni, che ritornano così all’Auditorium dopo il successo riscosso nel Tributo a Rudolf Nureyev l’estate scorsa. Ci saranno anche Roman Lazik dell’Opera di Vienna e Alessandra Amato, recentemente nominata prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma.

Tra i titoli, oltre a In the Night, capolavoro di Jerome Robbins (tra i maggiori coreografi del Novecento) che vede sei ballerini in un intreccio di incontri amorosi, ci saranno passi a due di un demiurgo del balletto dei nostri tempi, John Neumeier: tratti ambedue da La Dama delle Camelie, saranno interpretati rispettivamente dalle coppie Abbagnato/Pech e Azzoni/Ryabko, sulle atmosfere romantiche delle note di Chopin eseguite dal vivo. Silvia Azzoni e Oleksandr Ryabko saranno protagonisti anche di un altro balletto a firma di John Neumeier, La Terza Sinfonia di Mahler.

I due danzatori del Balletto di Amburgo raggiungono il cuore e commuovono anche in questa coreografia, monumentale titolo guerresco in sei parti sempre del coreografo americano. Un balletto astratto e d’azione, che ha momenti di massa alternati a pas de trois e a quartetti, per concludersi nel movimento finale, “Angel”, per la coppia protagonista, in uno struggente duetto in cui l’uomo dapprima ignora la donna, poi accolta e amata, infine abbandonata. Tra le firme più elettrizzanti della coreografia internazionale c’è il franco-albanese Angelin Preljocaj, innovatore del balletto narrativo e maestro di un linguaggio gestuale scarno, ma fortemente teatrale, di cui si vedrà un estratto da Le Parc, spiritoso viaggio intorno alle molteplici sfaccettature dell’amore.

Del grande rifondatore del danzare accademico, l’americano William Forsythe, che ha sovvertito i codici adattandoli ai concetti di velocità e di accelerazione, facendo convivere i codici del balletto classico con la danza contemporanea, l’armonia con le inquietudini della modernità, si vedrà la coreografia Pas/Parts, di profondo impatto emotivo, dove le punte della Abbagnato si faranno taglienti, mentre le linee morbide del balletto classico si trasmuteranno in affascinanti geometrie.

A proposito della serata romana, Eleonora Abbagnato ha dichiarato la sua felicità di poter danzare «per la prima volta all’Auditorium Parco della Musica in una serata tanto prestigiosa, assieme ai miei colleghi de l’Opéra de Paris e ad altri amici. Soprattutto perché, oltre al collaudatissimo In the Night, ci sono in programma due creazioni dei miei amici étoile Bélingard e Le Riche e due pas de deux importanti del repertorio de l’Opéra de Paris, creati appositamente da Preljocaj e Forsythe per la nostra compagnia. Una serata unica nella sua mescolanza di classico e moderno, che mi auguro galvanizzi tutti i presenti». La serata romana è la penultima tappa di un tour che l’ha vista in gennaio anche a Cagliari, Sassari, Lugano, per concludersi l’8 febbraio al Teatro Rossetti di Trieste con un gala dal titolo Je suis Eleonora Abbagnato.

PROGRAMMA

La Dama delle camelie, musica di Frédéric Chopin, al pianoforte M° Daniele Buccio, coreografia di John Neumeier; danzano (Purple Pas de Deux) Silvia Azzoni e Oleksandr Ryabko, (Black Pas de Deux) Eleonora  Abbagnato e Benjamin Pech.

Not Alone (prima assoluta), coreografia di Jérémie Bélingard, danzano Aurélie Dupont e Jérémie Bélingard.

Odyssée, musica di Arvo Pärt, coreografia di Nicolas Le Rich, danzano Clairemarie Osta e Nicolas Le Riche.

Le Parc, musica di Wolfgang Amadeus Mozart, coreografia di Angelin Preljocaj, danzano Aurélie Dupont e Benjamin Pech.

Pas/Parts, musica di Thom Willems, coreografia di William Forsythe, danzano Eleonora Abbagnato e Jérémie Bélingard.

Terza Sinfonia di Mahler, musica di Gustav Mahler, coreografia di John Neumeier, danzano Silvia Azzoni e Oleksandr Ryabko.

In the Night, musica di Frédéric Chopin, al pianoforte M° Enrica Ruggiero, coreografia di Jerome Robbins, danzano (primo passo a due) Clairemarie Osta e Benjamin Pech, (secondo passo a due) Alessandra Amato e Roman Lazik, (terzo passo a due)  Eleonora Abbagnato e Nicolas Le Riche.

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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA “SACRO CUORE DI GESÙ A CASTRO PRETORIO”

papa-francescoDomenica 19 gennaio 2014 il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, nel settore centro della diocesi di Roma. Al suo arrivo il Papa ha salutato i fedeli nel cortile dell’Oratorio, quindi ha incontrato le diverse realtà della parrocchia, in particolare i poveri e i senza fissa dimora che gravitano nella zona della stazione ferroviaria di Roma Termini, i rifugiati, poi i bambini battezzati negli ultimi mesi, con i loro genitori, gli sposi novelli e le famiglie giovani. Successivamente ha confessato cinque penitenti. Poco prima delle ore 18 il Santo Padre ha presieduto nella Basilica del Sacro Cuore la S. Messa, al termine della quale ha salutato i malati, incontrando poi la comunità salesiana e le suore Missionarie del Cristo Risorto. Infine, Papa Francesco ha incontrato i giovani della parrocchia. Queste le parole pronunciate nell’omelia:

“E’ bello, questo brano del Vangelo. Giovanni che battezzava; e Gesù, che era stato battezzato prima – alcuni giorni prima – veniva, ed è passato davanti a Giovanni. E Giovanni ha sentito dentro di sé la forza dello Spirito Santo per dare testimonianza di Gesù. Guardandolo, e guardando la gente che era attorno a Lui, dice: “Ecco l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo”. E dà testimonianza di Gesù: questo è Gesù, questo è Colui che viene a salvarci; questo è Colui che ci darà la forza della speranza.

Gesù è chiamato l’Agnello: è l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Uno può pensare: ma come, un agnello, tanto debole, un agnellino debole, come può togliere tanti peccati, tante cattiverie? Con l’Amore. Con la sua mitezza. Gesù non ha mai smesso di essere agnello: mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri. Era lì, fra la gente, guariva tutti, insegnava, pregava. Tanto debole Gesù, come un agnello. Ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti. “Ma, Padre, Lei non sa la mia vita: io ne ho uno che…, non posso portarlo nemmeno con un camion…”. Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza, ne troviamo alcuni che sono grossi! Ma Lui li porta. Lui è venuto per questo: per perdonare, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore. Forse ognuno di noi ha un tormento nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa… Lui è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto. “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato”: toglie il peccato con la radice e tutto! Questa è la salvezza di Gesù, con il suo amore e con la sua mitezza. E sentendo ciò che dice Giovanni Battista, il quale dà testimonianza di Gesù come Salvatore, dobbiamo crescere nella fiducia in Gesù.

Tante volte abbiamo fiducia in un medico: è bene, perché il medico c’è per guarirci; abbiamo fiducia in una persona: i fratelli, le sorelle ci possono aiutare. E’ bene avere questa fiducia umana, tra di noi. Ma dimentichiamo la fiducia nel Signore: questa è la chiave del successo della vita. La fiducia nel Signore, affidiamoci al Signore! “Signore, guarda la mia vita: io sono nel buio, ho questa difficoltà, ho questo peccato…”; tutto quello che noi abbiamo: “Guarda questo: io mi affido a te!”. E questa è una scommessa che dobbiamo fare: affidarci a Lui, e mai delude. Mai, mai! Sentite bene, voi ragazzi e ragazze, che incominciate la vita adesso: Gesù mai delude. Mai. Questa è la testimonianza di Giovanni: Gesù, il buono, il mite, che finirà come un agnello, ucciso. Senza gridare. Lui è venuto per salvarci, per togliere il peccato. Il mio, il tuo e quello del mondo: tutto, tutto.

E adesso vi invito a fare una cosa: chiudiamo gli occhi, immaginiamo quella scena lì, sulla riva del fiume, Giovanni mentre battezza e Gesù che passa. E sentiamo la voce di Giovanni: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Guardiamo Gesù e in silenzio, ognuno di noi, dica qualcosa a Gesù dal suo cuore. In silenzio.

Il Signore Gesù, che è mite, è buono – è un agnello – che è venuto per togliere i peccati, ci accompagni nella strada della nostra vita. E così sia”.

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NON DIMENTICATE I POVERI

Il Papa ha incontrato il sindaco Marino il presidente del Lazio Zingaretti e il commissario straordinario della Provincia Carpino.

papafrancesco-sindacomarino9 gennaio 2014 – Il vescovo di Roma, Papa Francesco, ha ricevuto in udienza gli amministratori del Lazio: il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma, Ignazio Marino e il commissario straordinario della Provincia di Roma, il prefetto Riccardo Carpino.  Fino allo scorso anno, il governatore del Lazio, il sindaco della capitale e il presidente della provincia di Roma venivano ricevuti insieme nell’aula Clementina e a loro veniva indirizzato il discorso papale. Papa Francesco, invece, per lo scambio di auguri di inizio anno, li ha incontrati uno per uno in modo da poter avere colloqui personali senza formalismi né protocollo.

Ha parlato con loro del degrado delle periferie metropolitane e della mobilitazione che fra tre mesi attende la città eterna per la canonizzazione di Wojtyla e Roncalli. “Roma è una città straordinaria – ha ricordato il sindaco Marino al termine dell’udienza - ma i romani e le romane non devono guardarla dal balcone o come una cartolina, ma collaborino per ricostruire una comunità civica. Abbiamo parlato – continua il sindaco - soprattutto degli investimenti che Roma sta compiendo nei confronti delle persone più povere e disagiate come i bambini e le migliaia di rifugiati”.

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“Rom@ per te”, per e-mail la nuova newsletter di Roma Capitale

roma-per-teE’ uscito il primo numero diRom@ per te, la nuova newsletter di Roma Capitale. Un prodotto editoriale che punta ad arricchire l’offerta informativa dell’amministrazione capitolina. Strumento al servizio del cittadino, Rom@ per te fornisce settimanalmente informazioni su tutte le novità provenienti dalla macchina comunale: notizie, decisioni, nuovi servizi, progetti. Divisa per aree tematiche, viene inviata per e-mail oltre che ai dipendenti capitolini e alle loro famiglie, a tutti gli iscritti ai servizi online del portale.

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1° gennaio 2014: il Papa prega a Santa Maria Maggiore

Nel pomeriggio del 1° gennaio 2014 Papa Francesco si è recato in forma privata nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dove ha sostato in preghiera per circa 20 minuti

davanti all’immagine della Madre di Dio, venerata con il titolo “Salus populi romani”, ai cui piedi ha deposto un mazzo di rose bianche.

La mattina, durante la Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il Papa aveva fatto riferimento alla Basilica e all’immagine mariana dipinta, secondo la tradizione,

dall’evangelista Luca, verso cui ha mostrato una grandissima devozione dall’inizio del suo pontificato.

E’ la settima volta, infatti, che Papa Francesco si reca a pregare di fronte alla sacra effigie che ricorda l’antica devozione alla Vergine, come protettrice dell’Urbe.

La prima visita era avvenuta nella mattina del giorno successivo alla sua elezione al Soglio di Pietro.

Poi vi si era recato il 4 maggio per recitare il rosario e il 30 dello stesso mese per concludere la processione del Corpus Domini.

Il 20 luglio, aveva affidato alla Vergine il suo viaggio in Brasile, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù.

Quindi vi aveva fatto ritorno, il 29 settembre, per ringraziarLa del suo primo viaggio apostolico.

Infine, lo scorso 8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, dopo l’incoronazione della statua della Vergine in piazza di Spagna, il Papa era passato nuovamente a Santa Maria

Maggiore per un “saluto” alla Madonna.

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Papa Francesco a Piazza di Spagna per l’Immacolata

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA

papa-francesco-piazza-spagnaAlle ore 15.45 dell’8 dicembre 2013, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Francesco si è recato a Piazza di Spagna a Roma per il tradizionale atto di venerazione all’Immacolata. Lungo il percorso, il Papa ha compiuto una breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, dove ha ricevuto l’omaggio dell’ “Associazione Commercianti Via Condotti”. Raggiunta Piazza di Spagna verso le ore 16.15, il Santo Padre ha compiuto l’Atto di venerazione all’Immacolata.

Al termine il Papa si è recato in auto alla Basilica di Santa Maria Maggiore e si è soffermato in preghiera davanti all’immagine della Salus Populi Romani.

Questa la preghiera appositamente composta che il Santo Padre ha recitato nel corso dell’Atto di venerazione all’Immacolata a Piazza di Spagna:

Preghiera all’Immacolata

Vergine Santa e Immacolata,
a Te, che sei l’onore del nostro popolo
e la custode premurosa della nostra città,
ci rivolgiamo con confidenza e amore.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Il peccato non è in Te.

Suscita in tutti noi un rinnovato desiderio di santità:
nella nostra parola rifulga lo splendore della verità,
nelle nostre opere risuoni il canto della carità,
nel nostro corpo e nel nostro cuore abitino purezza e castità,
nella nostra vita si renda presente tutta la bellezza del Vangelo.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
La Parola di Dio in Te si è fatta carne.

Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:
il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti,
la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti,
la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano,
ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
In Te è la gioia piena della vita beata con Dio.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:
la luce gentile della fede illumini i nostri giorni,
la forza consolante della speranza orienti i nostri passi,
il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore,
gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Ascolta la nostra preghiera, esaudisci la nostra supplica:
sia in noi la bellezza dell’amore misericordioso di Dio in Gesù,
sia questa divina bellezza a salvare noi, la nostra città, il mondo intero.

Amen.

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Papa Francesco alla Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino

papaparrocchiaAlle ore 16 di domenica 1° dicembre 2013, prima di Avvento, il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia San Cirillo Alessandrino a Tor Sapienza, nel settore est della diocesi di Roma. Al suo arrivo il Papa ha incontrato i bambini della Prima Comunione, gli ammalati, i bambini battezzati nell’anno pastorale in corso, con i loro genitori, e infine i ragazzi che riceveranno la Cresima. Quindi ha confessato 7 parrocchiani. Alle 17.30 ha avuto inizio la Santa Messa, durante la quale il Santo Padre ha amministrato il Sacramento della Confermazione a nove ragazzi. Conclusa la celebrazione eucaristica con il saluto del parroco don Marco Ridolfo, il Papa ha incontrato il Consiglio parrocchiale, quindi ha salutato alcuni piccoli gruppi di fedeli radunati in alcune sale dell’edificio. Alle 19.45 il Papa ha lasciato la Parrocchia per fare rientro in Vaticano. Questo il testo dell’omelia pronunciata da Papa Francesco nel corso della Santa Messa:
Nella prima Lettura, abbiamo sentito che il profeta Isaia ci parla di un cammino, e dice che alla fine dei giorni, alla fine del cammino, il monte del Tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti. E questo, per dirci che la nostra vita è un cammino: dobbiamo andare per questo cammino, per arrivare al monte del Signore, all’incontro con Gesù. La cosa più importante che a una persona può accadere è incontrare Gesù: questo incontro con Gesù che ci ama, che ci ha salvato, che ha dato la sua vita per noi. Incontrare Gesù. E noi camminiamo per incontrare Gesù.

Noi possiamo farci la domanda: Ma quando incontro Gesù? Alla fine soltanto? No, no! Lo incontriamo tutti i giorni. Ma come? Nella preghiera, quando tu preghi, incontri Gesù. Quando tu fai la Comunione, incontri Gesù, nei Sacramenti. Quando tu porti tuo figlio per battezzarlo, incontri Gesù, trovi Gesù. E voi, oggi, che ricevete la Cresima, anche voi incontrerete Gesù; poi lo incontrerete nella Comunione. “E poi, Padre, dopo la Cresima, addio!”, perché dicono che la Cresima si chiama “il sacramento dell’addio”. E’ vero questo o no? Dopo la Cresima non si va mai in chiesa: è vero o no?… Così così! Ma anche dopo la Cresima, tutta la vita, è un incontro con Gesù: nella preghiera, quando andiamo a Messa, e quando facciamo opere buone, quando visitiamo i malati, quando aiutiamo un povero, quando pensiamo agli altri, quando non siamo egoisti, quando siamo amabili… in queste cose incontriamo sempre Gesù. E il cammino della vita è proprio questo: camminare per incontrare Gesù.
E oggi, anche per me è una gioia venire a trovare voi, perché tutti insieme, oggi, nella Messa incontreremo Gesù, e facciamo un pezzo del cammino insieme.
Ricordate sempre questo: la vita è un cammino. E’ un cammino. Un cammino per incontrare Gesù. Alla fine, e sempre. Un cammino dove non incontriamo Gesù, non è un cammino cristiano. E’ proprio del cristiano incontrare sempre Gesù, guardarlo, lasciarsi guardare da Gesù, perché Gesù ci guarda con amore, ci ama tanto, ci vuole tanto bene e ci guarda sempre. Incontrare Gesù è anche lasciarti guardare da Lui. “Ma, Padre, tu sai – qualcuno di voi potrebbe dirmi – tu sai che questo cammino per me è un cammino brutto, perché io sono tanto peccatore, ho fatto tanti peccati… come posso incontrare Gesù?”. Ma tu sai che le persone che Gesù cercava maggiormente di trovare erano i più peccatori; e lo rimproveravano per questo, e la gente – le persone che si credevano giuste – dicevano: ma questo, questo non è un vero profeta, guarda che bella compagnia che ha! Era con i peccatori… E Lui diceva: Io sono venuto per quelli che hanno bisogno di salute, bisogno di guarigione, e Gesù guarisce i nostri peccati. E nel cammino noi – tutti peccatori, tutti, tutti siamo peccatori – anche quando sbagliamo, quando commettiamo un peccato, quando facciamo un peccato, Gesù viene, e ci perdona. E questo perdono che riceviamo nella Confessione è un incontro con Gesù. Sempre incontriamo Gesù.
E andiamo nella vita così, come dice il profeta, al monte, fino al giorno in cui sarà l’incontro definitivo, dove potremo guardare quello sguardo tanto bello di Gesù, tanto bello. E’ questa la vita cristiana: camminare, andare avanti, uniti, come fratelli, volendosi bene l’uno all’altro. Incontrare Gesù. Siete d’accordo, voi, i nove? Voi volete incontrare Gesù, nella vostra vita? Sì? Questo è importante nella vita cristiana. Voi, oggi, con il sigillo dello Spirito Santo, avrete più forza per questo cammino, per incontrare Gesù. Siate coraggiosi, non abbiate paura! La vita è questo cammino. E il regalo più bello è incontrare Gesù. Avanti, coraggio!
E adesso, andiamo avanti con il Sacramento della Cresima.

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Freddo: il comune di Roma per i senza fissa dimora

pianofreddo_d0Roma, 26 novembre – E’ arrivato il freddo e Roma si prepara ad un piano di accoglienza per i senza fissa dimora.

L’assessore capitolino al Sostegno Sociale e Sussidiarietà, Rita Cutini, ha annunciato che:

“Roma Capitale avvia, in stretta collaborazione con le associazioni di volontariato, un programma che prevede un terzo di posti in più per dare accoglienza e ospitalità ai senza dimora. Eravamo già pronti per fornire la massima accoglienza di fronte al freddo alle persone che vivono in una situazione di povertà estrema. Avevamo già fatto una ricognizione sul territorio e incontrato alcune associazioni e avevamo elaborato un programma di azioni articolato che prevede, tra l’altro, un aumento dei posti di accoglienza di un terzo già sul 2013. È chiaro che l’improvviso abbassamento delle temperature - conclude l’assessore - ci impone di anticipare di qualche giorno i tempi di avvio affinché i senza dimora possano trovare solidarietà e sostegno in un momento così critico”.

Per le segnalazioni ci si può rivolgere al numero, attivo 24 ore su 24 della Sala Operativa Sociale800440022.

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I PASSI DI DIO NELLA NOSTRA STORIA

Venerdì 15 novembre 2013 il movimento Pro Sanctitate invita all’incontro “Narrare Dio” con Andrea T. Giovanoli, autore del libro “Nella carne, col sangue”. L’incontro si terrà in piazza S. Calisto 16 alle 17,30.L’Autore racconta il cammino che lo ha portato dall’incredulità alla fede attraverso l’esperienza del matrimonio e della paternità, nel dolore per la perdita di tre figli fino alla consapevolezza di essere un uomo comune che si sente speciale perché amato da Dio.

Info:

www.facebook.com/prosanctitateroma

www.100anniguglielmogiaquinta.org

invito-libro-nella-carne-col-sangue

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La Famiglia nucleo della Società

famiglia-nucleoVenerdì 15 novembre 2013 il Consultorio Familiare Centro La Famiglia col contributo del XV Municipio promuove il Convegno-Incontro

La Famiglia  Nucleo della Società. L’incontro si terrà presso il Museo Crocetti in via Cassia 492 dalle 17,00 alle 20,00.

Il convegno mira a ribadire che, nonostante tutte le dinamiche del tempo, la famiglia è e rimane luogo/spazio (la casa), cellula della società, modello simbolico, struttura, gruppo, istituzione e, dal punto di vista genetico-relazionale, una relazione sociale.

Relatori e interventi: Daniele Torquati Presidente del Municipio XV - P. Alfredo Feretti Presidente del Centro la Famiglia - Veronica Rossi, Psicologa, Psicoterapeuta e Consulente Familiare - Susanna LombardiAvvocato e Consulente Familiare - Chiara Narracci Sociologa e Consulente familiare.

Info: Centro La Famiglia 06.678940

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PER MAGGIORI INFO VISITA IL SITO

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Vite in gioco ai tempi della crisi. Gioco d’azzardo, indebitamento e usura

azzardoSabato 23 novembre 2013 siete invitati al convegno organizzato dal Centro per la Pastorale Familiare, la Caritas, la Fondazione Salus Populi Romani e l’Azione Cattolica.

I lavori inizieranno alle ore 9,30 nell’Aula Pio XI della Pontificia Università Lateranense in piazza san Giovanni in Laterano 4. (possibilità di parcheggio per le auto) per terminare alle 13,00.

Con la speranza di vincere dei soldi al gioco, sempre più pensionati, disoccupati, persone in difficoltà cercano un riscatto e la soluzione ai loro problemi. Si tratta solo di un miraggio, di una illusione indotta da una pubblicità martellante che induce a credere che la vittoria e la svolta nella vita siano vicinissime.

In questo modo si perdono piccole o grandi somme di denaro, ci si indebita, si compromettono le cose più preziose: la propria famiglia e le amicizie. Migliaia di famiglie di Roma sono colpite e impoverite da questo fenomeno: non possiamo far finta di non vedere.

Ne parleremo al convegno approfondendo il fenomeno dal punto di vista sociale, culturale, educativo, con l’obiettivo di suggerire interventi a livello di regolamentazione e di apertura intelligente degli occhi sulla realtà.

Info:  Centro per la Pastorale Familiare - tel. 06.6988.6211 centropastoralefamiliare@vicariatusurbis.org oppure Caritas diocesana di Roma tel. 06.69.886.424/425 - direzione@caritasroma.it www.caritasroma.it

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La famiglia attuale: risorsa o vincolo per gli adolescenti?

Sabato 23 Novembre 2013 l’Università Pontificia Salesiana invita al Convegno “La famiglia attuale: risorsa o vincolo per gli adolescenti?”

Sede del convegno: Pontificio Ateneo Salesiano, piazza Ateneo Salesiano 1 – ore 8,30 – 17,30

Interventi di Eugenia Scabini, Augusto Palmonari, Elena Marta, Margherita Lanz, Emanuela Confalonieri, Carla de Nitto, Susanna Bianchini, Paolo Gambini.

Il convegno approfondirà quanto la famiglia attuale, particolarmente coesa, intenta a garantire il benessere dei propri membri e poco incline a trasmettere valori e dare regole, rappresenta una risorsa o un vincolo nella crescita degli adolescenti. Si rifletterà su quanto questo modello familiare favorisce gli adolescenti nell’inserimento della comunità sociale, dinamismo importante nella costruzione dell’identità adulta. L’idea sottesa è che la famiglia pur essendo il punto di riferimento più importante per gli adolescenti non li sproni ad essere autonomi, a sperimentarsi cercando fuori casa possibilità di realizzazione e d’individuazione. L’evento è aperto a tutte le figure, professionali e non, che lavorano con la famiglia e gli adolescenti.

Info e iscrizioni: tel. 06.87290308 psicologia@unisal.it

www.psicologia.unisal.it

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Spettacolo di Danza teatro terapia “La vita ti mette in gioco”

Domenica 24 novembre 2013 l’Associazione Vedere oltre vi invita allo Spettacolo di Danza teatro terapia “La vita ti mette in gioco”, presso il Teatro dell’Istituto Beata Angelina in via G. Thiene 5 (Roma Monteverde Nuovo) alle ore 17,30.

Info: vedereoltre.onlus@gmail.com Tel. 338.49.40437

vedere-oltre

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Prendersi cura di chi soffre: Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi

Lunedì 25 Novembre 2013 l’Associazione Amarlui promuove il Convegno “Prendersi cura di chi soffre: Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi” presso l’Ateneo “Regina Apostolorum”, via degli Aldobrandeschi 190, Roma - ore 15,00

Programma: Saluti di Luis Carlo Aguirre, mons. David Maccarri, Francesco Beltrame Quattrocchi. Introducono Giulia. P. Di Nicola e Attilio Danese;

Interventi di S.E. Vincenzo Zani Segretario S.C. per l’Educazione Cattolica - M.Pia Savatteri Presidente C.I.F - Salvatore Pagliuca Presidente UNITALSI, modera Paola Dal  Toso. A seguire, “Riflessioni d’amore”  lettura in musica a cura della compagnia “Teatro Potlach di Fara Sabina”. Introduce d. Luis Escalante.

Il tema mette a fuoco un bisogno diffuso nella società civile: l’attenzione e la cura verso quanti sperimentano la quotidiana sofferenza. La famiglia, sull’esempio dei Beltrame, può essere una fonte di iniziative e risorse anche in chiave educativa. Si invitano sposi, fidanzati e quanti hanno interesse per i temi della santità coniugale, in una dimensione attiva ed operante. E’ predisposta l’assistenza ai bambini.

Info: Barbara e Felice tel. 085.4151709; 328.0872131; bpuca76@hotmail.it

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Festival o festa?

Apre l’ottava edizione del Festival internazionale del film di Roma con il fuori concorso di Giovanni Veronesi, “L’ultima ruota del carro”. James Gray e Larry Clark presiedono le giurie che valuteranno le pellicole in gara

giovaniApre l’8 novembre, per chiudere il 17, l’ottava edizione del Festival internazionale del film di Roma. Queste le cifre: 18 film in concorso, di cui 12 in prima mondiale, cinque in prima internazionale, uno in prima nazionale. 16 fuori concorso, di cui sei in prima mondiale e cinque in prima nazionale. Tre film in collaborazione con la sezione in genere più inventiva – e migliore, finora – cioè Alice in città per ragazzi e giovani.

Oltre a questo, c’è il Concorso CineMaxxi con 16 lunghi, sei mediometraggi e 13 corti. Altre sezioni collaterali: sei Ritratti di cinema, sette documentari in concorso e tre fuori concorso in prima mondiale.

Apre il festival il film fuori concorso di Giovanni Veronesi, L’ultima ruota del carro, con Elio Germano, e lo chiuderà The white storm di Benny Chan.

Presidenti delle due giurie del festival. Per il concorso James Gray, classe 1969, che ha presentato quest’anno a Cannes The Immigrant e per CineMaxxi Larry Clark, classe 1943, icona del cinema americano. Premio alla carriera al grande cineasta russo Aleksej Jurevic German, da poco scomparso, per cui il riconoscimento andrà ai familiari.

Fra le retrospettive, Ercole alla conquista degli schermi, ovvero l’epopea del peplum (genere cinematografico dei film storici in costume), dal 1962 al 1964, con un omaggio a Giuliano Gemma, l’omaggio a Claudio Gora (nove film), a Lizzani e Rossellini.

Fra gli ospiti attesi al festival, di cui è madrina Sabrina Ferilli, l’attrice Jennifer Lawrence. Il direttore artistico Marco Müller punta a un equilibrio, tutto da ritrovare, tra festival e festa popolare. Siamo in attesa fiduciosa!

Mario Dal Bello, Città Nuova, 08.11.2013

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Servizio civile: 20 posti alla Caritas di Roma per progetti in Italia e all’estero

servizio-civileFino al 4 novembre è possibile partecipare al bando per i progetti di Servizio Civile Nazionale promossi dalla Caritas diocesana di Roma.

I progetti, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre 2013, sono cinque, di cui due all’estero, per un totale di 20 posti. I progetti sono:

- “Facciamo Pace?” per l’animazione ai temi della pace e della mondialità nella città di Roma;

- “Conoscere per accogliere” per l’accoglienza dei cittadini immigrati presso il Centro Ascolto stranieri della Caritas di Roma;

- “Nonne Felici” nel settore dell’assistenza agli anziani nella città di Roma;

- “Orizzonti e confini: Percorsi di Solidarietà Internazionale in Argentina;

- “Orizzonti e confini: Percorsi di Solidarietà Internazionale in Mozambico”.

Possono partecipare al bando giovani di cittadinanza italiana che abbiano compiuto 18 anni e che non abbiamo ancora compiuto 29 anni alla data di presentazione della domanda.

Gli interessati possono consultare i progetti sul sito www.caritasroma.it e contattare quindi gli uffici Caritas - Educazione alla Pace ed alla Mondialità.

Termine ultimo per la presentazione delle domande: 4 novembre 2013, ore 14.00.

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Riaperta via Alessandrina

Torna il balcone sui Fori Imperiali. Nuovo tour con visite guidate

marino-via-alessandrinaRoma, 29 ottobre – Giornata di rilievo, ieri, per il patrimonio archeologico della città e per la sua pubblica fruizione: riaperta ai pedoni la passeggiata di via Alessandrina dopo i lavori andati avanti dal 2007, quando la strada cinquecentesca – perno che divide e connette tre Fori (Augusto, Nerva e Traiano) e balcone unico sui Fori Imperiali e sui Mercati Traianei – fu chiusa per ragioni di sicurezza. Oggi la via prosegue con un giro ad anello che costeggia il Foro di Traiano e offre così una visione globale dell’area, toccando i Mercati pronti, a loro volta, ad accogliere in un nuovo museo i materiali che gli scavi stanno portando alla luce. Il tutto, nell’ambito del progetto di pedonalizzazione recentemente avviato. Uno spazio finalmente recuperato alla bellezza e alla sua godibilità per chiunque, cittadino o turista. Un posto, ha detto il sindaco Ignazio Marino tagliando il nastro, dove capire l’antico analizzandone le pagine di pietra. O dove, semplicemente, fermarsi “per contemplare, leggere, ascoltare musica”.

Riapertura via Alessandrina
Riapertura via Alessandrina

La via Alessandrina fu costruita nel 1570 ad opera del cardinal Michele Bonelli, detto L’Alessandrino per le sue origini piemontesi, come nervatura principale di un nuovo assetto dell’area tra Fori Imperiali e Campidoglio allora ferma al Medioevo, un pulviscolo fatto di casali, orti e viabilità precaria. Bonelli ne fece un pezzo di città, un quartiere (detto anch’esso Alessandrino) divenuto in breve una maglia fitta e densa di edifici e chiese, come il resto di Roma fino al 1870: tessuto urbanistico poi scomparso con gli sventramenti degli anni ’30 del secolo scorso, quando il regime fascista volle e realizzò l’asse celebrativo di via dell’Impero (per approfondimenti, scarica la scheda storica della Sovrintendenza capitolina).

Presenza urbana “bifronte”, dunque, la via Alessandrina: segno di demolizione e divisione ma pure, indubbiamente, elemento di connessione tra le parti costituenti uno dei complessi archeologici più importanti del pianeta (“una strada che separa e al tempo stesso unisce”, ha detto l’assessore alla Cultura Flavia Barca intervenendo all’inaugurazione). La Sovrintendenza capitolina l’ha restituita al pubblico transito pedonale con una serie di interventi: pulizia generale e riordino delle aree visibili; regolarizzazione del piano stradale con sampietrini e ghiaia; ripristino del ciglio in travertino del marciapiede sul lato di piazza Madonna di Loreto; cura dell’arredo urbano (nuove panchine e cestini per i rifiuti); collocazione di dodici pannelli che illustrano la storia della via e i diversi settori dei Fori Imperiali visibili dalla strada; verifica e sistemazione dei lampioni. E ancora – ciò che più conta per i visitatori – con la realizzazione di un percorso di visita che costeggia tutta l’area archeologica, consentendo di abbracciarne perfettamente l’assieme e le parti; e provvedendo alla sicurezza del percorso stesso e della sua scala d’accesso, ristrutturati e dotati di segnaletica.

Via Alessandrina, i primi pedoni in transito
Via Alessandrina, i primi pedoni in transito

Questo è, in effetti, il “plusvalore” dei lavori condotti per riaprire la storica via: aver dato impulso alla risistemazione di tutto il complesso archeologico, in un quadro d’assieme che si collega agli scavi in corso e ai restauri nei sovrastanti Mercati di Traiano. Del percorso di visita, infatti fa parte la “passerella di Campo Carleo”, pure riaperta al pubblico, che collega i Fori al rione Monti. E’ il “ponte” sospeso sul Foro di Traiano in luogo dell’antica via di Campo Carleo, una delle vittime delle demolizioni degli anni ’30. La prima passerella era di legno, poi sostituita con una di cemento e ferro che però stava danneggiando il muraglione cui era agganciata. La nuova è costruita con una particolare lega (il ferro cor-ten, elastico e capace di auto-proteggersi dalla corrosione) e con l’acciaio, non intacca i materiali antichi e costituisce una presenza visiva discreta, a impatto modesto sullo skyline dell’area archeologica. La passerella, infine, è direttamente collegata (come già s’è visto) con la via Alessandrina, senza barriere architettoniche.

Interventi strategici per il complesso dei Fori Imperiali ma non particolarmente onerosi: “Anche in tempi difficili dal punto di vista economico”, ha sottolineato il Sindaco, “si possono realizzare opere, semplici e non gravose per le casse pubbliche, ma determinanti”. E infatti grazie ai lavori compiuti ripartono le visite guidate ai Fori Imperiali: previsto un calendario sperimentale che comincia il 29 ottobre con due visite al giorno, tutti i giorni tranne il lunedì. Gli orari: dal martedì al venerdì alle 11 e alle 15; il sabato alle 15 e alle 15.45; la domenica alle 10 e alle 11.30. Il mercoledì e il sabato visite anche in inglese. Costo del tour, 9 euro. Le visite, a cura di Zètema Progetto Cultura, dovranno essere prenotate allo 060608. Novità del giro, la maggiore lunghezza con partenza dalla scala su via Alessandrina e uscita dal cancello accanto alla Colonna Traiana. Allo studio, poi, altri itinerari che potranno includere i Mercati Traianei e il Museo dei Fori. Intanto una serie di rinvenimenti d’epoca traianea celebranti le vittoriose campagne contro i Daci, ora poggiata sugli scavi del Foro di Traiano, sarà esposta in nuove sale dedicate all’interno delle due “ali di testa” dell’emiciclo dei Mercati, al momento in fase di restauro.

Pannello illustrativo
Pannello illustrativo

Infine il capitolo sorveglianza: la via Alessandrina sarà presidiata di continuo tra le 8 e le 20 dall’associazione “Martiri di Nassiriya” tra carabinieri in congedo, di concerto con la Polizia Locale di Roma Capitale. Tre coppie di volontari si avvicenderanno dalle 8 alle 12, dalle 12 alle 16 e dalle 16 alle 20. A rinforzo, altre due coppie si alterneranno ai Fori Imperiali dalle 10 alle 14 e dalle 14 alle 18.

La riapertura di via Alessandrina, ha sottolineato l’assessore capitolino alla Cultura Flavia Barca, è un tassello del programma di valorizzazione dei Fori; programma che della visita al complesso archeologico farà “un’esperienza educativa” con l’impiego di “strumenti multimediali e interattivi”; e che si propone di animare il sito con momenti di spettacolo, teatro, musica in tono con il luogo e la sua storia. Del resto, ha concluso il sindaco Marino, “valorizzare luoghi come questo costituisce per noi una responsabilità, dato che non appartengono solo a noi ma al mondo intero”. Come conferma “il grande interesse” che lo stesso Marino afferma d’aver constatato, in recenti incontri con rappresentanti di istituzioni straniere, “per ciò che intendiamo fare del nostro grande patrimonio culturale”.

www.comune.roma.it 29 ottobre 2013

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Le famiglie con Papa Francesco

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A chiusura dell’Anno della Fede le famiglie del mondo incontrano Papa Francesco il 26 e 27 ottobre. Una festa, tra preghiere, musica, forti testimonianze e la parola del Papa.

Le famiglie sono giunte da tutto il mondo per l’appuntamento con Papa Francesco, il 26 e 27 ottobre, nel quadro delle iniziative proposte per l’Anno della Fede. L’incontro, dal titolo “Famiglia, vivi la gioia della fede!”, è stato promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Una piazza in festa, con 100.000 persone in rappresentanza di 75 nazioni. Mamme e papà, nonni e nipoti, tanti bambini… hanno accolto Papa Francesco, tra gli applausi, canti e centinaia di palloncini colorati in volo.

Alcune famiglie di diverse parti del mondo hanno raccontato le loro storie. Tra queste, alcune appartenenti a Famiglie Nuove dei Focolari, movimento che ha collaborato insieme a tanti altri alla realizzazione dell’evento. Tre coppie di fidanzati europei hanno espresso l’intenzione di sposarsi “nonostante tutto”; una coppia sposata, con un bambino in braccio, ha annunciato l’arrivo del secondo figlio; una famiglia ha raccontato della coraggiosa scelta della missione; un’altra dell’ormai nota isola del sud d’Italia, Lampedusa, che ha partecipato al salvataggio di alcuni profughi eritrei; poi, un nigeriano naufrago nella stessa isola; e ancora, una famiglia siriana costretta a emigrare dalla guerra…

“La vita spesso è faticosa, tante volte tragica… – ha detto, dopo averli ascoltati, il Papa –. Ma quello che pesa veramente è la mancanza d’amore”. Il pontefice ha invitato le famiglie a non cedere alla “cultura del provvisorio” che taglia la vita a pezzi. “Gli sposi cristiani non sono ingenui – ha detto –, conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità”.
Tre le parole chiave che, secondo Francesco, non devono mancare mai in una famiglia: “permesso”, per non essere invadenti; “grazie”, per comunicarsi l’amore;“scusa”, per saper perdonare e ricominciare sempre ogni giorno (leggi il testo integrale).

19 le canzoni composte da parte dei giovani che hanno aderito al concorso “Talenti di famiglia” e 4.200 i disegni realizzati dai bambini nell’ambito dell’iniziativa“Presenta la tua famiglia a Papa Francesco”. Dalla Piazza San Pietro è partito anche il progetto di solidarietà per le famiglie della Siria, in collaborazione con Caritas italiana e Caritas Siria.

La Domenica 27 ottobre, in un clima di raccoglimento si è celebrata la S.Messa. Il Papa ha invitato ancora a ritrovare nella semplicità la dimensione della preghiera e della gioia. “Pregate in famiglia, gli uni per gli altri”, ha detto. E riguardo alla fede “non tenerla per noi come un conto in banca”, ma condividerla con la testimonianza e l’apertura agli altri, spingendosi nelle periferie (testo integrale dell’omelia di Papa Francesco).

L’evento era stato preceduto dalla XXI Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia (23/25 ottobre). “La famiglia fondata sul matrimonio indissolubile, tra un uomo e una donna, e aperta alla vita, è il motore del mondo e della storia”, ha affermato il Papa, ma “vogliamo stare vicino ai coniugi in crisi e a quelli separati”.
Proprio per questo desiderio, l’obiettivo del Sinodo dei vescovi del 2014-2015 sulla famiglia, “non è ridefinire la teologia del matrimonio e della famiglia – ha specificato Monsignor Paglia –, ma accogliere e ascoltare le famiglie, così come sono nella complessità delle varie situazioni”.

Per approfondimenti: www.familia.va

Video – Radio Vaticana

www.focolare.org - 29 ottobre 2013

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Matrimonio e famiglia Basic

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Lunedì 21 ottobre 2013, inizia il corso di formazione Matrimonio e famiglia Basic promosso dal Vicariato di Roma - Centro per la Pastorale Familiare in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater”.

E’ un corso base su matrimonio e famiglia per comprendere meglio la propria realtà coniugale e familiare. Basic fa comprendere il meraviglioso disegno di Dio sull’amore umano, sul matrimonio e sulla famiglia. Partendo dal sentimento dell’attrazione verso l’altro, i docenti vi guideranno attraverso la Sacra Scrittura e le scienze umane, fino a giungere a una comprensione del proprio essere sposi, uniti da un legame che va oltre l’umano divenendo un sacramento.

Prevede 9 incontri il lunedì dal 21 ottobre al 16 dicembre 2013 – dalle ore 20,00 alle 22,15.

CALENDARIO

21 – 28  ottobre - ANTROPOLOGIA E TEOLOGIA DEL MATRIMONIO -  dott. Luca Pasquale

4 - 11 novembre  - LA SPIRITUALITA’ FAMILIARE - Mons. Gianfranco Basti

18 - 25 novembre – 3 dicembre  - COMUNICAZIONE EFFICACE NELLA COPPIA - GESTIONE COSTRUTTIVA DEI CONFLITTI- Prof. Raffaele Mastromarino e Dott.ssa Barbara Graziosi - Consultorio familiare diocesano “Al Quadraro”

9 - 16 dicembre - IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA NELL’ANTICO TESTAMENTO - mons. Andrea Lonardo

INFO: Le lezioni si svolgono dal 21 ottobre 2013 il lunedì dalle ore 20,00 alle 22,15.

Luogo: Pontificio Seminario Romano Maggiore (Piazza S. Giovanni in Laterano, 4) con possibilità di parcheggio.

Ci si iscrive la prima sera del corso dando previa comunicazione del proprio nome e cognome al Centro per la Pastorale Familiare luca.pasquale@vicariatusurbis.org -  tel. 06.6988.6211.

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Crediti ECTS: 5

Quota di partecipazione comprensiva di dispense: singole persone € 30,00; quota speciale per le coppie di sposi € 50,00.

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GIORNATA MARIANA

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BEATA PERCHE’ HAI CREDUTO

Nel giorno dell’anniversario dell’ultima apparizione della Beata Vergine Maria a Fatima (13 ottobre 1917), si terrà una Giornata mariana con la partecipazione di fedeli appartenenti a molte delle associazioni di spiritualità mariana. Per l’occasione, sarà portata a Roma la statua originale della Madonna di Fatima

PROGRAMMA

Sabato 12 OTTOBRE


Ore 8.00 – 12.00 Pellegrinaggio alla Tomba dell’Apostolo Pietro
Ore 9.00 – 12.00 Adorazione eucaristica e celebrazione del sacramento della riconciliazione in alcune chiese limitrofe a Piazza San Pietro
Ore 17.00 Accoglienza della Statua originale della Madonna di Fatima in Piazza San Pietro alla presenza di Papa Francesco
Catechesi mariana
Dalle ore 19.00 Sosta della Statua della Madonna di Fatima al Santuario del Divino Amore e inizio del momento di preghiera “Con Maria oltre la notte”* che prevede:
a) Recita del Santo Rosario in collegamento con i santuari mariani nel mondo (ore 19:00)
b) Veglia di preghiera (dalle ore 22.00)

Domenica 13 OTTOBRE


Ore 8.00 Arrivo in Piazza San Pietro
Ore 10.00 Recita del Santo Rosario
Ore 10.30 Santa Messa in Piazza San Pietro presieduta da Papa Francesco

SCARICA L’INFORMATIVA DELLA GIORNATA

SCARICA LA LOCANDINA

VIDEO: Francesca Giordano presenta a TV2000 l’evento mariano di sabato 12 al Divino Amore



*L’evento è organizzato dal Vicariato di Roma e patrocinato dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione.

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4ottobre2013 lutto nazionale, alle 20 in Campidoglio la veglia in ricordo delle vittime di Lampedusa

campidoglioRoma, 4 ottobre 2013 – In piazza del Campidoglio, dalle 20 in poi, su iniziativa del sindaco Ignazio Marino, veglia in memoria delle vittime di Lampedusa “e di tutti coloro che perdono la vita inseguendo la speranza”, come ha affermato il Sindaco stesso invitando tutti i cittadini a partecipare. “Di fronte a tanto dolore non si può rimanere indifferenti”, ha proseguito Marino. “Tragedie assurde come quella di ieri (3ott) non devono più accadere”. All’appuntamento, organizzato in collaborazione con il Centro Astalli, partecipano con il Sindaco gli Assessori della Giunta capitolina.

In seguito al lutto nazionale indetto per la tragedia di Lampedusa, ogni altro appuntamento odierno del Sindaco è stato annullato.

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4 ottobre preghiera a S. Eustachio

In occasione della festa di S. Francesco d’ Assisi, Patrono d’Italia,

il Rettore della chiesa romana di S. Eustachio e Mons. Matteo Zuppi,

invitano a partecipare venerdì 4 Ottobre 2013

ad una veglia di preghiera nella chiesa di S. Eustachio,

per la situazione politica italiana.

Alle ore 13: pranzo con i poveri nella chiesa

Alle ore 19: celebrazione della Parola di Dio

Alle ore 21: S. Messa celebrata da Mons. Zuppi

Ci è chiesto un contributo per animare la Celebrazione  con i canti.

Sarà un’occasione speciale per poter vivere un momento di preghiera insieme

chiedendo la pace per i Paesi in guerra e la stabilità politica per l’ Italia.

s-eustacchio

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3 ottobre Veglia Missionaria a S. Giovanni in Laterano

lateranoGiovedì 3 ottobre, alle 20.30, si svolgerà la Veglia missionaria diocesana nella basilica di San Giovanni in Laterano. A presiedere il tradizionale appuntamento, quest’anno incentrato sul tema “Sulle strade del mondo”, sarà il cardinale vicario Agostino Vallini.

Parteciperà all’incontro di preghiera anche il vescovo Matteo Zuppi, incaricato diocesano per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, che nei giorni scorsi ha invitato a partecipare a questo evento i parroci, le comunità religiose e i fedeli della diocesi al fine di «pregare insieme per la grande missione che la Chiesa ha di annunciare il Vangelo a tutti i popoli» e per «invocare ancora una volta il dono della pace per la Siria e per i Paesi che vivono la drammatica esperienza della guerra».

La preghiera si alternerà alla testimonianza, nella serata che aprirà in qualche modo il mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alla missione, che vedrà il suo culmine domenica 20, con la celebrazione della Giornata missionaria mondiale. E le testimonianze arriveranno dalla Siria, ma anche dalla voce di chi da 60 anni si dedica alla “missio ad gentes”: padre Piero Gheddo, missionario del Pime, tra i fondatori di Mani Tese e già direttore della rivista Mondo e missione.

Durante l’incontro di giovedì il cardinale Vallini consegnerà il mandato missionario a sacerdoti, religiosi e laici che partiranno nell’anno pastorale in corso. Tra loro ci saranno anche i fidanzati Marcella Costagliol e Massimo De Magistris, rispettivamente di 28 e 35 anni. Entrambi provenienti dalla parrocchia di Santa Maria Mater Ecclesiae, si sposeranno due giorni dopo la Veglia, sabato 5 ottobre, e a febbraio partiranno missionari alla volta del Messico. Una decisione, la loro, nata dal desiderio di «vivere il matrimonio in prospettiva missionaria, operando una scelta di fondo di condivisione con i poveri», racconta Massimo. Entrambi insegnanti di religione, Marcella con alle spalle un’esperienza di quattro anni di missione in Colombia, metteranno la loro competenza educativa al servizio del collegio gestito dall’Associazione laicale missionaria nel nord del Messico, per aiutare nella crescita i figli degli indigeni Raramuri. Il progetto in cui sono coinvolti prevede una presenza iniziale di due anni, «ma sono rinnovabili», precisa Massimo.

Nel corso della celebrazione, ai due futuri sposi sarà affidata una preghiera per l’impegno missionario delle famiglie; per la diocesi di Roma e il suo vescovo, Papa Francesco, e per tutti i fidei donum pregheranno don Paolo Bumis e don Alessandro De Rossi, a loro volta fidei donum, rientrati a Roma. Poi sarà la volta del dodicenne Riccardo, uno dei sette figli della famiglia Furgione, in missione in Sud Africa, che darà voce all’invocazione per tutti i bambini e i ragazzi del mondo, mentre la comboniana suor Tarcisia Ciavarella, che dopo la Veglia partirà per il Messico, proporrà una preghiera per le vocazioni missionarie. Ancora, si pregherà per la pace, attraverso le parole della presidente della Finestra per il Medio Oriente, Giulia Pezone, con un’attenzione particolare per la Siria e per il gesuita romano Paolo Dall’Oglio, dagli anni ’80 impegnato nel Paese, dove è rientrato quest’anno dopo essere stato espulso nel 2011 e per il quale, dai mesi scorsi, si teme.

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IL PAPA AI PRETI: “LA SANTITÀ È PIÙ GRANDE DEGLI SCANDALI”

Primo incontro di Francesco con il clero romano a San Giovanni: una riflessione sulla “fatica” del sacerdote e le risposte a cinque domande. L’invito alla creatività  coraggiosa e all’accoglienza nella verità 

Creatività  coraggiosa, conversione pastorale, accoglienza nella verità . Con la particolare attenzione alle «periferie esistenziali», che sono anche quelle del «pensiero debole e povero». Indicazioni che il vescovo di Roma lancia ai suoi sacerdoti nel primo incontro con il clero romano, nella mattina di lunedì 16 settembre. Davvero un incontro «di famiglia», come lo definisce il cardinale vicario, concluso dalla consegna di un dono al Papa: un’icona realizzata da don Massimo Tellan, parroco di San Giovanni Crisostomo. Un incontro confidenziale e diretto, nello stile cui Francesco ci ha abituati dall’inizio del pontificato, con i saluti personali a decine di sacerdoti prima di lasciare la basilica di San Giovanni in Laterano.

A tutto campo, il vescovo di Roma risponde alle domande dei presbiteri, guardando con lucidità  ai «problemi gravissimi della Chiesa», ma senza pessimismi. «La Chiesa non crolla. Mai la Chiesa è stata tanto bene come oggi, è un momento bello della Chiesa, basta leggerne la storia. Ci sono santi riconosciuti anche dai non cattolici — pensiamo alla Beata Teresa — ma c’è una santità  quotidiana di tanti uomini e donne, e questo dà  speranza. La santità  è più grande degli scandali».

Un incontro segnato dal racconto di esperienze di vita a Buenos Aires e dalla richiesta di preghiera per lui, all’avvicinarsi del 60° anniversario — che cadrà  il prossimo 21 settembre — di quel giorno in cui sentì per la prima volta lo sguardo di Gesù su di lui. E proprio alla necessità  di tornare al “primo amore”, al primo sguardo di Gesù, il Papa invita i sacerdoti che gremiscono la basilica: lo fa nella riflessione che introduce l’incontro, scaturita dalla risposta alla lettera di un prete romano che condivideva con il vescovo la sua “fatica nel cuore”.

Un’espressione che ha riportato alla mente e al cuore del Papa quanto scriveva Giovanni Paolo II sulla «peculiare fatica del cuore» di Maria nella “Redemptoris Mater”. La fatica, però, fa parte della missione sacerdotale. «Quando un prete è in contatto con il suo popolo, si fatica». Di fronte a questa fatica, chiarisce Francesco, c’è solo la risposta di Gesù: andare con i poveri, annunciare il Vangelo e andare avanti. Anche se certamente sono di aiuto «la preghiera davanti al tabernacolo, la vicinanza con gli altri preti e la vicinanza del vescovo». E la memoria di momenti come l’inizio della vocazione, l’ingresso in seminario, l’ordinazione sacerdotale: «La memoria è il sangue nella vita della Chiesa».

Numerosi i temi che emergono dalle cinque domande (a porle sono padre Carbonaro, don Mortigliengo, don Le Pera, don Sparapani, don Brienza) e che meritano risposte articolate. «Accoglienza cordiale» è la parola su cui insiste il Papa. «I fedeli si sentano a casa», sottolinea. Un’accoglienza — il riferimento è in particolare alle coppie conviventi — da esercitare però nella verità . «Dire sempre la verità », sapendo che «la verità  non si esaurisce nella definizione dogmatica» ma si inserisce «nell’amore e nella pienezza di Dio». Il prete deve quindi «accompagnare». Basti pensare, afferma Francesco, ai discepoli di Emmaus, a come «il Signore li ha accompagnati e ha riscaldato loro il cuore».

L’invito di Francesco ai preti del clero romano è poi a intraprendere «strade coraggiosamente creative». E cita esempi vissuti a Buenos Aires, come l’apertura di alcune chiese per tutta la giornata con la disponibilità  di un confessore o l’avvio di “corsi personali” per le coppie che intendono sposarsi ma non possono frequentare i corsi prematrimoniali perché lavorano fino a tardi. Restano prioritarie le «periferie esistenziali», che sono anche «quelle delle famiglie», di cui ha parlato più volte Benedetto XVI, come il tema delle seconde nozze. Il nostro compito, dice, è «trovare un’altra strada, nella giustizia».

(Da www.romasette.it — Articolo di Angelo Zema)

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Invito all’incontro di Papa Francesco con il clero di Roma

papa-francescoVicariato di Roma

Ai Reverendi Sacerdoti e Diaconi

della Diocesi di Roma

(con allegato)

Carissimi,

Papa Francesco ha espresso il desiderio di incontrare il prossimo 16 settembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 10, il clero della Diocesi di Roma e i sacerdoti che collaborano nei diversi ministeri diocesani.

Fin dalle prime parole dopo la sua elezione il Santo Padre ha manifestato la Sua particolare vicinanza alla Chiesa di Roma di cui è Vescovo e in questi primi mesi di ministero abbiamo avuto modo di vedere e apprezzare quanto Egli abbia a cuore la nostra Città  e l’intera comunità  diocesana.

In questo primo incontro del nostro presbiterio ascolteremo il Papa per essere confermati nella fede e incoraggiati nel ministero.

Per prepararci all’incontro il Papa mi ha chiesto di inviarvi il testo di una Sua riflessione fatta ai sacerdoti dell’Arcidiocesi di Buenos Aires nel 2008, dopo la Conferenza dell’Episcopato Latino-americano ad Apparecida (Brasile).

I primi giorni di settembre verranno fornite dal Vicariato le informazioni sulle modalità  di partecipazione e di svolgimento dell’incontro.

Mentre vi auguro un salutare periodo di riposo e di rigenerazione spirituale dopo il lavoro dell’anno pastorale, vi assicuro il mio fraterno e costante ricordo nella preghiera, che confido sia anche vostro di me.

Dal Vicariato, 16 luglio 2013

Agostino Card. Vallini

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Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria

Ai Parroci, Sacerdoti e Fedeli
della Diocesi di Roma

Roma, 2 settembre 2013

Carissimi,

è a voi noto che sabato prossimo, 7 settembre, Papa Francesco ha indetto una speciale giornata di digiuno e preghiera per implorare da Dio il dono della pace in Siria.

Tutti siamo rimasti profondamente colpiti e addolorati per le tragiche notizie, giunte in particolare in questi ultimi giorni, di numerosi morti, spesso bambini e persone innocenti. Allo stesso tempo la possibilità  di un intervento armato genera nel cuore di ciascuno un profondo turbamento e non poca preoccupazione.
Accogliamo pertanto l’invito del Santo Padre Francesco e partecipiamo alla veglia che avrà  luogo in Piazza San Pietro, dalle ore 19 alle ore 24, per unirci alla Sua preghiera. Per favorire la più ampia partecipazione non è previsto alcun biglietto di ingresso.

I sacerdoti che nello stesso pomeriggio parteciperanno all’ordinazione episcopale di S.E. Mons. Paolo Selvadagi potranno poi raggiungere i loro parrocchiani al termine della Santa Messa che, come sapete, avrà  luogo in San Giovanni, alle ore 17.30.

All’inizio del nuovo anno pastorale mi è gradita la circostanza per porgervi il mio più cordiale saluto e assicurarvi il ricordo nella preghiera.

Card. Agostino Vallini

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Papa Francesco celebra la Messa nella Basilica di Sant’Agostino

La navata centrale della basilica si S.Agostino in Roma

La navata centrale della basilica si S.Agostino in Roma

Oggi (28 agosto) il Papa celebrerà  a Roma la Messa di apertura del Capitolo generale dell’Ordine di Sant’Agostino. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda il vescovo di Ippona, i religiosi agostiniani accoglieranno il Pontefice alle 18, nella Basilica di Sant’Agostino nei pressi di piazza Navona. Fu Innocenzo IV, nel XIII secolo, a dare il primo impulso a diverse comunità  eremitiche a riunirsi in un Ordine religioso con la regola e lo stile di vita di Sant’Agostino.

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Artigiani e servizi aperti, ecco la città  che non chiude per ferie

aaartigiani_d0Roma, 21 agosto — Sono sempre di più i romani che restano nella Capitale nel mese di agosto. Ma per loro, e per i turisti in visita, non mancherà  il fabbro, se fatalmente la chiave resta dentro casa per una dimenticanza; né il pronto intervento, come l’idraulico o il servizio di disinfestazione, né il meccanico, se il motorino o l’auto resteranno in panne; si troverà  poi facilmente anche il parrucchiere o l’alimentari.

Ora non sarà  più un problema  trovare tutti i servizi più o meno essenziali: la Cna di Roma, con la quinta edizione di “AAA: Artigiani e servizi aperti ad agosto” dà  un sopporto prezioso per rintracciarli.


L’iniziativa, promossa con il contributo di Roma Capitale, si arricchisce quest’anno di una novità : la partecipazione dell’ANACI di Roma, l’Associazione Nazionale degli Amministratori di Condominio, che ha sottoscritto un protocollo con la Cna di Roma per divulgare sui portoni dei palazzi la locandina con tutte le informazioni utili sui servizi a disposizione di chi resta in città .

Oltre 600 le imprese che hanno aderito, il 25% in più rispetto all’anno scorso. Tra i settori più rappresentati, gli autoriparatori e i carrozzieri (19%), gli idraulici (18%), gli acconciatori (13%) e gli elettricisti (12%).

Qui l’elenco aggiornato in tempo reale.

Ma gli artigiani di Roma oltre a garantire servizi per chi rimane in città  ad agosto danno anche alcuni utili consigli per partire sereni: ecco le regole d’oro per lasciare la casa e ritrovarla senza brutte sorprese.

Altre info sul sito della Cna di Roma (www.cnapmi.org ), dell’ANACI di Roma (www.anaciroma.it), allo 060606 di Roma Capitale e scaricando l’applicazione della Cna di Roma per smartphone Android e iOS.

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Aperta al pubblico area archeologica accanto alla Basilica di San Paolo

Nell’Orto dei monaci

san-paolo-fuori-muraLa nuova area archeologica accanto alla basilica romana di San Paolo fuori le Mura documenta la cittadella altomedievale, con edifici monastici e di accoglienza, che prese il nome di “Giovannipoli” dal papa che la circondò di mura

L’età  del riciclo: così anche si potrebbe definire quel periodo della storia della cristianità  denominato tarda antichità  o altomedioevo. Quando cioè i materiali che erano serviti ad erigere la Roma pagana — marmi, travertini, tufi, mattoni — venivano utilizzati per i nuovi edifici civili e di culto. Tipico esempio di questo reimpiego è l’area archeologica recentemente aperta al pubblico presso la basilica papale di San Paolo fuori le Mura, la cui visita illustra in maniera esemplare quanto appena affermato.

L’area, oggetto di indagini da parte dei Musei Vaticani e del Pontificio istituto di archeologia cristiana negli anni 2007-2009 in vista della realizzazione, accanto alla basilica eretta sulla tomba dell’apostolo, di un edificio funzionale all’accoglienza dei pellegrini,  è solo un settore limitato del cosiddetto Orto dei monaci, ovvero quei benedettini la cui presenza stabile a San Paolo si deve a papa Gregorio II (VIII sec.). Ma ciò che appare alla vista, grazie al percorso di visita dotato di pannelli didattici, è sufficiente per immaginare le trasformazioni che hanno interessato il sito lungo i secoli e al tempo stesso hanno visto la basilica costantiniana ingrandita sotto gli imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, ristrutturata e arricchita di opere d’arte da vari papi: la più grande di Roma fino alla consacrazione della nuova San Pietro in Vaticano.

Anche un occhio poco esperto riconoscerà  nella rozza tecnica muraria gli inserti di materiali reimpiegati da precedenti costruzioni, come accennavo all’inizio. Tra i marmi, alcuni di essi lavorati hanno restituito parti di sarcofagi, come quello con la scena (derivante dagli apocrifi) dell’arresto di san Pietro, che si ammira nell’annesso piccolo museo.

In ciò che resta dell’edificio più antico dell’area di scavo, databile tra la fine del V secolo e gli inizi del VI, va probabilmente riconosciuta una delle “case per i poveri” fatte erigere da papa Simmaco, mentre nello spazio a cielo aperto tra il complesso monastico, il portico e il lato sud della basilica alcuni bacini per la lavorazione della malta testimoniano — soprattutto nel corso dell’VIII secolo — le attività  dei cantieri destinati alla costruzione degli edifici di servizio della stessa: frammenti marmorei e fusti di colonna si possono riferire appunto al ciclo della lavorazione della calce, ottenuta dalla cottura dei marmi.

Alcune strutture appartenenti ancora all’VIII secolo, tra cui un ambiente fornito di un pozzo, sarebbero pertinenti ad un settore marginale del monastero altomedievale, destinato all’accoglienza dei poveri e dei pellegrini. Desta curiosità  la parte inferiore di un mini-campanile, unica sopravvivenza a Roma delle prime torri campanarie.

Visibile inoltre è parte di un portico a colonne, forse prolungamento altomedievale della lunga via porticata descritta dallo storico Procopio di Cesarea nella prima metà  del VI secolo: destinata ai frequentatori della basilica, collegava questa alla città  lungo la via Ostiense.

Pur limitata nell’estensione, l’area descritta è per ora l’unica testimonianza archeologica del complesso documentato dagli antichi scrittori accanto alla basilica paolina, analogamente ad altre basiliche paleocristiane extra moenia:  una vera e propria cittadella, che al tempo di papa Giovanni VIII (IX secolo), munita di mura  contro le incursioni dei saraceni, si chiamò “Giovannipoli”.

Oreste Paliotti, Città  Nuova, 09.08.2013

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Pedonalizzazione via dei Fori Imperiali: la nuova viabilità 

fori_imperiali_alba_2png_d0Roma, 3 agosto 2013 — E’ scattata alle 5.30 la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, con la nuova viabilità  e lo stop alle auto private. Il piano prevede due fasi. Prima e fondamentale, quella che inizia ora: divieto di transito ai mezzi privati da largo Corrado Ricci al Colosseo, in direzione di quest’ultimo. La via è aperta solo a bus Atac, taxi, auto a noleggio con conducente, mezzi di emergenza e “autorizzati diretti a strutture di culto e accoglienza”, con il limite di velocità  fissato a 30 chilometri l’ora.

Le auto provenienti da piazza Venezia devono obbligatoriamente svoltare a sinistra su via Cavour e via degli Annibaldi è a senso unico, invertito rispetto a quello finora vigente: è cioè percorribile a salire da via Cavour verso largo Agnesi, via Nicola Salvi e piazza del Colosseo.


L’asse via Labicana-viale Manzoni (quest’ultimo tra via Merulana e via Emanuele Filiberto) è divenuto a senso unico, con due carreggiate separate e in mezzo la preferenziale: la carreggiata di sinistra per i veicoli in marcia verso la zona di Termini-Esquilino con svolta su via Merulana; la corsia destra per i veicoli diretti verso Celio-Viale Manzoni-San Giovanni. La preferenziale per i mezzi pubblici resta a due sensi di marcia.

fori_imperiali_nuova_viabilita_d0Ciò comporta un nuovo disegno dello schema di circolazione al Colosseo, nuova segnaletica sulle strade interessate (via degli Annibaldi, largo Ricci, via Cavour, via Salvi, via Merulana) e la presenza di uno spartitraffico su via Labicana per separare fisicamente la preferenziale dalla corsia riservata al traffico privato (con eliminazione della sosta tra l’incrocio con via Merulana e il Colosseo, tranne brevi tratti). Cambia inoltre il percorso di alcune linee Atac.

Nuova disciplina anche per i bus turistici (con divieti di transito e limiti alla sosta su Colle Oppio) e, per evitare che l’eliminazione del traffico privato causi la proliferazione dei commercio abusivo, intensificazione dei controlli.

Per un quadro completo della nuova viabilità , consultare la pagina dedicata sul sito dell’Agenzia per la Mobilità : l’argomento è illustrato in ogni dettaglio ed è presente anche una simulazione video.

La seconda fase, poi (tra fine dicembre e inizio gennaio), prevede il raddoppio da tre a sei metri del marciapiedi destro di via dei Fori Imperiali, la conseguente riduzione della sede stradale, la costruzione di una pista ciclabile che arriverà  fino al Colle Oppio e lo spostamento del varco Ztl centro storico all’incrocio tra via Cavour e via degli Annibaldi.

La fase di sperimentazione, ha precisato nei giorni scorsi il Campidoglio, “servirà  a verificare l’esito delle modifiche alla viabilità  e ad apportare eventuali correzioni e miglioramenti”.

www.comune.roma.it

vedi anche: la notte dei Fori

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Via dei Fori libera e non solo dal traffico. Ripensare la città  dalle perriferie

via-dei-foriVia dei Fori libera e non solo dal traffico

Cosa significa rendere pedonale quest’arteria? Il sindaco Marino riuscirà  laddove altri hanno fallito? Pubblichiamo l’intervista di Città  Nuova all’urbanista Carlo Cellamare, dell’università  La Sapienza, per andare insieme alla scoperta della storia recente della Capitale.


Dalla periferia della Tiburtina a Roma, accanto al quartiere San Basilio e a un passo dal raccordo anulare, nel paesaggio di una campagna scomparsa sotto il cemento e l’asfalto, si possono impiegare, con i mezzi pubblici, 50 minuti per arrivare alla fermata metro del Colosseo, dove inizia la “via dell’Impero” voluta dal Mussolini urbanista degli anni ‘30.

Il giorno dell’insediamento del nuovo sindaco della Capitale, Ignazio Marino, è stato questo il percorso seguito da una giovane, di professione estetista, ma senza lavoro, che è partita dalle case occupate da alcune famiglie di sfrattati per andare a manifestare la necessità  di avere abitazioni a costo accessibile in una città  dove, da sempre, i prezzi delle abitazioni sono determinati dai forti interessi dei costruttori che hanno segnato in modo irreversibile il volto del territorio. La giovane manifestante, disoccupata e senza casa, purtroppo è finita all’ospedale per le manganellate ricevute durante gli scontri con la polizia, mentre i turisti si muovevano nel traffico che avvolge la preziosa zona del foro romano.

La geografia urbana di Roma si spiega con la sua storia recente segnata anche dal protagonismo di alcuni ambientalisti che hanno inciso nelle scelte pur restando una minoranza. Emblematico il caso della salvaguardia di quello che è ora il Parco dell’Appia antica grazie all’impegno di Antonio Cederna e pochi altri. La resistenza contro i “nuovi vandali” è riuscita a salvare, ad esempio, l’area delle catacombe di san Callisto sopra la quale, nel dopoguerra, si voleva edificare un grande stadio sportivo. àˆ rimasto invece senza seguito, finora, il progetto di Cederna di liberare dalle auto proprio quel pezzo unico al mondo costituito dai resti dell’antica Roma, tra i Fori e il Colosseo, sede di un quartiere storico eliminato dal piccone del regime fascista proprio per aprire la strada imperiale che doveva celebrare i fasti del nuovo Impero.

Gli eredi degli abitanti di quel pezzo di Roma sparita, ormai popolano le periferie come San Basilio mentre la via dei Fori è rimasta dedicata al traffico e alle parate militari dell’Italia repubblicana. Il nuovo sindaco di Roma, abituato a ragionare da chirurgo che deve intervenire in tempi brevi, ha dichiarato che intende salvare quest’area dalla circolazione veicolare riuscendo nell’impresa rivelatasi impossibile per altri primi cittadini già  determinati e convinti come Petroselli e Argan. Marino ce la farà ? Chi comanda davvero sulle città ? E che senso può avere una scelta del genere nel 2013?

àˆ il senso delle domande che abbiamo posto a Carlo Cellamare, professore di Urbanistica alla facoltà  di ingegneria dell’università  “La Sapienza” di Roma, che conosce molto bene il centro come i margini della metropoli. Lo storico palazzo della facoltà  si pone sul colle che sovrasta la zona. “Fare città , pratiche urbane e storie di luoghi” (Eleuthera, 2008) è il titolo del suo libro che documenta una ricerca fatta sul campo nel centro di Roma sotto il segno della partecipazione dal basso. Tema ripreso in maniera sistematica, su identità  e senso dei luoghi, nel più recente “Progettualità  dell’agire urbano. Processi e pratiche urbane” (Carocci, 2011).

Il nuovo sindaco di Roma si è lanciato in una promessa che pare difficile da mantenere, anche se l’obiettivo è già  fissato per fine luglio: rendere pedonale l’intera area dei fori imperiali. A quale idea risponde questo progetto e perché non è stata realizzata finora?

«Come è stato ben illustrato da importanti storici urbani di Roma (nonché intellettuali molto coinvolti e appassionati della loro città ) come Italo Insolera e Antonio Cederna, via dei Fori Imperiali è stata aperta durante il fascismo rispondendo a diversi obiettivi. In primo luogo, rispondeva ad un’idea del regime come espressione e ripresa della Roma Imperiale. Aveva quindi un obiettivo anche propagandistico, ovvero di affermazione che il nuovo regime fascista riprendeva, nell’ottica della continuità , quei caratteri che erano della Roma Imperiale. Ma anche semplicemente il fatto che vi fosse un grande viale che congiungesse Piazza e Palazzo Venezia e il famoso “balcone” (simboli e riferimenti del regime fascista) con il Colosseo e altri monumenti della Roma Imperiale (con un altrettanto forte valore simbolico) era l’affermazione del linguaggio della magniloquenza, che peraltro non era estraneo a qualsiasi altro regime. Si pensi agli interventi di Haussmann a Parigi o ad altre situazioni vissute in differenti capitali europee. Tutti questi simboli della Roma Imperiale dovevano essere lo sfondo e il contesto di qualsiasi discorso politico della quotidianità  del regime».

Non c’era altro ?

«C’era poi, nella cultura dell’epoca (ma non in tutta: alcune voci critiche comunque si alzarono, anche se flebili) un’interpretazione della valorizzazione del patrimonio storico-archeologico in termini monumentali: non interessa il tessuto storico e la stratificazione di una città , quanto isolare i suoi elementi maggiormente appariscenti e considerati di maggior prestigio e valore, isolandoli da tutto il contesto».

Come si può valutare questa impostazione?

«Dal punto di vista storico-culturale questo approccio è aberrante e mina la qualità  stessa del patrimonio storico-archeologico che si vuole valorizzare, tant’è vero che i Fori Imperiali che vennero riportati alla luce, vennero anche rapidamente ricoperti per costruire il grande viale. Questi approcci di fatto giustificarono molte azioni distruttive e vennero usati strumentalmente. Fortunatamente, peraltro, i progetti del regime, con la costruzione di alcuni edifici monumentali in stile fascista, non vennero portati a termine».

Ma non c’era anche un altro obiettivo urbanistico?

«Ultimo, ma non per importanza, obiettivo è stato il radere al suolo tutto il quartiere dei Pantani e di via Alessandrina (una grande parte del rione Monti) che occupava l’area, parte di quella Suburra non solo di più bassa qualità  edilizia e sociale (che bisognava spazzare via per rendere più bella la capitale fascista), ma anche covo di oppositori del regime e di una classe subalterna inquieta, troppo vicini ai luoghi del potere. Pulizia edilizia e pulizia sociale. Molti dei residenti di quei quartieri finirono nelle borgate nascenti».

tramRipensare la città  dalle periferie

Con Carlo Cellamare, urbanista e docente all’università  La Sapienza di Roma, abbiamo, nella prima parte dell’intervista, ripercorso la storia e la progettualità  che ha segnato lo “sventramento” del centro storico della capitale durante il ventennio fascista, per arrivare a comprendere il senso e la reale sostenibilità  del progetto di pedonalizzazione di via dei Fori imperiali, che rientra simbolicamente tra i primi atti dell’amministrazione del nuovo sindaco, Ignazio Marino.

Subito dopo la fine del regime, si è pensato di tornare indietro con i progetti urbanistici mussoliniani?

«Le amministrazioni democristiane che si succedettero al governo della città  negli anni del dopoguerra non posero minimamente in discussione la situazione e l’approccio seguito, anzi per molti versi rappresentarono una continuità , sebbene più moderata. Basta ricordare il completamento di via della Conciliazione, avviata con lo sventramento fascista. Bisogna aspettare le amministrazioni di centro-sinistra perché la questione assuma una grande rilevanza: stava dentro un dibattito sulla città  che si era finalmente aperto e che non aveva mai visto la luce prima».

Come è sorta l’idea di un Parco dei Fori?

«L’idea di costituire un grande Parco dei Fori in continuità  col Parco dell’Appia Antica è un’idea che viene da lontano, che ha trovato in Antonio Cederna uno dei suoi primi e principali sostenitori. L’idea è grandiosa e ha un respiro amplissimo e di livello internazionale. Comporterebbe un ripensamento totale della città  ed, in particolare, del suo centro storico. Le resistenze sono sempre state molte, sia a causa di una cultura lenta a muoversi sia per una serie di motivazioni che avevano ed hanno la loro importanza (ma che in alcuni casi vengono usate strumentalmente). Ne segnalo solo due.

Una prima è legata ai problemi della mobilità  e del traffico: chiudere via dei Fori Imperiali comporterebbe un ripensamento totale della mobilità  in centro storico, e conseguentemente in un vasto settore urbano. Una seconda è legata alla museificazione di larga parte del centro storico, rispetto al quale molti invece si pongono il problema di mantenere la residenzialità , a fronte, comunque, di una trasformazione radicale in atto rispetto alla quale le politiche pubbliche non sembrano fare molto. Indubbiamente si realizzerebbe il più grande parco archeologico urbano al modo».

Quale pericolo comporta il traffico in quell’area?

«In realtà , la proposta della giunta Marino echeggia la grande idea di Antonio Cederna, ma parte da un problema molto più piccolo e concreto, cioè quello di rivedere la mobilità  a causa dei cantieri della metro C in costruzione. Nel dibattito che è sorto, di conseguenza, si è parlato molto del traffico e della riorganizzazione della mobilità , ma molto poco del Parco dei Fori, che non sembra apparire ancora all’orizzonte. Il problema è che i cantieri della metropolitana comporterebbero (come già  in parte comportano) una riduzione della carreggiata, con una serie conseguente di grandi problemi.

In primo luogo problemi alla circolazione e aumento del traffico; in secondo luogo, un forte conflitto con i flussi di turisti e la fruibilità  dell’area (strettoie, percorsi provvisori, polveri, ecc.). Allo stesso tempo, si renderebbe la vita complicatissima allo svolgimento dei lavori nel cantiere, che dovrebbe rimanere stretto in spazi troppo angusti per operare adeguatamente (e anche più rapidamente). Da qui l’esigenza di spostare il traffico e chiudere la via».

Insomma sembra più una necessità  contingente che una vera progettualità ?

«Sarebbe interessante cogliere l’occasione per parlare del Parco dei Fori (e della sua congiunzione con il Parco dell’Appia Antica), ma non è la questione all’ordine del giorno, purtroppo. Anche i “rapidi” processi partecipativi (alcune assemblee pubbliche di presentazione e discussione dei progetti, compreso il taglio delle alberature), sviluppati dal Primo Municipio in accordo col comune, hanno teso a stringere i tempi ma anche il campo di interesse della discussione, che certo non ha trattato il problema del Parco dei Fori, preferendo trovare soluzioni pratiche ai problemi connessi alla chiusura di via dei Fori Imperiali. Perché indubbiamente il disagio legato alla chiusura di via dei Fori Imperiali e all’aumento del traffico nelle altre vie contermini sarebbe notevole.

Questo grande disagio (eventualmente limitato nel tempo), potrebbe trovare una sua ragione nella misura in cui il progetto della metro C (la stazione a Colosseo in intersezione con la linea B e la sua prosecuzione attraverso il centro storico) fosse veramente condiviso e venisse considerato da tutti (abitanti compresi) di interesse strategico per la città ».

La vera questione sembra essere il percorso della Metro C, dunque. Che posizioni si registrano a proposito?

«Attualmente le posizioni sono un po’ differenziate: accanto a un gran numero di persone poco critiche (se non per i disagi), vi è un movimento molto forte e motivato che è critico rispetto a questo progetto: non solo per gli impatti sulla città , ma anche nei confronti delle scelte fondamentali sulla mobilità . Perché far passare una metro pesante sotto il centro storico (con tutti i problemi che comporta) e pochissime uscite (di fatto solo piazza Venezia) e non pensare a tram di superficie di minor impatto, con una maggiore capacità  di distribuzione dei flussi di passeggeri e minori costi? Indubbiamente qui la discussione è sul ripensamento dell’intera mobilità  del centro storico e di un settore del centro storico».

Con il caos attuale del traffico a Roma si può davvero pensare di risolvere il problema bloccando il transito ai Fori quando le auto circolano dappertutto? Quali interventi radicali andrebbero presi? E i tempi lunghi della partecipazione non sono funzionali a chi non vuole i cambiamenti per rendite di posizione?

«Come si diceva i problemi e le soluzioni al traffico e alla mobilità  in quel nodo appaiono più circoscritti nel tempo e nello spazio, sebbene non sarebbe male cogliere l’occasione per affrontare più ampiamente e più radicalmente il problema della mobilità  in quel settore del centro storico, questione che sarebbe di indubbio interesse e utilità . Questo però significherebbe affrontare il problema complessivo della mobilità  del centro storico e quindi forse pensare ad una ZTL estesa, ad una prevalenza del trasporto pubblico (in particolare ai tram di superficie come si è avuto con il prolungamento del tram da Argentina a Venezia) e al passaggio ad altre forme di mobilità  a impatto zero (ciclabilità ). Quindi un ripensamento dell’idea stessa di centro storico».

E concretamente cosa si è deciso ?

«Quanto emerso dalla discussione sembra configurare, invece, una soluzione che comporterà , abbastanza probabilmente, un significativo aumento del traffico sull’asse Santa Maria Maggiore — San Giovanni ed un discreto caos in quel settore urbano».

Come si può pensare di incentivare il servizio pubblico se l’Atac (azienda dei trasporti) sembra ad un passo dal fallimento? Quale mobilità  è possibile in una metropoli in modo da non escludere i più fragili, come gli anziani e i bambini, e non segregare gli abitanti delle periferie?

«Il problema della mobilità  a Roma è un vecchio problema e non ha mai trovato sinora una buona soluzione. L’unico tentativo serio si è avuto con l’assessore alla Mobilità  Walter Tocci (durante l’amministrazione Rutelli, in cui era vice sindaco) e i primi tentativi di “cura del ferro”. Operazioni che hanno inciso, alla fine, solo marginalmente.

Il problema non è soltanto nella gestione dell’ATAC, ma nell’organizzazione stessa della città . Si tratta di una città  cresciuta senza molto criterio, a macchia d’olio, con molte periferie lontane, disperse e a bassa densità . Tutto ciò obbliga il trasporto pubblico ad “inseguire” lo sviluppo insediativo e la dispersione urbana con costi crescenti ed insostenibili, e contemporaneamente un servizio che inevitabilmente non può che rimanere sempre inadeguato. Con effetti sulla vivibilità  delle periferie (e su alcune categorie sociali più fragili) che ben conosciamo. Le stesse nuove “centralità ” (che pure dovevano servire a riqualificare le periferie!) dovevano essere costruite con attestamenti del trasporto su ferro e questo non è avvenuto (se non in alcuni casi sporadici e inadeguati). Il problema è quindi ripensare totalmente lo sviluppo insediativo di Roma».

Carlo Cefaloni, Città  Nuova, 19-20.07.2013

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Papa Francesco al Card. Vallini nel 70° del bombardamento di Roma

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AL CARDINALE VICARIO AGOSTINO VALLINI,
NEL LXX ANNIVERSARIO DEL BOMBARDAMENTO DI ROMA
[San Lorenzo, 19 luglio 1943]

Al Signor Cardinale Agostino Vallini
Vicario Generale per la Diocesi di Roma

Sono spiritualmente unito a Lei, alla comunità  dei Frati Cappuccini e a quanti sono raccolti nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura per fare memoria del violento bombardamento del 19 luglio 1943, che inflisse danni gravissimi all’edificio sacro e a tutto il Quartiere, come pure ad altre aree della Città , seminando morte e distruzione. A settant’anni di distanza, la commemorazione di quell’evento particolarmente drammatico vuole essere occasione di preghiera per quanti sono scomparsi e di rinnovata meditazione intorno al tremendo flagello della guerra, come pure espressione di gratitudine verso colui che fu padre sollecito e provvido. Mi riferisco al Venerabile Pio XII, il quale, in quelle ore terribili, si fece vicino ai suoi concittadini così duramente colpiti. Papa Pacelli non esitò a correre, immediatamente e senza scorta, tra le macerie ancora fumanti del Quartiere di San Lorenzo, per soccorrere e consolare la popolazione sgomenta. Anche in quell’occasione si mostrò Pastore premuroso che sta in mezzo al proprio gregge, specialmente nell’ora della prova, pronto a condividere le sofferenze della sua gente. Con lui, vorrei ricordare tutti coloro che, in un momento così drammatico, collaborarono nell’offrire aiuto morale e materiale, nel lenire le ferite del corpo e dell’anima e nel prestare assistenza ai senza casa. Tra gli altri, desidero fare menzione di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, allora Sostituto della Segreteria di Stato, che accompagnò Pio XII nella visita al Quartiere appena devastato dalle bombe.

Il gesto di Papa Pacelli è il segno dell’opera incessante della Santa Sede e della Chiesa nelle sue varie articolazioni, parrocchie, istituti religiosi, convitti, per dare sollievo alla popolazione. Tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose a Roma e in tutta Italia furono come il Buon Samaritano della parabola evangelica, chinatosi sul fratello nel dolore, per aiutarlo e donargli consolazione e speranza. Fu quella una gara di carità  che si estendeva ad ogni essere umano in pericolo e bisognoso di accoglienza e di sostegno. La memoria del bombardamento di quella giornata drammatica faccia risuonare ancora una volta in ciascuno le parole del Papa Pio XII: «Nulla è perduto con la pace, tutto può essere perduto con la guerra». (Radiomessaggio, 24 agosto 1939). La pace è un dono di Dio, che deve trovare anche oggi cuori disponibili ad accoglierlo e ad operare per essere costruttori di riconciliazione e di pace. Affido tutti gli abitanti del Quartiere di San Lorenzo, specialmente gli anziani, i malati, le persone sole e in difficoltà  alla materna intercessione di Maria Salus Populi Romani. Lei, la Vergine della tenerezza e della consolazione, rafforzi la fede, la speranza e la carità  per irradiare nel mondo l’amore e la misericordia di Dio. Con tali sentimenti assicuro la mia preghiera e di cuore imparto la Benedizione Apostolica.

FRANCESCO

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Città  Nuova a E…state in famiglia

manifesto-programma-2013-06-14-retro A Roma dal 10 al 14 luglio al via il primo Meeting della Famiglia promosso dal Forum della associazioni familiari del Lazio

Manifesto e Programma

Programma giornaliero

La famiglia è una risorsa per la società . Se infatti le famiglie sono in grado di affrontare le difficoltà  del mondo attuale e di adempiere ai propri ruoli principali, quali il benessere e la crescita umana e spirituale dei propri membri, con particolare riferimento ai più piccoli e deboli, allora anche la stessa società  ne risente positivamente. àˆ una realtà  che va sostenuta e valorizzata in tutte le sue straordinarie potenzialità .

Per questo il Forum delle associazioni familiari del Lazio ha ideato e promosso E…STATE IN FAMIGLIA, un appuntamento annuale per tutta la città  di Roma con la cultura del familiare, un luogo dove poter conoscere tutti i servizi che la città  svolge per la famiglia, ma anche un luogo dove le famiglie si possano incontrare e condividere problemi, speranze e progetti.

Quali gli obiettivi?

Promuovere la bellezza e la soggettività  della famiglia quale esperienza fondamentale per ciascun suo membro. Valorizzare le esperienze di vita buona familiare a Roma.

Porsi come protagonisti nella società  civile e come interlocutori per le istituzioni, sollecitando l’una e gli altri ad una riflessione sul ruolo della famiglia e sulla necessità  di disporre interventi mirati che la rafforzino e possano consentirle di adempiere al ruolo sociale che essa anche oggi svolge.

Un’occasione per aggregare e aiutare le famiglie a fare rete e un’opportunità  di aiuto e orientamento. Un luogo di incontro, di festa, di riflessione. Per tutti. Per bambini e ragazzi sono previsti spazi di gioco e animazione; per gli adulti spazi di consulenza e orientamento, momenti culturali e spirituali.

Anche Città  Nuova sarà  presente:

sabato 13 alle ore 21.00: incontro con Ezio Aceti, autore del libro Nonni oggi e collaboratore del periodico Città  Nuova

domenica 14 alle ore 21: incontro con Rino Ventriglia, autore di Le spie rosse dell’amore, con la moglie Rita, consulenti familiari; alle ore 22.00 incontro con Aurelio Molè autore di Famiglie vive e redattore del periodico Città  Nuova.

E…state in famiglia, Roma, 10-14 al 14 luglio presso l’Istituto Salesiano Pio XI, Via Umbertide, 11 - 00181 Roma

Per informazioni: www.estateinfamiglia.it

Elena Cardinali, Città  Nuova editrice, 08.07.2013

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Papa Francesco incontra il sindaco di Roma

papa-marinoPresto il pontefice in Campidoglio

Disagio sociale, periferie, emergenza casa, pari opportunità  e uguali diritti per i cittadini a prescindere da rango e censo: questi i temi al centro dell’incontro del 4 luglio 2013 in Vaticano tra il sindaco Ignazio Marino e papa Francesco. Un colloquio di tre quarti d’ora: denso, cordiale, interamente dedicato ai problemi di Roma.

“Abbiamo parlato soprattutto della fragilità  sociale”, ha raccontato il sindaco, “del disagio delle nostre periferie, delle persone e delle famiglie che vivono senza casa, di una città  che possa offrire le stesse opportunità  di studio a un bambino indipendentemente dalla classe sociale a cui appartiene”.

Il Santo Padre, riferisce sempre Marino, ha manifestato forte interesse per i “progetti di sussidiarietà ” e per i programmi su “emergenza casa, lavoro e disagio sociale”.

Al termine del colloquio, il sindaco ha invitato il papa in Campidoglio e il pontefice ha accettato, lieto di “venire a trovare i romani e le romane”.

www.comune.roma.it

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I neoeletti Presidenti dei Municipi

municipi-roma

I municipio Sabrina Alfonsi

II Giuseppe Gerace

III Paolo Emilio Marchionne

IV Emiliano Sciascia

V Giammarco Palmieri

VI Marco Scipioni

VII Susanna Fantino

VIII Andrea Catarci

IX Andrea Santoro

X Andrea Tassone

XI Maurizio Veloccia

XII Cristina Maltese

XIII Valentino Mancinelli

XIV Valerio Barletta

XV Daniele Torquati

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I cristiani “non pettinino le pecore”

1371641589Al convegno ecclesiale della diocesi di Roma il papa ha invitato i cristiani a non avere paura dell’amore e a non chiudersi, ma ad andare alla ricerca dell’altro

Papa Francesco usa linguaggi inusitati per Roma, che rivelano la sua provenienza. Lunedì scorso, aprendo il Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma ha “osato” pronunciare la parola “rivoluzione”, tipica dell’America Latina degli anni Sessanta-Ottanta. Espressione poco moderata. «Un cristiano, se non è rivoluzionario, in questo tempo, non è cristiano!». Sembra di ascoltare Che Guevara o Camilo Torres o i preti sandinisti.

Ma non spaventatevi (né si spaventino i prelati…). Francesco parla della rivoluzione di Gesù Cristo, non di quelle «della storia, (che) hanno cambiato i sistemi politici, economici, ma nessuna di esse ha veramente modificato il cuore dell’uomo». E invece cambiare il cuore è molto più rivoluzionario che rovesciare le strutture e i sistemi, perché trasforma il nostro cuore di pietra in cuore di carne: «un cuore che ama, un cuore che soffre, un cuore che gioisce con gli altri, un cuore colmo di tenerezza per chi, portando impresse le ferite della vita, si sente alla periferia della società », specifica Francesco.

Il quale ha davanti a sé il quadro di una società  «che vive senza speranza […]: quante persone tristi, senza speranza!». A queste manda i cristiani “rivoluzionari”: «non possiamo essere indifferenti […] dobbiamo offrire la speranza cristiana con la nostra testimonianza».

Il pontefice si rivolge a tutti, «anzitutto ai poveri […] ma anche ai dotti: il vangelo è per tutti». E qui Francesco sfata un’immagine che qualcuno può essersi fatto di lui: «questo andare ai poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti o una sorta di barboni spirituali […]. Significa che dobbiamo andare verso la carne di Gesù che soffre, ma soffre anche la carne di Gesù di quelli che non lo conoscono con il loro studio, con la loro intelligenza, con la loro cultura. Perciò a me piace usare l’espressione ‘andare verso le periferie’, le periferie esistenziali […]. Andare là . E là  seminare il seme del vangelo, con la parola e la testimonianza».

La Chiesa “rivoluzionaria” prospettata da papa Francesco è definita in alcune parole: coraggio, pazienza, uscire, fecondità , gratuità . Che si contrappongono a: lamentarsi (ha coniato la definizione “dea Lamentela”), chiusura, delusione, pessimismo, scoraggiamento, paura.

Riporto qualche sua espressione: «Io non capisco le comunità  cristiane che sono chiuse in parrocchia». Cita il brano del Vangelo del pastore che lascia le 99 pecore per andare alla ricerca dell’unica perduta, ma lo rovescia: «Ma noi abbiamo una sola pecora, ci mancano 99! [...] àˆ più facile restare a casa con quell’unica pecorella, pettinarla, accarezzarla. Ma a noi preti, anche a voi cristiani, tutti, il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecorelle!».

«Quando una comunità  è chiusa, sempre tra le stesse persone che parlano, questa comunità  non è una comunità  che dà  vita. àˆ una comunità  sterile, non è feconda».

Ma dove sta la  radice della Chiesa rinnovata, “rivoluzionaria”, di papa Francesco? «L’unica cosa che chiede Gesù: essere accolto [...] Abbiamo ricevuto questa grazia, gratuitamente; dobbiamo darla, gratuitamente […]. Non avere paura. Non avere paura dell’amore, dell’amore di Dio, di nostro Padre. Non avere paura di ricevere la grazia di Gesù Cristo, non avere paura della nostra libertà  che viene data dalla grazia di Gesù Cristo». Francesco non vuole lanciare la Chiesa allo sbaraglio come un’armata Brancaleone: essa non deve confidare nelle proprie forze, ma solo nella “grazia” (è la parola che più è ritornata nel suo discorso): «Un cristiano deve essere rivoluzionario per la grazia che il Padre ci dà  attraverso Gesù Cristo crocifisso, morto e risorto».

Il “simpatico” Francesco è molto serio: invita i cristiani a essere significativi (ha parlato anche di martirio): «Non avere paura di uscire da noi stessi, non avere paura di uscire dalle nostre comunità  cristiane per andare a trovare le 99 pecore che non sono a casa. E andare a dialogare con loro, e dire loro che cosa pensiamo, andare a mostrare il nostro amore che è l’amore di Dio».

di Costanzo Donegana, Città  Nuova, 19.06.2013

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Nomina Vescovo Ausiliare di Roma

selvadagiIl Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare di Roma il Rev.do Mons. Paolo Selvadagi, del clero romano, finora Parroco della Parrocchia “Natività  di Nostro Signore Gesù Cristo”, assegnandogli la sede titolare di Salpi.

Rev.do Mons. Paolo Selvadagi

Il Rev.do Mons. Paolo Selvadagi è nato a Roma, il 12 luglio 1946.

Ha frequentato il Pontificio Seminario Romano ed è stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 1972 ed incardinato nella Diocesi di Roma.

Ha conseguito il Dottorato in Teologia alla Pontificia Università  Lateranense e la Laurea in Filosofia presso l’Università  “La Sapienza” di Roma.

Nel 1988 è stato nominato Cappellano di Sua Santità  e nel 2009 Prelato d’Onore di Sua Santità .

Dopo l’ordinazione presbiterale ha ricoperto i seguenti uffici e ministeri: Assistente e Vice-Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore (1972-1979); Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Minore (1979-1984); Preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” (1997-2003); Membro del Consiglio Presbiterale diocesano (1999-2003); Professore di Filosofia alla Pontificia Università  Lateranense (dal 1982); Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore (1984-2009); Assistente Ecclesiastico dell’Azione Cattolica Diocesana (dal 1990); Rappresentante dei Superiori dei Seminari e dei Collegi di Formazione della Diocesi di Roma nel Consiglio Presbiterale (dal 2003); Parroco di San Giovanni Crisostomo (2009 — 2012); Prefetto della X Prefettura a Roma (dal 2011); Parroco della “Natività  di Nostro Signore Gesù Cristo” (dal 2012); Membro del Collegio dei Consultori (dal 2012).

Inoltre, è Primicerio dell’Arciconfraternita della Natività  di Nostro Signore Gesù Cristo e degli Agonizzanti.

14.06.2013

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A Caracalla apre la stagione estiva del Teatro dell’Opera

caracallaDido and Aeneas di Henry Purcell apre il 13 giugno alle Terme di Caracalla, alle 21.30, la stagione estiva 2013 dell’Opera. Il capolavoro del barocco inglese viene proposto in un nuovo allestimento, con la regia di Chiara Muti e la direzione di Jonathan Webb, nello spazio della Palestra Orientale fino a domenica 16.  L’opera, rappresentata per la prima volta a Londra nel 1689 e ispirata al IV libro dell’Eneide, è considerata una tappa fondamentale  nella storia del dramma musicale inglese. In questa nuova produzione il ruolo di Didone è affidato a Serena Malfi, quello di Enea a Jacques Imbrailo. Le coreografie sono di Micha van Hoecke, le scene di Mario Torre e i costumi di Alessandro Lai.

La stagione di Caracalla

Dopo Dido and Aeneas la stagione di Caracalla propone un programma ampio e diversificato. La lirica resta la regina della manifestazione, offrendo dopo lo spettacolo di apertura due titoli della tradizione popolare italiana come Cavalleria RusticanaTosca, che andranno in scena sul grande palcoscenico delle terme. In programma poi tre performance di danza, con la presenza delle étoile Roberto Bolle ed Eleonora Abbagnano, due concerti, uno dei quali vede protagonista Ennio Morricone e poi, novità  della stagione, due pièce teatrali su Verdi e Kleiber, oltre al ritorno di Proietti. Di seguito il dettaglio.

Opere
Dal 2 luglio al 7 agosto va in scena Cavalleria Rusticana, di Pietro Mascagni, opera che può considerarsi in parte romana perché andò in scena per la prima volta al Costanzi il 17 maggio del 1890. La direzione d’orchestra è affidata a Gaetano d’Espinosa mentre regia, scene e costumi sono di Pier Luigi Pizzi. Nella stessa serata della Cavalleria viene rappresentato un altro pezzo di Sicilia, passando da Verga a Tomasi di Lampedusa, con uno spettacolo di danza firmato da Micha van Hoecke (direttore del Corpo di Ballo dell’Opera) che racconta Il Gattopardo sulle musiche scritte da Nino Rota per il film di Visconti.

Non ha bisogno di presentazioni, la Tosca, opera romana per eccellenza, rappresentata per la prima volta, sempre al Costanzi, il 14 gennaio del 1900. àˆ ancora Pier Luigi Pizzi a firmare l’allestimento del capolavoro di Puccini, mentre la direzione d’orchestra è affidata a Renato Palumbo. In scena dall’1 al 6 agosto.

Balletti
Trovano ampio spazio, come di consueto, nel cartellone di Caracalla, i grandi classici della danza. La Serata Roland Petit, dal 12 al 19 luglio, porta in scena due celebri creazioni del coreografo scomparso di recente: L’ArlésienneCarmen sulle musiche tratte dalle opere di Georges Bizet, dirette da Andriy Yurkevich. Interprete principale Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opera di Parigi.

L’appuntamento, divenuto ormai consueto, con Roberto Bolle quest’anno ha il fascino del balletto americano. Il titolo dello spettacolo che presenta è infatti Roberto Bolle and Friends from the American Ballet Theatre. Due le serate in programma il 21 e il 22 luglio.

Concerti
L’appuntamento più atteso è quello con le celebri colonne sonore scritte per il cinema da Ennio Morricone. Sarà  lui stesso a dirigerle, sul podio dell’orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma. Nel Concerto Ennio Morricone, in programma il 25 luglio, troveranno spazio alcuni dei titoli più celebri scritti dal compositore per il cinema, dalla trilogia western di Sergio Leone a Nuovo Cinema Paradiso, da MissionMetti una sera a cenada Il clan dei sicilianiSacco e Vanzetti.

Sguardo proiettato verso il futuro con il Concerto dell’Orchestra giovanile del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Nicola Paszkowski, in programma il 27 luglio.

Teatro
Torna Gigi Proietti, dopo il successo dello scorso anno, con il suo monologo tra storie del passato, sempre intorno alla città  di Roma, e realtà  di oggi.Una serata con Gigi Proietti torna sul palcoscenico di Caracalla il 6 e il 7 luglio.

La piéce Carlos Kleiber, il titano insicuro di Valerio Cappelli e Mario Sesti sarà  invece ospitata dalla Palestra Orientale il 16 e 18 luglio. Si tratta di un omaggio alla figura complessa e tormentata di uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi. Protagonisti Remo Girone e Anita Bartolucci, regia di Pier Luigi Pizzi.

A chiudere la stagione estiva un omaggio a Verdi in occasione del bicentenario della nascita. Michele Placido e Isabella Ferrari il 9 e 10 agosto racconteranno di Un bacio sul cuore, le donne nella vita e nella musica di Verdi, uno spettacolo firmato dallo stesso Placido con Giulia Calenda. Un rapporto complesso, quello tra il compositore e le donne della sua vita, che trova espressione nei riflessi biografici che molte eroine delle sue opere posseggono.

Info su www.operaroma.it

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V edizione Good News Festival

Quando la fede si racconta in musica

Verso la finale della quinta edizione della rassegna promossa dal Servizio diocesano

per la pastorale giovanile, con dieci brani in gara.

Mettersi in ascolto della voce dei giovani attraverso i testi e la musica d’ispirazione cristiana. àˆ l’obiettivo del Good News Festival, arrivato quest’anno alla sua quinta edizione. La finale, che vede in lizza dieci brani interpretati sia da gruppi che da singoli giovani cantanti, sarà  ospitata domenica 23 giugno alle 21 dall’Auditorium Seraphicum (via del Serafico 1). Madrina della serata sarà  Lorella Cuccarini, che presiederà  la giuria. Conduttori: Lorena Bianchetti e Gianpiero Perone. «àˆ bello vedere come ogni anno la manifestazione cresca sempre di più - dice don Maurizio Mirilli, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, che organizza l’evento -, sia per quanto riguarda la risposta del pubblico sia per la qualità  artistica dei partecipanti».

Sono stati più di cinquanta i brani presentati all’inizio di questa edizione. Attraverso varie fasi sono state scelte le proposte musicali più interessanti e, dopo le semifinali, sono dieci le canzoni che approderanno alla finalissima. Il tema che ha caratterizzato l’edizione di quest’anno è stato: «Mi fido di Te», «con quella “t” maiuscola - precisa don Maurizio - che non è per niente casuale. Celebriamo l’Anno della fede e i ragazzi del Good News Festival, attraverso la loro musica e i loro testi, hanno spiegato cosa vuol dire fidarsi di Dio e quanto sia importante annunciare il Vangelo in una società  che spesso non accetta le tematiche della fede, soprattutto in campo musicale e culturale». Una particolarità , quest’ultima, soprattutto europea. In America, non solo nel Nord dei predicatori battisti ma anche e soprattutto tra i cattolici sudamericani, la «christian music» è un genere che raduna migliaia di giovani durante i concerti e i tanti festival dedicati in diversi Paesi, quali Brasile, Argentina, Colombia e negli stessi Stati Uniti, culla, alla fine degli anni Sessanta, della cosiddetta «musica cristiana contemporanea».

Ma è un futuro roseo quello che don Mirilli prevede per il Good News Festival e, più in generale, per la «christian music» nel nostro Paese: «In questi cinque anni abbiamo coinvolto sempre più giovani, molti provenienti anche da altre diocesi come Bari e Verona. Stiamo maturando una bella esperienza che trova supporto ed eco anche sui media». Nella settimana che precede la finale, gli artisti in gara partecipano infatti ad alcune trasmissioni televisive dell’emittente Tv2000 nel corso delle quali verrà  assegnato il premio della critica. «Ci auguriamo che, a partire da Roma - conclude don Maurizio -, si possa contribuire a far crescere in Italia la musica cristiana contemporanea. Il sogno è che anche nel nostro Paese, un giorno, si possano organizzare grandi concerti in cui centinaia di giovani, qui a Roma e in altre città , cantino la propria fede».

Auspicio condiviso da padre Raffaele Giacopuzzi, direttore artistico del Festival. A lui è affidato forse il compito più importante, quello di far comprendere che la nuova evangelizzazione passa anche attraverso la musica contemporanea: «Il Vangelo non ha paura di usare linguaggi moderni - sottolinea il sacerdote, vicario parrocchiale alla Santissima Trinità  a Villa Chigi -. Ecco perché è nostro compito usare questi linguaggi anche e soprattutto per avvicinare i giovani alla bellezza della Parola di Dio». Padre Raffaele è stato da sempre impegnato in quella che si può definire «pastorale musicale»; ha sempre suonato, interpretato e scritto canzoni che parlano del rapporto tra gli uomini e Dio. Come nel suo ultimo album dal titolo «Un gommone verso il cielo»: «Un viaggio verso Cristo attraverso gli ultimi - spiega padre Raffaele -. Ho tentato di raccontare una serie di storie di uomini che agli occhi della società  sono piccoli ma che, alla luce della loro fede, sono in realtà  dei giganti». Attraverso sonorità  rock e rhythm and blues, padre Raffaele racconta come Dio agisce nella vita della gente che sa riconoscerlo nei piccoli particolari della quotidianità . Ed è questa esperienza, maturata sui palchi dei più importanti festival di musica cristiana nel mondo, tra cui il Multifestival Banuev a Buenos Aires, che padre Raffaele mette a disposizione per i giovani del Good NewsFestival di Roma: «Le canzoni che ci arrivano ogni anno sono sempre più belle e ricche di significato; come un arcobaleno di colori che racconta di un rapporto personale di fiducia con Dio che genera altra fiducia e che, a sua volta, vuole essere raccontata».

Romasette, 20 giugno 2013

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Marino è sindaco di Roma ma la vittoria è dimezzata

ignazio-marinoMentre sono ancora in corso le operazioni di scrutinio un commento sull’astensionismo e  sull’esito delle urne nella capitale. Dalla data dell’elezione diretta del primo cittadino è la prima volta che i romani non lo riconfermano per il secondo mandato

La scarsa affluenza alle urne degli italici votanti è il grido dell’untore che si leva nelle ultime consultazioni popolari. Anche se la memoria non è la dote che meglio definisce il nostro presente, le analisi statistiche dimostrano che già  da tempo il fenomeno dell’astensionismo non è affatto nuovo e sembra sia stata intrapresa una strada senza ritorno. Dal boom di partecipazione registrato dal 1948 al 1976 con un’affluenza degli elettori pari al 92 per cento, dal 1977, anno in cui Enrico Berlinguer (sembra preistoria!) lanciò la cosiddetta questione morale con la denuncia della corruzione della classe politica, iniziò un astensionismo che si partì dal 6,6 per cento, fino ai dati degli ultimi tempi dove di fatto vota un elettore su quattro ed oggi, addirittura su tre.

Ma i cosiddetti analisti non sembrano dare gran peso all’accorata denuncia della questione morale di berlingueriana memoria, ma piuttosto al lento e progressivo sfaldamento dei partiti e delle organizzazioni politiche specie sul territorio che ha fatto perdere il senso di appartenenza,  il valore di amministrazione della cosa pubblica, per cui la partecipazione al voto col tempo è diventata sempre più un diritto e sempre meno un dovere, cambiando, di fatto, la matematica delle elezioni.

L’analisi del voto romano non sfugge a queste considerazioni. Se qualcuno aveva imputato, due settimane fa, l’astensionismo al derby per la coppa Italia, ieri l’imputata è stata la giornata da mare che distrae l’elettore e lo induce a preferire l’abbronzante alla tessera elettorale. Ed ecco che il nuovo sindaco Ignazio Marino, con un margine che in termine tennistico si chiamerebbe “cappotto” (15 a zero),  indossa le vesti del Visconte dimezzato di calviniana memoria. La speranza è che, visti gli innumerevoli problemi della Capitale non faccia prevalere la parte cattiva su quella buona o viceversa, pensando di risolvere il problema trasporti, le annose buche, la disoccupazione, le municipalizzate, ecc. o al contrario si metta davanti alla bocca di un cannone con la spada sguainata pensando di intimorire lui i problemi.

Alemanno è il primo sindaco a non essere rieletto per il secondo mandato. I pochi romani votanti hanno deciso per Ignazio Marino con una percentuale che registra una chiara volontà  di cambiamento. Infatti il divario è di quasi il 30 per cento, in alcuni municipi anche del 60 mentre il 50% circa di non votanti lancia un segnale chiaro di allarme sull’astensione. La domanda dovrebbe essere se ha vinto Marino o se ha perso Alemanno. Lasciamo ai politologi e ai talk show la risoluzione del problema. Sicuramente Roma ha dato un altro messaggio non si è fidata granché né del centrodestra né del centrosinistra, disertando in massa le urne.

Alemanno è probabilmente conscio che qualcosa non sia andata a buon fine e lo ha detto nella conferenza stampa “a caldo” affermando che si dovrà  far una seria analisi delle cose che non sono andate, mentre ha detto che farà  un’opposizione ferma e chiara, cercando di non creare steccati, ma guardando al bene di Roma.

Ignazio Marino — spesso disegnato come una sorta di cane sciolto, con forti accenti non tanto laici, ma piuttosto laicisti sulla vita, sulla famiglia, affermazioni che in cinque anni avranno modo di essere verificate. Resta l’enorme problema di deficit di bilancio quasi stellare, di grave criminalità  che ha alzato fortemente la cresta, di una viabilità  e di trasporti che fanno accapponare la pelle, con disoccupazione e povertà  in forte aumento, con cifre da spread, ecc. Dovrà  trovare sicuramente il consenso strada facendo, riavvicinando i cittadini all’amministrazione comunale, ma soprattutto impegnarsi per ricostruire una forte dose di coesione sociale che la campagna elettorale, segnata da veleni e insulti, non ha certo favorito. Ad Alemanno il grazie per tutto il bene comune che è riuscito a creare e a Marino tanti auguri per fare in modo che aumenti.

Attilio Menos, Città  Nuova, 10.06.2013

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Attività  per le famiglie

Segnaliamo per questa estate 3 importanti iniziative per le famiglie:

def_A4_meet_vic.aiLa prima è il Meeting della Famiglia, promossa dal Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, con il nome “E…STATE IN FAMIGLIA”. Si svolgerà  a Roma presso l’Istituto Pio XI dal 10 al 14 luglio.

Saranno cinque giorni di incontri, eventi, giochi, laboratori, sport e spettacolo in cui saranno protagoniste le famiglie che vivono a Roma e in cui si tratteranno tutti i temi cari alla famiglia. E’ un occasione che permetterà  di incontrarsi, conoscersi, condividere valori e progetti, rispecchiarsi in un modello. Sarà  anche un segnale alla città : la famiglia c’è, è viva, sa trovare i propri spazi ed è una risorsa per la società . All’interno della Chiesa, la famiglia che vive la “vita buona del Vangelo” esiste, educa e consente lo sviluppo delle vocazioni dei singoli.

Il Meeting si terrà  presso l’Istituto Salesiano Pio XI in Via Umbertide 11 (zona Piazza S. Maria Ausiliatrice-Tuscolana). L’ingresso sarà  gratuito.

Per maggiori informazioni potete consultare il sito dedicato www.estateinfamiglia.it oppure chiamare allo 06.6920.2222 o scrivere a info@forumfamiglielazio.itmeetingdellefamiglie@tiscali.it

scarica il programma giornaliero

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locandina-a4_treno-famiglie_def

La seconda è un Pellegrinaggio delle famiglie a Lourdes con un treno speciale dal 26 agosto al 1 settembre 2013.

Saranno Esercizi spirituali presso la grotta dove è apparsa la Madonna, guidati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini.  Il soggiorno a Lourdes sarà  in residence. La quota individuale è di euro 650,00 ma sono naturalmente previste delle agevolazioni per la famiglie.

Per informazioni sulle agevolazioni per le famiglie e per iscriversi: Opera Romana pellegrinaggi tel. 06.69896336 — usg@orpnet.it

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La terza iniziativa è promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, si chiama “FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE!” sarà  un pellegrinaggio delle famiglie alla Tomba di San Pietro per l’Anno della Fede con Papa Francesco il 26 e 27 ottobre 2013.

Le famiglie di Roma e del mondo saranno sulla tomba dell’Apostolo Pietro, per un momento di condivisione e preghiera, per testimoniare con gioia la propria fede e per riflettere sul valore della famiglia come luogo privilegiato della trasmissione della fede.

Per partecipare al pellegrinaggio è necessario registrarsi sul sito (in corso di attivazione in questi giorni) www.famiglia.va

Per avere maggiori informazioni scrivete a roma2013@family.va

scarica il programma

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Celebrazioni di Papa Francesco

papa-francesco-3Domenica 2 giugno, alle ore 17.00, nella Basilica Vaticana, nel contesto delle celebrazioni dell’Anno della Fede, il Santo Padre Francesco presiederà  l’Adorazione Eucaristica, alla quale sono state invitate ad unirsi spiritualmente tutte le Diocesi del mondo.

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Giovedì 30 maggio, Solennità  del SS.Corpo e Sangue di Cristo, alle ore 19.00, il Santo Padre Francesco ha celebrerato la Santa Messa sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano e presieduto quindi la Processione Eucaristica che, percorrendo via Merulana, ha raggiunto la Basilica di S.M.Maggiore.

OMELIA DEL SANTO PADRE DURANTE LA MESSA DEL CORPUS DOMINI

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo che abbiamo ascoltato, c’è un’espressione di Gesù che mi colpisce sempre: «Voi stessi date loro da mangiare» (Lc 9,13). Partendo da questa frase, mi lascio guidare da tre parole: sequela, comunione, condivisione.

1. Anzitutto: chi sono coloro a cui dare da mangiare? La risposta la troviamo all’inizio del brano evangelico: è la folla, la moltitudine. Gesù sta in mezzo alla gente, l’accoglie, le parla, la cura, le mostra la misericordia di Dio; in mezzo ad essa sceglie i Dodici Apostoli per stare con Lui e immergersi come Lui nelle situazioni concrete del mondo. E la gente lo segue, lo ascolta, perché Gesù parla e agisce in un modo nuovo, con l’autorità  di chi è autentico e coerente, di chi parla e agisce con verità , di chi dona la speranza che viene da Dio, di chi è rivelazione del Volto di un Dio che è amore. E la gente, con gioia, benedice Dio.
Questa sera noi siamo la folla del Vangelo, anche noi cerchiamo di seguire Gesù per ascoltarlo, per entrare in comunione con Lui nell’Eucaristia, per accompagnarlo e perché ci accompagni. Chiediamoci: come seguo io Gesù? Gesù parla in silenzio nel Mistero dell’Eucaristia e ogni volta ci ricorda che seguirlo vuol dire uscire da noi stessi e fare della nostra vita non un nostro possesso, ma un dono a Lui e agli altri.

2. Facciamo un passo avanti: da dove nasce l’invito che Gesù fa ai discepoli di sfamare essi stessi la moltitudine? Nasce da due elementi: anzitutto dalla folla che, seguendo Gesù, si trova all’aperto, lontano dai luoghi abitati, mentre si fa sera, e poi dalla preoccupazione dei discepoli che chiedono a Gesù di congedare la folla perché vada nei paesi vicini a trovare cibo e alloggio (cfr Lc 9,12). Di fronte alla necessità  della folla, ecco la soluzione dei discepoli: ognuno pensi a se stesso; congedare la folla! Ognuno pensi a se stesso; congedare la folla! Quante volte noi cristiani abbiamo questa tentazione! Non ci facciamo carico delle necessità  degli altri, congedandoli con un pietoso: “Che Dio ti aiuti”, o con un non tanto pietoso: “Felice sorte”, e se non ti vedo più… Ma la soluzione di Gesù va in un’altra direzione, una direzione che sorprende i discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma come è possibile che siamo noi a dare da mangiare ad una moltitudine? «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente» (Lc 9,13). Ma Gesù non si scoraggia: chiede ai discepoli di far sedere la gente in comunità  di cinquanta persone, alza gli occhi al cielo, recita la benedizione, spezza i pani e li dà  ai discepoli perché li distribuiscano (cfr Lc 9,16). E’ un momento di profonda comunione: la folla dissetata dalla parola del Signore, è ora nutrita dal suo pane di vita. E tutti ne furono saziati, annota l’Evangelista (cfr Lc 9,17). Questa sera, anche noi siamo attorno alla mensa del Signore, alla mensa del Sacrificio eucaristico, in cui Egli ci dona ancora una volta il suo Corpo, rende presente l’unico sacrificio della Croce. E’ nell’ascoltare la sua Parola, nel nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue, che Egli ci fa passare dall’essere moltitudine all’essere comunità , dall’anonimato alla comunione. L’Eucaristia è il Sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in Lui. Allora dovremmo chiederci tutti davanti al Signore: come vivo io l’Eucaristia? La vivo in modo anonimo o come momento di vera comunione con il Signore, ma anche con tutti i fratelli e le sorelle che condividono questa stessa mensa? Come sono le nostre celebrazioni eucaristiche?

3. Un ultimo elemento: da dove nasce la moltiplicazione dei pani? La risposta sta nell’invito di Gesù ai discepoli «Voi stessi date…», “dare”,condividere. Che cosa condividono i discepoli? Quel poco che hanno: cinque pani e due pesci. Ma sono proprio quei pani e quei pesci che nelle mani del Signore sfamano tutta la folla. E sono proprio i discepoli smarriti di fronte all’incapacità  dei loro mezzi, alla povertà  di quello che possono mettere a disposizione, a far accomodare la gente e a distribuire — fidandosi della parola di Gesù - i pani e pesci che sfamano la folla. E questo ci dice che nella Chiesa, ma anche nella società , una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è “solidarietà ”, saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità , perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà  feconda, porterà  frutto. Solidarietà : una parola malvista dallo spirito mondano!
Questa sera, ancora una volta, il Signore distribuisce per noi il pane che è il suo Corpo, Lui si fa dono. E anche noi sperimentiamo la “solidarietà  di Dio” con l’uomo, una solidarietà  che mai si esaurisce, una solidarietà  che non finisce di stupirci: Dio si fa vicino a noi, nel sacrificio della Croce si abbassa entrando nel buio della morte per darci la sua vita, che vince il male, l’egoismo e la morte. Gesù anche questa sera si dona a noi nell’Eucaristia, condivide il nostro stesso cammino, anzi si fa cibo, il vero cibo che sostiene la nostra vita anche nei momenti in cui la strada si fa dura, gli ostacoli rallentano i nostri passi. E nell’Eucaristia il Signore ci fa percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione, del dono, e quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza, perché la potenza di Dio, che è quella dell’amore, scende nella nostra povertà  per trasformarla.
Chiediamoci allora questa sera, adorando il Cristo presente realmente nell’Eucaristia: mi lascio trasformare da Lui? Lascio che il Signore che si dona a me, mi guidi a uscire sempre di più dal mio piccolo recinto, a uscire e non aver paura di donare, di condividere, di amare Lui e gli altri?
Fratelli e sorelle: sequela, comunione, condivisione. Preghiamo perché la partecipazione all’Eucaristia ci provochi sempre: a seguire il Signore ogni giorno, ad essere strumenti di comunione, a condividere con Lui e con il nostro prossimo quello che siamo. Allora la nostra esistenza sarà  veramente feconda. Amen.

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Roma Segreta, fino a maggio visite guidate

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La collina di Monte Testaccio, l’Insula Romana sotto Palazzo Specchi,
il Sepolcro degli Scipioni, l’Auditorium di Mecenate, il Mausoleo di
Monte del Grano e quello di Lucilio Peto, il Mitreo dell’Ara Massima
di Ercole, l’Acquedotto Vergine sono alcuni dei luoghi visitabili
grazie al progetto Roma Segreta dalla A alla Z. I percorsi di
archeologia sotterranea e il ciclo di visite sono promossi
dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico -
Sovrintendenza Capitolina, secondo un calendario che punta a
valorizzare un patrimonio di tesori archeologici meno noti, ma non
meno ricchi di testimonianze storiche o di fascino di altri monumenti
della Capitale. Le visite guidate sono realizzate grazie al
coinvolgimento degli operatori privati (associazioni culturali,
cooperative e società ) che svolgono già  attività  nel settore.

Queste visite, insieme ad altre iniziative culturali, sono state
selezionate tramite l’avviso pubblico “Selezione di progetti per
visite didattiche e culturali presso le aree archeologiche di Roma
Capitale, da realizzarsi nel periodo 1 ottobre 2012 - 31 dicembre
2013” - di Zètema Progetto Cultura, in applicazione della delibera
consiliare nata su iniziativa della Commissione Cultura - che si
svolgono all’interno di siti archeologici di pertinenza della
Sovrintendenza Capitolina.

Per prenotare ogni singolo appuntamento consultare il programma per il
numero da chiamare. Informazioni anche al contact center di Roma
Capitale: 060608


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Papa Francesco visiterà  la Chiesa romana dei Santi Elisabetta e Zaccaria

Domenica 26 maggio 2013, solennità  della Santissima Trinità , Papa Francesco si recherà  in visita nella parrocchia romana dei Santi Elisabetta e Zaccaria a Valle Muricana, dove presiederà Â la Santa Messa alle ore 9.30. Durante la celebrazione il Santo Padre amministrerà  il sacramento dell’Eucaristia a 16 bambini e darà Â la Comunione ad altri 28. L’arrivo del Pontefice nella parrocchia di via Sulbiate è previsto per le ore 9.00 circa, ma i varchi per accedere negli spazi allestiti per la celebrazione saranno aperti già  dalle ore 7.30. Papa Francesco presiederà  la liturgia eucaristica su un palco allestito sul piazzale antistante la chiesa. Concelebreranno il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare del settore Nord, monsignor Guerino Di Tora, il parroco don Benoni Ambarus e il vicario parrocchiale don Giovanni Franco.

I fedeli avranno a disposizione diverse aree per partecipare alla Messa e all’accoglienza del Santo Padre: sul sagrato della chiesa, sulla collinetta antistante il sagrato, nella zona dei campi sportivi, nell’area del parcheggio del supermercato adiacente la parrocchia e su via Sulbiate, nella misura in cui gli stessi spazi lo consentiranno. Il piazzale antistante il palco sarà  riservato ai bambini delle prime comunioni. Con loro quelli del catechismo e i giovani con le famiglie. I malati, i diversamente abili e gli anziani, insieme ai propri accompagnatori, prenderanno posto in chiesa ed avranno la possibilità  di partecipare alla Messa ed essere salutati dal Papa al termine della celebrazione. I genitori con bambini piccoli saranno invitati a sistemarsi nella zona dei campi sportivi, perché è da lì che arriverà  il Papa. Per consentire a tutti di partecipare all’evento al meglio, ci saranno due maxischermi posizionati alla fine di via Sulbiate e nell’area dei campi sportivi.

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Veglia di preghiera per la Siria

locandinaIl Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e l’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni della Diocesi di Roma insieme alla “Finestra per il Medio Oriente” invitano a partecipare alla Veglia di Preghiera per la pace in Siria e per la liberazione dei vescovi greco-ortodosso e siro-ortodosso di Aleppo Paul Yazigi e Gregorios Ibrahim e di tutti i rapiti. La Veglia avrà  luogo presso la Parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio (piazza di Villa Fiorelli) lunedì 27 maggio p.v. alle ore 21,00. Presenzieranno alla preghiera il Vescovo Ausiliare per il Settore Centro, Mons. Matteo Zuppi (Incaricato per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese) e il Vescovo Ausiliare per il Settore Est, Mons. Giuseppe Marciante. Durante la celebrazione è prevista una raccolta a sostegno dei profughi siriani in Giordania, dove opera il fidei donum romano don Vito Vacca.

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Il Papa conferma il card. Vallini suo vicario generale per la Diocesi di Roma

vallinifasciaIl Papa, il 23 maggio ha confermato quale suo vicario generale per la Diocesi di Roma il cardinale Agostino Vallini. Il porporato, 73 anni, era stato chiamato da Benedetto XVI nel 2008 a ricoprire questo incarico. Il cardinale Vallini, che è anche arciprete della Papale Arcibasilica Lateranense e gran cancelliere della Pontificia Università  Lateranense, è nato a Poli, piccolo paese in provincia di Roma e in diocesi di Tivoli, il 17 aprile 1940, dove suo padre, maresciallo dei carabinieri, di origini toscane, prestava servizio. Ordinato sacerdote nel 1964, nel 1978 è diventato rettore del Seminario Maggiore di Napoli, ufficio ricoperto fino al 1987, allorché viene nominato decano della sezione S. Tommaso della Facoltà  Teologica dell’Italia Meridionale. Nel 1989 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Napoli. Nel 1999 viene trasferito alla Chiesa Suburbicaria di Albano, dove esercita il ministero episcopale per cinque anni. In seno alla Conferenza Episcopale Italiana è stato per molti anni membro della Commissione per i problemi giuridici e, da ultimo, presidente del Comitato per gli enti e beni ecclesiastici della CEI. Il 27 maggio 2004 Giovanni Paolo II lo nomina prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, promuovendolo in pari tempo alla dignità  di arcivescovo. àˆ stato anche presidente della Corte di Cassazione dello Stato della Città  del Vaticano e presidente della Commissione per gli Avvocati. Nel 2006 Benedetto XVI lo crea cardinale. Il 27 giugno 2008 Benedetto XVI lo nomina suo vicario generale per la diocesi di Roma, arciprete della Papale Arcibasilica Lateranense, gran cancelliere della Pontificia Università  Lateranense.

Testo proveniente dalla pagina del sito Radio Vaticana

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Convegno Diocesano 2013: “Cristo, tu ci sei necessario!”

convegno-diocesano-2002-assemblea“Cristo, tu ci sei necessario!” La responsabilità  dei battezzati nell’annuncio di Gesù Cristo

Ai Reverendi Sacerdoti
e fedeli della Diocesi di Roma

Carissimi,
vi scrivo per convocarvi ufficialmente all’ormai vicino Convegno diocesano annuale, ultimo grande appuntamento dell’anno pastorale che, come previsto dal calendario, avrà  luogo dal 17 al 19 giugno prossimi.
Avremo la gioia di poter ascoltare per la prima volta Papa Francesco, il quale dopo la presa di possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano, avvenuta lo scorso 7 aprile, incontrerà  nuovamente la sua Chiesa e introdurrà  i lavori.

Il tema del Convegno è così formulato: “Cristo, tu ci sei necessario!”- La responsabilità  dei battezzati nell’annuncio di Gesù Cristo. E’ parso opportuno approfondire e sviluppare l’impegno delle comunità  e dei singoli cristiani nel generare alla fede: un argomento che ci vede impegnati in questi anni, con particolare attenzione all’iniziazione cristiana.

Il Santo Padre aprirà  i lavori con una catechesi sul tema paolino “Io non mi vergogno del Vangelo”, e successivamente pregheremo con lui. Per favorire la più ampia partecipazione di operatori pastorali e di altri fedeli, l’incontro del 17 giugno avrà  luogo nell’Aula Paolo VI in Vaticano, alle ore 19.30. Per accedere è necessario prenotare i biglietti con la scheda allegata, i quali potranno essere ritirati presso la Segreteria Generale del Vicariato, a partire dal 10 giugno.

Martedì 18 giugno, alla stessa ora, il Convegno si svolgerà , come di consueto, in San Giovanni in Laterano, mentre la terza sera gli incontri si terranno nelle Parrocchie, o eventualmente nelle Prefetture.

Confido vivamente che questo importante appuntamento anche quest’anno sia di aiuto alle nostre comunità , consolidi i vincoli di comunione ecclesiale e sproni a rinvigorire la passione per l’annuncio del Vangelo agli abitanti della nostra città .
Vi assicuro il mio fraterno ricordo nella preghiera.

Roma, 17 maggio

Agostino Card. Vallini
Vicario del Santo Padre
per la Diocesi di Roma

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PER MAGGIORI INFO VISITA IL SITO DELLA DIOCESI DI ROMA

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17-19 giugno 2013

Lunedì 17 giugno — ore 19,30 — Aula Paolo VI -Vaticano

“Io non mi vergogno del Vangelo”- Catechesi del Santo Padre FRANCESCO

Preghiera e meditazione comunitaria

Martedì 18 giugno — ore 19,30 — Basilica di San Giovanni

L’impegno della comunità  ecclesiale per la responsabilità  dei cristiani di annunciare

Gesù Cristo — Relazione di S.E. Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo di

Novara

Orientamenti pastorali - Cardinale Vicario

Mercoledì 19 giugno — ore 19,30 nelle Parrocchie

Dialogo e proposte per il cammino pastorale parrocchiale

Preghiera comunitaria

Catechesi di Papa Francesco in apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma

Buonasera a tutti, cari fratelli e sorelle!

L’Apostolo Paolo finiva questo brano della sua lettera ai nostri antenati con queste parole: non siete più sotto la Legge, ma sotto la grazia. E questa è la nostra vita: camminare sotto la grazia, perché il Signore ci ha voluto bene, ci ha salvati, ci ha perdonati. Tutto ha fatto il Signore, e questa è la grazia, la grazia di Dio. Noi siamo in cammino sotto la grazia di Dio, che è venuta da noi, in Gesù Cristo che ci ha salvati. Ma questo ci apre verso un orizzonte grande, e questo è per noi gioia. “Voi non siete più sotto la Legge, ma sotto la grazia”. Ma cosa significa, questo “vivere sotto la grazia”? Cercheremo di spiegare qualcosa di che cosa significa vivere sotto la grazia. E’ la nostra gioia, è la nostra libertà . Noi siamo liberi. Perché? Perché viviamo sotto la grazia. Noi non siamo più schiavi della Legge: siamo liberi perché Gesù Cristo ci ha liberati, ci ha dato la libertà , quella piena libertà  di figli di Dio, che viviamo sotto la grazia. Questo è un tesoro. Cercherò di spiegare un po’ questo mistero tanto bello, tanto grande: vivere sotto la grazia.

Quest’anno avete lavorato tanto sul Battesimo e anche sul rinnovamento della pastorale post-battesimale. Il Battesimo, questo passare da “sotto la Legge” a “sotto la grazia”, è una rivoluzione. Sono tanti i rivoluzionari nella storia, sono stati tanti. Ma nessuno ha avuto la forza di questa rivoluzione che ci ha portato Gesù: una rivoluzione per trasformare la storia, una rivoluzione che cambia in profondità  il cuore dell’uomo. Le rivoluzioni della storia hanno cambiato i sistemi politici, economici, ma nessuna di esse ha veramente modificato il cuore dell’uomo. La vera rivoluzione, quella che trasforma radicalmente la vita, l’ha compiuta Gesù Cristo attraverso la sua Risurrezione: la Croce e la Risurrezione. E Benedetto XVI diceva, di questa rivoluzione, che “è la più grande mutazione della storia dell’umanità ”. Ma pensiamo a questo: è la più grande mutazione della storia dell’umanità , è una vera rivoluzione e noi siamo rivoluzionarie e rivoluzionari di questa rivoluzione, perché noi andiamo per questa strada della più grande mutazione della storia dell’umanità . Un cristiano, se non è rivoluzionario, in questo tempo, non è cristiano! Deve essere rivoluzionario per la grazia! Proprio la grazia che il Padre ci dà  attraverso Gesù Cristo crocifisso, morto e risorto fa di noi rivoluzionari, perché — e cito nuovamente Benedetto — “è la più grande mutazione della storia dell’umanità ”. Perché cambia il cuore. Il profeta Ezechiele lo diceva: “Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”. E questa è l’esperienza che vive l’Apostolo Paolo: dopo avere incontrato Gesù sulla via di Damasco, cambia radicalmente la sua prospettiva di vita e riceve il Battesimo. Dio trasforma il suo cuore! Ma pensate: un persecutore, uno che inseguiva la Chiesa e i cristiani, diventa un santo, un cristiano fino alle ossa, proprio un cristiano vero! Prima è un violento persecutore, ora diventa un apostolo, un testimone coraggioso di Gesù Cristo, al punto di non aver paura di subire il martirio. Quel Saulo che voleva uccidere chi annunziava il Vangelo, alla fine dona la sua vita per annunciare il Vangelo. E’ questo il mutamento, il più grande mutamento del quale ci parlava Papa Benedetto. Ti cambia il cuore, da peccatore — da peccatore: tutti siamo peccatori — ti trasforma in santo. Qualcuno di noi non è peccatore? Se ci fosse qualcuno, alzi la mano! Tutti siamo peccatori, tutti! Tutti siamo peccatori! Ma la grazia di Gesù Cristo ci salva dal peccato: ci salva! Tutti, se noi accogliamo la grazia di Gesù Cristo, Lui cambia il nostro cuore e da peccatori ci fa santi. Per diventare santi non è necessario girare gli occhi e guardare là , o avere un po’ una faccia da immaginetta! No, no, non è necessario questo! Una sola cosa è necessaria per diventare santi: accogliere la grazia che il Padre ci dà  in Gesù Cristo. Ecco, questa grazia cambia il nostro cuore. Noi continuiamo ad essere peccatori, perché tutti siamo deboli, ma anche con questa grazia che ci fa sentire che il Signore è buono, che il Signore è misericordioso, che il Signore ci aspetta, che il Signore ci perdona, questa grazia grande, che cambia il nostro cuore.

E, diceva il profeta Ezechiele, che da un cuore di pietra lo cambia in un cuore di carne. Cosa vuol dire, questo? Un cuore che ama, un cuore che soffre, un cuore che gioisce con gli altri, un cuore colmo di tenerezza per chi, portando impresse le ferite della vita, si sente alla periferia della società . L’amore è la più grande forza di trasformazione della realtà , perché abbatte i muri dell’egoismo e colma i fossati che ci tengono lontani gli uni dagli altri. E questo è l’amore che viene da un cuore mutato, da un cuore di pietra che è trasformato in un cuore di carne, un cuore umano. E questo lo fa la grazia, la grazia di Gesù Cristo che noi tutti abbiamo ricevuto. Qualcuno di voi sa quanto costa la grazia? Dove si vende la grazia? Dove posso comprare la grazia? Nessuno sa dirlo: no. Vado a comprarla dalla segretaria parrocchiale, forse lei la vende, la grazia? Qualche prete la vende, la grazia? Ascoltate bene questo: la grazia non si compra e non si vende; è un regalo di Dio in Gesù Cristo. Gesù Cristo ci dà  la grazia. E’ l’unico che ci dà  la grazia. E’ un regalo: ce lo offre, a noi. Prendiamola. E’ bello questo. L’amore di Gesù è così: ci dà  la grazia gratuitamente, gratuitamente. E noi dobbiamo darla ai fratelli, alle sorelle, gratuitamente. E’ un po’ triste quando uno incontra alcuni che vendono la grazia: nella storia della Chiesa alcune volte è accaduto questo, e ha fatto tanto male, tanto male. Ma la grazia non si può vendere: la ricevi gratuitamente e la dai gratuitamente. E questa è la grazia di Gesù Cristo.

In mezzo a tanti dolori, a tanti problemi che ci sono qui, a Roma, c’è gente che vive senza speranza. Ciascuno di noi può pensare, in silenzio, alle persone che vivono senza speranza, e sono immerse in una profonda tristezza da cui cercano di uscire credendo di trovare la felicità  nell’alcol, nella droga, nel gioco d’azzardo, nel potere del denaro, nella sessualità  senza regole… Ma si ritrovano ancora più delusi e talvolta sfogano la loro rabbia verso la vita con comportamenti violenti e indegni dell’uomo. Quante persone tristi, quante persone tristi, senza speranza! Pensate anche a tanti giovani che, dopo aver sperimentato tante cose, non trovano senso alla vita e cercano il suicidio, come soluzione. Voi sapete quanti suicidi di giovani ci sono oggi nel mondo? La cifra è alta! Perché? Non hanno speranza. Hanno provato tante cose e la società , che è crudele — è crudele! — non ti può dare speranza. La speranza è come la grazia: non si può comprare, è un dono di Dio. E noi dobbiamo offrire la speranza cristiana con la nostra testimonianza, con la nostra libertà , con la nostra gioia. Il regalo che ci fa Dio della grazia, porta la speranza. Noi, che abbiamo la gioia di accorgerci che non siamo orfani, che abbiamo un Padre, possiamo essere indifferenti verso questa città  che ci chiede, forse anche inconsapevolmente, senza saperlo, una speranza che l’aiuti a guardare il futuro con maggiore fiducia e serenità ? Noi non possiamo essere indifferenti. Ma come possiamo fare questo? Come possiamo andare avanti e offrire la speranza? Andare per la strada dicendo: “Io ho la speranza”? No! Con la vostra testimonianza, con il vostro sorriso, dire: “Io credo che ho un Padre”. L’annunzio del Vangelo è questo: con la mia parola, con la mia testimonianza dire: “Io ho un Padre. Non siamo orfani. Abbiamo un Padre”, e condividere questa filiazione con il Padre e con tutti gli altri. “Padre, adesso capisco: si tratta di convincere gli altri, di fare proseliti!”. No: niente di questo. Il Vangelo è come il seme: tu lo semini, lo semini con la tua parola e con la tua testimonianza. E poi, non fai la statistica di come è andato questo: la fa Dio. Lui fa crescere questo seme; ma dobbiamo seminare con quella certezza che l’acqua la dà  Lui, la crescita la dà  Lui. E noi non facciamo la raccolta: la farà  un altro prete, un altro laico, un’altra laica, un altro la farà . Ma la gioia di seminare con la testimonianza, perché con la parola solo non basta, non basta. La parola senza la testimonianza è aria. Le parole non bastano. La vera testimonianza che dice Paolo.

L’annunzio del Vangelo è destinato innanzitutto ai poveri, a quanti mancano spesso del necessario per condurre una vita dignitosa. A loro è annunciato per primi il lieto messaggio che Dio li ama con predilezione e viene a visitarli attraverso le opere di carità  che i discepoli di Cristo compiono in suo nome. Prima di tutto, andare ai poveri: questo è il primo. Nel momento del Giudizio finale, possiamo leggere in Matteo 25, tutti saremo giudicati su questo. Ma alcuni, poi, pensano che il messaggio di Gesù sia destinato a coloro che non hanno una preparazione culturale. No! No! L’Apostolo afferma con forza che il Vangelo è per tutti, anche per i dotti. La sapienza, che deriva dalla Risurrezione, non si oppone a quella umana ma, al contrario, la purifica e la eleva. La Chiesa è sempre stata presente nei luoghi dove si elabora la cultura. Ma il primo passo è sempre la priorità  ai poveri. Ma anche dobbiamo andare alle frontiere dell’intelletto, della cultura, nell’altezza del dialogo, del dialogo che fa la pace, del dialogo intellettuale, del dialogo ragionevole. E’ per tutti, il Vangelo! Questo di andare verso i poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti, o una sorta di “barboni spirituali”! No, no, non significa questo! Significa che dobbiamo andare verso la carne di Gesù che soffre, ma anche soffre la carne di Gesù di quelli che non lo conoscono con il loro studio, con la loro intelligenza, con la loro cultura. Dobbiamo andare là ! Perciò, a me piace usare l’espressione “andare verso le periferie”, le periferie esistenziali. Tutti, tutti quelli, dalla povertà  fisica e reale alla povertà  intellettuale, che è reale, pure. Tutte le periferie, tutti gli incroci dei cammini: andare là . E là , seminare il seme del Vangelo, con la parola e con la testimonianza.

E questo significa che noi dobbiamo avere coraggio. Paolo VI diceva che lui non capiva i cristiani scoraggiati: non li capiva. Questi cristiani tristi, ansiosi, questi cristiani dei quali uno pensa se credono in Cristo o nella “dea lamentela”: non si sa mai. Tutti i giorni si lamentano, si lamentano; e come va il mondo, guarda, che calamità , le calamità . Ma, pensate: il mondo non è peggiore di cinque secoli fa! Il mondo è il mondo; è sempre stato il mondo. E quando uno si lamenta: e va così, non si può fare niente, ah la gioventù… Vi faccio una domanda: voi conoscete cristiani così? Ce ne sono, ce ne sono! Ma, il cristiano deve essere coraggioso e davanti al problema, davanti ad una crisi sociale, religiosa deve avere il coraggio di andare avanti, andare avanti con coraggio. E quando non si può far niente, con pazienza: sopportando. Sopportare. Coraggio e pazienza, queste due virtù di Paolo. Coraggio: andare avanti, fare le cose, dare testimonianza forte; avanti! Sopportare: portare sulle spalle le cose che non si possono cambiare ancora. Ma andare avanti con questa pazienza, con questa pazienza che ci dà  la grazia. Ma, cosa dobbiamo fare con il coraggio e con la pazienza? Uscire da noi stessi: uscire da noi stessi. Uscire dalle nostre comunità , per andare lì dove gli uomini e le donne vivono, lavorano e soffrono e annunciare loro la misericordia del Padre che si è fatta conoscere agli uomini in Gesù Cristo di Nazareth. Annunciare questa grazia che ci è stata regalata da Gesù. Se ai sacerdoti, Giovedì Santo, ho chiesto di essere pastori con l’odore delle pecore, a voi, cari fratelli e sorelle, dico: siate ovunque portatori della Parola di vita nei nostri quartieri, nei luoghi di lavoro e dovunque le persone si ritrovino e sviluppino relazioni. Voi dovete andare fuori. Io non capisco le comunità  cristiane che sono chiuse, in parrocchia. Voglio dirvi una cosa. Nel Vangelo è bello quel brano che ci parla del pastore che, quando torna all’ovile, si accorge che manca una pecora, lascia le 99 e va a cercarla, a cercarne una. Ma, fratelli e sorelle, noi ne abbiamo una; ci mancano le 99! Dobbiamo uscire, dobbiamo andare da loro! In questa cultura - diciamoci la verità  - ne abbiamo soltanto una, siamo minoranza! E noi sentiamo il fervore, lo zelo apostolico di andare e uscire e trovare le altre 99? Questa è una responsabilità  grande, e dobbiamo chiedere al Signore la grazia della generosità  e il coraggio e la pazienza per uscire, per uscire ad annunziare il Vangelo. Ah, questo è difficile. E’ più facile restare a casa, con quell’unica pecorella! E’ più facile con quella pecorella, pettinarla, accarezzarla… ma noi preti, anche voi cristiani, tutti: il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecorelle; pastori! E quando una comunità  è chiusa, sempre tra le stesse persone che parlano, questa comunità  non è una comunità  che dà  vita. E’ una comunità  sterile, non è feconda. La fecondità  del Vangelo viene per la grazia di Gesù Cristo, ma attraverso noi, la nostra predicazione, il nostro coraggio, la nostra pazienza.

Viene un po’ lunga la cosa, vero? Ma non è facile! Dobbiamo dirci la verità : il lavoro di evangelizzare, di portare avanti la grazia gratuitamente non è facile, perché non siamo noi soli con Gesù Cristo; c’è anche un avversario, un nemico che vuole tenere gli uomini separati da Dio. E per questo instilla nei cuori la delusione, quando noi non vediamo ricompensato subito il nostro impegno apostolico. Il diavolo ogni giorno getta nei nostri cuori semi di pessimismo e di amarezza, e uno si scoraggia, noi ci scoraggiamo. “Non va! Abbiamo fatto questo, non va; abbiamo fatto quell’altro e non va! E guarda quella religione come attira tanta gente e noi no!”. E’ il diavolo che mette questo. Dobbiamo prepararci alla lotta spirituale. Questo è importante. Non si può predicare il Vangelo senza questa lotta spirituale: una lotta di tutti i giorni contro la tristezza, contro l’amarezza, contro il pessimismo; una lotta di tutti i giorni! Seminare non è facile. E’ più bello raccogliere, ma seminare non è facile, e questa è la lotta di tutti i giorni dei cristiani.

Paolo diceva che lui aveva l’urgenza di predicare e lui aveva l’esperienza di questa lotta spirituale, quando diceva: “Ho nella mia carne una spina di satana e tutti i giorni la sento”. Anche noi abbiamo spine di satana che ci fanno soffrire e ci fanno andare con difficoltà  e tante volte ci scoraggiano. Prepararci alla lotta spirituale: l’evangelizzazione chiede da noi un vero coraggio anche per questa lotta interiore, nel nostro cuore, per dire con la preghiera, con la mortificazione, con la voglia di seguire Gesù, con i Sacramenti che sono un incontro con Gesù, dire a Gesù: grazie, grazie per la tua grazia. Voglio portarla agli altri. Ma questo è lavoro: questo è lavoro. Questo si chiama — non vi spaventate — si chiama martirio. Il martirio è questo: fare la lotta, tutti i giorni, per testimoniare. Questo è martirio. E ad alcuni il Signore chiede il martirio della vita, ma c’è il martirio di tutti i giorni, di tutte le ore: la testimonianza contro lo spirito del male che non vuole che noi siamo evangelizzatori.

E adesso, vorrei finire pensando una cosa. In questo tempo, in cui la gratuità  sembra affievolirsi nelle relazioni interpersonali perché tutto si vende e tutto si compra, e la gratuità  è difficile trovarla, noi cristiani annunciamo un Dio che per essere nostro amico non chiede nulla se non di essere accolto. L’unica cosa che chiede Gesù: essere accolto. Pensiamo a quanti vivono nella disperazione perché non hanno mai incontrato qualcuno che abbia loro mostrato attenzione, li abbia consolati, li abbia fatti sentire preziosi e importanti. Noi, discepoli del Crocifisso, possiamo rifiutarci di andare in quei luoghi dove nessuno vuole andare per la paura di comprometterci e del giudizio altrui, e così negare a questi nostri fratelli l’annuncio della Parola di Dio? La gratuità ! Noi abbiamo ricevuto questa gratuità , questa grazia, gratuitamente; dobbiamo darla, gratuitamente. E questo è quello che, alla fine, voglio dirvi. Non avere paura, non avere paura. Non avere paura dell’amore, dell’amore di Dio, nostro Padre. Non avere paura. Non avere paura di ricevere la grazia di Gesù Cristo, non avere paura della nostra libertà  che viene data dalla grazia di Gesù Cristo o, come diceva Paolo: “Non siete più sotto la Legge, ma sotto la grazia”. Non avere paura della grazia, non avere paura di uscire da noi stessi, non avere paura di uscire dalle nostre comunità  cristiane per andare a trovare le 99 che non sono a casa. E andare a dialogare con loro, e dire loro che cosa pensiamo, andare a mostrare il nostro amore che è l’amore di Dio.

Cari, cari fratelli e sorelle: non abbiamo paura! Andiamo avanti per dire ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che noi siamo sotto la grazia, che Gesù ci dà  la grazia e questo non costa niente: soltanto, riceverla. Avanti!

Vaticano, 17 giugno 2013

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“La Notte dei Musei”

notte-musei1Torna sabato 18 maggio La Notte dei Musei, l’iniziativa che si svolge in tutta Europa e che a Roma consente di visitare gratuitamente musei e spazi culturali aperti al pubblico in orario serale con eventi di arte, musica, danza, teatro, cinema, letteratura e visite guidate. Una no-stop di 6 ore, dalle 20 alle 2, che già  negli anni scorsi ha conosciuto un notevole successo e che solo nel 2012 ha visto la partecipazione di 250.000 persone.
Saranno circa 100 gli spazi espositivi e culturali aperti la notte tra il 18 e 19 maggio, tra musei civici, musei statali, spazi privati, biblioteche comunali, accademie e  istituzioni culturali straniere, istituti di cultura, siti archeologici della città . Oltre 30 le mostre ospitate dai musei interessati, che potranno essere visitate gratuitamente, circa 200 i concerti e le iniziative previste. In allegato il programma completo della manifestazione.

“La Notte dei Musei” è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dal Ministero per i Beni e le Attività  Culturali, in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma e con Il Gioco del Lotto, quest’anno partner speciale; main sponsor Acea. Il progetto e il coordinamento organizzativo sono a cura di Zètema Progetto Cultura.

I musei aperti
Tra i numerosi musei e spazi espositivi coinvolti: Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Chiostro del Bramante, Complesso del Vittoriano, Galleria Borghese, Galleria Nazionale d’arte Moderna, Macro, Maxxi, Mercati di Traiano, Museo dell’Ara Pacis, Museo Di Castel Sant’angelo, Museo di Roma in Trastevere, Museo di Roma Palazzo Braschi, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Musei di Villa Torlonia, Palazzo Barberini, Palazzo delle Esposizioni, La Pelanda, Scuderie del Quirinale, Museo Civico di Zoologia, Planetario e Museo Astronomico.

Da ricordare inoltre che saranno aperti eccezionalmente al pubblico il Museo Ebraico di Roma, il Complesso Lateranense (Basilica di San Giovanni in Laterano, Chiostro, Sancta Sanctorum, Scala Santa) e il Carcere Mamertino presso il Foro Romano. Apertura straordinaria anche per il Senato della Repubblica. Tra le mostre che sarà  possibile visitare gratuitamente: Cubisti Cubismo e Niccolò Machiavelli. Il Principe e il suo tempo, 1513-2013 presso il Complesso del Vittoriano, e la mostra Tiziano alle Scuderie del Quirinale.

Concerti
Numerosissimi, come detto, i concerti e le iniziative di spettacolo e cultura in programma nei vari siti coinvolti da “La Notte dei Musei”. Tra le tante si possono ricordare le performance musicali che si tengono ai Musei Capitolini, dove l’esedra del Marco Aurelio ospita l’omaggio ai Beatles del jazzista Antonello Salis: Sulla rotta Liverpool — Londra — Roma. Per restare in tema ai Mercati di Traiano si alternano gli omaggi Acoustic Genesis di Francesco Gazzarra e Acoustic Beatles di Alice Pelle, entrambi al pianoforte. Al Museo dell’Ara Pacis invece la serata è dedicata all’universo dei Pink Floyd con l’esibizione della band Floydiana e lo spettacolo di teatro-danza Dark side Ballet, della Compagnia Echoes.

Si cambia genere alla Pelanda con il concerto del Coro Mavra e del Quintetto Ottonidautore dal titolo Tra Stravinsky e Ravel, le origini del ‘900 musicale mentre a Palazzo Incontro va in scena lo spettacolo Incursioni Musicali, del gruppo vincitore della Open Session 2012 dell’Accademia Filarmonica Romana.

La galleria Alberto Sordi ospita l’esibizione del quartetto acustico di Teresa De Sio. Da segnalare anche le esibizioni dei Tiromancino al centro Culturale Aldo Fabrizi e della cantante Syria alla casa dell’Architettura. Al Palazzo delle Esposizioni il concerto di Amedeo Pace, leader del gruppo Blonde Redhead.  Il MACRO di via Nizza ospita l’evento Synesthesia, in cui l’ ensemble musicale Entropia, intreccia le proprie sonorità  con i movimenti di un gruppo di ballerini, in una performance tra danza, musica elettronica, jazz e immagini digitali

Teatro e letteratura
Alla Centrale Montemartini va in scena lo spettacolo teatrale Cantami o Musa di satiri e ninfe con Edoardo Siravo, Stefania Barca, Gabriella Casali, mentre la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale propone la piece teatrale Busti, mezzi busti e bell’imbuste, di e con Barbara Abbondanza e Lucia Ciardo, liberamente tratto da Letture da treno di Barbara Alberti. L’epica classica dell’Eneide è protagonista al Teatro di Palazzo Altemps con lo spettacolo Mediterraneide, tra miti, storie, arte e musica. Con gli attori Elsa Agalbato e Marco Marelli e le musiche di Marco Melia.

In collaborazione con la Pro Loco di Roma si svolgerà  al Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina lo spettacolo Questi semo noantri, in occasione dell’anniversario dei 150 anni dalla morte del poeta Giuseppe Gioachino Belli. I sonetti del Belli saranno recitati da Angelo Maggi e Marina Tagliaferri.

Cinema
Da segnalare in piazza del Campidoglio la proiezione de Il Marchese del Grillo, mentre la Casa del Cinema partecipa all’evento con la proiezione del film The dreamers di Bernardo Bertolucci e di Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario. Il MAXXI propone la prima visione italiana del film Muster (Rushes) dell’artista Clemens Von Wedemeyer.

L’evento L’antica Roma al cinema, presso il Museo Pietro Canonica offre un particolare omaggio ai film storico mitologici degli anni sessanta, con ricostruzioni tutte realizzate a Roma, negli stabilimenti di Cinecittà , De Paolis e Elios. Al Fimstudio a Trastevere sarà  possibile vedere gratuitamente:Poeti, film di Toni D’Angelo sui poeti a Roma, Vicino al Colosseo… c’è Monti, documentario di Mario Monicelli dedicato al rione Monti, a poi Roma di Federico Fellini e Vacanze Romane di William Wyler.

Accademie i istituzioni straniere
Da ricordare anche la partecipazione di importanti accademie e istituzioni culturali straniere. Sarà  eccezionalmente aperto al pubblico, Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia in Italia. Aperti al pubblico anche l’Istituto Cervantes di Roma, e l’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici, dove è in corso la mostra Soulages XXI Secolo, la Casa di Goethe, con la proiezione di video e film. In collaborazione con l’Ambasciata Argentina si svolge il concerto Adrian Iiaies & Horacio Fumero a Palazzo Braschi. Nello spazio esterno al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese si svolge il concerto del cantante pakistano Shezad Roy, a cura dell’Ambasciata del Pakistan. L’Academia Belgica ospita il concerto Vissi d’arte — Tributo a Maria Callas con il soprano russo Elena Martemianova e il baritono Carlo Rotunno. Inoltre un Concerto di musica da camera pressola Reale Accademia di Spagna, la proiezione del film in costume Quando cessa la pioggia di Takashi Koizumi presso l’Istituto Giapponese di Cultura e il concerto Die Winterreise di Franz Schubert presso il Reale Istituto Olandese.

Visite guidate
Amplissimo il programma delle visite guidate offerte nel corso della Notte dei Musei. Da ricordare, in particolare che Palazzo Senatorio sarà  aperto, per inconsuete visite serali. Visite guidate anche alla Pinacoteca dei Musei Capitolini, con prenotazione obbligatoria, al Palazzo Nuovo, sempre dei Musei Capitolini, nel Chiostro di Michelangelo alla terme di Diocleziano. Al MAXXI, infine, cinque mediatori culturali orientano i visitatori all’interno delle  sale e sono a disposizione del pubblico per spiegare e interpretare i contenuti delle esposizioni in corso.
Straordinariamente aperti al pubblico, con visite didattiche, alcuni suggestivi siti archeologici di pertinenza della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, come l’Insula Romana Sotto Palazzo Specchi, l’Insula dell’Ara Coeli, il Ludus Magnus, l’Ipogeo di via Livenza, e il Sepolcro degli Scipioni.
Nell’ambito dell’iniziativa Appia sotto le stelle, giovani archeologi offriranno al pubblico percorsi didattici notturni presso i monumentali resti del Mausoleo di Cecilia Metella e la chiesa di San Nicola.

Biblioteche
Le Biblioteche di Roma prendono parte a “La Notte dei Musei” con letture, spettacoli teatrali ed eventi musicali presso le biblioteche Enzo Tortora, Goffredo Mameli, Rispoli, Villa Leopardi, Romana Sarti.

Altre info sul sito www.museiincomune.roma.it e al n° 060608

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“Festa dei popoli”

“Incontro che cambia” è il tema della 22ª edizione della Festa dei Popoli, che si svolgerà  domenica 19 maggio 2013 nel piazzale antistante la basilica di San Giovanni in Laterano. Organizzata dai Missionari Scalabriniani, dall’Ufficio Migrantes di Roma, dalla Caritas diocesana e dalle comunità  etniche della Capitale, la giornata prenderà  il via alle 9 con l’apertura di oltre 60 stand delle diverse comunità  e associazioni impegnate con i migranti nel territorio capitolino e nella provincia. Alle 12, il cuore liturgico della Festa — che quest’anno coincide con la Pentecoste -, con la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano presieduta dal vescovo MATTEO ZUPPI, ausiliare per il settore Centro, e animata da 27 comunità  etniche. Seguirà  il pranzo all’aperto, con specialità  da tutto il mondo, e alle 15 sarà  dato il via allo spettacolo folkloristico con 33 gruppi di varie nazionalità . Tra i partecipanti anche bambini che balleranno coreografie andine e ritmi indiani e un gruppo di giovani musicisti: studenti delle medie appartenenti alle seconde generazioni di immigrati che frequentano l’Istituto Comprensivo Renato Fucini, nel quartiere Talenti.

Il tema di quest’anno, “Incontro che cambia”, raccoglie i frutti del lungo cammino percorso da questo evento, nato nel 1992 con circa 300 partecipanti nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, guidata dai Missionari Scalabriniani, e via via cresciuto nei numeri e nel significato sino a diventare, dal 2005, l’appuntamento di tutte le comunità  immigrate della diocesi di Roma a San Giovanni in Laterano, dove domenica 19 sono attese circa 10mila persone.

L’iniziativa coinvolge tutte le realtà  ecclesiali di Roma (Ufficio Migrantes, Caritas, Sant’Egidio, Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, Acli Provinciali), le istituzioni locali e 28 associazioni di volontariato che si occupano di migranti. «La rappresentanza degli stranieri a Roma è attiva e più che mai visibile — spiegano gli organizzatori — e sottolinea quotidianamente che questa città  è davvero un luogo dove le differenze convivono, contribuendo notevolmente al bene della collettività ». Il fenomeno della mobilità  umana vede nel mondo intero oltre 200 milioni di persone vivere in una nazione in cui non sono nate. In un tale contesto, «sensibilizzando la comunità  cristiana all’accoglienza in nome della fede — sottolinea padre GAETANO SARACINO, parroco del Santissimo Redentore a Val Melaina e responsabile per i Missionari Scalabriniani della manifestazione — la Festadei Popoli vuole offrire un contributo concreto all’intelligenza della condivisione, all’accettazione dell’alterità , al coraggio della convivenza».

La Festa sarà  preceduta, il 17 maggio, dalla tavola rotonda su “New media & migrazioni”, presso il Centro Studi Emigrazione di Roma, in via Dandolo 58, dalle 9.30 alle 17.30; interverranno MARIO MORCELLINI, direttore del dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza; la giornalista PAOLA SPRINGHETTI, docente della Salesiana e membro del consiglio direttivo dell’Ucsi; ROBERTA GISOTTI, giornalista della Radio Vaticana; il blogger GABRIELE DEL GRANDE, ideatore di Fortress Europe.

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“Camminare nella Fede”
I giovani di Roma di notte al Divino Amore
Su iniziativa dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria e dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile, tra gli eventi organizzati in occasione dell’Anno della Fede, nella notte di sabato 11 maggio 2013 si svolgerà  il primo pellegrinaggio notturno dei giovani universitari di Roma al Santuario mariano del Divino Amore. Appuntamento per i giovani alle ore 23.30 a Piazza di Porta Capena (davanti alla FAO). Al termine del pellegrinaggio è prevista la professione di fede e la Celebrazione eucaristica presieduta da mons. Lorenzo Leuzzi.

Info: ufficiopastoraleuniversitaria@vicariatusurbis.org -  pastoralegiovanile@vicariatusurbis.org

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Papa Francesco dalla Salus Populi Romani

papa-francesco-recita-rosarioLa meditazione di Papa Francesco dopo la recita del Santo Rosario nella Basilica di Santa Maria Maggiore:

Ringrazio l’Eminentissimo Signor Arciprete di questa Basilica per le parole dette all’inizio. Ringrazio lei, fratello e amico, un’amicizia che nacque in quel Paese alla fine del mondo! Grazie tante. Ringrazio per la presenza il Signor Cardinale Vicario, i Signori Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti. E ringrazio voi, fratelli e sorelle, che oggi siete venuti a pregare la Madonna, la madre, la “Salus Populi Romani”. Perché questa sera siamo qui davanti a Maria. Abbiamo pregato sotto la sua guida materna perché ci conduca ad essere sempre più uniti al suo Figlio Gesù; le abbiamo portato le nostre gioie e le nostre sofferenze, le nostre speranze e le nostre difficoltà ; l’abbiamo invocata con il bel titolo di “Salus Populi Romani” chiedendo per tutti noi, per Roma, per il mondo che ci doni la salute. Sì, perché Maria ci dona la salute, è la nostra salute.
Gesù Cristo, con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ci porta la salvezza, ci dona la grazia e la gioia di essere figli di Dio, di chiamarlo in verità  con il nome di Padre. Maria è madre, e una madre si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore. La Madonna custodisce la nostra salute. Che cosa vuol dire questo, che la Madonna custodisce la nostra salute? Penso soprattutto a tre aspetti: ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi; ci aiuta a crescere, ci aiuta ad affrontare la vita, ci aiuta ad essere liberi.

Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano forti, capaci di prendersi responsabilità , di impegnarsi nella vita, di tendere a grandi ideali. Il Vangelo di san Luca dice che, nella famiglia di Nazareth, Gesù «cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui» (Lc 2,40). La Madonna fa proprio questo in noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità , a tendere sempre più in alto.

Una mamma poi pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà  della vita. Non si educa, non si cura la salute evitando i problemi, come se la vita fosse un’autostrada senza ostacoli. La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre “sente” tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. E questo una mamma sa farlo! Non porta sempre il figlio sulla strada della sicurezza, perché in questa maniera il figlio non può crescere, ma anche non lo lascia soltanto sulla strada del rischio, perché è pericoloso. Una mamma sa bilanciare le cose. Una vita senza sfide non esiste e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, è un ragazzo e una ragazza senza spina dorsale! Ricordiamo la parabola del buon samaritano: Gesù non propone il comportamento del sacerdote e del levita, che evitano di soccorrere colui che era incappato nei briganti, ma il samaritano che vede la situazione di quell’uomo e la affronta in maniera concreta, anche con rischi. Maria ha vissuto molti momenti non facili nella sua vita, dalla nascita di Gesù, quando «per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7), fino al Calvario (cfr Gv 19,25). E come una buona madre ci è vicina, perché non perdiamo mai il coraggio di fronte alle avversità  della vita, di fronte alla nostra debolezza, di fronte ai nostri peccati: ci dà  forza, ci indica il cammino di suo Figlio. Gesù dalla croce dice a Maria, indicando Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio!» e a Giovanni: «Ecco tua madre!» (cfr Gv 19,26-27). In quel discepolo tutti noi siamo rappresentati: il Signore ci affida nelle mani piene di amore e di tenerezza della Madre, perché sentiamo il suo sostegno nell’affrontare e vincere le difficoltà  del nostro cammino umano e cristiano; non avere paura delle difficoltà , affrontarle con l’aiuto della mamma.

Un ultimo aspetto: una buona mamma non solo accompagna i figli nella crescita, non evitando i problemi, le sfide della vita; una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà . Questo non è facile, ma una mamma sa farlo. Ma che cosa significa libertà ? Non è certo fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà  non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. No, quella non è libertà ! La libertà  ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita! Maria da buona madre ci educa ad essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive; scelte definitive, in questo momento in cui regna, per così dire, la filosofia del provvisorio. àˆ tanto difficile impegnarsi nella vita definitivamente. E lei ci aiuta a fare scelte definitive con quella libertà  piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita (cfr Lc 1,38).
Cari fratelli e sorelle, quanto è difficile, nel nostro tempo, prendere decisioni definitive! Ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà … come se desiderassimo rimanere adolescenti. E’ un po’ il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita! Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la vita sarà  feconda! E questo è libertà : avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza.

Tutta l’esistenza di Maria è un inno alla vita, un inno di amore alla vita: ha generato Gesù nella carne ed ha accompagnato la nascita della Chiesa sul Calvario e nel Cenacolo. La Salus Populi Romani è la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nell’affrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale.

Questo ti chiediamo questa sera, O Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen.

All’uscita dalla Basilica, dal Sagrato il Santo Padre ha rivolto le seguenti parole ai numerosi fedeli radunati in Piazza:

Fratelli e sorelle,
Buona sera! Grazie tante per la vostra presenza nella casa della mamma di Roma, della nostra Madre. Viva la Salus Populi Romani. Viva la Madonna. E’ la nostra Madre. Affidiamoci a lei, perché lei ci custodisce come una buona mamma. Io prego per voi, ma vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno. Tre “Ave” per me. Vi auguro una buona domenica, domani. Arrivederci. Adesso vi do la benedizione - a voi e a tutta la vostra famiglia. Vi benedica il Padre Onnipotente. Buona domenica.

04.05.2013

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Festa Diocesana della Famiglia e della Scuola Cattolica

Roma, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore,

domenica 5 maggio 2013.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.

In allegato il programma della Festa, in attesa di aggiungere altre attività  e sorprese!

Vi attendiamo dalle ore 9,30 fino al tardo pomeriggio.

Info; tel. 06.6988.6211 centropastoralefamiliare@vicariatusurbis.org

Scarica il programma

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“Primomaggio”

Spettacolo teatrale sulla difficile situazione lavorativa del Paese e sulla quasi impossibilità  per i poveri e gli emarginati di reinserirsi nel mondo del lavoro, interpretato dagli ospiti dei centri di accoglienza della Caritas diocesana di Roma.

Lo spettacolo sarà  in scena il 6 maggio 2013 alle ore 20.30 al Teatro Brancaccio in via Merulana 224, con la regia di Carlo Del Giudice, regista professionista da anni vicino agli ospiti della Caritas in un laboratorio teatrale che vuole aiutarli ad esprimersi e far riemergere le loro risorse.

Obiettivo principale dei centri di accoglienza della Caritas è il reinserimento sociale di quanti vi trovano un sostegno, attraverso progetti che permettano di rivalorizzare il loro tempo, di dare nuove motivazioni esistenziali, un’attribuzione di senso da contrapporre al vissuto di vuoto e di solitudine in cui il disagio li ha versati e nel quale esso continua ad alimentarsi.

Proprio nell’ottica di questo “percorso di inclusione” della persona, da circa dieci anni è attivo il laboratorio teatrale che ha visto gli ospiti dei centri di accoglienza solcare i più importanti teatri della Capitale.

L’ingresso è a offerta (minimo 12 euro) e il ricavato sarà  interamente devoluto a sostegno dei progetti sociali promossi dalla Caritas di Roma.

Info e prenotazioni: Caritas tel. 06.88815120 o www.caritasroma.it

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Roma Capitale rende omaggio a Papa Francesco

A PASSAO DI TANGO

FESTA ITALO ARGENTINA

PIAZZA DEL POPOLO

SABATO 20 APRILE 2013 ORE 20

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Papa Francesco alla Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura

VISITA ALLA BASILICA PAPALE DI SAN PAOLO FUORI LE MURA

E SANTA MESSA CELEBRATA DAL SANTO PADRE FRANCESCO

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

àˆ per me una gioia celebrare l’Eucaristia con voi in questa Basilica. Saluto l’Arciprete, il Cardinale James Harvey, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto; con lui saluto e ringrazio le varie Istituzioni che fanno parte di questa Basilica, e tutti voi. Siamo sulla tomba di san Paolo, un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore. Sono proprio questi i tre verbi sui quali vorrei riflettere alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato: annunciare, testimoniare, adorare.

Nella Prima Lettura colpisce la forza di Pietro e degli altri Apostoli. Al comando di tacere, di non insegnare più nel nome di Gesù, di non annunciare più il suo Messaggio, essi rispondono con chiarezza: «Bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini». E non li ferma nemmeno l’essere flagellati, il subire oltraggi, il venire incarcerati. Pietro e gli Apostoli annunciano con coraggio, con parresia, quello che hanno ricevuto, il Vangelo di Gesù. E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.

Ma facciamo un passo avanti: l’annuncio di Pietro e degli Apostoli non è fatto solo di parole, ma la fedeltà  a Cristo tocca la loro vita, che viene cambiata, riceve una direzione nuova, ed è proprio con la loro vita che essi rendono testimonianza alla fede e all’annuncio di Cristo. Nel Vangelo, Gesù chiede a Pietro per tre volte di pascere il suo gregge e di pascerlo con il suo amore, e gli profetizza: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà  e ti porterà  dove tu non vuoi» (Gv 21,18). E’ una parola rivolta anzitutto a noi Pastori: non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati dalla volontà  di Dio anche dove non vorremmo, se non si è disposti a testimoniare Cristo con il dono di noi stessi, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita. Ma questo vale per tutti: il Vangelo va annunciato e testimoniato. Ciascuno dovrebbe chiedersi: Come testimonio io Cristo con la mia fede? Ho il coraggio di Pietro e degli altri Apostoli di pensare, scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio? Certo la testimonianza della fede ha tante forme, come in un grande affresco c’è la varietà  dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità  la sua fede nella quotidianità  dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi “nascosti”, una sorta di “classe media della santità ”, come diceva uno scrittore francese, quella “classe media della santità ” di cui tutti possiamo fare parte. Ma in varie parti del mondo c’è anche chi soffre, come Pietro e gli Apostoli, a causa del Vangelo; c’è chi dona la sua vita per rimanere fedele a Cristo con una testimonianza segnata dal prezzo del sangue. Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! Mi viene in mente adesso un consiglio che san Francesco d’Assisi dava ai suoi fratelli: predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole. Predicare con la vita: la testimonianza. L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità  della Chiesa.

Ma tutto questo è possibile soltanto se riconosciamo Gesù Cristo, perché è Lui che ci ha chiamati, ci ha invitati a percorrere la sua strada, ci ha scelti. Annunciare e testimoniare è possibile solo se siamo vicini a Lui, proprio come Pietro, Giovanni e gli altri discepoli nel brano del Vangelo di oggi sono attorno a Gesù Risorto; c’è una vicinanza quotidiana con Lui, ed essi sanno bene chi è, lo conoscono. L’Evangelista sottolinea che «nessuno osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore» (Gv 21,12). E questo è un punto importante per noi: vivere un rapporto intenso con Gesù, un’intimità  di dialogo e di vita, così da riconoscerlo come “il Signore”. Adorarlo! Il brano dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato ci parla dell’adorazione: le miriadi di angeli, tutte le creature, gli esseri viventi, gli anziani, si prostrano in adorazione davanti al Trono di Dio e all’Agnello immolato, che è Cristo, a cui va la lode, l’onore e la gloria (cfr Ap 5,11-14). Vorrei che ci ponessimo tutti una domanda: Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia.

Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità : ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.

Cari fratelli e sorelle, il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà ; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità . Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunciare, testimoniare, adorare. La Beata VergineMaria e l’Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi. Così sia.

14 aprile 2013

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La Via Francigena del Sud

Un Convegno “La Via Francigena del Sud” promosso dalla Fondazione Percorsi giubilari www.percorsigiubilari.it presso la Pontificia Università  Lateranense, martedì 16 aprile dalle ore 16,30 nel corso del quale si parlerà  dell’itinerario che da Roma conduce, passo dopo passo, nel territorio di Frosinone, costruendo le prime tappe del percorso verso le coste pugliesi, alla volta del S. Sepolcro a Gerusalemme. Oggi quegli itinerari costituiscono, insieme al tracciato della via Francigena a nord di Roma e alle grandi vie storiche, un patrimonio culturale e paesaggistico di immenso valore. La fondazione offre un nuovo strumento — una App - come guida a chi percorre una parte del cammino fornendo informazioni e una serie di spunti culturali, storici e turistici per apprezzare la ricchezza del territorio attraversato. Parteciperanno, tra gli altri, S.E. Enrico dal Covolo, Rettore dell’Università  Lateranense; S.E. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina; Don Paolo Asolan, docente dell’Università  Lateranense; Dino Gasperini, Assessore alle Politiche Culturali di Roma Capitale; Livio Augusto del Bianco, Presidente Fondazione Percorsi Giubilari; Rodolfo Lena, consigliere della Regione Lazio. Accesso libero. Info: francigenasud@gmail.com tel. 347.7546223

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Famiglia prima impresa

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia promuove “Famiglia prima impresa”, il primo incontro di una serie di Dialoghi per la Famiglia che si terrà  mercoledì 17 aprile alle ore 15,30, presso il Pontificio Consiglio per la Famiglia in piazza San Calisto 16 a Trastevere. Relatori: S.E. mons. Vincenzo Paglia Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Carlo Cardia, Jonny Dotti, Alessandra Smerilli, Giuseppe Guzzetti, Francesco Belletti, Giovanni Giacobbe. Modera Francesco D’Agostino. I temi sono nell’allegato. Info: www.familia.va — 06.6988.7243

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Papa Francesco scrive agli ospiti della Caritas di Roma

“Sappiate che vi porto nel mio cuore e che sono a vostra disposizione”
Papa Francesco ha inviato al direttore della Caritas diocesana di Roma, una lettera indirizzata agli Ospiti dei Centri della Caritas.

Il Santo Padre saluta e ringrazia per le preghiere i senza dimora che, sempre attraverso monsignor Feroci, avevano inviato al Pontefice un messaggio di benvenuto

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Municipi ridotti da 19 a 15: l’Assemblea Capitolina vara la nuova mappa

campidoglioRoma, 13 marzo 2013 — Approvata lo scorso 11 marzo dall’Assemblea Capitolina la delibera che ridisegna la mappa dei Municipi, in base a quanto stabilito dal decreto su Roma Capitale che ne riduceva il numero da 19 a 15 e dal nuovo statuto approvato giovedì 7 marzo. Vengono quindi accorpati il I Municipio (Centro Storico) con il XVII, il II con il III, il VI con il VII e il IX con il X. La delibera è stata approvata con 32 voti a favore, 4 contrari e 4 astenuti.

“Il taglio di quattro Municipi — ha sottolineato il sindaco Gianni Alemanno — consentirà , secondo le prime elaborazioni, un risparmio annuale che giungerà , a pieno regime, fra gettoni di presenza dei Consiglieri e riorganizzazione degli uffici, a una cifra oscillante fra i 15 e i 20 milioni di euro”.

Conseguentemente alla riduzione numerica e agli accorpamenti cambia anche la numerazione dei 15 Municipi così ridefiniti. In base alla delibera il I Municipio sarà  quindi formato dagli attuali I e XVII; il II dagli attuali II e III; il III coinciderà  con l’attuale IV e il IV con l’attuale V; il nuovo V sarà  l’unione tra gli attuali VI e VII; il VI corrisponderà  all’attuale VIII; il VII coinciderà  con l’unione degli attuali IX e X; l’VIII sarà  formato dall’attuale XI; il IX dal XII; il X coinciderà  con quello che fino a ora è stato il XIII e l’XI con quello che è stato il XV; così di seguito il XII sarà  il vecchio XVI e il XIII sarà  formato dal territorio del XVIII; il XIV da quello del XIX e il XV da quello del XX.

In allegato la delibera dell’Assemblea Capitolina con la delimitazione territoriale dei Municipi

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CELEBRAZIONE EUCARISTICA E INSEDIAMENTO SULLA CATHEDRA ROMANA DEL VESCOVO DI ROMA FRANCESCO

OMELIA DEL SANTO PADRE

Con gioia celebro per la prima volta l’Eucaristia in questa Basilica Lateranense, Cattedrale del Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con grande affetto: il carissimo Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari, il Presbiterio diocesano, i Diaconi, le Religiose e i Religiosi e tutti i fedeli laici. Porgo anche i miei saluti al Signor Sindaco e a sua moglie e a tutte le Autorità . Camminiamo insieme nella luce del Signore Risorto.

Celebriamo oggi la Seconda Domenica di Pasqua, denominata anche «della Divina Misericordia». Com’è bella questa realtà  della fede per la nostra vita: la misericordia di Dio! Un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, un amore che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida.

Nel Vangelo di oggi, l’apostolo Tommaso fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto, quello di Gesù, di Gesù Risorto. Tommaso non si fida di ciò che gli dicono gli altri Apostoli: «Abbiamo visto il Signore»; non gli basta la promessa di Gesù, che aveva annunciato: il terzo giorno risorgerò. Vuole vedere, vuole mettere la sua mano nel segno dei chiodi e nel costato. E qual è la reazione di Gesù? La pazienza: Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità ; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. E Tommaso riconosce la propria povertà , la poca fede. «Mio Signore e mio Dio»: con questa invocazione semplice ma piena di fede risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente.

E ricordiamo anche Pietro: per tre volte rinnega Gesù proprio quando doveva essergli più vicino; e quando tocca il fondo incontra lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole gli dice: «Pietro, non avere paura della tua debolezza, confida in me»; e Pietro comprende, sente lo sguardo d’amore di Gesù e piange. Che bello è questo sguardo di Gesù — quanta tenerezza! Fratelli e sorelle, non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio!

Pensiamo ai due discepoli di Emmaus: il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza. Ma Gesù non li abbandona: percorre insieme la strada, e non solo! Con pazienza spiega le Scritture che si riferivano a Lui e si ferma a condividere con loro il pasto. Questo è lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà  fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare. Ricordiamolo nella nostra vita di cristiani: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci.

A me fa sempre una grande impressione rileggere la parabola del Padre misericordioso, mi fa impressione perché mi dà  sempre una grande speranza. Pensate a quel figlio minore che era nella casa del Padre, era amato; eppure vuole la sua parte di eredità ; se ne va via, spende tutto, arriva al livello più basso, più lontano dal Padre; e quando ha toccato il fondo, sente la nostalgia del calore della casa paterna e ritorna. E il Padre? Aveva dimenticato il figlio? No, mai. àˆ lì, lo vede da lontano, lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento: è sempre stato nel suo cuore come figlio, anche se lo aveva lasciato, anche se aveva sperperato tutto il patrimonio, cioè la sua libertà ; il Padre con pazienza e amore, con speranza e misericordia non aveva smesso un attimo di pensare a lui, e appena lo vede ancora lontano gli corre incontro e lo abbraccia con tenerezza, la tenerezza di Dio, senza una parola di rimprovero: è tornato! E quella è la gioia del padre. In quell’abbraccio al figlio c’è tutta questa gioia: è tornato! Dio sempre ci aspetta, non si stanca. Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre! Un grande teologo tedesco, Romano Guardini, diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza (cfr  Glaubenserkenntnis, Wà¼rzburg 1949, p. 28). E’ come un dialogo fra la nostra debolezza e la pazienza di Dio, è un dialogo che se noi lo facciamo, ci dà  speranza.

Vorrei sottolineare un altro elemento: la pazienza di Dio deve trovare in noi il coraggio di ritornare a Lui, qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita. Gesù invita Tommaso a mettere la mano nelle sue piaghe delle mani e dei piedi e nella ferita del costato. Anche noi possiamo entrare nelle piaghe di Gesù, possiamo toccarlo realmente; e questo accade ogni volta che riceviamo con fede i Sacramenti. San Bernardo in una bella Omelia dice: «Attraverso … le ferite [di Gesù] io posso succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia (cfr Dt 32,13), cioè gustare e sperimentare quanto è buono il Signore» (Sul Cantico dei Cantici 61, 4). àˆ proprio nelle ferite di Gesù che noi siamo sicuri, lì si manifesta l’amore immenso del suo cuore. Tommaso lo aveva capito. San Bernardo si domanda: ma su che cosa posso contare? Sui miei meriti? Ma «mio merito è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché lui sarà  ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti» (ivi, 5). Questo è importante: il coraggio di affidarmi alla misericordia di Gesù, di confidare nella sua pazienza, di rifugiarmi sempre nelle ferite del suo amore. San Bernardo arriva ad affermare: «Ma che dire se la coscienza mi morde per i molti peccati? “Dove è abbondato il peccato è sovrabbondata la grazia” (Rm 5,20)» (ibid.). Forse qualcuno di noi può pensare: il mio peccato è così grande, la mia lontananza da Dio è come quella del figlio minore della parabola, la mia incredulità  è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te, ti chiede solo il coraggio di andare a Lui. Quante volte nel mio ministero pastorale mi sono sentito ripetere: «Padre, ho molti peccati»; e l’invito che ho sempre fatto è: «Non temere, va’ da Lui, ti sta aspettando, Lui farà  tutto». Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore. Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore.

Adamo dopo il peccato prova vergogna, si sente nudo, sente il peso di quello che ha fatto; eppure Dio non abbandona: se in quel momento inizia l’esilio da Dio, con il peccato, c’è già  la promessa del ritorno, la possibilità  di ritornare a Lui. Dio chiede subito: «Adamo, dove sei?», lo cerca. Gesù è diventato nudo per noi, si è caricato della vergogna di Adamo, della nudità  del suo peccato per lavare il nostro peccato: dalle sue piaghe siamo stati guariti. Ricordatevi quello di san Paolo: di che cosa mi vanterò se non della mia debolezza, della mia povertà ? Proprio nel sentire il mio peccato, nel guardare il mio peccato io posso vedere e incontrare la misericordia di Dio, il suo amore e andare da Lui per ricevere il perdono.

Nella mia vita personale ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà , nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E ho sempre visto che Dio l’ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà  tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti. Sentiremo la sua tenerezza, tanto bella,sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore.

* * *

Dalla Loggia della Basilica, al termine della Celebrazione Eucaristica:

Fratelli e sorelle, buonasera!

Vi ringrazio tanto per la vostra compagnia nella Messa di oggi. Grazie tante! Vi chiedo di pregare per me, ne ho bisogno. Non vi dimenticate di questo. Grazie a tutti voi!
E andiamo avanti tutti insieme, il popolo e il Vescovo, tutti insieme; avanti sempre con la gioia della Risurrezione di Gesù; Lui sempre è al nostro fianco.
Che il Signore vi benedica!
Grazie tante! A presto!

7 aprile 2013

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Papa Francesco all’Istituto Penale per Minori di “Casal del Marmo”

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

papa-francesco-lava-piediQuesto è commovente. Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. Pietro non capiva nulla, rifiutava. Ma Gesù gli ha spiegato. Gesù — Dio — ha fatto questo! E Lui stesso spiega ai discepoli: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io» (Gv 13,12-15). E’ l’esempio del Signore: Lui è il più importante e lava i piedi, perché fra noi quello che è il più alto deve essere al servizio degli altri. E questo è un simbolo, è un segno, no? Lavare i piedi è: “io sono al tuo servizio”. E anche noi, fra noi, non è che dobbiamo lavare i piedi tutti i giorni l’uno all’altro, ma che cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci, l’un l’altro. A volte mi sono arrabbiato con uno, con un’altra … ma… lascia perdere, lascia perdere, e se ti chiede un favore, fatelo. Aiutarci l’un l’altro: questo Gesù ci insegna e questo è quello che io faccio, e lo faccio di cuore, perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato. Ma anche voi, aiutateci: aiutateci sempre. L’un l’altro. E così, aiutandoci, ci faremo del bene. Adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi e pensiamo, ciascuno di noi pensi: “Io davvero sono disposta, sono disposto a servire, ad aiutare l’altro?”. Pensiamo questo, soltanto. E pensiamo che questo segno è una carezza di Gesù, che fa Gesù, perché Gesù è venuto proprio per questo: per servire, per aiutarci

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INSEDIAMENTO DEL VESCOVO DI ROMA SULLA CATTEDRA ROMANA

La solenne Celebrazione Eucaristica con l’insediamento sulla Cattedra romana del Vescovo di Roma Francesco avrà  luogo nella Basilica di San Giovanni in Laterano domenica 7 aprile, II Domenica di Pasqua o “della misericordia”, alle ore 17.30.

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Rassegna stampa sulla cerimonia di inaugurazione targa per Chiara Lubich, metro Libia

Di seguito alcuni mass media locali e nazionali sull’evento dell’intitolazione della metro Libia a Chiara Lubich:

- REPUBBLICA ROMA

- IL MESSAGERO ROMA

- COMUNE DI ROMA

- ASSESSORE DE PALO

- ROMA NOTIZIE

- ROMA POST MUNICIPIO II

- MERIDIANA NOTIZIE ha realizzato il servizio che vedete di seguito.

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PERCHE’ MI CHIAMO FRANCESCO

136343976016MAR2013 di Aurelio Molè - Papa Francesco colpisce per l’esempio, la spontaneità , la gioia, i gesti caldi e affettuosi, il modo con cui saluta i suoi amici. Sa che la comunicazione non verbale è importante quanto la parola scritta perché colpisce l’immaginario, si sedimenta nella memoria. Non è certo una strategia comunicativa, ma è fatto così, saluta con la mano, procede con un andatura claudicante che trasmette simpatia, calore, umanità . Se ne sono accorti anche gli operatori dei media, provenienti da 81 Paesi, che l’hanno accolto con un caloroso applauso al suo arrivo stamane poco dopo le 11 nell’Aula Paolo VI.

Il papa ringrazia i giornalisti per il loro qualificato lavoro di questi intensi giorni di lavoro, dalla rinuncia dell’11 febbraio di Benedetto XVI, fino alla sua elezione, avvenuta mercoledì 13 marzo. «Avete lavorato, eh?» ‒ dice sorridendo e scherzando e, poi, fornisce la sua chiave interpretativa su come “leggere” gli eventi della Chiesa che si possono comprendere solo nella dimensione della fede. «La Chiesa, infatti, ‒ spiega il papa ‒ pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il popolo di Dio. Il santo popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa cattolica opera». E ha ribadito come il centro della Chiesa non sia il papa, ma il Cristo perché «senza di lui Pietro e la Chiesa non avrebbero senso». Il suo è un approccio positivo: ringrazia gli operatori dei media, sottolinea la grande attenzione della Chiesa per il loro lavoro,  riconosce la capacità  di «esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo per una lettura del nostro tempo».

«Il vostro lavoro ‒ conclude papa Francesco ‒ necessita di studio, di sensibilità , di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità , della bontà  e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare la Verità , la Bontà  e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità , bontà  e bellezza».

A questo punto il papa improvvisa, forse intuisce che i giornalisti hanno bisogno di notizie, e racconta perché ha scelto il nome di Francesco. «Durante lo svolgimento dell’elezione ero seduto accanto al mio grande amico, il cardinale Claudio Hummes e quando la cosa diventava un po’ pericolosa, lui mi confortava. Quando sono stati raggiunti i due tersi dei votanti c’è stato l’applauso, lui mi abbraccia e mi ha detto: “Non ti dimenticare dei poveri!”. In quel momento mi è venuto in mente Francesco d’Assisi. Mentre proseguiva lo scrutinio dei voti ho pensato alle guerre. Ebbene Francesco è l’uomo della pace, custodisce il creato e ama i poveri, così mi è venuto in mente questo nome». E, poi papa Francesco aggiunge una frase che sembra quasi un manifesto programmatico: «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri». Un volta eletto, tanti cardinali gli si avvicinano e scherzano sul nome da scegliere come papa. «Uno mi ha detto ‒ racconta il papa ‒ di prendere il nome di Adriano VI perché è un riformatore, un altro di prendere il nome di Clemente XV contro Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù». àˆ un papa che sa scherzare e far ridere, il che è una qualità . Poi, tornando serio conclude: «Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità  e con frutti, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà  della Chiesa».

E fatto insolito non dà  la benedizione con il segno della croce perché «rispetto la coscienza di ognuno, anche se ognuno è un figlio di Dio. In questo silenzio ognuno prenda la benedizione. Che Dio vi benedica».

Molti i giornalisti presenti. Sandro Magister, vaticanista de L’Espresso online, sottolinea come «papa Francesco sorprende con un sapore antico nelle cose nuove che fa. àˆ una guida, un maestro che si china sulle ferite del cuore dell’uomo per trasmettere con immediatezza i sapori del Vangelo». Marco Politi, editorialista de Il Fatto, è piaciuto il racconto del momento cruciale del Conclave perché «molto umano. Ha, inoltre espresso tre linee chiave del suo pontificato: la vicinanza ai poveri, la pace e la custodia del creato. La scelta della povertà , poi, è il programma per la riforma della Chiesa. Non mi è piaciuta l’organizzazione formale dell’udienza perché, in passato, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II si avvicinarono e parlarono con i giornalisti». La giornalista Elena Ioushkhrskaia del quotidiano russo Commersand spera che «il suo esempio sobrio, semplice, sorridente, gioioso, possa diventare di moda anche tra i politici, come anche il suo rifiuto dei simboli del potere». Per Ignazio Ingrao di Panorama il papa «dimostra di essere una persona di spiritualità  e preghiera. Non penso farà  sconti a nessuno, ci sarà  un grande rigore per tutti».

www.cittanuova.it

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Il messaggio del card.Vallini ai fedeli in occasione dell’elezione di Papa Francesco

card-valliniCarissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Roma!
Sapete tutti che mercoledì 13 marzo la nostra Chiesa di Roma e l’intero mondo cattolico hanno ricevuto dal Signore un nuovo Pastore. Il suo nome è Francesco. Le campane delle basiliche e delle chiese hanno suonato a festa per esprimere la gioia dell’avvenuta elezione. Ancora una volta Dio ha visitato il suo popolo!

Il nostro primo pensiero è di ringraziamento al Padre della misericordia che ha illuminato i Cardinali elettori nella scelta del nuovo Successore di Pietro. La Chiesa di Roma è lieta di aver ricevuto il suo Vescovo, che la guiderà  nelle vie del Vangelo per gli anni a venire.

Al Papa Francesco, all’atto dell’obbedienza dopo l’elezione nella Cappella Sistina, ho promesso fedeltà  e affetto anche a nome di tutti voi: vescovi ausiliari, sacerdoti, diaconi, consacrati e laici. Gli ho assicurato che la Chiesa di Roma sarà  a lui vicina, non gli farà  mancare il calore filiale, accoglierà  con fede e docilità  la sua guida e lo sosterrà  nel portare il formidabile peso che il Signore gli ha messo sulle spalle.

In queste ultime settimane molti avvenimenti ci hanno fatto percepire la vitalità  della Chiesa. L’inaspettata rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, che in un primo momento ci ha sorpreso tutti e addolorato, pian piano è diventata una forte esperienza di purificazione della fede ed un incoraggiamento ad amare di più Cristo e la Chiesa. Il Signore visitava il suo popolo con la luce di un’esemplare testimonianza!

Altrettanta vitalità  e passione per il Vangelo ho potuto registrare nei giorni del Conclave. Il Collegio cardinalizio, in un clima cordiale e franco, di intensa comunione, senza nascondere limiti ed errori, ha esaminato la vita della Chiesa nei vari continenti e le sfide che l’attendono in questo complesso passaggio della storia. Ho apprezzato la fede indomita di tanti pastori, il coraggio nelle prove per Cristo, l’ansia per l’annuncio del Vangelo, la premura verso i sacerdoti e i fedeli, la fermezza nel condannare i peccati, i comportamenti indegni e le controtestimonianze, l’amore ai giovani, ai poveri, agli ultimi della terra. La Chiesa è viva e risplende per la santità  di tanti sacerdoti, consacrati, laici, testimoni della fede fino al martirio!

La preghiera poi si è levata da Roma e da tutto il mondo per accompagnare il delicato compito di scegliere il successore di Benedetto XVI. Lo Spirito Santo si è manifestato in maniera sorprendente. Il nuovo Papa è un testimone gioioso del Signore Gesù, annunciatore instancabile, forte e mite del Vangelo per infondere fiducia e speranza. Egli continuerà  a guidare la Chiesa, la sposa bella del Signore risorto, purificandola dalle macchie che talvolta ne oscurano lo splendore del volto; farà  sentire la sua vicinanza a tutti gli uomini, perché la Chiesa sia la casa di tutti e nessuno senta l’imbarazzo di non starci bene: i poveri e gli ultimi si sentiranno capiti e amati. Il nome del Poverello d’Assisi è un forte messaggio e annuncia lo stile e l’impronta del nuovo pontificato.

Roma, che ha sempre amato il Papa, sarà  la prima a seguire il suo Vescovo e a rispondere alla missione di far risplendere la fede e la carità , in maniera esemplare e con gioiosa vitalità .

In attesa di poterlo incontrare al più presto, lo accompagniamo con la costante preghiera e chiediamo per la nostra comunità  diocesana la Suabenedizione apostolica.

Cardinale AGOSTINO VALLINI
Vicario Generale del Santo Padre
per la Diocesi di Roma

14 marzo 2013

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Roma: intitolata a Chiara Lubich una stazione della metropolitana. Il discorso di Emmaus

“Da Roma ha diffuso nel mondo l’ideale della fraternità  universale”: queste le parole che l’Amministrazione capitolina a nome dell’intera città  ha voluto incise sulla targa che dedica la Stazione Viale Libia della metropolitana (linea B1) a Chiara Lubich.

La cerimonia dello scoprimento si è svolta davanti ad una piccola folla il 14 marzo, in occasione del quinto anniversario della nascita al cielo della Fondatrice dei Focolari che non lontano da qui aveva dimorato quando il Movimento muoveva i primi passi nella Capitale.
A questa circostanza fa cenno la presidente Maria Voce: “Bella la scelta di questo quartiere dove, per ben 15 anni Chiara ha vissuto momenti di particolare luce — mentre si definivano le linee e la fisionomia di un’Opera di Dio — e momenti di particolare dolore — mentre la Chiesa studiava e vagliava il Movimento”.

cvalletti_170541Il sindaco Gianni Alemanno, intervenendo al Convegno “Chiara Lubich, carisma, storia, cultura”, ha voluto mettere in risalto l’unità  del messaggio di questa iniziativa con l’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al soglio pontificio: “Oggi faremo un gesto semplice, scopriremo una targa. Un ricordo di Chiara alle tante persone che passeranno da qui e un ricordo anche di questo percorso di fede, contributo al nuovo umanesimo di cui c’è tanto bisogno. La scelta di un papa che arriva dal sud del mondo è un segnale chiaro: noi dalla crisi economica e morale in cui ci troviamo usciremo solo con una grande scelta di umiltà  e semplicità ”; poi, nel corso della cerimonia le parole del sindaco si soffermano sul “profondo legame” di Chiara Lubich “con Roma, dove, nel cuore del quartiere Trieste ha operato, ha pensato, ha scritto, ha trasmesso il suo messaggio”.

Questo rapporto con la città  di Roma era stato suggellato dal conferimento della cittadinanza onoraria alla fondatrice dei Focolari il 22 gennaio 2000, giorno del suo ottantesimo compleanno; in quell’occasione, ricorda ancora Maria Voce, Chiara espresse tutta la “passione per la città  eterna ed anche il preciso impegno di dedicarsi più e meglio a che essa, città  unica al mondo, simbolo di unità  ed universalità , corrisponda alla sua vocazione”. Impegno tanto profondo quanto concreto nel quotidiano di ciascuno.

«Nel messaggio di Chiara Lubich — prosegue infatti la Presidente — troviamo piste interessanti che lei attinge dal Vangelo: l’amore vissuto è la forza trainante della storia ma occorre “saper amare” secondo quell’arte impegnativa ed esigente che ama tutti, ama per primi, a fatti, si fa uno con l’altro, sa perdonare… E questo cominciando intorno a noi: in famiglia, in condominio, nel quartiere, per strada, nei luoghi di studio, di lavoro, di aggregazione, persino in Parlamento, fino anche ad una stazione della metro, crocevia continuo di persone, simbolo pure dell’anonimato.

cvalletti_169721«Mi riporta alla memoria una delle pagine più significative di Chiara — aggiunge —: “Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolato con tutti, uomo accanto a uomo”, “perdersi tra la folla ed informarla di divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino”, “segnare sulla folla ricami di luce”, “dividere col prossimo l’onta, la fame, le percosse, le brevi gioie”, “perché l’attrattiva del nostro, come di tutti i tempi è ciò che di più umano e di più divino si possa pensare: Gesù e Maria: il Verbo di Dio, figlio di una falegname; la Sededella Sapienza, Madre di casa».

Nel ringraziare dunque il Sindaco Alemanno, l’Amministrazione capitolina e tutti i convenuti per la bella iniziativa, Maria Voce si augura che da essa scaturisca «l’ispirazione a vivere ovunque la vocazione pienamente umana e pienamente spirituale di questa amata città  di Roma, ed accendervi piccoli fuochi di luce, di speranza, per il bene di tutti».

www.focolare.org, 14 marzo 2013

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Dimissioni Papa, le parole del Sindaco

“àˆ con profondo e filiale dolore che apprendo la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Un grande Pontefice, profondamente legato alla nostra città , che ha saputo guidare la Chiesa di Roma in anni difficili per gli italiani e per tutta l’umanità .” Così il sindaco Gianni Alemanno, appresa la decisione di papa Ratzinger di lasciare il Pontificato il prossimo 28 febbraio.

alemanno“Il suo magistero”, prosegue il Sindaco, ”è stato illuminante per la dottrina e la fede di milioni di persone che hanno trovato nella sua voce pacata le indicazioni per legare il rispetto e la tradizione con le sfide della modernità . Per me personalmente — rammenta Alemanno — rimarrà  indelebile il ricordo di tanti colloqui e segni di vicinanza con cui papa Ratzinger ci ha dimostrato il suo sostegno e la sua attenzione. Sono sicuro che anche dopo la fine del suo Pontificato, Joseph Ratzinger rimarrà  un punto di riferimento per la nostra città ”.

Roma, 12 febbraio 2013

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Angelus di domenica 24, navetta per i fedeli e trasporto gratuito per i disabili

vaticanoIn previsione della grande affluenza di fedeli in arrivo nella Capitale domenica 24 febbraio, per l’Angelus celebrato per l’ultima volta da Benedetto XVI, il Campidoglio mette a disposizione un bus navetta che, rafforzando il servizio delle linee 64 e 40, farà  la spola tra stazione Termini e Lungotevere in Sassia (limite massimo per l’accesso dei veicoli alla zona di san Pietro).

La navetta, denominata “San Pietro” (all’andata) e “Termini” (al ritorno), con 11 veicoli su strada, sarà Â attiva dalle 9.30 alle 15 e viaggerà  senza fermate intermedie con una frequenza di 3 minuti.

Per informazioni: infobox dell’Agenzia Mobilità  a Termini (h. 8-20), 060606.

Previsto poi un servizio specifico per i disabili: Il Dipartimento Politiche sociali e Promozione della Salute di Roma Capitale conferma per il 24 febbraio la navetta gratuita, in funzione dalle 9 alle 14 per portare i fedeli a piazza San Pietro e, al termine dell’Angelus, riportarli al punto di partenza.

Le navette saranno disponibili in via Giolitti, accanto alla Stazione Termini, al Terminal Autostazioni Tibus della Stazione Tiburtina, e davanti alla Stazione Ostiense in via delle Cave Ardeatine. I fedeli con disabilità  motoria possono, in caso di necessità , salire a bordo con un accompagnatore.

Ulteriori informazioni al numero verde 800.033.929 sabato 23, dalle 9.00 alle 18.00, e domenica 24 dalle 8.30 alle 14.00.

Da ricordare, inoltre, che sarà Â chiusa al traffico via della Conciliazione nel tratto compreso tra via della Traspontina e piazza San Pietro, con conseguenti deviazioni delle linee bus 40Express e 62. I capolinea saranno infatti trasferiti sul lungotevere in Sassia, all’altezza dell’ospedale Santo Spirito, che i bus raggiungeranno dopo aver percorso via della Traspontina, borgo Sant’Angelo, piazza Pia, via della Conciliazione e via San Pio X. In base all’afflusso dei fedeli, anche le linee 23, 34, 40, 62 e 280 potrebbero subire deviazioni.

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Invito Card. Vallini a tutti i fedeli della Diocesi di Roma

card-valliniCarissimi,

mercoledì 27 febbraio alle ore 10.30 in Piazza San Pietro il Santo Padre terrà  l’ultima Udienza Generale del suo Pontificato.

La nostra comunità  diocesana in questi anni ha più volte sperimentato la paterna vicinanza di Papa Benedetto XVI il quale non ci ha mai fatto mancare la Sua illuminata parola per indirizzarci nel cammino spirituale e pastorale. Le visite che Egli ha compiuto nelle parrocchie e in altre realtà  hanno permesso a molti di noi di apprezzarne la Sua mitezza e la delicatezza d’animo.

Desidero, pertanto, invitare tutti a partecipare numerosi a questo significativo momento di vita della Chiesa e della nostra Diocesi per manifestare ancora una volta il nostro affetto e la nostra devozione al Santo Padre e per pregare con Lui e per Lui il Signore Gesù, Pastore eterno della Chiesa.

Per l’ingresso in Piazza San Pietro non è previsto alcun biglietto, proprio al fine di favorire la più ampia partecipazione possibile.

Mentre invito tutti a perseverare nella preghiera per Papa Benedetto, invochiamo anche la materna intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, sui Cardinali che saranno chiamati a eleggere il nuovo Vescovo di Roma.

Il Signore vi benedica.

Card. Agostino Vallini

19 febbraio 2013

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INCONTRO CON I PARROCI E I SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA

bviggEminenza, cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio!

E’ per me un dono particolare della Provvidenza che, prima di lasciare il ministero petrino, possa ancora vedere il mio clero, il clero di Roma. E’ sempre una grande gioia vedere come la Chiesa vive, come a Roma la Chiesa è vivente; ci sono Pastori che, nello spirito del Pastore supremo, guidano il gregge del Signore. E’ un clero realmente cattolico, universale, e questo risponde all’essenza della Chiesa di Roma: portare in sé l’universalità , la cattolicità  di tutte le genti, di tutte le razze, di tutte le culture. Nello stesso tempo, sono molto grato al Cardinale Vicario che aiuta a risvegliare, a ritrovare le vocazioni nella stessa Roma, perché se Roma, da una parte, dev’essere la città  dell’universalità , dev’essere anche una città  con una propria forte e robusta fede, dalla quale nascono anche vocazioni. E sono convinto che, con l’aiuto del Signore, possiamo trovare le vocazioni che Egli stesso ci dà , guidarle, aiutarle a maturare, e così servire per il lavoro nella vigna del Signore.

Oggi avete confessato davanti alla tomba di san Pietro il Credo: nell’Anno della fede, mi sembra un atto molto opportuno, necessario forse, che il clero di Roma si riunisca sulla tomba dell’Apostolo al quale il Signore ha detto: “A te affido la mia Chiesa. Sopra di te costruisco la mia Chiesa” (cfr Mt 16,18-19). Davanti al Signore, insieme con Pietro, avete confessato: “Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo” (cfr Mt 16,15-16). Così cresce la Chiesa: insieme con Pietro, confessare Cristo, seguire Cristo. E facciamo questo sempre. Io sono molto grato per la vostra preghiera, che ho sentito — l’ho detto mercoledì — quasi fisicamente. Anche se adesso mi ritiro, nella preghiera sono sempre vicino a tutti voi e sono sicuro che anche voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto.

Per oggi, secondo le condizioni della mia età , non ho potuto preparare un grande, vero discorso, come ci si potrebbe aspettare; ma piuttosto penso ad una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io l’ho visto. Comincio con un aneddoto: io ero stato nominato nel ‘59 professore all’Università  di Bonn, dove studiano gli studenti, i seminaristi della diocesi di Colonia e di altre diocesi circostanti. Così, sono venuto in contatto con il Cardinale di Colonia, il Cardinale Frings. Il Cardinale Siri, di Genova — mi sembra nel ‘61 - aveva organizzato una serie di conferenze di diversi Cardinali europei sul Concilio, e aveva invitato anche l’Arcivescovo di Colonia a tenere una delle conferenze, con il titolo: Il Concilio e il mondo del pensiero moderno.

Il Cardinale mi ha invitato — il più giovane dei professori — a scrivergli un progetto; il progetto gli è piaciuto e ha proposto alla gente, a Genova, il testo come io l’avevo scritto. Poco dopo, Papa Giovanni lo invita ad andare da lui e il Cardinale era pieno di timore di avere forse detto qualcosa di non corretto, di falso, e di venire citato per un rimprovero, forse anche per togliergli la porpora. Sì, quando il suo segretario lo ha vestito per l’udienza, il Cardinale ha detto: “Forse adesso porto per l’ultima volta questo abito”. Poi è entrato, Papa Giovanni gli va incontro, lo abbraccia, e dice: “Grazie, Eminenza, lei ha detto le cose che io volevo dire, ma non avevo trovato le parole”. Così, il Cardinale sapeva di essere sulla strada giusta e mi ha invitato ad andare con lui al Concilio, prima come suo esperto personale; poi, nel corso del primo periodo - mi pare nel novembre ‘62 — sono stato nominato anche perito ufficiale del Concilio.

Allora, noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. C’era un’aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa, perché la Chiesa era ancora abbastanza robusta in quel tempo, la prassi domenicale ancora buona, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa erano già  un po’ ridotte, ma ancora sufficienti. Tuttavia, si sentiva che la Chiesa non andava avanti, si riduceva, che sembrava piuttosto una realtà  del passato e non la portatrice del futuro. E in quel momento, speravamo che questa relazione si rinnovasse, cambiasse; che la Chiesa fosse di nuovo forza del domani e forza dell’oggi. E sapevamo che la relazione tra la Chiesa e il periodo moderno, fin dall’inizio, era un po’ contrastante, cominciando con l’errore della Chiesa nel caso di Galileo Galilei; si pensava di correggere questo inizio sbagliato e di trovare di nuovo l’unione tra la Chiesa e le forze migliori del mondo, per aprire il futuro dell’umanità , per aprire il vero progresso. Così, eravamo pieni di speranza, di entusiasmo, e anche di volontà  di fare la nostra parte per questa cosa. Mi ricordo che un modello negativo era considerato il Sinodo Romano. Si disse - non so se sia vero — che avessero letto i testi preparati, nella Basilica di San Giovanni, e che i membri del Sinodo avessero acclamato, approvato applaudendo, e così si sarebbe svolto il Sinodo. I Vescovi dissero: No, non facciamo così. Noi siamo Vescovi, siamo noi stessi soggetto del Sinodo; non vogliamo soltanto approvare quanto è stato fatto, ma vogliamo essere noi il soggetto, i portatori del Concilio. Così anche il Cardinale Frings, che era famoso per la fedeltà  assoluta, quasi scrupolosa, al Santo Padre, in questo caso disse: Qui siamo in altra funzione. Il Papa ci ha convocati per essere come Padri, per essere Concilio ecumenico, un soggetto che rinnovi la Chiesa. Così vogliamo assumere questo nostro ruolo.

Il primo momento, nel quale questo atteggiamento si è mostrato, è stato subito il primo giorno. Erano state previste, per questo primo giorno, le elezioni delle Commissioni ed erano state preparate, in modo — si cercava — imparziale, le liste, i nominativi; e queste liste erano da votare. Ma subito i Padri dissero: No, non vogliamo semplicemente votare liste già  fatte. Siamo noi il soggetto. Allora, si sono dovute spostare le elezioni, perché i Padri stessi volevano conoscersi un po’, volevano loro stessi preparare delle liste. E così è stato fatto. I Cardinali Liénart di Lille, il Cardinale Frings di Colonia avevano pubblicamente detto: Così no. Noi vogliamo fare le nostre liste ed eleggere i nostri candidati. Non era un atto rivoluzionario, ma un atto di coscienza, di responsabilità  da parte dei Padri conciliari.

Così cominciava una forte attività  per conoscersi, orizzontalmente, gli uni gli altri, cosa che non era a caso. Al “Collegio dell’Anima”, dove abitavo, abbiamo avuto molte visite: il Cardinale era molto conosciuto, abbiamo visto Cardinali di tutto il mondo. Mi ricordo bene la figura alta e snella di mons. Etchegaray, che era Segretario della Conferenza Episcopale Francese, degli incontri con Cardinali, eccetera. E questo era tipico, poi, per tutto il Concilio: piccoli incontri trasversali. Così ho conosciuto grandi figure come Padre de Lubac, Daniélou, Congar, eccetera. Abbiamo conosciuto vari Vescovi; mi ricordo particolarmente del Vescovo Elchinger di Strasburgo, eccetera. E questa era già  un’esperienza dell’universalità  della Chiesa e della realtà  concreta della Chiesa, che non riceve semplicemente imperativi dall’alto, ma insieme cresce e va avanti, sempre sotto la guida — naturalmente — del Successore di Pietro.

Tutti, come ho detto, venivano con grandi aspettative; non era mai stato realizzato un Concilio di queste dimensioni, ma non tutti sapevano come fare. I più preparati, diciamo quelli con intenzioni più definite, erano l’episcopato francese, tedesco, belga, olandese, la cosiddetta “alleanza renana”. E, nella prima parte del Concilio, erano loro che indicavano la strada; poi si è velocemente allargata l’attività  e tutti sempre più hanno partecipato nella creatività  del Concilio. I francesi ed i tedeschi avevano diversi interessi in comune, anche con sfumature abbastanza diverse. La prima, iniziale, semplice - apparentemente semplice — intenzione era la riforma della liturgia, che era già  cominciata con Pio XII, il quale aveva già  riformato la Settimana Santa; la seconda, l’ecclesiologia; la terza, la Parola di Dio, la Rivelazione; e, infine, anche l’ecumenismo. I francesi, molto più che i tedeschi, avevano ancora il problema di trattare la situazione delle relazioni tra la Chiesa e il mondo.

Cominciamo con il primo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità  della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità , la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità  che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia.

Io trovo adesso, retrospettivamente, che è stato molto buono cominciare con la liturgia, così appare il primato di Dio, il primato dell’adorazione. “Operi Dei nihil praeponatur“: questa parola della Regola di san Benedetto (cfr 43,3) appare così come la suprema regola del Concilio. Qualcuno aveva criticato che il Concilio ha parlato su tante cose, ma non su Dio. Ha parlato su Dio! Ed è stato il primo atto e quello sostanziale parlare su Dio e aprire tutta la gente, tutto il popolo santo, all’adorazione di Dio, nella comune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo. In questo senso, al di là  dei fattori pratici che sconsigliavano di cominciare subito con temi controversi, è stato, diciamo, realmente un atto di Provvidenza che agli inizi del Concilio stia la liturgia, stia Dio, stia l’adorazione. Adesso non vorrei entrare nei dettagli della discussione, ma vale la pena sempre tornare, oltre le attuazioni pratiche, al Concilio stesso, alla sua profondità  e alle sue idee essenziali.

Ve n’erano, direi, diverse: soprattutto il Mistero pasquale come centro dell’essere cristiano, e quindi della vita cristiana, dell’anno, del tempo cristiano, espresso nel tempo pasquale e nella domenica che è sempre il giorno della Risurrezione. Sempre di nuovo cominciamo il nostro tempo con la Risurrezione, con l’incontro con il Risorto, e dall’incontro con il Risorto andiamo al mondo. In questo senso, è un peccato che oggi si sia trasformata la domenica in fine settimana, mentre è la prima giornata, è l’inizio; interiormente dobbiamo tenere presente questo: che è l’inizio, l’inizio della Creazione, è l’inizio della ricreazione nella Chiesa, incontro con il Creatore e con Cristo Risorto. Anche questo duplice contenuto della domenica è importante: è il primo giorno, cioè festa della Creazione, noi stiamo sul fondamento della Creazione, crediamo nel Dio Creatore; e incontro con il Risorto, che rinnova la Creazione; il suo vero scopo è creare un mondo che è risposta all’amore di Dio.

Poi c’erano dei principi: l’intelligibilità , invece di essere rinchiusi in una lingua non conosciuta, non parlata, ed anche la partecipazione attiva. Purtroppo, questi principi sono stati anche male intesi. Intelligibilità  non vuol dire banalità , perché i grandi testi della liturgia — anche se parlati, grazie a Dio, in lingua materna — non sono facilmente intelligibili, hanno bisogno di una formazione permanente del cristiano perché cresca ed entri sempre più in profondità  nel mistero e così possa comprendere. Ed anche la Parola di Dio — se penso giorno per giorno alla lettura dell’Antico Testamento, anche alla lettura delle Epistole paoline, dei Vangeli: chi potrebbe dire che capisce subito solo perché è nella propria lingua? Solo una formazione permanente del cuore e della mente può realmente creare intelligibilità  ed una partecipazione che è più di una attività  esteriore, che è un entrare della persona, del mio essere, nella comunione della Chiesa e così nella comunione con Cristo.

Secondo tema: la Chiesa. Sappiamo che il Concilio Vaticano I era stato interrotto a causa della guerra tedesco-francese e così è rimasto con una unilateralità , con un frammento, perché la dottrina sul primato - che è stata definita, grazie a Dio, in quel momento storico per la Chiesa, ed è stata molto necessaria per il tempo seguente - era soltanto un elemento in un’ecclesiologia più vasta, prevista, preparata. Così era rimasto il frammento. E si poteva dire: se il frammento rimane così come è, tendiamo ad una unilateralità : la Chiesa sarebbe solo il primato. Quindi già  dall’inizio c’era questa intenzione di completare l’ecclesiologia del Vaticano I, in una data da trovare, per una ecclesiologia completa. Anche qui le condizioni sembravano molto buone perché, dopo la Prima Guerra Mondiale, era rinato il senso della Chiesa in modo nuovo. Romano Guardini disse: “Nelle anime comincia a risvegliarsi la Chiesa”, e un vescovo protestante parlava del “secolo della Chiesa”. Veniva ritrovato, soprattutto, il concetto, che era previsto anche dal Vaticano I, del Corpo Mistico di Cristo. Si voleva dire e capire che la Chiesa non è un’organizzazione, qualcosa di strutturale, giuridico, istituzionale - anche questo -, ma è un organismo, una realtà  vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso, proprio con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come tale. In questo senso, Pio XII aveva scritto l’Enciclica Mystici Corporis Christi, come un passo verso un completamento dell’ecclesiologia del Vaticano I.

Direi che la discussione teologica degli anni ‘30-’40, anche ‘20, era completamente sotto questo segno della parola “Mystici Corporis“. Fu una scoperta che ha creato tanta gioia in quel tempo ed anche in questo contesto è cresciuta la formula: Noi siamo la Chiesa, la Chiesa non è una struttura; noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E, naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero “noi” dei credenti, insieme con l’ “Io” di Cristo, è la Chiesa; ognuno di noi, non “un noi”, un gruppo che si dichiara Chiesa. No: questo “noi siamo Chiesa” esige proprio il mio inserimento nel grande “noi” dei credenti di tutti i tempi e luoghi. Quindi, la prima idea: completare l’ecclesiologia in modo teologico, ma proseguendo anche in modo strutturale, cioè: accanto alla successione di Pietro, alla sua funzione unica, definire meglio anche la funzione dei Vescovi, del Corpo episcopale. E, per fare questo, è stata trovata la parola “collegialità ”, molto discussa, con discussioni accanite, direi, anche un po’ esagerate. Ma era la parola - forse ce ne sarebbe anche un’altra, ma serviva questa - per esprimere che i Vescovi, insieme, sono la continuazione dei Dodici, del Corpo degli Apostoli. Abbiamo detto: solo un Vescovo, quello di Roma, è successore di un determinato Apostolo, di Pietro. Tutti gli altri diventano successori degli Apostoli entrando nel Corpo che continua il Corpo degli Apostoli. Così proprio il Corpo dei Vescovi, il collegio, è la continuazione del Corpo dei Dodici, ed ha così la sua necessità , la sua funzione, i suoi diritti e doveri. Appariva a molti come una lotta per il potere, e forse qualcuno anche ha pensato al suo potere, ma sostanzialmente non si trattava di potere, ma della complementarietà  dei fattori e della completezza del Corpo della Chiesa con i Vescovi, successori degli Apostoli, come elementi portanti; ed ognuno di loro è elemento portante della Chiesa, insieme con questo grande Corpo.

Questi erano, diciamo, i due elementi fondamentali e, nella ricerca di una visione teologica completa dell’ecclesiologia, nel frattempo, dopo gli anni ‘40, negli anni ‘50, era già  nata un po’ di critica nel concetto di Corpo di Cristo: “mistico” sarebbe troppo spirituale, troppo esclusivo; era stato messo in gioco allora il concetto di “Popolo di Dio”. E il Concilio, giustamente, ha accettato questo elemento, che nei Padri è considerato come espressione della continuità  tra Antico e Nuovo Testamento. Nel testo del Nuovo Testamento, la parola “Laos tou Theou“, corrispondente ai testi dell’Antico Testamento, significa — mi sembra con solo due eccezioni — l’antico Popolo di Dio, gli ebrei che, tra i popoli, “goim“, del mondo, sono “il” Popolo di Dio. E gli altri, noi pagani, non siamo di per sé il Popolo di Dio, diventiamo figli di Abramo, e quindi Popolo di Dio entrando in comunione con il Cristo, che è l’unico seme di Abramo. Ed entrando in comunione con Lui, essendo uno con Lui, siamo anche noi Popolo di Dio. Cioè: il concetto “Popolo di Dio” implica continuità  dei Testamenti, continuità  della storia di Dio con il mondo, con gli uomini, ma implica anche l’elemento cristologico. Solo tramite la cristologia diveniamo Popolo di Dio e così si combinano i due concetti. Ed il Concilio ha deciso di creare una costruzione trinitaria dell’ecclesiologia: Popolo di Dio Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo.

Ma solo dopo il Concilio è stato messo in luce un elemento che si trova un po’ nascosto, anche nel Concilio stesso, e cioè: il nesso tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo, è proprio la comunione con Cristo nell’unione eucaristica. Qui diventiamo Corpo di Cristo; cioè la relazione tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo crea una nuova realtà : la comunione. E dopo il Concilio è stato scoperto, direi, come il Concilio, in realtà , abbia trovato, abbia guidato a questo concetto: la comunione come concetto centrale. Direi che, filologicamente, nel Concilio esso non è ancora totalmente maturo, ma è frutto del Concilio che il concetto di comunione sia diventato sempre più l’espressione dell’essenza della Chiesa, comunione nelle diverse dimensioni: comunione con il Dio Trinitario - che è Egli stesso comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo -, comunione sacramentale, comunione concreta nell’episcopato e nella vita della Chiesa.

Ancora più conflittuale era il problema della Rivelazione. Qui si trattava della relazione tra Scrittura e Tradizione, e qui erano interessati soprattutto gli esegeti per una maggiore libertà ; essi si sentivano un po’ — diciamo — in una situazione di inferiorità  nei confronti dei protestanti, che facevano le grandi scoperte, mentre i cattolici si sentivano un po’ “handicappati” dalla necessità  di sottomettersi al Magistero. Qui, quindi, era in gioco una lotta anche molto concreta: quale libertà  hanno gli esegeti? Come si legge bene la Scrittura? Che cosa vuol dire Tradizione? Era una battaglia pluridimensionale che adesso non posso mostrare, ma importante è che certamente la Scrittura è la Parola di Dio e la Chiesa sta sotto la Scrittura, obbedisce alla Parola di Dio, e non sta al di sopra della Scrittura. E tuttavia, la Scrittura è Scrittura soltanto perché c’è la Chiesa viva, il suo soggetto vivo; senza il soggetto vivo della Chiesa, la Scrittura è solo un libro e apre, si apre a diverse interpretazioni e non dà  un’ultima chiarezza.

Qui, la battaglia - come ho detto - era difficile, e fu decisivo un intervento di Papa Paolo VI. Questo intervento mostra tutta la delicatezza del padre, la sua responsabilità  per l’andamento del Concilio, ma anche il suo grande rispetto per il Concilio. Era nata l’idea che la Scrittura è completa, vi si trova tutto; quindi non si ha bisogno della Tradizione, e perciò il Magistero non ha niente da dire. Allora, il Papa ha trasmesso al Concilio mi sembra 14 formule di una frase da inserire nel testo sulla Rivelazione e ci dava, dava ai Padri, la libertà  di scegliere una delle 14 formule, ma disse: una deve essere scelta, per rendere completo il testo. Io mi ricordo, più o meno, della formula “non omnis certitudo de veritatibus fidei potest sumi ex Sacra Scriptura“, cioè la certezza della Chiesa sulla fede non nasce soltanto da un libro isolato, ma ha bisogno del soggetto Chiesa illuminato, portato dallo Spirito Santo. Solo così poi la Scrittura parla ed ha tutta la sua autorevolezza. Questa frase che abbiamo scelto nella Commissione dottrinale, una delle 14 formule, è decisiva, direi, per mostrare l’indispensabilità , la necessità  della Chiesa, e così capire che cosa vuol dire Tradizione, il Corpo vivo nel quale vive dagli inizi questa Parola e dal quale riceve la sua luce, nel quale è nata. Già  il fatto del Canone è un fatto ecclesiale: che questi scritti siano la Scrittura risulta dall’illuminazione della Chiesa, che ha trovato in sé questo Canone della Scrittura; ha trovato, non creato, e sempre e solo in questa comunione della Chiesa viva si può anche realmente capire, leggere la Scrittura come Parola di Dio, come Parola che ci guida nella vita e nella morte.

Come ho detto, questa era una lite abbastanza difficile, ma grazie al Papa e grazie — diciamo — alla luce dello Spirito Santo, che era presente nel Concilio, è stato creato un documento che è uno dei più belli e anche innovativi di tutto il Concilio, e che deve essere ancora molto più studiato. Perché anche oggi l’esegesi tende a leggere la Scrittura fuori dalla Chiesa, fuori dalla fede, solo nel cosiddetto spirito del metodo storico-critico, metodo importante, ma mai così da poter dare soluzioni come ultima certezza; solo se crediamo che queste non sono parole umane, ma sono parole di Dio, e solo se vive il soggetto vivo al quale ha parlato e parla Dio, possiamo interpretare bene la Sacra Scrittura. E qui - come ho detto nella prefazione del mio libro su Gesù (cfr vol. I) - c’è ancora molto da fare per arrivare ad una lettura veramente nello spirito del Concilio. Qui l’applicazione del Concilio ancora non è completa, ancora è da fare.

E, infine, l’ecumenismo. Non vorrei entrare adesso in questi problemi, ma era ovvio — soprattutto dopo le “passioni” dei cristiani nel tempo del nazismo — che i cristiani potessero trovare l’unità , almeno cercare l’unità , ma era chiaro anche che solo Dio può dare l’unità . E siamo ancora in questo cammino. Ora, con questi temi, l’ “alleanza renana” — per così dire — aveva fatto il suo lavoro.

La seconda parte del Concilio è molto più ampia. Appariva, con grande urgenza, il tema: mondo di oggi, epoca moderna, e Chiesa; e con esso i temi della responsabilità  per la costruzione di questo mondo, della società , responsabilità  per il futuro di questo mondo e speranza escatologica, responsabilità  etica del cristiano, dove trova le sue guide; e poi libertà  religiosa, progresso, e relazione con le altre religioni. In questo momento, sono entrate in discussione realmente tutte le parti del Concilio, non solo l’America, gli Stati Uniti, con un forte interesse per la libertà  religiosa. Nel terzo periodo questi hanno detto al Papa: Noi non possiamo tornare a casa senza avere, nel nostro bagaglio, una dichiarazione sulla libertà  religiosa votata dal Concilio. Il Papa, tuttavia, ha avuto la fermezza e la decisione, la pazienza di portare il testo al quarto periodo, per trovare una maturazione ed un consenso abbastanza completi tra i Padri del Concilio. Dico: non solo gli americani sono entrati con grande forza nel gioco del Concilio, ma anche l’America Latina, sapendo bene della miseria del popolo, di un continente cattolico, e della responsabilità  della fede per la situazione di questi uomini. E così anche l’Africa, l’Asia, hanno visto la necessità  del dialogo interreligioso; sono cresciuti problemi che noi tedeschi — devo dire — all’inizio, non avevamo visto. Non posso adesso descrivere tutto questo. Il grande documento “Gaudium et spes” ha analizzato molto bene il problema tra escatologia cristiana e progresso mondano, tra responsabilità  per la società  di domani e responsabilità  del cristiano davanti all’eternità , e così ha anche rinnovato l’etica cristiana, le fondamenta. Ma, diciamo inaspettatamente, è cresciuto, al di fuori di questo grande documento, un documento che rispondeva in modo più sintetico e più concreto alle sfide del tempo, e cioè la “Nostra aetate“. Dall’inizio erano presenti i nostri amici ebrei, che hanno detto, soprattutto a noi tedeschi, ma non solo a noi, che dopo gli avvenimenti tristi di questo secolo nazista, del decennio nazista, la Chiesa cattolica deve dire una parola sull’Antico Testamento, sul popolo ebraico. Hanno detto: anche se è chiaro che la Chiesa non è responsabile della Shoah, erano cristiani, in gran parte, coloro che hanno commesso quei crimini; dobbiamo approfondire e rinnovare la coscienza cristiana, anche se sappiamo bene che i veri credenti sempre hanno resistito contro queste cose. E così era chiaro che la relazione con il mondo dell’antico Popolo di Dio dovesse essere oggetto di riflessione. Si capisce anche che i Paesi arabi — i Vescovi dei Paesi arabi — non fossero felici di questa cosa: temevano un po’ una glorificazione dello Stato di Israele, che non volevano, naturalmente. Dissero: Bene, un’indicazione veramente teologica sul popolo ebraico è buona, è necessaria, ma se parlate di questo, parlate anche dell’Islam; solo così siamo in equilibrio; anche l’Islam è una grande sfida e la Chiesa deve chiarire anche la sua relazione con l’Islam. Una cosa che noi, in quel momento, non abbiamo tanto capito, un po’, ma non molto. Oggi sappiamo quanto fosse necessario.

Quando abbiamo incominciato a lavorare anche sull’Islam, ci hanno detto: Ma ci sono anche altre religioni del mondo: tutta l’Asia! Pensate al Buddismo, all’Induismo…. E così, invece di una Dichiarazione inizialmente pensata solo sull’antico Popolo di Dio, si è creato un testo sul dialogo interreligioso, anticipando quanto solo trent’anni dopo si è mostrato in tutta la sua intensità  e importanza. Non posso entrare adesso in questo tema, ma se si legge il testo, si vede che è molto denso e preparato veramente da persone che conoscevano le realtà , e indica brevemente, con poche parole, l’essenziale. Così anche il fondamento di un dialogo, nella differenza, nella diversità , nella fede sull’unicità  di Cristo, che è uno, e non è possibile, per un credente, pensare che le religioni siano tutte variazioni di un tema. No, c’è una realtà  del Dio vivente che ha parlato, ed è un Dio, è un Dio incarnato, quindi una Parola di Dio, che è realmente Parola di Dio. Ma c’è l’esperienza religiosa, con una certa luce umana della creazione, e quindi è necessario e possibile entrare in dialogo, e così aprirsi l’uno all’altro e aprire tutti alla pace di Dio, di tutti i suoi figli, di tutta la sua famiglia.

Quindi, questi due documenti, libertà  religiosa e “Nostra aetate“, connessi con “Gaudium et spes” sono una trilogia molto importante, la cui importanza si è mostrata solo nel corso dei decenni, e ancora stiamo lavorando per capire meglio questo insieme tra unicità  della Rivelazione di Dio, unicità  dell’unico Dio incarnato in Cristo, e la molteplicità  delle religioni, con le quali cerchiamo la pace e anche il cuore aperto per la luce dello Spirito Santo, che illumina e guida a Cristo.

Vorrei adesso aggiungere ancora un terzo punto: c’era il Concilio dei Padri — il vero Concilio —, ma c’era anche il Concilio dei media. Era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media. Quindi il Concilio immediatamente efficiente arrivato al popolo, è stato quello dei media, non quello dei Padri. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede, era un Concilio della fede che cerca l’intellectus, che cerca di comprendersi e cerca di comprendere i segni di Dio in quel momento, che cerca di rispondere alla sfida di Dio in quel momento e di trovare nella Parola di Dio la parola per oggi e domani, mentre tutto il Concilio — come ho detto — si muoveva all’interno della fede, come fides quaerens intellectum, il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa. Era un’ermeneutica politica: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa. Era ovvio che i media prendessero posizione per quella parte che a loro appariva quella più confacente con il loro mondo. C’erano quelli che cercavano la decentralizzazione della Chiesa, il potere per i Vescovi e poi, tramite la parola “Popolo di Dio”, il potere del popolo, dei laici. C’era questa triplice questione: il potere del Papa, poi trasferito al potere dei Vescovi e al potere di tutti, sovranità  popolare. Naturalmente, per loro era questa la parte da approvare, da promulgare, da favorire. E così anche per la liturgia: non interessava la liturgia come atto della fede, ma come una cosa dove si fanno cose comprensibili, una cosa di attività  della comunità , una cosa profana. E sappiamo che c’era una tendenza, che si fondava anche storicamente, a dire: La sacralità  è una cosa pagana, eventualmente anche dell’Antico Testamento. Nel Nuovo vale solo che Cristo è morto fuori: cioè fuori dalle porte, cioè nel mondo profano. Sacralità  quindi da terminare, profanità  anche del culto: il culto non è culto, ma un atto dell’insieme, della partecipazione comune, e così anche partecipazione come attività . Queste traduzioni, banalizzazioni dell’idea del Concilio, sono state virulente nella prassi dell’applicazione della Riforma liturgica; esse erano nate in una visione del Concilio al di fuori della sua propria chiave, della fede. E così, anche nella questione della Scrittura: la Scrittura è un libro, storico, da trattare storicamente e nient’altro, e così via.

Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità , tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà  a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perché il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa. Speriamo che il Signore ci aiuti. Io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi, e insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza: Vince il Signore! Grazie!

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VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE

papa3L’8 febbraio 2013 il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia ed ha tenuto la seguente lectio divina sul testo della Prima Lettera di San Pietro Apostolo (1 Pt. 1,3-5), per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del Seminario Romano Minore, dell’Almo Collegio Capranica, del Collegio diocesano “Redemptoris Mater” e del Seminario della Madonna del Divino Amore:

Eminenza,
cari Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari amici!

E’ per me ogni anno una grande gioia essere qui con voi, vedere tanti giovani che camminano verso il sacerdozio, che sono attenti alla voce del Signore, vogliono seguire questa voce e cercano la strada per servire il Signore in questo nostro tempo.

Abbiamo ascoltato tre versetti dalla Prima Lettera di San Pietro (cfr 1,3-5). Prima di entrare in questo testo, mi sembra importante proprio essere attenti al fatto che è Pietro che parla. Le prime due parole della Lettera sono “Petrus apostolus” (cfr v. 1): lui parla, e parla alle Chiese in Asia e chiama i fedeli “eletti e stranieri dispersi” (ibidem). Riflettiamo un po’ su questo. Pietro parla, e parla - come si sente alla fine della Lettera - da Roma, che ha chiamato “Babilonia” (cfr 5,13). Pietro parla: quasi una prima enciclica, con la quale il primo apostolo, vicario di Cristo, parla alla Chiesa di tutti i tempi.

Pietro, apostolo. Parla quindi colui che ha trovato in Cristo Gesù il Messia di Dio, che ha parlato come primo in nome della Chiesa futura: “Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo” (cfr Mt 16,16). Parla colui che ci ha introdotto in questa fede. Parla colui al quale il Signore ha detto: “Ti trasmetto le chiavi del regno dei cieli” (cfr Mt 16,19), al quale ha affidato il suo gregge dopo la Risurrezione, dicendogli tre volte: “Pascola il mio gregge, le mie pecore” (cfr Gv 21,15-17). Parla anche l’uomo che è caduto, che ha negato Gesù e che ha avuto la grazia di vedere lo sguardo di Gesù, di essere toccato nel suo cuore e di avere trovato il perdono e un rinnovamento della sua missione. Ma è soprattutto importante che questo uomo, pieno di passione, di desiderio di Dio, di desiderio del regno di Dio, del Messia, che quest’uomo che ha trovato Gesù, il Signore e il Messia, è anche l’uomo che ha peccato, che è caduto, e tuttavia è rimasto sotto gli occhi del Signore e così rimane responsabile per la Chiesa di Dio, rimane incaricato da Cristo, rimane portatore del suo amore.

Parla Pietro l’apostolo, ma gli esegeti ci dicono: non è possibile che questa Lettera sia di Pietro, perché il greco è talmente buono che non può essere il greco di un pescatore del Lago di Galilea. E non solo il linguaggio, la struttura della lingua è ottima, ma anche il pensiero è già  abbastanza maturo, ci sono già  formule concrete nelle quali si condensa la fede e la riflessione della Chiesa. Quindi essi dicono: è già  uno stato di sviluppo che non può essere quello di Pietro. Come rispondere? Vi sono due posizioni importanti: primo, Pietro stesso — cioè la Lettera — ci dà  una chiave perché alla fine dello Scritto dice: “Vi scrivo tramite Silvano — dia Silvano”. Questo tramite [dia] può significare diverse cose: può significare che lui [Silvano] trasporta, trasmette; può voler dire che lui ha aiutato nella redazione; può dire che lui realmente era lo scrittore pratico. In ogni caso, possiamo concludere che la Lettera stessa ci indica che Pietro non è stato solo nello scrivere questa Lettera, ma esprime la fede di una Chiesa che è già  in cammino di fede, in una fede sempre più matura. Non scrive da solo, individuo isolato, scrive con l’aiuto della Chiesa, delle persone che aiutano ad approfondire la fede, ad entrare nella profondità  del suo pensiero, della sua ragionevolezza, della sua profondità . E questo è molto importante: non parla Pietro come individuo, parla ex persona Ecclesiae, parla come uomo della Chiesa, certamente come persona, con la sua responsabilità  personale, ma anche come persona che parla in nome della Chiesa: non solo idee private, non come un genio del secolo XIX che voleva esprimere solo idee personali, originali, che nessuno avrebbe potuto dire prima. No. Non parla come genio individualistico, ma parla proprio nella comunione della Chiesa. Nell’Apocalisse, nella visione iniziale di Cristo è detto che la voce di Cristo è la voce di molte acque (cfr Ap 1,15). Questo vuol dire: la voce di Cristo riunisce tutte le acque del mondo, porta in sé tutte le acque vive che danno vita al mondo; è Persona, ma proprio questa è la grandezza del Signore, che porta in sé tutto il fiume dell’Antico Testamento, anzi, della saggezza dei popoli. E quanto qui è detto sul Signore vale, in altro modo, anche per l’apostolo, che non vuole dire una parola solo sua, ma porta in sé realmente le acque della fede, le acque di tutta la Chiesa, e proprio così dà  fertilità , dà  fecondità  e proprio così è un testimone personale che si apre al Signore, e così diventa aperto e largo. Quindi, questo è importante.

Poi mi sembra anche importante che in questa conclusione della Lettera vengono nominati Silvano e Marco, due persone che appartengono anche alle amicizie di san Paolo. Così, tramite questa conclusione, i mondi di san Pietro e di san Paolo vanno insieme: non è una teologia esclusivamente petrina contro una teologia paolina, ma è una teologia della Chiesa, della fede della Chiesa, nella quale c’è diversità  — certamente — di temperamento, di pensiero, di stile nel parlare tra Paolo e Pietro. E’ bene che ci siano queste diversità , anche oggi, di diversi carismi, di diversi temperamenti, ma tuttavia non sono contrastanti e si uniscono nella comune fede.

Vorrei dire ancora una cosa: san Pietro scrive da Roma. E’ importante: qui abbiamo già  il Vescovo di Roma, abbiamo l’inizio della successione, abbiamo già  l’inizio del primato concreto collocato a Roma, non solo consegnato dal Signore, ma collocato qui, in questa città , in questa capitale del mondo. Come è venuto Pietro a Roma? Questa è una domanda seria. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che, dopo la sua fuga dal carcere di Erode, è andato in un altro luogo (cfr 12,17) — eis eteron topon —, non si sa in quale altro luogo; alcuni dicono Antiochia, alcuni dicono Roma. In ogni caso, in questo capitolo, va detto anche che, prima di fuggire, ha affidato la Chiesa giudeo-cristiana, la Chiesa di Gerusalemme, a Giacomo e, affidandola a Giacomo, egli tuttavia rimane Primate della Chiesa universale, della Chiesa dei pagani, ma anche della Chiesa giudeo-cristiana. E qui a Roma ha trovato una grande comunità  giudeo-cristiana. I liturgisti ci dicono che nel Canone romano ci sono tracce di un linguaggio tipicamente giudeo-cristiano; così vediamo che in Roma si trovano ambedue le parti della Chiesa: quella giudeo cristiana e quella pagano-cristiana, unite, espressione della Chiesa universale. E per Pietro certamente il passaggio da Gerusalemme a Roma è il passaggio all’universalità  della Chiesa, il passaggio alla Chiesa dei pagani e di tutti i tempi, alla Chiesa anche sempre degli ebrei. E penso che, andando a Roma, san Pietro non solo ha pensato a questo passaggio: Gerusalemme/Roma, Chiesa giudeo-cristiana/Chiesa universale. Certamente si è ricordato anche delle ultime parole di Gesù a lui rivolte, riportate da san Giovanni: “Alla fine, tu andrai dove non vuoi andare. Ti cingeranno, estenderanno le tue mani” (cfr Gv 21,18). E’ una profezia della crocifissione. I filologi ci mostrano che è un’espressione precisa, tecnica, questo “estendere le mani”, per la crocifissione. San Pietro sapeva che la sua fine sarebbe stato il martirio, sarebbe stata la croce. E così, sarà  nella completa sequela di Cristo. Quindi, andando a Roma certamente è andato anche al martirio: in Babilonia lo aspettava il martirio. Quindi, il primato ha questo contenuto della universalità , ma anche un contenuto martirologico. Dall’inizio, Roma è anche luogo del martirio. Andando a Roma, Pietro accetta di nuovo questa parola del Signore: va verso la Croce, e ci invita ad accettare anche noi l’aspetto martirologico del cristianesimo, che può avere forme molto diverse. E la croce può avere forme molto diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico.

Dopo queste parole sul mittente, una breve parola anche sulle persone alle quali è scritto. Ho già  detto che san Pietro definisce quelli ai quali scrive con le parole “eklektois parepidemois“, “agli eletti che sono stranieri dispersi” (cfr 1 Pt 1,1). Abbiamo di nuovo questo paradosso di gloria e croce: eletti, ma dispersi e stranieri. Eletti: questo era il titolo di gloria di Israele: noi siamo gli eletti, Dio ha eletto questo piccolo popolo non perché noi siamo grandi - dice il Deuteronomio - ma perché lui ci ama (cfr 7,7-8). Siamo eletti: questo, adesso san Pietro lo trasferisce a tutti i battezzati, e il contenuto proprio dei primi capitoli della sua Prima Lettera è che i battezzati entrano nei privilegi di Israele, sono il nuovo Israele. Eletti: mi sembra valga la pena di riflettere su questa parola. Siamo eletti. Dio ci ha conosciuto da sempre, prima della nostra nascita, del nostro concepimento; Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, mi ha voluto come sacerdote. Dio ha pensato a me, ha cercato me tra milioni, tra tanti, ha visto me e mi ha eletto, non per i miei meriti che non c’erano, ma per la sua bontà ; ha voluto che io sia portatore della sua elezione, che è anche sempre missione, soprattutto missione, e responsabilità  per gli altri. Eletti: dobbiamo essere grati e gioiosi per questo fatto. Dio ha pensato a me, ha eletto me come cattolico, me come portatore del suo Vangelo, come sacerdote. Mi sembra che valga la pena di riflettere diverse volte su questo, e rientrare di nuovo in questo fatto della sua elezione: mi ha eletto, mi ha voluto; adesso io rispondo.

Forse oggi siamo tentati di dire: non vogliamo essere gioiosi di essere eletti, sarebbe trionfalismo. Trionfalismo sarebbe se noi pensassimo che Dio mi ha eletto perché io sono così grande. Questo sarebbe realmente trionfalismo sbagliato. Ma essere lieti perché Dio mi ha voluto non è trionfalismo, ma è gratitudine, e penso che dobbiamo re-imparare questa gioia: Dio ha voluto che io sia nato così, in una famiglia cattolica, che abbia conosciuto dall’inizio Gesù. Che dono essere voluto da Dio, così che ho potuto conoscere il suo volto, che ho potuto conoscere Gesù Cristo, il volto umano di Dio, la storia umana di Dio in questo mondo! Essere gioiosi perché mi ha eletto per essere cattolico, per essere in questa Chiesa sua, dovesubsistit Ecclesia unica; dobbiamo essere gioiosi perché Dio mi ha dato questa grazia, questa bellezza di conoscere la pienezza della verità  di Dio, la gioia del suo amore.

Eletti: una parola di privilegio e di umiltà  nello stesso momento. Ma “eletti” è — come dicevo — accompagnato da “parapidemois“, dispersi, stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri: vediamo che oggi nel mondo i cristiani sono il gruppo più perseguitato perché non conforme, perché è uno stimolo, perché contro le tendenze dell’egoismo, del materialismo, di tutte queste cose.

Certamente i cristiani sono non solo stranieri; siamo anche nazioni cristiane, siamo fieri di aver contribuito alla formazione della cultura; c’è un sano patriottismo, una sana gioia di appartenere ad una nazione che ha una grande storia di cultura, di fede. Ma, tuttavia, come cristiani, siamo sempre anche stranieri - la sorte di Abramo, descritta nella Lettera agli Ebrei. Siamo, come cristiani, proprio oggi, anche sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità ; meraviglia che uno oggi possa ancora credere e vivere così. Questo appartiene anche alla nostra vita: è la forma di essere con Cristo Crocifisso; questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti, ma vivendo — o cercando almeno di vivere — secondo la sua Parola, in una grande diversità  rispetto a quanto dicono tutti. E proprio questo per i cristiani è caratteristico. Tutti dicono: “Ma tutti fanno così, perché non io?” No, io no, perché voglio vivere secondo Dio. Sant’Agostino una volta ha detto: “I cristiani sono quelli che non hanno le radici in giù come gli alberi, ma hanno le radici in su, e vivono questa gravitazione non nella gravitazione naturale verso il basso”. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad accettare questa missione di vivere come dispersi, come minoranza, in un certo senso; di vivere come stranieri e tuttavia di essere responsabili per gli altri e, proprio così, dando forza al bene nel nostro mondo.

Arriviamo finalmente ai tre versetti di oggi. Vorrei solo sottolineare, o diciamo un po’ interpretare, per quanto posso, tre parole: la parola rigenerati, la parola eredità  e la parola custoditi dalla fede. Rigenerati - anaghennesas, dice il testo greco - vuol dire: essere cristiano non è semplicemente una decisione della mia volontà , un’idea mia; io vedo che è un gruppo che mi piace, mi faccio membro di questo gruppo, condivido i loro obiettivi eccetera. No: essere cristiano non è entrare in un gruppo per fare qualcosa, non è un atto solo della mia volontà , non primariamente della mia volontà , della mia ragione: è un atto di Dio. Rigenerato non concerne solo la sfera della volontà , del pensare, ma la sfera dell’essere. Sono rinato: questo vuol dire che divenire cristiano è innanzitutto passivo; io non posso farmi cristiano, ma vengo fatto rinascere, vengo rifatto dal Signore nella profondità  del mio essere. Ed io entro in questo processo del rinascere, mi lascio trasformare, rinnovare, rigenerare. Questo mi sembra molto importante: da cristiano non mi faccio solo un’idea mia che condivido con alcuni altri, e se non mi piacciono più posso uscire. No: concerne proprio la profondità  dell’essere, cioè il divenire cristiano comincia con un’azione di Dio, soprattutto un’azione sua, ed io mi lascio formare e trasformare.

Mi sembra sia materia di riflessione, proprio in un anno in cui riflettiamo sui Sacramenti dell’Iniziazione cristiana, meditare questo: questo passivo e attivo profondo dell’essere rigenerato, del divenire di tutta una vita cristiana, del lasciarmi trasformare dalla sua Parola, per la comunione della Chiesa, per la vita della Chiesa, per i segni con i quali il Signore lavora in me, lavora con me e per me. E rinascere, essere rigenerati, indica anche che entro così in una nuova famiglia: Dio, il Padre mio, la Chiesa, mia Madre, gli altri cristiani, miei fratelli e sorelle. Essere rigenerati, lasciarsi rigenerare implica, quindi, anche questo lasciarsi volutamente inserire in questa famiglia, vivere per Dio Padre e da Dio Padre, vivere dalla comunione con Cristo suo Figlio, che mi rigenera per la sua Risurrezione, come dice la Lettera (cfr 1 Pt 1,3), vivere con la Chiesa lasciandomi formare dalla Chiesa in tanti sensi, in tanti cammini, ed essere aperto ai miei fratelli, riconoscere negli altri realmente i miei fratelli, che con me vengono rigenerati, trasformati, rinnovati; uno porta responsabilità  per l’altro. Una responsabilità  quindi del Battesimo che è un processo di tutta una vita.

Seconda parola: eredità . E’ una parola molto importante nell’Antico Testamento, dove è detto ad Abramo che il suo seme sarà  erede della terra, e questa è stata sempre la promessa per i suoi: Voi avrete la terra, sarete eredi della terra. Nel Nuovo Testamento, questa parola diventa parola per noi: noi siamo eredi, non di un determinato Paese, ma della terra di Dio, del futuro di Dio. Eredità  è una cosa del futuro, e così questa parola dice soprattutto che da cristiani abbiamo il futuro: il futuro è nostro, il futuro è di Dio. E così, essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore”. No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là  la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo. Il futuro è realmente di Dio: questa è la grande certezza della nostra vita, il grande, vero ottimismo che sappiamo. La Chiesaè l’albero di Dio che vive in eterno e porta in sé l’eternità  e la vera eredità : la vita eterna.

E, infine, custoditi dalla fede. Il testo del Nuovo Testamento, della Lettera di San Pietro, usa qui una parola rara, phrouroumenoi, che vuol dire: ci sono “i vigili”, e la fede è come “il vigile” che custodisce l’integrità  del mio essere, della mia fede. Questa parola interpreta soprattutto i “vigili” delle porte di una città , dove essi stanno e custodiscono la città , affinché non sia invasa da poteri di distruzione. Così la fede è “vigile” del mio essere, della mia vita, della mia eredità . Dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci protegge, ci aiuta, ci guida, ci da la sicurezza: Dio non mi lascia cadere dalle sue mani. Custoditi dalla fede: così concludo. Parlando della fede devo sempre pensare a quella donna siro-fenicia malata, che, in mezzo alla folla, trova accesso a Gesù, lo tocca per essere guarita, ed è guarita. Il Signore dice: “Chi mi ha toccato?”. Gli dicono: “Ma Signore, tutti ti toccano, come puoi chiedere: chi mi ha toccato?” (cfr Mc 7,24-30). Ma il Signore sa: c’è un modo di toccarlo, superficiale, esteriore, che non ha realmente nulla a che fare con un vero incontro con Lui. E c’è un modo di toccarlo profondamente. E questa donna lo ha toccato veramente: toccato non solo con la mano, ma con il suo cuore e così ha ricevuto la forza sanatrice di Cristo, toccandolo realmente dall’interno, dalla fede. Questa è la fede: toccare con la mano della fede, con il nostro cuore Cristo e così entrare nella forza della sua vita, nella forza risanante del Signore. E preghiamo il Signore che sempre più possiamo toccarlo così da essere risanati. Preghiamo che non ci lasci cadere, che sempre anche essaci tenga per mano e così ci custodisca per la vera vita. Grazie.

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FAMIGLIA IN CRISI: COSA FARE ?

Roma, Seminario Romano Maggiore, sabato 2 febbraio 2013 — ore 9,00/12,30

Programma

ore 9,00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti

ore 9,15 APERTURA DEL CONVEGNO

Saluto ai partecipanti

Mons. Paolo MANCINI, responsabile della Pastorale Familiare della Diocesi di Roma

Preghiera e meditazione

ore 9,45 La Chiesa e i Separati e i Divorziati: il cammino della Chiesa fino al Direttorio di Pastorale familiare

don Andrea CIUCCI, Pontificio Consiglio della famiglia

ore 10,15 La crisi nella famiglia a livello economico e sociale

Mons. Enrico FEROCI, Direttore della Caritas diocesana

ore 11,00 La pastorale delle Famiglie Separate: cosa fa la Diocesi di Roma?

Mons. David MACCARRI, collaboratore del Centro della Pastorale Familiare e parroco di Sant’Angela Merici

ore 11,30 L’aiuto della Comunità  Cristiana

1. Claudio e Laura GENTILI: l’esperienza di Betania

2. Enrica CICHI, responsabile del Consultorio Familiare al Quadraro

3. Don Stefano TARDANI, Assistente ecclesiastico associazione Famiglia Piccola Chiesa - Movimento dell’Amore Familiare

4. Paola MENAGLIA, associazione Famiglie separate cristiane

5. Presentazione delle equipe di settore

Conclusioni e chiusura

LUOGO: teatro del Pontificio Seminario Romano Maggiore piazza San Giovanni in Laterano 4 — Roma.

PER PARTECIPARE: non occorre iscrizione, si accede liberamente alla sala-teatro del Seminario.

INFO: Centro per la Pastorale familiare — tel. 06.6988.6211 — centropastoralefamiliare@vicariatusurbis.org

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Pastorale battesimale - Corso dell’Ufficio Liturgico diocesano

Corso di formazione per la pastorale battesimale proposto dall’Ufficio Liturgico diocesano

Quest’anno il progetto pastorale della diocesi di Roma vuol sviluppare la pastorale Battesimale. Nell’ambito delle proposte formative rivolte a tutti coloro che operano nel settore della liturgia e della catechesi, l’Ufficio Liturgico della Diocesi, in collaborazione con il Pontificio Istituto Liturgico, propone un approfondimento sulla dimensione celebrativa del Battesimo, dal punto di vista liturgico, storico, pastorale. Il corso è rivolto a laici, religiosi, religiose e diaconi.

Le lezioni si tengono ogni giovedì, (ore 18,30-20.00), dal 14 marzo al 23 maggio 2013, presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo, Piazza dei Cavalieri di Malta, 5. I professori sono docenti stabili presso quell’Ateneo.

Programma

14 marzo: Il Battesimo nel Magistero di Papa Benedetto XVI (Prof. Midili)

21 marzo: La teologia del Sacramento del Battesimo, alla luce del percorso dell’iniziazione cristiana (Prof. Muroni)

11 aprile: L’introduzione generale all’iniziazione cristiana (Prof. Muroni)

18 aprile: Il lezionario del Rituale del battesimo. Saggio di analisi dei testi biblici proposti, per orientare la scelta delle pericopi nella celebrazione (Prof. De Zan)

2 maggio: Presentazione del rituale del Battesimo dei Bambini. Cap I. Riti di accoglienza. Preghiera dei fedeli. Invocazione dei santi. Orazione di esorcismo e unzione pre-battesimale (Prof. Muroni)

9 maggio: Presentazione del rituale del Battesimo dei Bambini. Liturgia. La preghiera di invocazione sull’acqua: le formule. Rinuncia a satana. Professione di fede. Battesimo (Prof. Flores)

16 maggio: Visita di studio al Battistero Lateranense (Prof. Midili)

23 maggio. Presentazione del rituale del Battesimo dei Bambini. Unzione con il crisma. Consegna della veste bianca e del cero acceso. Rito dell’«Effeta». Riti di conclusione (Prof. Flores)

Iscrizioni

Presso l’Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, piazza S. Giovanni in Laterano 4, dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9,30 alle 12,30, versando il contributo spese di euro 50,00.

L’iscrizione si può effettuare anche versando il contributo spese tramite bollettino postale (Conto Corrente n. 31232002 intestato a Diocesi di Roma) o bonifico (IBAN: IT 16 M 03359 01600 100000010151 intestato a Diocesi di Roma, Piazza S. Giovanni in Laterano, 6A, Roma), specificando sempre nella causale “Corso sul Battesimo”. Copia del versamento, insieme con il modulo di iscrizione vanno spediti per posta ordinaria, via fax 0669886145 o consegnati all’Ufficio.

Info: Ufficio Liturgico diocesano - piazza San Giovanni in Laterano 6  - 00184 Roma - Tel. 06 698 86 214 / 233 ufficioliturgico@vicariatusurbis.org www.ufficioliturgicoroma.it

PROGRAMMA PASTORALE BATTESIMALE

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4 ruote di bontà 

“4 ruote di bontà ” è l’iniziativa di solidarietà Â  della Caritas di Roma per promuovere la raccolta alimentare itinerante presso i supermercati della Capitale.

La campagna è stata presentata dal direttore della Caritas, mons. Enrico Feroci, e dall’assessore alle Attività  produttive di Roma Capitale, Davide Bordoni. Un autocarro e un gruppo di volontari specificatamente formati, a partire dal 15 gennaio 2013  saranno presenti nei supermercati della catena Emmepiù e nei centri commerciali romani per sensibilizzare i consumatori ad aderire alla raccolta di beni di prima necessità  per le famiglie assistite dall’Emporio della solidarietà  della Caritas.

L’Emporio, attivo da maggio 2008 in via Casilina Vecchia 19, è un vero e proprio supermercato di medie dimensioni con carrelli, scaffali e insegne a cui possono accedere gratuitamente persone indigenti inviate dai Centri di Ascolto della Caritas e delle parrocchie romane.

Dal 2011 è inoltre attiva una nuova sede dell’Emporio, più piccola, nella zona di Spinaceto, per venire incontro alle esigenze della zona sud della Diocesi di Roma. Nel corso del 2012 sono state oltre 1.300 le famiglie che hanno usufruito dei beni distribuiti nei due centri.

L’iniziativa “4 ruote di bontà ” è realizzata dalla Caritas in collaborazione con Valentino Concessionaria Volkswagen, Emmepiù Supermercati, CIR — Cooperativa Italiana di Ristorazione, Gruppo Seniores ExxoMobil e Radio Radio. Il progetto ha il patrocinio di Roma Capitale, Provincia di Roma e Regione Lazio.

“Sensibilizzare le famiglie ad un consumo critico ed alla condivisione dei propri beni è uno degli obiettivi principali dell’Emporio. L’iniziativa che organizziamo nei supermercati di Roma vuole promuovere una solidarietà  diffusa e capillare perché la povertà  e il disagio sono situazioni che riguardano un numero sempre maggiore di famiglie e persone socialmente fragili” ha commentato il direttore della Caritas romana, monsignor Enrico Feroci, presentando l’iniziativa. Il sacerdote ha poi voluto ringraziare gli sponsor per “la sensibilità  con cui il mondo dell’impresa affianca la Caritas nelle iniziative di promozione e solidarietà ”.

“La collaborazione tra istituzioni e società  civile è l’unico modo che abbiamo per accrescere le capacità  di aiuto e rivolgerle a chi è in difficoltà  — ha affermato l’assessore alle Attività  Produttive Davide Bordoni —. L’attivazione del nuovo mezzo garantirà  un rifornimento costante dell’Emporio e mi auguro che l’esempio degli sponsor attuali venga seguito da molte altre catene di supermercati e attività  produttive in modo da poter allargare la rete di solidarietà  coordinata dalla Caritas di Roma e fornire un contributo reale a chi ha bisogno del nostro sostegno”.

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Formazione al Volontariato

Il Corso base di formazione al Volontariato promosso dalla Caritas diocesana di Roma - dieci incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti - inizierà  il 25 febbraio per concludersi il 19 aprile 2013.

La formazione offerta dalla Caritas è indirizzata non solo a quanti vogliono svolgere un servizio nei centri della propria organizzazione, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.

Le lezioni, che comprendono sia approfondimenti teorici che esperienze di tirocinio, saranno tenute da operatori Caritas e da esperti del mondo del volontariato e dei servizi sociali pubblici e privati, e si svolgeranno in orari diversi e sedi dislocate in tutta la città  per favorire il più possibile la partecipazione.

Chi lo desidera, al termine del corso, potrà  operare come volontario nei 36 centri della Caritas diocesana in attività  a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà  al fianco dei giovani in difficoltà , dei carcerati e dei malati di Aids.

Per iscrizioni — fino al 22 febbraio -  rivolgersi al Settore Volontariato della Caritas diocesana di Roma, telefono 06.88815150, dal lunedì al venerdì ore 9.00-14.00, e-mail: volontariato@caritasroma.it.

Per il programma completo:  www.caritasroma.it

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Incontro del papa con il card. Vallini e i vescovi ausiliari di Roma

2013-01-10 Radio Vaticana

vaticanoBenedetto XVI ha ricevuto, stamani, in udienza in Vaticano il cardinale vicario per la diocesi di Roma, Agostino Vallini, con i vescovi ausiliari. Un’udienza che apre le visite ad Liminadei vescovi italiani, che si snoderanno lungo tutto il 2013. All’incontro era anche presente il vescovo ausiliare, mons. Guerino Di Tora, che subito dopo l’udienza con il Papa è stato raggiunto telefonicamente da Alessandro Gisotti.
R. — Il Papa ha chiesto a ognuno di noi l’attività  e la situazione del proprio settore della diocesi. Sono emerse cose generali, come il cambiamento sociale della città , il rapporto con le religioni non cristiane: ci sono tanti nuovi cittadini romani che, ad esempio, sono musulmani. E poi, soprattutto le situazioni di disagio, di povertà . E lì, il Papa è stato molto contento dell’attività  caritativa che c’è a Roma.
D. — C’è qualcosa in particolare, magari sulle situazioni di disagio — anche quelle nuove — che vivono i romani che hanno colpito il Papa?
R. — Il Papa è stato molto colpito, andando nelle parrocchie — per esempio, a San Patrizio — dove ha potuto constatare come, nelle periferie, questo disagio e questa difficoltà  economica, soprattutto da parte delle famiglie, si possa toccare con mano.
D. — Che cosa le dà  come spinta per iniziare questo nuovo anno l’incontro con il Papa?
R. — Soprattutto, sentire questa profonda comunione con il nostro vescovo Benedetto che è, appunto, vescovo di Roma. E proprio perché è vescovo di Roma, è capo della Chiesa universale. Veramente un senso di grande comunione: questo interesse profondo che sente per la nostra città , per quello che viene fatto nelle comunità . Si è interessato anche dei problemi sanitari, degli ospedali… E’ veramente una compartecipazione che ci fa sentire in piena comunione con lui.
D. — Una vicinanza con il Papa, che poi ovviamente viene trasmessa dai vescovi e dai sacerdoti nei rispettivi settori della diocesi …
R. — Sì. Ci ha chiesto di salutare anche i nostri sacerdoti e quindi andando nelle prefetture, nelle parrocchie, porteremo non solo il saluto ma proprio questo spirito di profonda comunione che lui sente.

D. — Un’udienza, un incontro nel segno del coraggio, all’inizio di questo anno…
R. — Veramente nel segno del coraggio e dell’andare avanti per animare sia i sacerdoti, sia le comunità  parrocchiali in questo Anno della Fede, per poter essere tutti portatori della fede nel proprio ambiente e nella propria situazione di quotidianità .

ECCO IL LINK

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“La Vita è qui”

spettacolo progetto controcorrente

Sabato 19 gennaio ore 20.30

Teatro Seminario Romano

P.zza S. Giovanni in Laterano, 4.

Ingresso libero

locandina la vita è qui

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Cambiano sede l’Ostello e la Mensa della Stazione Termini
Per lavori di ampliamento e ristrutturazione, i centri Caritas in Via Marsala alla Stazione Termini, Ostello e la Mensa Serale “Don Luigi Di Liegro”, si sono trasferiti nella nuova struttura di Via Casilina 144.

La nuova sede, che sarà  operativa per tutto il 2013, è facilmente raggiungibile dalla Stazione Termini con i mezzi pubblici. I nuovi numeri di telefono dei due servizi sono 06.888.15.200/201.

Adiacenti la Stazione Termini rimangono invece sia il Poliambulatorio Medico (Via Marsala, 97) che il Centro di Ascolto (Via di Porta San Lorenzo, 7).

Per Info: www.caritasroma.it

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I giovani di Taizà© invadono Roma

taize-romaIl pellegrinaggio della fiducia è giunto nella capitale, dopo le tappe di Rwanda e Congo dei mesi scorsi. Più di 40 mila ragazzi appartenenti a diverse Chiese cristiane hanno pregato insieme al papa per l’unità  e la pace nel mondo. Prossimo appuntamento a Strasburgo

Roma è stata invasa in questi giorni non da turisti o da tifosi di qualche squadra di calcio. No, da una folla ordinata di giovani di tutta Europa — e oltre — che si riversava come un fiume dalle bocche della metropolitana o formicolava sui passaggi pedonali o, soprattutto, riempiva le antiche basiliche e le chiese con una presenza inusitata: seduti sul freddo pavimento invernale senza lasciare un metro libero.

Un autista, davanti a migliaia di questi giovani che attraversavano un semaforo nei pressi del Circo Massimo, ha domandato a un vigile: «Chi sono?». Il pubblico ufficiale ha risposto: «’Na manifestazzione der Vaticano». Non esattamente. àˆ il 35° incontro europeo dei giovani di Taizé, che ne ha richiamati più di 40 mila nella capitale italiana.

Taizé, un nome profetico, che da quasi 50 anni semina unità  fra le varie Chiese cristiane, speranza, unione con Dio, solidarietà  con i poveri di tutto il mondo. Soprattutto in mezzo ai giovani. Roger Schutz, il fondatore, ha iniziato i “pellegrinaggi della fiducia”, per dare speranza alla terra. Quest’anno il cammino è cominciato in novembre da parte di un gruppo ristretto a Kigali (Ruanda), con un appello alla riconciliazione — dei cuori — in questo Paese ferito nel passato da una violenza fratricida. Poi una seconda tappa a Goma (Congo), per incontrare gli «artigiani della pace e i testimoni dell’amore» in mezzo alla guerra. Infine l’incontro generale a Roma dal 28 dicembre al 2 gennaio.

Qui vedi i volti dei vari Paesi di provenienza, molti capelli biondi e occhi azzurri, bellissimi! Senti le lingue più diverse, attraversate dall’inglese: tedesco-inglese (buono), polacco-inglese (buono), ispano-inglese, italo-inglese (meno buoni…). Tutti vestiti allo stesso modo: jeans e scarpe da tennis. Non erano previsti così tanti  e Roma è scoppiata: alloggiati in parrocchie, istituti religiosi, impianti sportivi, famiglie (non molte, purtroppo). Chiedevano solo 2 metri quadrati per il sacco a pelo e la colazione al mattino.

Che cosa sono venuti a fare questi giovani a Roma? Appartengono a varie Chiese cristiane e vogliono, nell’unità , ridare fiducia e speranza al mondo. Lo hanno testimoniato tutti insieme attorno al papa nella gelida sera del 29 dicembre in piazza San Pietro. Una veglia di preghiera: canti e silenzio. Canti a ritornelli ripetuti, che creano un clima che coinvolge in profondità . Silenzio, impressionante, da parte di giovani che in altri momenti si lasciano magari trascinare in ritmi assordanti. Lo stesso si è ripetuto in Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria sopra Minerva… Chiese abituate a liturgie a volte formali e sfidate dalla preghiera di queste folle giovanili.

Nella chiusura a San Giovanni in Laterano, la sera del 1° gennaio, Frère Alois, attuale responsabile di Taizé, ha sfidato i giovani: «àˆ possibile continuare a casa ciò che abbiamo vissuto qui?». E la sua risposta: «Noi non abbiamo soluzioni facili da offrire [...] La fiducia in Dio può risvegliare questa forza interiore. La fiducia è più di un semplice sentimento, è possibile prendere una decisione consapevole di aver fiducia in Dio. Per sostenere questa decisione, si tratta, come per un’amicizia umana, di coinvolgerci pienamente nella ricerca di una relazione personale con Dio».

Nel 2013 il pellegrinaggio di Taizé punterà  su Strasburgo.

Costanzo Donegana, Città  Nuova, 03.01.2013

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Una Porta verso l’Infinito
le Voci Bianche del Teatro dell’Opera di Roma
alla Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo

Sabato 5 gennaio 2013 alle 19.00, nella basilica di Santa Maria in Montesanto - Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo - Concerto del Coro di Voci Bianche e del Coro dei Piccoli del Teatro dell’Opera di Roma, diretti rispettivamente dai maestri Josè Maria Sciutto e Isabella Giorcelli.

L’appuntamento è organizzato con il Teatro dell’Opera di Roma e rientra nel calendario degli eventi della II edizione di “Una Porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, il progetto ideato e curato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura.

Nella serata di sabato il Coro dei Piccoli eseguirà  il seguente programma: Filastrocca di Capodanno (Gianni Rodari - Cristina Ganzerla); Passerotto vola via (Canto Popolare, Portogallo); A la nanita nana (Canto Popolare Spagna); In notte placida (Melodia popolare elaborata da Francois  Couperin); Huachi torito (Canto Popolare,Argentina).

Seguirà  l’esibizione del Coro di Voci Bianche, che prevede: Ave Regina Coelorum (Giovanni Pierluigi da Palestrina); Dancing Day (John Rutter); Prelude, Angelus ad virginem, A Virgin most pure, Personent hodie, Interlude, There is no rose, Coventry carol, Tomorrow shall be my dancing day; Bonita Rama de Sauce (Arturo Vasquez - Carlos Guastavino); “Sister Act,” Hail holy queen (Mac Huff-Marc Shaiman); “Sister Act” I will follow him Norman Gimbel (Arthur Altman-J.W. Stole, Del Roma); Stille nacht (Joseph Mohr-Franz Gruber Arr., Pablo Colino).

Quindi il Coro dei Piccoli e il Coro delle voci Bianche concluderanno insieme con La cachua,da Martinez de Companion (Codice peruviano del sec. XVIII). Ad accompagnarli, Annamaria De Martino (pianoforte e tastiera), Roberto Massimi (Charango e Cuatro), Agnese Coco (Arpa), Arrigo Serafini e Ludovico Tramma(violini), Gennarino Frezza (Contrabbasso), Paola Ciolino e Isabella Giorcelli (Flauti dolci).

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Le parole del Papa in occasione del Te Deum di fine anno

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
distinte Autorità ,
cari fratelli e sorelle!

Ringrazio voi tutti che avete voluto partecipare a questa liturgia dell’ultima ora dell’anno del Signore 2012. Quest’«ora» porta in sé una particolare intensità  e diventa, in certo qual modo, una sintesi di tutte le ore dell’anno che sta per tramontare. Saluto cordialmente i Signori Cardinali, i Vescovi, i Presbiteri, le persone consacrate e i fedeli laici, specialmente quanti rappresentano la comunità  ecclesiale di Roma. In modo speciale saluto tutte le Autorità  presenti, ad iniziare dal Sindaco della Città , e le ringrazio per aver voluto condividere con noi questo momento di preghiera e di rendimento di grazie a Dio.

Il Te Deum che innalziamo al Signore questa sera, al termine di un anno solare, è un inno di ringraziamento che si apre con la lode - «Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore» - e termina con una professione di fiducia - «Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno». Quale che sia stato l’andamento dell’anno, facile o difficile, sterile o ricco di frutti, noi rendiamo grazie a Dio. Nel Te Deum, infatti, è contenuta una saggezza profonda, quella saggezza che ci fa dire che, nonostante tutto, c’è del bene nel mondo, e questo bene è destinato a vincere grazie a Dio, il Dio di Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto. Certo, a volte è difficile cogliere questa profonda realtà , poiché il male fa più rumore del bene; un omicidio efferato, delle violenze diffuse, delle gravi ingiustizie fanno notizia; al contrario i gesti di amore e di servizio, la fatica quotidiana sopportata con fedeltà  e pazienza rimangono spesso in ombra, non emergono. Anche per questo motivo non possiamo fermarci solo alle notizie se vogliamo capire il mondo e la vita; dobbiamo essere capaci di sostare nel silenzio, nella meditazione, nella riflessione calma e prolungata; dobbiamo saperci fermare per pensare. In questo modo il nostro animo può trovare guarigione dalle inevitabili ferite del quotidiano, può scendere in profondità  nei fatti che accadono nella nostra vita e nel mondo, e giungere a quella sapienza che permette di valutare le cose con occhi nuovi. Soprattutto nel raccoglimento della coscienza, dove ci parla Dio, si impara a guardare con verità  le proprie azioni, anche il male presente in noi e intorno a noi, per iniziare un cammino di conversione che renda più saggi e più buoni, più capaci di generare solidarietà  e comunione, di vincere il male con il bene. Il cristiano è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c’è nel mondo e che non dipende dal progetto di Dio ma dalle scelte sbagliate dell’uomo, perché sa che la forza della fede può spostare le montagne (cfr Mt 17,20): il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda.

L’Anno della fede, che la Chiesa sta vivendo, vuole suscitare nel cuore di ciascun credente una maggiore consapevolezza che l’incontro con Cristo è la sorgente della vera vita e di una solida speranza. La fede in Gesù permette un costante rinnovamento nel bene e la capacità  di uscire dalle sabbie mobili del peccato e di ricominciare di nuovo. Nel Verbo fatto carne è possibile, sempre nuovamente, trovare la vera identità  dell’uomo, che si scopre destinatario dell’infinito amore di Dio e chiamato alla comunione personale con Lui. Questa verità , che Gesù Cristo è venuto a rivelare, è la certezza che ci spinge a guardare con fiducia all’anno che stiamo per iniziare.

La Chiesa, che ha ricevuto dal suo Signore la missione di evangelizzare, sa bene che il Vangelo è destinato a tutti gli uomini, in particolare alle nuove generazioni, per saziare quella sete di verità  che ognuno porta nel cuore e che spesso è offuscata dalle tante cose che occupano la vita. Questo impegno apostolico è tanto più necessario quando la fede rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale. Anche Roma è una città  dove la fede cristiana deve essere annunciata sempre di nuovo e testimoniata in maniera credibile. Da una parte, il numero crescente di credenti di altre religioni, la difficoltà  delle comunità  parrocchiali ad avvicinare i giovani, il diffondersi di stili di vita improntati all’individualismo e al relativismo etico; dall’altra parte, la ricerca in tante persone di un senso per la propria esistenza e di una speranza che non deluda, non possono lasciarci indifferenti. Come l’Apostolo Paolo (cfr Rm 1,14-15) ogni fedele di questa Città  deve sentirsi debitore del Vangelo verso gli altri abitanti!

Proprio per questo, ormai da diversi anni, la nostra Diocesi è impegnata ad accentuare la dimensione missionaria della pastorale ordinaria, affinché i credenti, sostenuti specialmente dall’Eucaristia domenicale, possano diventare discepoli e testimoni coerenti di Gesù Cristo. A questa coerenza di vita sono chiamati in modo del tutto particolare i genitori cristiani, che sono per i loro figli i primi educatori della fede. La complessità  della vita in una grande città  come Roma e una cultura che appare spesso indifferente nei confronti di Dio, impongono di non lasciare soli i padri e le madri in questo compito così decisivo, anzi, di sostenerli e accompagnarli nella loro vita spirituale. A tale proposito, incoraggio quanti operano nella pastorale familiare a mettere in pratica gli indirizzi pastorali emersi dallo scorso Convegno diocesano, dedicato alla pastorale battesimale e post-battesimale. E’ necessario un impegno generoso per sviluppare gli itinerari di formazione spirituale che dopo il Battesimo dei bambini accompagnino i genitori a tenere viva la fiamma della fede, offrendo loro suggerimenti concreti affinché, fin dalla più tenera età , sia annunciato il Vangelo di Gesù. La nascita di gruppi di famiglie, nei quali si ascolta la Parola di Dio e si condividono le esperienze di vita cristiana, aiuta a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità  ecclesiale e a crescere nell’amicizia con il Signore. àˆ altresì importante costruire un rapporto di cordiale amicizia anche con quei fedeli che, dopo aver battezzato il proprio bambino, distolti dalle urgenze della vita quotidiana, non mostrano grande interesse a vivere questa esperienza: essi potranno così sperimentare l’affetto della Chiesa che, come madre premurosa, si pone loro accanto per favorirne la vita spirituale.

Per poter annunciare il Vangelo e permettere a quanti ancora non conoscono Gesù, o lo hanno abbandonato, di varcare nuovamente la porta della fede e vivere la comunione con Dio, è indispensabile conoscere in maniera approfondita il significato delle verità  contenute nella Professione di fede. L’impegno allora per una formazione sistematica degli operatori pastorali, che ormai da alcuni anni avviene nelle diverse Prefetture della Diocesi di Roma, è una preziosa via che richiede di essere perseguita con impegno anche in futuro, per formare laici che sappiano farsi eco del Vangelo in ogni casa e in ogni ambiente, anche attraverso i centri di ascolto che tanto frutto hanno portato al tempo della Missione cittadina. A tale riguardo, i «Dialoghi in Cattedrale», che da anni si tengono nella Basilica di San Giovanni in Laterano, costituiscono un’esperienza quanto mai opportuna per incontrare la Città  e dialogare con quanti, cercatori di Dio e della verità , si interrogano sulle grandi domande dell’esistenza umana.

Come già  nei secoli passati, anche oggi la Chiesa di Roma è chiamata ad annunciare e testimoniare instancabilmente la ricchezza del Vangelo di Cristo. Questo anche sostenendo quanti vivono situazioni di povertà  e di emarginazione, come pure le famiglie in difficoltà , specialmente quando devono assistere persone malate e disabili. Confido vivamente che le Istituzioni ai vari livelli non faranno mancare la loro azione affinché tutti i cittadini abbiano accesso a quanto è essenziale per vivere dignitosamente.

Cari amici, nell’ultima sera dell’anno che volge al termine e davanti alla soglia del nuovo, lodiamo il Signore! Manifestiamo a «Colui che è, che era e che viene» (Ap 1,8) il pentimento e la richiesta di perdono per le mancanze commesse, come pure il grazie sincero per gli innumerevoli benefici accordati dalla divina Bontà . In particolare, ringraziamo per la grazia e la verità  che sono venute a noi per mezzo di Gesù Cristo. In Lui è riposta la pienezza di ogni tempo umano. In Lui è custodito il futuro di ogni uomo. In Lui si avvera il compimento delle speranze della Chiesa e del mondo. Amen.

31 dicembre 2012

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Caritas: piano freddo per i senza dimora

Piano Freddo: attive le parrocchie della XXIV Prefettura

clochardLe Caritas parrocchiali della Prefettura XXIV hanno attivato dal 27 dicembre di accoglienza notturna.

Attivi dal 27 dicembre 15 nuovi posti di accoglienza notturna per senza dimora in piazza Caduti dei Militari nei Lager, lungo la via Laurentina. L’iniziativa, che si rinnova per il quarto inverno consecutivo, è promossa dalle Caritas parrocchiali della XXIV prefettura (Parrocchie Santa Giovanna Antida Thouret, San Giovanni Battista de La Salle, San Giuseppe da Copertino, San Gregorio Barbarigo, San Marco Evangelista in Agro Laurentino, Santa Maria del Carmelo, Santa Maria Mater Ecclesiae, Santa Maria Stella dell’Evangelizzazione, San Mauro Abate, Sante Perpetua e Felicita, Santi Pietro e Paolo, Spirito Santo alla Ferratella) in collaborazione con la Comunità Â di Sant’Egidio, il patrocinio del Municipio XII e con il sostegno di Takeda Italia, azienda farmaceutica con la propria direzione italiana nel territorio del Municipio XII che ha sostenuto il progetto fin dal suo nascere.

All’interno delle 4 strutture mobili, attrezzate con riscaldamento, posti letto e servizi igienici, verrà  garantita la distribuzione quotidiana del pasto serale. I container, che mettono a disposizione 15 posti, da questa sera daranno ricovero ai primi 8 ospiti. Le strutture saranno attive fino al 31 marzo 2013.

www.caritasroma.it

28 dicembre 2012

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A Natale fai posto ad un pellegrino - Taizà©: Incontro europeo di Roma

colosseoLa comunità  di Taizé, in collaborazione con il Vicariato di Roma, sta organizzando un incontro europeo di giovani a Roma. Per parteciparvi, dal 28 dicembre 2012 fino al 2 gennaio 2013 saranno riunite nella capitale italiana qualche decina di migliaia di giovani. Questa sarà  una nuova tappa del “pellegrinaggio di fiducia sulla terra” cominciato da frère Roger 35 anni fa.

L’incontro di Roma permetterà  ai giovani di fare un pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli fino alle catacombe, di pregare nelle basiliche romane ed incontrare il Papa Benedetto XVI.

I giovani pellegrini saranno accolti dalle famiglie e dalle comunità  religiose di Roma e di tutta la regione romana. Il mattino s’incontreranno in quasi tutte le parrocchie della diocesi, il pomeriggio e la sera si ritroveranno nel centro di Roma per i pasti, le preghiere comuni e gli incontri a tema. Il 29 dicembre alle 18:00 ci si riunirà  in San Pietro per una preghiera con il Santo Padre. Il 31 dicembre, dopo la preghiera della sera, tutti ritorneranno nelle parrocchie per una veglia per la pace ed una semplice festa dei popoli, insieme ai parrocchiani.

La comunità  di Taizé non vuole organizzare un movimento di giovani attorno a se stessa, cercando invece di accompagnare i ragazzi nell’approfondimento della fede e di stimolarli ad impegnarsi nella Chiesa, in particolare nelle proprie parrocchie. Ogni anno, tra Natale e Capodanno, la comunità  organizza in una metropoli europea un incontro di giovani, come tappa del “pellegrinaggio di fiducia sulla terra”. Questo “pellegrinaggio di fiducia” ha fatto tappa a Parigi, Barcellona, Londra, Praga, Budapest, Vienna, Monaco, Varsavia, Lisbona, Zagabria, Ginevra, Bruxelles, Rotterdam, Berlino… e cinque volte in Italia: a Roma nel 1980, 1982 e 1987 e a Milano nel 1998 e nel 2005.

Gli incontri europei vogliono essere un sostegno ai giovani in ricerca, affinché siano testimoni di riconciliazione e di pace, non solo tra i cristiani ma anche tra i popoli. Permettendo ai giovani di diverse nazionalità  di trovarsi insieme, l’incontro europeo è anche un’opportunità  per riflettere sui grandi temi del nostro tempo, siano essi spirituali o legati alla vita pubblica. In questi incontri i giovani si preparano ad assumere delle responsabilità  per la costruzione di un’Europa più umana e fraterna.

www.taize.it

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Quarantamila giovani arriveranno a Roma da tutta l’Europa per la tappa italiana del “pellegrinaggio di fiducia sulla terra” organizzato dalla comunità  di Taizé. Mancano oltre diecimila posti e la Chiesa di Roma si appella alle famiglie: bastano due metri quadrati sul pavimento e la colazione

Le prenotazioni hanno superato ogni attesa: sono circa quarantamila i pellegrini che, da tutta Europa, arriveranno a Roma per partecipare alla tappa italiana del “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra” lanciato 35 anni fa da frère Roger, fondatore della comunità  di preghiera di Taizé. Dal 28 dicembre 2012 al 2 gennaio 2013 la capitale sarà  animata da giovani e meno giovani che vogliono vivere un momento spirituale intenso.

Molti degli alloggi sono già  stati trovati e, in barba al freddo e a chi crede che le vacanze di Natale significhino solo relax e regali, molti pellegrini dormiranno in camerate senza riscaldamenti e senza docce e senza lamentarsi perché ciò che conta - per loro - è fare un’esperienza di preghiera e di condivisione.

Tante sono state finora le espressioni di generosità , ma in questo periodo di crisi i romani sono chiamati a fare uno sforzo in più. Mancano infatti all’appello ancora oltre diecimila posti. Ecco perché il vicariato di Roma e la comunità  di Taizé stanno lanciando appelli alle famiglie affinché aprano le porte delle proprie case per accogliere i pellegrini.

La casa è piccola? Non c’è spazio? Niente paura: bastano due metri quadrati di pavimento libero, in una casa ubicata tra Roma e dintorni, e la possibilità  di offrire una semplice colazione per trasformare anche l’abitazione più modesta in un centro di accoglienza e di generosità . Ogni pellegrino porterà  con sé un materassino e un sacco a pelo e gli altri pasti della giornata saranno forniti dall’organizzazione. Dopo la colazione, lasceranno le abitazioni alle 8, quando cominceranno gli incontri nelle parrocchie. Poi ci saranno le preghiere comuni, gli incontri a tema, le veglie di preghiera, come quella per la pace del 31 dicembre, accompagnata dalla festa dei popoli, con i parrocchiani. Il rientro nelle case è previsto per le 22.

Ma se proprio lo spazio non c’è, si può anche offrire un pranzo ai pellegrini: quello di Capodanno, per cominciare il 2013 all’insegna della generosità .

Ma chi sono i giovani da accogliere? Sono ragazzi dai 17 ai 35 anni provenienti da tutta l’Europa, ma anche da altri continenti, che partecipano a questi incontri per vivere un’esperienza di preghiera e condivisione insieme a coetanei di altre nazionalità , per riflettere sui grandi temi del nostro tempo, al fine di costruire un’Europa - un mondo! - più umano e fraterno.

Nel corso del loro soggiorno nella Capitale effettueranno dei pellegrinaggi sulle tombe degli apostoli e nelle catacombe, pregheranno nelle basiliche romane e incontreranno il papa. E proprio Benedetto XVI, in un messaggio del 2011, ha espresso la gioia di poterli salutare in Italia, assicurando loro che “Roma vi accoglierà  calorosamente”.

Ora tocca a noi cercare di non deluderlo.

Per ospitare i pellegrini si può contattare la parrocchia più vicina alla propria abitazione, oppure telefonare presso il Centro di preparazione, al numero 06.77266266 (mail: info.roma@taize.it). Su youtube è possibile vedere l’appello degli organizzatori ai romani, con le modalità  dell’incontro, le richieste di accoglienza e i volti di alcuni partecipanti.

(Sara Fornaro, Città  Nuova, 19.12.2012)

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Il Papa alla Parrocchia romana di San Patrizio a Colle Prenestino

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di San Patrizio!

Sono molto lieto di essere in mezzo a voi e di celebrare con voi e per voi la Santa Eucaristia. Vorrei anzitutto offrirvi qualche pensiero alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato. In questa terza domenica di Avvento, chiamata domenica «Gaudete», la Liturgia ci invita alla gioia. L’Avvento è un tempo di impegno e di conversione per preparare la venuta del Signore, ma la Chiesa oggi ci fa pregustare la gioia del Natale ormai vicino. In effetti, l’Avvento è anche tempo di gioia, perché in esso si risveglia nei cuori dei credenti l’attesa del Salvatore, e attendere la venuta di una persona amata è sempre motivo di gioia. Questo aspetto gioioso è presente nelle prime Letture bibliche di questa domenica. Il Vangelo invece corrisponde all’altra dimensione caratteristica dell’Avvento: quella della conversione in vista della manifestazione del Salvatore, annunciato da Giovanni Battista.

La prima Lettura che abbiamo sentito è un invito insistente alla gioia. Il brano inizia con l’espressione: «Rallégrati, figlia di Sion… esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme» (Sof 3,14), che è simile a quella dell’annuncio dell’angelo a Maria: «Rallégrati, piena di grazia» (Lc 1,26). Il motivo essenziale per cui la figlia di Sion può esultare è espresso nell’affermazione che abbiamo appena ascoltato: «il Signore è in mezzo a te» (Sof 3,15.17); letteralmente sarebbe «è nel tuo grembo», con un chiaro riferimento al dimorare di Dio nell’Arca dell’Alleanza, posta sempre in mezzo al popolo di Israele. Il profeta vuole dirci che non c’è più alcun motivo di sfiducia, di scoraggiamento, di tristezza, qualunque sia la situazione che si deve affrontare, perché siamo certi della presenza del Signore, che da sola basta a rasserenare e rallegrare i cuori. Il profeta Sofonia, inoltre, fa capire che questa gioia è reciproca: noi siamo invitati a rallegrarci, ma anche il Signore si rallegra per la sua relazione con noi; infatti, il profeta scrive: «Gioirà  per te, ti rinnoverà  con il suo amore, esulterà  per te con grida di gioia» (v. 17). La gioia che viene promessa in questo testo profetico trova il suo compimento in Gesù, che è nel grembo di Maria, la “Figlia di Sion”, e pone così la sua dimora in mezzo a noi (cfr Gv 1, 14). Egli infatti, venendo nel mondo, ci dona la sua gioia, come Egli stesso confida ai suoi discepoli: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Gesù reca agli uomini la salvezza, una nuova relazione con Dio che vince il male e la morte, e porta la vera gioia per questa presenza del Signore che viene a illuminare il nostro cammino che spesso è oppresso dalle tenebre e dall’egoismo. E possiamo riflettere se realmente siamo consapevoli di questo fatto della presenza del Signore tra noi, che non è un Dio lontano, ma un Dio con noi, un Dio in mezzo a noi, che sta con noi qui nella Santa Eucaristia, sta con noi nella Chiesa viva. E noi dobbiamo essere portatori di questa presenza di Dio. E così Dio gioisce per noi e noi possiamo avere la gioia: Dio c’è, e Dio è buono, e Dio è vicino.

Nella seconda Lettura che abbiamo ascoltato san Paolo invita i cristiani di Filippi a rallegrarsi nel Signore. Possiamo rallegrarci? E perché bisogna rallegrarsi? La risposta di san Paolo è: perché «il Signore è vicino!» (Fil 4,5). Tra pochi giorni celebreremo il Natale, la festa della venuta di Dio, che si è fatto bambino e nostro fratello per stare con noi e condividere la nostra condizione umana. Dobbiamo rallegrarci per questa sua vicinanza, per questa sua presenza e cercare di capire sempre più che realmente è vicino, e così essere penetrati dalla realtà  della bontà  di Dio, della gioia che Cristo è con noi. Paolo dice con forza in un’altra Lettera che nulla può separarci dall’amore di Dio che si è manifestato in Cristo. Solo il peccato ci allontana da Lui, ma questo è un fattore di separazione che noi stessi introduciamo nel nostro rapporto con il Signore. Però, anche quando noi ci allontaniamo, Egli non cessa di amarci e continua ad esserci vicino con la sua misericordia, con la sua disponibilità  a perdonare e a riaccoglierci nel suo amore. Perciò, così prosegue san Paolo, non dobbiamo mai angustiarci, possiamo sempre esporre al Signore le nostre richieste, le nostre necessità , le nostre preoccupazioni, «con preghiere e suppliche» (v. 6). E questo è un grande motivo di gioia: sapere che è sempre possibile pregare il Signore e che il Signore ci ascolta, che Dio non è lontano, ma ascolta realmente, ci conosce, e sapere che non respinge mai le nostre preghiere, anche se non risponde sempre così come noi desideriamo, ma risponde. E l’Apostolo aggiunge: pregare «con ringraziamenti» (ibid.). La gioia che il Signore ci comunica deve trovare in noi l’amore riconoscente. Infatti, la gioia è piena quando riconosciamo la sua misericordia, quando diventiamo attenti ai segni della sua bontà , se realmente percepiamo che questa bontà  di Dio è con noi, e lo ringraziamo per quanto riceviamo da Lui ogni giorno. Chi accoglie i doni di Dio in modo egoistico, non trova la vera gioia; invece chi trae occasione dai doni ricevuti da Dio per amarlo con sincera gratitudine e per comunicare agli altri il suo amore, questi ha il cuore veramente pieno di gioia. Ricordiamolo!

Dopo le due Letture veniamo al Vangelo. Il Vangelo di oggi ci dice che per accogliere il Signore che viene dobbiamo prepararci guardando bene alla nostra condotta di vita. Alle diverse persone che gli chiedono che cosa devono fare per essere pronte alla venuta del Messia (cfr Lc 3,10.12.14), Giovanni Battista risponde che Dio non esige niente di straordinario, ma che ciascuno viva secondo criteri di solidarietà  e di giustizia; senza di esse non ci si può preparare bene all’incontro con il Signore. Quindi chiediamo anche noi al Signore che cosa aspetta e che cosa vuole che facciamo, e iniziamo a capire che non esige cose straordinarie, ma vivere la vita ordinaria in rettitudine e bontà . Infine Giovanni Battista indica chi dobbiamo seguire con fedeltà  e coraggio. Anzitutto nega di essere lui stesso il Messia e poi proclama con fermezza: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali» (v. 16). Qui notiamo la grande umiltà  di Giovanni nel riconoscere che la sua missione è quella di preparare la strada a Gesù. Dicendo «io vi battezzo con acqua», vuol far capire che la sua è un’azione simbolica. Egli infatti non può eliminare e perdonare i peccati: battezzando con acqua, può solo indicare che bisogna cambiare la vita. Nello stesso tempo Giovanni annuncia la venuta del «più forte», che «vi battezzerà  in Spirito Santo e fuoco» (ibid.). E, come abbiamo ascoltato, questo grande profeta usa immagini forti per invitare alla conversione, ma non lo fa con lo scopo di incutere timore, piuttosto lo fa per spronare ad accogliere bene l’Amore di Dio, che solo può purificare veramente la vita. Dio si fa uomo come noi per donarci una speranza che è certezza: se lo seguiamo, se viviamo con coerenza la nostra vita cristiana, Egli ci attirerà  a Sé, ci condurrà  alla comunione con Lui; e nel nostro cuore ci sarà  la vera gioia e la vera pace, anche nelle difficoltà , anche nei momenti di debolezza.

Cari amici! Sono contento di pregare con voi il Signore che si rende presente nell’Eucaristia per essere sempre con noi. Saluto cordialmente il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il vostro Parroco Don Fabio Fasciani, che ringrazio per le sue parole nelle quali mi ha esposto la situazione della parrocchia, la ricchezza spirituale della vita parrocchiale, e saluto tutti i Sacerdoti presenti. Saluto quanti sono attivi nell’ambito della parrocchia: i catechisti, i membri del coro e dei vari gruppi parrocchiali, come pure gli aderenti al Cammino Neocatecumenale, qui impegnati nella missione. Vedo con gioia tanti bambini che seguono la parola di Dio in diversi livelli, preparandosi alla Comunione, alla Cresima e al dopo Cresima, alla vita. Benvenuti! Sono felice di vedere qui una Chiesa viva! Estendo il mio pensiero alle Oblate della Madonna del Rosario, presenti nel territorio della parrocchia, e a tutti gli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in difficoltà . Per tutti e per ciascuno prego in questa Santa Messa.

La vostra parrocchia, formatasi sul Colle Prenestino tra la fine degli anni ‘60 e la metà  degli anni ‘80, dopo le difficoltà  iniziali dovute alla mancanza di strutture e di servizi, si è dotata di una nuova bella chiesa, inaugurata nel 2007 dopo una lunga attesa. Questo edificio sacro sia pertanto uno spazio privilegiato per crescere nella conoscenza e nell’amore di Colui che tra pochi giorni accoglieremo nella gioia del Natale come Redentore del mondo e nostro Salvatore. Non mancate di venirlo a trovare spesso, per sentire ancora di più la sua presenza che dona forza. Mi rallegro per il senso di appartenenza alla comunità  parrocchiale che, nel corso di questi anni, è venuto sempre più maturando e consolidandosi. Vi incoraggio affinché cresca sempre più la corresponsabilità  pastorale in una prospettiva di autentica comunione fra tutte le realtà  presenti, chiamate a vivere la complementarietà  nella diversità . In modo particolare, desidero richiamare a voi tutti l’importanza e la centralità  dell’Eucaristia nella vita personale e comunitaria. La Santa Messa sia al centro della vostra Domenica, che va riscoperta e vissuta come giorno di Dio e della comunità , giorno in cui lodare e celebrare Colui che è morto e risorto per la nostra salvezza e ci chiede di vivere insieme nella gioia di una comunità  aperta e pronta ad accogliere ogni persona sola o in difficoltà . Allo stesso modo, vi esorto ad accostarvi con regolarità  al sacramento della Riconciliazione, soprattutto in questo tempo di Avvento.

Conosco quanto fate nella preparazione dei ragazzi e dei giovani ai Sacramenti della vita cristiana. L’Anno della fede, che stiamo vivendo, deve diventare un’occasione per far crescere e consolidare l’esperienza della catechesi, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire il Credo della Chiesa e incontrare il Signore come una Persona viva. Rivolgo uno speciale pensiero alle famiglie, con l’augurio che possano pienamente realizzare la propria vocazione all’amore con generosità  e perseveranza. E una speciale parola di affetto e di amicizia il Papa vuole dirigerla anche a voi, carissimi ragazzi, ragazze e giovani che mi ascoltate, ed ai vostri coetanei che vivono in questa parrocchia. Sentitevi veri protagonisti della nuova evangelizzazione, mettendo le vostre fresche energie, il vostro entusiasmo e le vostre capacità  a servizio di Dio e degli altri, nella comunità .

Cari fratelli e sorelle, come abbiamo detto all’inizio di questa celebrazione, la liturgia odierna ci chiama alla gioia e alla conversione. Apriamo il nostro spirito a questo invito; corriamo incontro al Signore che viene, invocando e imitando san Patrizio, grande evangelizzatore, e la Vergine Maria, che ha atteso e preparato, silenziosa e orante, la nascita del Redentore. Amen!

16 dicembre 2012

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Presentazione “Pane e paradiso”

UN AUDIOLIBRO SU SAN GUANELLA

Verrà  presentato il 18 dicembre, presso la sala Marconi della Radio Vaticana, l’audiolibro “Pane e Paradiso” su testi di Luigi Guanella corredati da musiche originali.

Il volumetto, realizzato in collaborazione con il  Centro Europeo Risorse Umane è inserito nella collana Phonostorie - Personaggi XX secolo realizzata con la Caritas Italiana e l’editrice San Paolo, che conta già  8 uscite: Chiara Lubich, Alcide De Gasperi, Madre Teresa, Primo Mazzolari, Rosario Livatino, Luigi Di Liegro, Zeffirino Jiménez, Tonino Bello (in preparazione: Luigi Guanella e Piergiorgio Frassati).

Il prodotto editoriale, che sarà  immediatamente disponibile, è composto da un volumetto cartonato 20×14 cm di circa 50 pp., che fa anche da custodia del CD-ROM, e contiene una prefazione, i testi e una breve biografia del personaggio, i profili degli attori.

La prefazione è stata affidata a Davide Rondoni, scrittore e poeta e al ministro della Salute Renato Balduzzi; il senior actor è Paolo Bonacelli, grande interprete di teatro, coadiuvato da altri giovani attori: Fabrizio Bucci, Barbara Lo Gaglio e Anita Kravos.

àˆ prevista anche la lettura di un brano da parte di un testimonial: Damiano Tommasi, ex centrocampista della Roma e della Nazionale, attualmente presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, di cui è noto l’impegno nel campo della solidarietà .


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Piano freddo: accoglienza per i senza fissa dimora

clochard_coperte_2_d0Prima ondata d’aria invernale con venti da nord e temperature rigide. Il Campidoglio ha così deciso di anticipare l’avvio del Piano Freddo: per quattro mesi dodici strutture, dislocate nei diversi Municipi romani, mettono a disposizione per i senza fissa dimora ogni notte 640 posti che, aggiunti ai 700 del circuito ordinario di accoglienza (le strutture aperte tutto l’anno),  garantiscono un totale di 1.340 posti.

In particolare i centri di accoglienza di vicolo di santa Maria in Trastevere, di via Assisi e via Santa Maria di Loreto garantiscono accoglienza h24 alle persone con gravissima fragilità  sanitaria. Le strutture di via Monteleone da Fermo, via Zurla e via Tivoli sono dedicate alle persone con ridotta autonomia, ma sostanzialmente autosufficienti e ai senza fissa dimora con cani al seguito. Per le persone con disabilità , inoltre, è a disposizione un pullmino attrezzato: gli interventi sono coordinati dalla Sala Operativa Sociale che attiva i volontari.

Gli ospiti hanno a disposizione il servizio docce, cambio di biancheria e vestiario, triage infermieristico e medico e una rete di assistenza socio sanitaria (disciplinata da protocolli d’intesa) che si avvale dei servizi garantiti dalle strutture sanitarie delle Asl capitoline e degli ospedali, con un costo complessivo per Roma Capitale di 725 mila euro.

Anche quest’anno le strutture offrono ai loro ospiti un pranzo festivo nei giorni di Natale, Santo Stefano, Capodanno e il 6 gennaio.

Giunto alla quinta edizione il Piano Freddo, realizzato dall’Assessorato capitolino alle Politiche sociali vede anche quest’anno la collaborazione delle Asl comunali e delle aziende ospedaliere Sant’Andrea, San Giovanni — Addolorata e San Camillo, l’Istituto Nazionale per la Promozione della salute delle popolazioni Migranti, l’ Istituto Nazionale Malattie Infettive, Lazzaro Spallanzani- I.R.C.S.S., l’ospedale Israelitico, il Policlinico Umberto I, l’Azienda Complesso Ospedaliero San Filippo Neri, la Sala Operativa Sociale comunale, le associazioni di ispirazione cattolica (Acli, Caritas, Unitalsi, Centro Astalli, Sant’Egidio, San Vincenzo de Paoli, Compagnia delle Opere).

 Il Piano si concluderà  il 31 marzo 2013, salvo proroghe causate da aventi atmosferici eccezionali.  

 Queste le strutture di accoglienza:
-  via Monteleone da Fermo — accoglienza per uomini;
-  via di Castelverde — accoglienza per uomini e donne;
-  via S.Maria di Loreto 35,— uomini e donne h24;
-  via dei Fratelli Maristi — uomini e donne;
-  via P.Zurla 57, municipio VI — donne con animali domestici;
-  via Tivoli 13 — persone con fragilità  sanitarie e uomini con animali domestici;
-  vicolo S. Maria in Trastevere - h24 per persone con gravissime difficoltà  socio-sanitarie;
-  via Aniene- accoglienza per uomini e donne;
-  via V.Agnelli 21 — uomini;
-  via Assisi, 39 — uomini e donne h24;
-  via Carlo Tommaso Odescalchi, - uomini;
-  Stazione Termini, Help Center - uomini.

La vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso, ha dichiarato:

“…non può fare a meno del grande aiuto che ognuno dei nostri cittadini può offrire all’Amministrazione e per questo rinnovo il mio appello affinché denuncino quei casi di disagio ‘nascosti’ al numero verde della Sala Operativa Sociale 800.440022 aperto h24 tutti i giorni dell’anno. Un gesto semplice, ma che può salvare una vita”.

 (7 dicembre 2012 — www.comune.roma.it)

 

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8 dicembre in Campidoglio

palazzo_senatorio_d0Apertura straordinaria di Palazzo Senatorio

Porte aperte in Campidoglio l’8 dicembre. In occasione della Festa dell’Immacolata si può visitare gratis Palazzo Senatorio dalle 10 alle 20. Il pubblico potrà  entrare — seguendo una fila delimitata da apposite transenne — in gruppi di 30 persone alla volta, con un intervallo di 10-25 minuti tra un ingresso e il successivo.

Ogni gruppo — l’ultimo inizierà  il giro alle 19.45 — sarà  accompagnato da una guida fin nello studio privato del Sindaco, dove ci si potrà  affacciare dal balconcino con vista sui Fori Imperiali (nello studio non sarà  possibile fare foto). Si proseguirà  per la Sala dell’Arazzo per poi passare nella Sala delle Bandiere sino all’Aula Giulio Cesare, dove terminerà  il tour. Da qui i visitatori, passando per la scala michelangiolesca, potranno scendere verso la piazza del Campidoglio.

Le persone diversamente abili sono invitate a rivolgersi ai vigili della Sezione Arce Capitolina che le accompagneranno all’ascensore del Tabularium in via di San Pietro in Carcere. Qui, ad attenderli, ci sarà  personale dei Musei Capitolini preventivamente avvertito.

www.comune.roma.it

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La Caritas di Roma in preparazione al Natale

caritas-roma“Camminare in Cristo nelle opere buone” è lo slogan dell’Avvento di Fraternità Â promosso dalla Diocesi di Roma in occasione dell’Anno della Fede. La Caritas di Roma, riprendendo le indicazioni della Congregazione per la Fede che invita a vivere questo periodo di grazia con momenti di spiritualità , riscoprendo in particolare i pellegrinaggi e le testimonianze di fede, per ogni domenica di Avvento propone un “pellegrinaggio” nei luoghi dove la fede si manifesta nella carità .

Durante questo itinere spirituale si “incontreranno” alcuni testimoni della fede della Chiesa di Roma: don Andrea Santoro, don Bruno Nicolini, don Luigi Di Liegro. Ciascun testimone verrà  narrato da un relatore e da altre persone che lo hanno conosciuto e affiancato nella sua opera.

Oltre agli incontri spirituali, la Caritas propone anche iniziative di solidarietà  come il concerto dei canti popolari del Natale del maestro Ambrogio Sparagna con il Coro Popolare, le proposte di volontariato e le campagne donazione.

Il calendario delle manifestazioni:

2 dicembre, ore 16.00, incontro “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” sulla figura di Don Andrea Santoro presso la Mensa “Giovanni Paolo II” a Colle Oppio (Via delle Sette Sale, 30). Interverranno monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, e Loredana Palmieri dell’Associazione “Finestra per il Medio Oriente” che per molti mesi ha vissuto con don Andrea a Trabzon in Turchia.

4 dicembre, ore 20.30, presso il Teatro Orione (Via Tortona, 7) Ambrogio Sparagna & il Coro Popolare interpreteranno i canti popolari della tradizione del Natale nel concerto “Fermarono i cieli”. Il ricavato della serata sarà  interamente devoluto a sostegno delle mense e degli Empori della Caritas.

9 dicembre, ore 16.00, incontro “Chi può essere più degli zingari l’immagine di Cristo?”per parlare della testimonianza di Don Bruno Nicolini. Appuntamento presso la Mensa “Gabriele Castiglion” a Ostia (Lungomare Paolo Toscanelli, 176). Interverranno monsignor Matteo Zuppi, vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, e monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas. 

16 dicembre, ore 16.00, incontro “La passione e l’uccisione del Signore Gesù, causata dal peccato del mondo, continua nella passione dei poveri” per ricordare Don Luigi Di Liegro. L’evento si svolgerà  presso la Cittadella della carità  “Santa Giacinta” (Via Casilina Vecchia, 19) con la partecipazione di monsignor Luigi Storto, parroco della Chiesa dei Santi Simone e Giuda a Torre Angela, e monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas.

Le iniziative di solidarietà :

Quattro Ruote di bontà Â — Dal 10 dicembre e per tutte le feste natalizie, un camioncino con i volontari Caritas sosterà  nei maggiori centri commerciali della Capitale per raccogliere le donazioni di merci e giocattoli.

Natale Solidale in Libreria - Dall’8 al 24 dicembre presso alcune librerie di Roma, i volontari Caritas saranno disponibili ad incartare i regali acquistati e presentare la Campagna “Violenza? ProviamoSenza!” alla quale vengono integralmente devolute le offerte raccolte.Biglietti natalizi solidali — Un mezzo semplice per ‘regalare’ solidarietà  sono i Biglietti natalizi solidali della Caritas di Roma, quest’anno realizzati grazie alla generosa e preziosa collaborazione di Lorenzo Terranera, illustratore di Ballarò.

Info: www.caritasroma.it

Guarda il sussidio 

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Se vuoi la pace costruisci istituzioni di pace

II colloquio in Dottrina sociale della Chiesa,
organizzato dall’Area di ricerca “Caritas in Veritate”
della Pontificia Università  Lateranense
presso la Lateranense il 21 e il 22 novembre 2012
sul tema:”Se vuoi la pace costruisci istituzioni di pace

VEDI IL PROGRAMMA

 

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Incontri per famiglie

sabato 17 novembre dalle ore 10,00 alle 12,30 presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano 4) si terrà  un incontro sul tema della verifica dell’Iniziazione cristiana e la preparazione dei genitori al battesimo dei loro figli, includendo anche la pastorale dei bambini da 0 a 7 anni.

 

Programma:

ore 10,00 preghiera

ore 10,15 “Il cammino della Diocesi e la verifica dell’Iniziazione Cristiana” di mons. Andrea Lonardo

ore 10,40 “Il Battesimo e la Pastorale Familiare” di mons. Carmine Brienza

ore 11,30 testimonianza di una coppia per la preparazione al battesimo: il cammino pre e post battesimale

 

Domenica 18 novembre vi ricordo il secondo incontro della Scuola di Preghiera per coppie di sposi. Gli sposi possono trovare un tempo dedicato a loro in cui pregare, riflettere, confrontarsi in gruppo. Questo Anno della Fede è dedicato alla preghiera del Padre Nostro. In ogni incontro verrà  svelata la ricchezza e la bellezza di una parte della preghiera che ci ha insegnato il Signore Gesù.

Programma:

ore 16,00 Accoglienza e Presentazione del tema da parte di mons. Paolo Mancini

ore 17,30 Gruppi

ore 19,00 Santa Messa

L’incontro della Scuola di preghiera si svolge presso il Pontificio Seminario Romano Minore / Casa Bonus Pastor in via Aurelia 208 (ingresso al parcheggio). Si può partecipare liberamente a qualsiasi incontro.

Chi ha necessità  del servizio di baby sitting per i bambini deve comunicare la loro presenza e la loro età .

 

Info: tel. 06.6988.6211 - Centropastoralefamiliare@vicariatusurbis.org - www.chiesadomestica.org

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