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Papa Francesco all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma

Papa Francesco all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma sul tema “Non lasciamoli soli!

Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti” (Basilica di San Giovanni in Laterano, 19.06.2017)

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Come diceva quel prete: “Prima di parlare, dirò due parole”.

Voglio ringraziare il cardinale Vallini per le sue parole e vorrei dire una cosa che lui non poteva dire, perché è sotto segreto, ma il Papa può dirlo. Quando, dopo l’elezione, mi hanno detto che dovevo andare prima alla Cappella Paolina e poi sul balcone a salutare la gente, subito mi è venuto in mente il nome del cardinale Vicario: “Io sono vescovo, c’è un vicario generale…”. Subito. L’ho sentito anche con simpatia. E l’ho chiamato. E dall’altra parte il cardinale Hummes, che era accanto a me durante gli scrutini e mi diceva cose che mi hanno aiutato. Questi due mi hanno accompagnato, e da quel momento ho detto: “Sul balcone con il mio vicario”. Lì, al balcone. Da quel momento mi ha accompagnato, e lo voglio ringraziare. Lui ha tante virtù e anche un senso dell’oggettività che mi ha aiutato tante volte, perché a volte io “volo” e lui mi faceva “atterrare” con tanta carità… La ringrazio, Eminenza, per la compagnia. Ma il cardinale Vallini non va in pensione, perché appartiene a sei Congregazioni e continuerà a lavorare, ed è meglio così, perché un napoletano senza lavoro sarebbe una calamità, in diocesi… Voglio ringraziare in pubblico per il suo aiuto. Grazie!

E a voi, buonasera!

Ringrazio per l’opportunità di poter dare inizio a questo Convegno diocesano, nel quale tratterete un tema importante per la vita delle nostre famiglie: accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti.

In queste giornate rifletterete su alcuni argomenti-chiave che corrispondono in qualche modo ai luoghi in cui si gioca il nostro essere famiglia: la casa, la scuola, le reti sociali, la relazione intergenerazionale, la precarietà della vita e l’isolamento familiare. Ci sono i laboratori su questi temi.

Mi piacerebbe condividere con voi alcuni “presupposti” che ci possono aiutare in questa riflessione. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma lo spirito con cui riflettiamo è altrettanto importante dei contenuti (un bravo sportivo sa che il riscaldamento conta tanto quanto la prestazione successiva). Perciò, questa conversazione vuole aiutarci in tal senso: un “riscaldamento”, e poi starà a voi “giocare tutto sul campo”. L’esposizione la farò in piccoli capitoli.

1. In romanesco!

La prima delle chiavi per entrare in questo tema ho voluto chiamarla “in romanesco”: il dialetto proprio dei romani. Non di rado cadiamo nella tentazione di pensare o riflettere sulle cose “in genere”, “in astratto”. Pensare ai problemi, alle situazioni, agli adolescenti… E così, senza accorgercene, cadiamo in pieno nel nominalismo. Vorremmo abbracciare tutto ma non arriviamo a nulla. Oggi su questo tema vi invito a pensare “in dialetto”. E per questo bisogna fare uno sforzo notevole, perché ci è chiesto di pensare alle nostre famiglie nel contesto di una grande città come Roma. Con tutta la sua ricchezza, le opportunità, la varietà, e nello stesso tempo con tutte le sue sfide. Non per rinchiudersi e ignorare il resto (siamo sempre italiani), ma per affrontare la riflessione, e persino i momenti di preghiera, con un sano e stimolante realismo. Niente astrazione, niente generalizzazione, niente nominalismo.

La vita delle famiglie e l’educazione degli adolescenti in una grande metropoli come questa esige alla base un’attenzione particolare e non possiamo prenderla alla leggera. Perché non è la stessa cosa educare o essere famiglia in un piccolo paese e in una metropoli. Non dico che sia meglio o peggio, è semplicemente diverso. La complessità della capitale non ammette sintesi riduttive, piuttosto ci stimola a un modo di pensare poliedrico, per cui ogni quartiere e zona trova eco nella diocesi e così la diocesi può farsi visibile, palpabile in ogni comunità ecclesiale, con il suo proprio modo di essere. L’uniformità è un grande nemico.

Voi vivete le tensioni di questa grande città. In molte delle visite pastorali che ho compiuto mi hanno presentato alcune delle vostre esperienze quotidiane, concrete: le distanze tra casa e lavoro (in alcuni casi fino a 2 ore per arrivare); la mancanza di legami familiari vicini, a causa del fatto di essersi dovuti spostare per trovare lavoro o per poter pagare un affitto; il vivere sempre “al centesimo” per arrivare alla fine del mese, perché il ritmo di vita è di per sé più costoso (nel paese ci si arrangia meglio); il tempo tante volte insufficiente per conoscere i vicini là dove viviamo; il dover lasciare in moltissimi casi i figli soli… E così potremmo andare avanti elencando una grande quantità di situazioni che toccano la vita delle nostre famiglie. Perciò la riflessione, la preghiera, fatela “in romanesco”, in concreto, con tutte queste cose concrete, con volti di famiglie ben concreti e pensando come aiutarvi tra voi a formare i vostri figli all’interno di questa realtà. Lo Spirito Santo è il grande iniziatore e generatore di processi nelle nostre società e situazioni. E’ la grande guida delle dinamiche trasformatrici e salvatrici. Con Lui non abbiate paura di “camminare” per i vostri quartieri, e pensare a come dare impulso a un accompagnamento per i genitori e gli adolescenti. Cioè, in concreto.

2. Connessi

Insieme al precedente, mi soffermo su un altro aspetto importante. La situazione attuale a poco a poco sta facendo crescere nella vita di tutti noi, e specialmente nelle nostre famiglie, l’esperienza di sentirci “sradicati”. Si parla di “società liquida” – ed è così – ma oggi mi piacerebbe, in questo contesto, presentarvi il fenomeno crescente della società sradicata. Vale a dire persone, famiglie che a poco a poco vanno perdendo i loro legami, quel tessuto vitale così importante per sentirci parte gli uni degli altri, partecipi con gli altri di un progetto comune. E’ l’esperienza di sapere che “apparteniamo” ad altri (nel senso più nobile del termine). E’ importante tenere conto di questo clima di sradicamento, perché a poco a poco passa nei nostri sguardi e specialmente nella vita dei nostri figli. Una cultura sradicata, una famiglia sradicata è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici, appunto. E quando non ci sono radici, qualsiasi vento finisce per trascinarti. Per questo una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci “casa”. Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di “rete”, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come “per aria” – ho detto “società liquida”; possiamo dire “società gassosa”  e perciò molto “volatili”: “società volatile”. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno. Questo principio è molto importante per accompagnare gli adolescenti.

Tante volte esigiamo dai nostri figli un’eccessiva formazione in alcuni campi che consideriamo importanti per il loro futuro. Li facciamo studiare una quantità di cose perché diano il “massimo”. Ma non diamo altrettanta importanza al fatto che conoscano la loro terra, le loro radici. Li priviamo della conoscenza dei geni e dei santi che ci hanno generato. So che avete un laboratorio dedicato al dialogo intergenerazionale, allo spazio dei nonni. So che può risultare ripetitivo ma lo sento come qualcosa che lo Spirito Santo preme nel mio cuore: affinché i nostri giovani abbiano visioni, siano “sognatori”, possano affrontare con audacia e coraggio i tempi futuri, è necessario che ascoltino i sogni profetici dei loro padri (cfr Gl 3,2). Se vogliamo che i nostri figli siano formati e preparati per il domani, non è solo imparando lingue (per fare un esempio) che ci riusciranno. E’ necessario che si connettano, che conoscano le loro radici. Solo così potranno volare alto, altrimenti saranno presi dalle “visioni” di altri. E torno su questo; sono ossessionato, forse, ma… I genitori devono fare spazio ai figli per parlare con i nonni. Tante volte il nonno o la nonna è nella casa di riposo e non vanno a trovarli… Devono parlare. Anche scavalcare i genitori, ma prendere le radici dei nonni. I nonni hanno questa qualità della trasmissione della storia, della fede, dell’appartenenza. E lo fanno con saggezza di chi è sulla soglia, pronto ad andarsene. Torno, l’ho detto, qualche volta, sul passo di Gioele 3,2: “I vostri anziani sogneranno e i vostri figli profetizzeranno”. E voi siete il ponte. Oggi i nonni non li lasciamo sognare, li scartiamo. Questa cultura scarta i nonni perché i nonni non producono: questo è “cultura dello scarto”. Ma i nonni possono sognare solo quando si incontrano con la vita nuova, allora sognano, parlano… Ma pensate a Simeone, pensate a quella santa chiacchierona di Anna che andava da una parte all’altra dicendo: “E’ quello! E’ quello!”. E questo è bello, questo è bello. Sono i nonni che sognano e danno ai bambini una appartenenza della quale hanno bisogno. Mi piacerebbe che in questo laboratorio intergenerazionale facciate un esame di coscienza su questo. Trovare la storia concreta nei nonni. E non lasciarli da parte. Non so se questo l’ho detto una volta, ma a me viene alla memoria una storia che da bambino mi aveva insegnato una delle mie due nonne. C’era una volta in una famiglia il nonno vedovo: abitava in una famiglia, ma era invecchiato e quando mangiavano un po’ gli cadeva la zuppa o la bava e si sporcava un po’. E il papà ha deciso di farlo mangiare da solo in cucina, “così possiamo invitare amici…”. Così è stato. Alcuni giorni dopo, torna dal lavoro e trova il bambino che giocava con un martello, i chiodi, i legni… “Ma cosa stai facendo?” – “Un tavolo” – “Un tavolo, perché?” – “Un tavolo per mangiare” – “Ma perché?” – “Perché quando tu invecchi, possa mangiare da solo, lì”. Questo bambino aveva capito con intuizione dove c’erano le radici.

3. In movimento

Educare gli adolescenti in movimento. L’adolescenza è una fase di passaggio nella vita non solo dei vostri figli, ma di tutta la famiglia – è tutta la famiglia che è in fase di passaggio –, voi i lo sapete bene e lo vivete; e come tale, nella sua globalità, dobbiamo affrontarla. E’ una fase-ponte, e per questo motivo gli adolescenti non sono né di qua né di là, sono in cammino, in transito. Non sono bambini (e non vogliono essere trattati come tali) e non sono adulti (ma vogliono essere trattati come tali, specialmente a livello di privilegi). Vivono proprio questa tensione, prima di tutto in sé stessi e poi con chi li circonda1. Cercano sempre il confronto, domandano, discutono tutto, cercano risposte; e a volte non ascoltano le risposte e fanno un’altra domanda prima che i genitori dicano la risposta… Passano attraverso vari stati d’animo, e le famiglie con loro. Però, permettetemi di dirvi che è un tempo prezioso nella vita dei vostri figli. Un tempo difficile, sì. Un tempo di cambiamenti e di instabilità, sì. Una fase che presenta grandi rischi, senza dubbio. Ma, soprattutto, è un tempo di crescita per loro e per tutta la famiglia. L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse. Un figlio che vive la sua adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza. Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a “medicalizzare” precocemente i nostri ragazzi. Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan “sfruttare al massimo il tempo”, e così risulta che l’agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente.

Pertanto insisto: l’adolescenza non è una patologia che dobbiamo combattere. Fa parte della crescita normale, naturale della vita dei nostri ragazzi. Dove c’è vita c’è movimento, dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione. Inquadriamo bene i nostri discernimenti all’interno di processi vitali prevedibili. Esistono margini che è necessario conoscere per non allarmarsi, per non essere nemmeno negligenti, ma per saper accompagnare e aiutare a crescere. Non è tutto indifferente, ma nemmeno tutto ha la stessa importanza. Perciò bisogna discernere quali battaglie sono da fare e quali no. In questo serve molto ascoltare coppie con esperienza, che se pure non ci daranno mai una ricetta, ci aiuteranno con la loro testimonianza a conoscere questo o quel margine o gamma di comportamenti.

I nostri ragazzi e le nostre ragazze cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Non amano per niente sentirsi comandati o rispondere a “ordini” che vengano dal mondo adulto (seguono le regole di gioco dei loro “complici”). Cercano quell’autonomia complice che li fa sentire di “comandarsi da soli”. E qui dobbiamo stare attenti agli zii, soprattutto a quegli zii che non hanno figli o che non sono sposati… Le prime parolacce, io le ho imparate da uno zio “zitello” [ridono]. Gli zii, per guadagnare la simpatia dei nipoti, tante volte non fanno bene. C’era lo zio che ci dava di nascosto le sigarette, a noi… Cose di quei tempi. E adesso… Non dico che siano cattivi, ma bisogna stare attenti. In questa ricerca di autonomia che vogliono avere i ragazzi e le ragazze troviamo una buona opportunità, specialmente per le scuole, le parrocchie e i movimenti ecclesiali. Stimolare attività che li mettano alla prova, che li facciano sentire protagonisti. Hanno bisogno di questo, aiutiamoli! Loro cercano in molti modi la “vertigine” che li faccia sentire vivi. Dunque, diamogliela! Stimoliamo tutto quello che li aiuta a trasformare i loro sogni in progetti, e che possano scoprire che tutto il potenziale che hanno è un ponte, un passaggio verso una vocazione (nel senso più ampio e bello della parola). Proponiamo loro mete ampie, grandi sfide e aiutiamoli a realizzarle, a raggiungere le loro mete. Non lasciamoli soli. Perciò, sfidiamoli più di quanto loro ci sfidano. Non lasciamo che la “vertigine” la ricevano da altri, i quali non fanno che mettere a rischio la loro vita: diamogliela noi. Ma la vertigine giusta, che soddisfi questo desiderio di muoversi, di andare avanti. Noi vediamo in tante parrocchie, che hanno questa capacità di “prendere” gli adolescenti…: “Questi tre giorni di vacanza, andiamo in montagna, facciamo qualcosa…; o andiamo a imbiancare quella scuola di un quartiere povero che ha bisogno…”. Farli protagonisti di qualcosa.

Questo richiede di trovare educatori capaci di impegnarsi nella crescita dei ragazzi. Richiede educatori spinti dall’amore e dalla passione di far crescere in loro la vita dello Spirito di Gesù, di far vedere che essere cristiani esige coraggio ed è una cosa bella. Per educare gli adolescenti di oggi non possiamo continuare a utilizzare un modello di istruzione meramente scolastico, solo di idee. No. Bisogna seguire il ritmo della loro crescita. E’ importante aiutarli ad acquisire autostima, a credere che realmente possono riuscire in ciò che si propongono. In movimento, sempre.

4. Una educazione integrata

Questo processo esige di sviluppare in maniera simultanea e integrata i diversi linguaggi che ci costituiscono come persone. Vale a dire insegnare ai nostri ragazzi a integrare tutto ciò che sono e che fanno. Potremmo chiamarla una alfabetizzazione socio-integrata, cioè un’educazione basata sull’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’agire (le mani). Questo offrirà ai nostri ragazzi la possibilità di una crescita armonica a livello non solo personale, ma al tempo stesso sociale. Urge creare luoghi dove la frammentazione sociale non sia lo schema dominante. A tale scopo occorre insegnare a pensare ciò che si sente e si fa, a sentire ciò che si pensa e si fa, a fare ciò che si pensa e si sente. Cioè, integrare i tre linguaggi. Un dinamismo di capacità posto al servizio della persona e della società. Questo aiuterà a far sì che i nostri ragazzi si sentano attivi e protagonisti nei loro processi di crescita e li porterà anche a sentirsi chiamati a partecipare alla costruzione della comunità.

Vogliono essere protagonisti: diamo loro spazio perché siano protagonisti, orientandoli – ovviamente – e dando loro gli strumenti per sviluppare tutta questa crescita. Per questo ritengo che l’integrazione armonica dei diversi saperi – della mente, del cuore e delle mani – li aiuterà a costruire la loro personalità. Spesso pensiamo che l’educazione sia impartire conoscenze e lungo il cammino lasciamo degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti perché non hanno trovato chi insegnasse loro a “fare”. Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale.

In Vaticano, quando le guardie si congedano, io li ricevo, uno a uno, quelli che si congedano. L’altro ieri ne ho ricevuti sei. Uno a uno. “Cosa fai, cosa farete…”. Ringrazio per il servizio. E uno mi ha detto così: “Io andrò a fare il carpentiere. Vorrei fare il falegname, ma farò il carpentiere. Perché mio papà mi ha insegnato tante cose di questo, e mio nonno anche”. Il desiderio di “fare”: questo ragazzo è stato bene educato con il linguaggio del fare; e anche il cuore è buono, perché pensava al papà e al nonno: un cuore affettivo buono. Imparare “come si fa”… Questo mi ha colpito.

5. Sì all’adolescenza, no alla competizione

Come ultimo elemento, è importante che riflettiamo su una dinamica ambientale che ci interpella tutti. E’ interessante osservare come i ragazzi e le ragazze vogliono essere “grandi” e i “grandi” vogliono essere o sono diventati adolescenti.

Non possiamo ignorare questa cultura, dal momento che è un’aria che tutti respiriamo. Oggi c’è una specie di competizione tra genitori e figli: diversa da quella di altre epoche, in cui normalmente si verificava il confronto tra gli uni e gli altri. Oggi siamo passati dal confronto alla competizione, che sono due cose diverse. Sono due dinamiche diverse dello spirito. I nostri ragazzi oggi trovano molta competizione e poche persone con cui confrontarsi. Il mondo adulto ha accolto come paradigma e modello di successo l’“eterna giovinezza”. Sembra che crescere, invecchiare, “stagionarsi” sia un male. E’ sinonimo di vita frustrata o esaurita. Oggi sembra che tutto vada mascherato e dissimulato. Come se il fatto stesso di vivere non avesse senso. L’apparenza, non invecchiare, truccarsi… A me fa pena quando vedo quelli che si tingono i capelli.

Com’è triste che qualcuno voglia fare il “lifting” al cuore! E oggi si usa più la parola “lifting” che la parola “cuore”! Com’è doloroso che qualcuno voglia cancellare le “rughe” di tanti incontri, di tante gioie e tristezze! Mi viene in mente quando alla grande Anna Magnani hanno consigliato di fare il lifting, ha detto: “No, queste rughe mi sono costate tutta la vita: sono preziose!”.

In un certo senso questa è una delle minacce “inconsapevoli” più pericolose nell’educazione dei nostri adolescenti: escluderli dai loro processi di crescita perché gli adulti occupano il loro posto. E troviamo tanti genitori adolescenti, tanti. Adulti che non vogliono essere adulti e vogliono giocare a essere adolescenti per sempre. Questa “emarginazione” può aumentare una tendenza naturale che hanno i ragazzi a isolarsi o a frenare i loro processi di crescita per mancanza di confronto. C’è la competizione, ma non il confronto.

6. La “golosità” spirituale

Non vorrei concludere senza questo aspetto che può essere un argomento-chiave che attraversa tutti i laboratori che farete: è trasversale. E’ il tema dell’austerità. Viviamo in un contesto di consumismo molto forteE facendo un collegamento tra il consumismo e quello che ho appena detto: dopo il cibo, le medicine e i vestiti, che sono essenziali per la vita, le spese più forti sono i prodotti di bellezza, i cosmetici. Questo è statistica! I cosmetici. E’ brutto dire questo. E la cosmetica, che era una cosa più delle donne, adesso è uguale in entrambi i sessi. Dopo le spese di base, la prima è la cosmetica; e poi, le mascotte [gli animali da compagnia]: alimentazione, veterinario… Queste sono statistiche. Ma questo è un altro argomento, quello delle mascotte, che non toccherò adesso: penseremo più avanti a questo. Ma torniamo al tema dell’austerità. Viviamo, ho detto, in un contesto di consumismo molto forte; sembra che siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l’importante è consumare sempre. Un tempo, alle persone che avevano questo problema si diceva che avevano una dipendenza dalla spesa. Oggi non si dice più: tutti siamo in questo ritmo di consumismo. Perciò, è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità. Siamo entrati in una voragine di consumo e siamo indotti a credere che valiamo per quanto siamo capaci di produrre e di consumare, per quanto siamo capaci di avere. Educare all’austerità è una ricchezza incomparabile. Risveglia l’ingegno e la creatività, genera possibilità per l’immaginazione e specialmente apre al lavoro in équipe, in solidarietà. Apre agli altri. Esiste una specie di “golosità spirituale”. Quell’atteggiamento dei golosi che, invece di mangiare, divorano tutto ciò che li circonda (sembrano ingozzarsi mangiando).

Credo che ci faccia bene educarci meglio, come famiglia, in questa “golosità” e dare spazio all’austerità come via per incontrarsi, gettare ponti, aprire spazi, crescere con gli altri e per gli altri. Questo lo può fare solo chi sa essere austero; altrimenti è un semplice “goloso”.

In Amoris laetitia vi dicevo: «La storia di una famiglia è solcata da crisi di ogni genere, che sono anche parte della sua drammatica bellezza. Bisogna aiutare a scoprire che una crisi superata non porta ad una relazione meno intensa, ma a migliorare, a sedimentare e a maturare il vino dell’unione. Non si vive insieme per essere sempre meno felici, ma per imparare ad essere felici in modo nuovo, a partire dalle possibilità aperte da una nuova tappa» (n. 232). Mi sembra importante vivere l’educazione dei figli a partire da questa prospettiva, come una chiamata che il Signore ci fa, come famiglia, a fare di questo passaggio un passaggio di crescita, per imparare ad assaporare meglio la vita che Lui ci regala.

Questo è quello che mi è sembrato di dirvi su questo tema. Grazie tante! Lavorate bene. Vi auguro il meglio. E avanti!

[1] «Per i giovani l’avvenire è lungo e il passato breve; infatti all’inizio del mattino non v’è nulla della giornata che si possa ricordare, mentre si può sperare tutto. Essi sono facili a lasciarsi ingannare, per il motivo che dicemmo, cioè perché sperano facilmente. E sono più coraggiosi; poiché sono impetuosi e facili a sperare e di queste due qualità la prima impedisce loro di aver paura, la seconda li rende fiduciosi; infatti nessuno teme quando è adirato, e lo sperare qualche bene dona fiducia. E sono indignabili» (Aristotele, La retorica, II, 12, 2).

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Convegno Diocesano a Roma, 18/19 giugno 2017

Lettera del Cardinal Vicario per il Convegno Diocesano

Cari Confratelli,

vi scrivo per comunicarvi due appuntamenti che vivremo in questo ultimo periodo dell’anno pastorale: il Convegno diocesano annuale e la Solennità del Corpus Domini, che per la prima volta anche nella nostra Diocesi sarà celebrata di domenica.

Il Convegno diocesano lo celebreremo secondo le modalità organizzative già sperimentate con successo in questi ultimi anni. Il Consiglio dei Prefetti ha proposto di rimanere sul tema della famiglia, con lo sguardo rivolto al compito educativo dei genitori con figli adolescenti.
Tratteremo il tema: “Rafforzare le famiglie nell’educazione dei figli adolescenti (A.L., cap. 7). Avrà inizio il 19 giugno, alle ore 19.00, nella Basilica di San Giovanni, con il Discorso introduttivo del Santo Padre. Seguirà la presentazione dei Laboratori che si svolgeranno nelle Prefetture il giorno dopo, martedì 20 giugno, alla stessa ora. La giornata conclusiva sarà lunedì, 18 settembre 2017, nella Basilica di San Giovanni, al mattino per i sacerdoti, la sera per gli operatori pastorali laici. La Segreteria organizzativa invierà, a breve, le indicazioni per la partecipazione.

Domenica, 18 giugno, alle ore 19.00, celebreremo la Solennità del SS. Corpo e Sangue del Signore e avrà luogo, a livello diocesano, la Processione Eucaristica da San Giovanni a San Maria Maggiore presieduta dal Santo Padre. L’aver uniformato la celebrazione al calendario di tutte le altre Chiese particolari è l’occasione per potenziare la partecipazione dei fedeli a questo solenne atto pubblico di adorazione della SS. Eucarestia di tutta la Chiesa di Roma.
Vi invito a partecipare voi stessi con i fedeli delle vostre comunità alla Santa Messa e alla Processione diocesana, anticipando o posticipando le processioni locali. I Parroci del Settore Centro sono vivamente pregati di non celebrare la Messa vespertina domenica 18 giugno, avvisando preventivamente i fedeli.

Cari Confratelli, vi ringrazio tanto e vi auguro di vivere questo tempo pasquale nella gioia del Signore Risorto. Vi abbraccio fraternamente

Dal Vicariato, 1 maggio 2017

Agostino Card. Vallini

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Nuovo Vicario Generale per la Diocesi di Roma

Rinuncia del Vicario Generale per la Diocesi di Roma

e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano e nomina del successore

Il Santo Padre Francesco ha accolto la rinuncia presentata dall’Em.mo Card. Agostino Vallini quale Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico S.E. Mons. Angelo De Donatis, Vescovo titolare di Mottola, finora Ausiliare di Roma, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile.

S.E. Mons. Angelo De Donatis

E’ nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò‑Gallipoli.

Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Morale.

E’ stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò‑Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma.

Nel suo ministero ha svolto i seguenti incarichi: dal 1980 al 1983, Collaboratore nella parrocchia di San Saturnino e insegnante di Religione; dal 1983 al 1988, Vicario parrocchiale della medesima parrocchia; dal 1988 al 1990, Addetto alla Segreteria Generale del Vicariato e Vicario parrocchiale nella parrocchia della SS. Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, Archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, Direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, Direttore Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 2003, Parroco in San Marco Evangelista al Campidoglio e Assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero.

E’ stato membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere.

Nella Quaresima del 2014 ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia Romana.

E’ stato nominato Vescovo Ausiliare di Roma, con la sede titolare di Mottola, il 14 settembre 2015.

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La XXVI Festa dei Popoli domenica 21 maggio a San Giovanni in Laterano

Vicariato di Roma

Ufficio stampa e comunicazioni sociali

comunicato stampa

La XXVI Festa dei Popoli domenica 21 maggio a San Giovanni in Laterano

La Festa dei Popoli quest’anno trae il proprio titolo dalla frase di Papa Francesco “Costruiamo ponti non muri”, ed è organizzata dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli provinciali e le Api-Colf. Prenderà il via alle 10 nel Seminario Maggiore con il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Proseguirà alle 12.30 con la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano presieduta dal vescovo Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma e presidente della Commissione regionale per le migrazioni del Lazio. Alle 13.30 la festa in piazza San Giovanni in Laterano con canti, balli e la degustazione di prodotti gastronomici tipici delle comunità etniche partecipanti

Domenica 21 maggio, a San Giovanni in Laterano, si svolgerà la XXVI edizione della Festa dei Popoli. Intitolata “Costruiamo ponti non muri”, è organizzata dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dall’Impresa Sant’Annibale Onlus con il patrocinio dei Missionari Scalabriniani, dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Regione Lazio, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli provinciali e le Api-Colf (Associazione professionale italiana dei collaboratori familiari). «Quest’anno -spiega monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni - la festa porterà un titolo tratto da una frase molto nota di Papa Francesco, “Costruiamo ponti e non muri”, per sottolineare l’importanza del dialogo che anche una semplice festa può far nascere tra le comunità etniche e la città che le ospita. Ma anche per ricordare a Roma che dietro a un evento come questo, espressione di una quotidianità serena in un momento storico in cui le migrazioni sono analizzate sempre e solo nei loro aspetti più problematici, ci sono significati universali che stanno interpellando l’intero Occidente nella sfida possibile del dialogo tra i popoli e della pacifica condivisione del creato».

La Festa prenderà il via alle 10 nel Pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano 4). Qui si svolgerà il forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Sarà un convegno tutto al femminile che esporrà gli esiti di una ricerca promossa dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni di Roma e condotta da quattro donne rappresentanti di altrettante macro-aree di provenienza all’interno delle comunità immigrate, attorno a tre domande chiave: Cosa può fare la mia comunità per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Città di Roma per migliorare dialogo e condivisione? Cosa chiediamo alla Chiesa di Roma per migliorare dialogo e condivisione? La riflessione avrà da un lato l’ambizione di proporre una chiave di lettura moderna e aggiornata sul tema della coabitazione, dall’altra di avviare un processo che conduca a un concreto impegno per divenire operatori di pace e di dialogo. Esito finale di questo lavoro sarà un documento che può essere intitolato “Le 3 C del dialogo tra i popoli”. Una dichiarazione di impegno delle Comunità, un appello alla Città e una richiesta rivolta alla Chiesa per promuovere un autentico spirito di fratellanza. Dopo i saluti di benvenuto e la presentazione dei lavori da parte di monsignor Felicolo, interverranno la missionaria scalabriniana Ana Paula Ferreira da RochaElena Tonko, per l’Ucraina, Zenaida Villanos Baro, per le Filippine, Patricia Bovadin, per il Perú, e Cecilia Agyeman Anane, per il Ghana. Quindi sarà la volta di Francesca De Martino, addetta dell’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni della diocesi di Roma, e dell’europarlamentare Silvia Costa. Modererà la giornalista Maria de Lourdes Jesus.

Alle 12.30 è prevista la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano: sarà presieduta dal vescovo Paolo Lojudice, ausiliare della diocesi di Roma e presidente della Commissione regionale per le migrazioni del Lazio, sarà concelebrata da 60 sacerdoti cappellani delle comunità straniere di Roma, vi prenderanno parte attiva 40 diverse comunità e sarà animata musicalmente da 10 cori che si alterneranno durante la liturgia, coordinati da padre Farid Saab, della comunità libanese maronita. La giornata proseguirà con un momento conviviale che prevede la degustazione di prodotti gastronomici tipici di 14 comunità partecipanti, tra loro: quella siriana con una cuoca di Aleppo e una rappresentanza della comunità rom e sinta di Roma; al pomeriggio, verso le 15, prenderà il via lo spettacolo folkloristico multietnico con esibizioni di una ventina di gruppi provenienti dal mondo intero presentati dal conduttore e attore Manuel Mascolo.

I giornalisti e gli operatori media che intendono partecipare all’incontro nel Pontificio Seminario Romano Maggiore e alla Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano devono inviare richiesta di accreditamento temporaneo attraverso il modulo disponibile online nella sezione accrediti del sito della Sala Stampa della Santa Sede: press.vatican.va/accreditamenti. Coloro che già dispongono di accredito ordinario valido devono inviare una richiesta di partecipazione secondo le consuete modalità. Salvo eccezioni comunicate tramite la pagina web dedicata agli accrediti, tutte le richieste dovranno pervenire entro 48 ore dall’evento. Per ulteriori informazioni contattare la Sala Stampa della Santa Sede: Tel. ( 39) 06698921, Email accreditamenti@salastampa.va

16 maggio 2017

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Claudio Tanturri, Ufficio stampa Vicariato di Roma

tel. 0669886349, cell. 3928434370, fax 0669886491

e-mail: stampa@vicariatusurbis.org, claudio.tanturri@gmail.com

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7 SABATI DI FUOCO

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NOTTE SACRA a ROMA

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Concerto Gen Verde e Gen Rosso

Un evento unico: a Roma al Parco della Musica, il 7 aprile 2017 il concerto del GEN ROSSO e GEN VERDE insieme!!!

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Veglia ecumenica

In occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma sono in programma nella Capitale diverse iniziative, tra cui due veglie di preghiera per l’Europa. La prima giovedì 23 marzo alle ore 19, nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. L’altra all’indomani, venerdì 24 marzo alle ore 19.30, nella basilica dei Santi Apostolidi carattere ecumenico, promossa dalla rete Insieme per l’Europa e presieduta dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. A questa Veglia fa riferimento il comunicato stampa.

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Comunicato stampa – 21 marzo 2017

Cristiani e cittadini d’Europa

Il 24 marzo 2017, alla vigilia del 60º anniversario dei Trattati di Roma, una Veglia di preghiera promossa dalla rete di Comunità e Movimenti cristiani “Insieme per l’Europa”

La commemorazione dei sessant’anni della firma dei Trattati di Roma, inizio dell’avventura europea di integrazione che raggruppa oggi più della metà degli Stati che compongono il continente, porta la capitale italiana al centro dell’attualità. Il percorso fatto dal progetto europeo negli ultimi anni suscita dubbi e insicurezze, con il conseguente rafforzamento di intolleranze e chiusure.

In questo contesto convergono a Roma i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea. Il 24 marzo, vigilia della ricorrenza, vengono ricevuti da papa Francesco. La sera dello stesso giorno, alle 19:30, tra le molte iniziative in programma per quelle giornate, “Insieme per l’Europa” promuove una Veglia di preghiera ecumenica presso la basilica dei Santi Apostoli, nei pressi del Campidoglio.

Intervengono il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Gerhard Pross, attuale moderatore di “Insieme per l’Europa”. La celebrazione è animata da un coro ortodosso e da un altro composto per l’occasione dai Movimenti e Comunità di “Insieme per l’Europa” presenti a Roma. Una Veglia replicata, con identici obiettivi, in altre 34 città europee, da Lisbona a Szeged, da Bruxelles a Matera.

Scopo dell’iniziativa è quello di testimoniare che comunione, riconciliazione e unità sono possibili tra i popoli del continente. Lo dimostra il cammino compiuto dal dopoguerra ad oggi, con le molte realtà sorte a livello europeo, impensabili per secoli e apportatrici di pace, di visione di un destino comune e di prosperità. Ne è testimonianza anche “Insieme per l’Europa”, rete di Comunità e Movimenti cristiani di varie Chiese – oltre 300 diffusi in tutto il continente – che, variegati come lo sono le culture, le lingue e le regioni dell’Europa, si rapportano nel rispetto delle diversità e agiscono per scopi condivisi, apportando il contributo del proprio carisma. Tra questi il Movimento dei Focolari, che assieme ad altri ne è promotore fin dagli inizi.

Una testimonianza che è contemporaneamente cristiana e civile, e che vuole essere anche un contributo al dibattito in corso sul futuro dell’intero continente. In una tavola rotonda organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Movimento dei Focolari, Pasquale Ferrara, ambasciatore d’Italia in Algeria, ha sostenuto come oggi in Europa, più che parlare di riferimenti alle proprie radici cristiane, occorra produrre insieme «frutti cristiani». E presentare come parte della soluzione «la “regola d’oro”, che ci invita a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi». Tale regola – ha affermato Ferrara – «non è solo un valore etico, ma assume una dimensione politica, in quanto si tratta di ripensare la natura ed il carattere della comunità politica».

“Insieme per l’Europa” appare uno dei soggetti capaci di interpretare questa dimensione, ispirando e motivando persone di diverse generazioni e comunità, appartenenti in maniera trasversale ai popoli dell’Europa, ad incarnare nel quotidiano i valori di giustizia, accoglienza, pace. Un tassello per mettere in piedi quella «Europa famiglia di popoli» che, nelle parole di papa Francesco al conferimento del Premio Carlo Magno, è «capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare».

Victoria Gómez (+39) 335 7003675 – Benjamim Ferreira (+39) 348 4754063


«Europa, quale identità, quali valori» Ginevra, 21 aprile 2016.

Città del Vaticano, 6 maggio 2016.

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Settimana della FAMIGLIA

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Omicidio Collatino: card. Vallini chiede “sussulto di responsabilità, un di più da mettere in gioco nell’educazione”

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