Tra gare, giochi e martirio

Itinerari di Oreste Paliotti

Origine e decadenza di un monumento unico a Roma: lo stadio di Domiziano, oggi piazza Navona

Non è raro, visitando qualche centro storico italiano, imbattersi in una piazza disegnata sul perimetro di un monumento di epoca classica. Vedi l’armoniosa piazza Anfiteatro a Lucca, che ricalca perfettamente l’ellissi di quell’edificio capace di 10 mila spettatori. Altro esempio famoso a Roma, dove nell’area nord-ovest del Campo Marzio si apre una delle più belle piazze del mondo, quella piazza Navona zampillante di fontane che perpetua la forma dello stadio di Domiziano.

Le origini di questo complesso monumentale risalgono all’istituzione, da parte dell’ultimo imperatore della dinastia Flavia (81-96 d. C.), dei Capitolia, festa quinquennale che comprendeva gare musicali, atletiche ed equestri, con una sottolineatura religiosa: era in onore di Giove. Per le competizioni musicali l’imperatore fece costruire un apposito Odeon (appartiene ad esso la colonna di cipollino dietro Palazzo Massimo), per quelle sportive l’adiacente stadio. Lui stesso presenziò all’inaugurazione del monumento nell’86 con il capo cinto da una corona d’oro sulla quale spiccava la Triade capitolina, e in toga purpurea alla foggia ellenica.

Va detto che entrambe le gare, di tradizione greca e non romana, solo col tempo incontrarono il favore del popolo, che avendo gusti meno raffinati dei conterranei di Fidia si appassionava soprattutto agli spettacoli violenti dell’anfiteatro e alle corse equestri nel Circo Massimo.

Solo temporaneamente, dopo l’incendio del Colosseo nel 217 d. C., lo stadio venne utilizzato per i giochi gladiatori; restaurato da Alessandro Severo (222-235 d. C.), era ancora in uso nel IV secolo, destando l’ammirazione dello storico Ammiano Marcellino, che lo descrisse come una delle meraviglie dell’Urbe. In effetti quest’unico esempio di stadio in muratura al di fuori del mondo greco era un vero splendore: realizzato in travertino rivestito di stucco e in opera laterizia, col prospetto esterno scandito da due ordini di arcate, coronate da una folla di statue, aveva forma allungata con uno dei lati brevi curvilineo. Misurava circa 275 metri per 106 e poteva ospitare fino a 30 mila spettatori.

Le competizioni sportive si svolgevano sulla pista in terra battuta ed erano modellate sul ciclo olimpico greco: atletica leggera (corse di vario tipo), atletica pesante (lotta, pugilato e pancrazio), oltre alle gare comprese nel pentathlon (corsa, lancio del disco, salto, lancio del giavellotto, lotta). La gara più importante era la corsa dello stadio (circa 180 metri). Tra i premi previsti, oltre alla simbolica corona di quercia, figurava la concessione della cittadinanza romana; e ciò spiega la forte attrattiva esercitata sugli atleti di tutto l’Impero fino all’epoca dei Severi.

Decisamente contrari ai Capitolia erano invece i ceti conservatori e antiellenici, ostili al culto della personalità instaurato dall’imperatore. Lo si coglie, fra l’altro, dal giudizio estremamente negativo di Plinio il Giovane (II sec. d.C.) a proposito di questi agoni, a suo dire corruttori delle antiche virtù.

Essi tuttavia erano diventati così popolari da protrarsi fino al IV secolo d. C. Dopo di che, con l’abbandono del monumento, cominciò la spoliazione dei materiali da costruzione e la riutilizzazione dei fornici e degli ambulacri come stalle e magazzini, fino alla sovrapposizione degli edifici odierni sulle gradinate attorno all’arena. Iniziava l’epoca di piazza Navona, rimasta comunque, lungo i secoli, il luogo romano per eccellenza dei giochi e delle feste.

Solo nel 1936-38 le demolizioni di alcune case in corrispondenza del lato curvo riportarono in luce un settore della cavea: è l’area attualmente visitabile, in parte museo di frammenti lapidei, con pannelli e video illustrativi della storia di questo ed altri complessi dell’Urbe deputati allo sport, in parte spazio adibito a mostre d’arte e convegni vari. A gestirlo è una società del Gruppo Markonet che ne ha curato il recupero e la valorizzazione: esempio finora unico nel suo genere, a Roma, di proficua collaborazione pubblico/privato.

Altri resti dell’imponente edificio sono stati individuati in molte cantine dei palazzi circostanti la piazza e, più di recente, nei sotterranei della sede dell’École Française de Rome.

Se ciò che la tradizione attesta corrisponde a verità, nello stadio di Domiziano si sarebbe svolto anche un altro genere di “agone”, vinto da una giovinetta romana, Agnese, all’epoca della persecuzione ordinata da questo imperatore. A lei che conseguì una corona incorruttibile, quella del martirio per amore di Cristo, è intitolata la stupenda chiesa barocca che domina il lato occidentale della piazza, proprio là dove la nobile dodicenne appartenente alla gens Clodia, esposta nuda alla gogna, sarebbe stata ricoperta dai capelli prodigiosamente cresciuti prima di venire consegnata al carnefice.

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